“La lettera non poteva apparire del tutto soddisfacente per una coscienza femminile evoluta. Certo non è possibile disconoscerne l’eccezionale valore storico-documentario: perlomeno essa spazza via ufficialmente quasi due millenni di aperta misoginia cristiana e si esprime sulle donne in un modo indubbiamente cortese e positivo, a tratti perfino lirico. Costituisce un tentativo, intenzionale o meno, di rinnovare linguaggio e stile e anche, in buona parte, elementi di teologia (considerati in sé), ma tutto questo avviene nel quadro di un’antropologia, di un’ecclesiologia e di una teologia morale d’impianto non solo tradizionalista, ma per molti aspetti, difensivo: fino al punto che le stesse innegabili aperture si prestano a una lettura politico-strumentale più che teologica, ciò che non era certamente nelle intenzioni del redattore”. Lilia Sebastiani.
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La religiosa come testimone del “genio” femminile
Il 10 novembre 2018, all’Università Cattolica di Milano, un convegno sul genio femminile nella cultura e nell’educazione
11 ottobre 2018

La Facoltà di scienze della formazione – Dipartimento di pedagogia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore promuove un convegno su: “La religiosa come testimone del ‘genio’ femminile”, nella circostanza della pubblicazione della monografia di “Pedagogia e Vita”: Il “genio” femminile oggi: società, cultura, educazione a trent’anni dalla “Mulieris dignitatem”.

L’appuntamento è per sabato 10 Novembre 2018, alle ore 9,30, presso la Cripta dell’Aula Magna (Largo A. Gemelli, 1 – Milano).

Il programma prevede l’inizio alle ore 9,30 con i saluti istituzionali di Luigi Pati, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione, e Simonetta Polenghi, Direttrice del Dipartimento di Pedagogia, a cui seguirà l’introduzione di Giuseppe Mari, ordinario di Pedagogia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e condirettore di “Pedagogia e Vita”.

Alla successiva tavola rotonda porteranno un contributo suor Enrica Rosanna, già preside della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” di Roma e sottosegretaria della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica; suor Anna Monia Alfieri, referente USMI nazionale per la scuola presso la CEI; Maria Regina BANFI, Ausiliaria Diocesana.

In allegato il programma completo dell’iniziativa.

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LA RELIGIOSA COME TESTIMONE DEL “GENIO” FEMMINILE FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE DIPARTIMENTO DI PEDAGOGIA

Nella circostanza della pubblicazione della monografia di “Pedagogia e Vita”
Il “genio” femminile oggi: società, cultura, educazione a trent’anni dalla “Mulieris dignitatem”

Ore 9.30
Saluti istituzionali
Luigi PATI, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione
Simonetta POLENGHI, Direttrice del Dipartimento di Pedagogia

Ore 10.00
Introduzione
Giuseppe MARI, ordinario di Pedagogia generale all’Università
Cattolica del Sacro Cuore e condirettore di “Pedagogia e Vita”

Ore 10.15
Tavola rotonda

Suor Enrica ROSANNA, già preside della Pontificia Facoltà di Scienze
dell’Educazione “Auxilium” di Roma e sottosegretaria della Congregazione
per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica
Il “genio” femminile: una lettura antropologicoecclesiale

Suor Anna Monia ALFIERI, referente USMI nazionale
per la scuola presso la CEI
Il “genio” femminile e il servizio educativo
nella scuola

Maria Regina BANFI, Ausiliaria Diocesana
Il “genio” femminile e il servizio educativo in ambito
extrascolastico

Ore 11.45
Conclusione
Giuseppe MARI, ordinario di Pedagogia generale all’Università
Cattolica del Sacro Cuore e condirettore di “Pedagogia e Vita”

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Evento
Sabato 10 Novembre 2018
Cripta dell’Aula Magna
Largo A. Gemelli, 1 – Milano

Informazioni:
Dipartimento di Pedagogia
Università Cattolica del Sacro Cuore
Tel. 02.7234.2209 – Fax 02.7234.2402
e-mail: dip. pedagogia@unicatt.it
sito: http://dipartimenti.unicatt.it/pedagogia

§ https://educazione.chiesacattolica.it/la-religiosa-come-testimone-del-genio-femminile/

§ https://educazione.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/6/2018/10/11/Locandina-La-religiosa-come-testimone-del-genio-femminile.pdf

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Discriminazione “teologizzata”
La condizione della donna nella Chiesa

Riflessioni sulla Lettera Apostolica “Mulieris Dignitatem” di Lilia Sebastiani

Nel 1965, durante l’ultima fase del Vaticano II, uno dei Padri conciliari ebbe l’occasione di dire, parlando ai suoi confratelli, che la chiesa era stata fino a quel momento “lenta a offrire alla donna una vocazione che non fosse quella della madre oppure della suora”. Questo spunto critico (che non fu discusso in aula e non lasciò traccia di sé nei documenti, ma ebbe una notevole risonanza attraverso i mass-media) poteva sembrare rivolto soprattutto al passato; invece anche oggi, a tanti anni di distanza, interpella con una chiarezza e un’attualità sconcertanti, e suscita nell’animo di ogni donna credente adulta un sentire in cui una comprensibile, storica amarezza si fonde con un accentuato senso di responsabilità dinanzi al presente e al futuro.

In questo intervento mi riferisco in particolare al più recente documento magisteriale relativo alla condizione femminile nella Chiesa, cioè la lettera apostolica “Mulieris Dignitatem” di Giovanni Paolo II (15 agosto 1988), considerandola però non tanto in sé stessa (la lettera è stata oggetto di analisi critiche anche molto profonde e illuminanti nei mesi che seguirono la sua pubblicazione), ma come esempio autorevole e significativo del pensiero dei massimi livelli della gerarchia cattolica in questo momento circa la “vocazione” e la “missione” della donna.

La lettera non poteva apparire del tutto soddisfacente per una coscienza femminile evoluta. Certo non è possibile disconoscerne l’eccezionale valore storico-documentario: perlomeno essa spazza via ufficialmente quasi due millenni di aperta misoginia cristiana e si esprime sulle donne in un modo indubbiamente cortese e positivo, a tratti perfino lirico. Costituisce un tentativo, intenzionale o meno, di rinnovare linguaggio e stile e anche, in buona parte, elementi di teologia (considerati in sé), ma tutto questo avviene nel quadro di un’antropologia, di un’ecclesiologia e di una teologia morale d’impianto non solo tradizionalista, ma per molti aspetti, difensivo: fino al punto che le stesse innegabili aperture si prestano a una lettura politico-strumentale più che teologica, ciò che non era certamente nelle intenzioni del redattore. Appaiono nell’insieme come un tentativo serio e convinto, ma non del tutto convincente, di rendere più consona ai tempi l’espressione, la cornice di una mentalità e di una prassi, allo scopo di non affrontare decisamente la sostanza del problema e le questioni più urgenti.

L’enciclica può quindi leggersi come un gesto innovatore; ma a uno sguardo meno ottimistico è potuta apparire, più che come un rinnovamento, come uno “svecchiamento” e lo svecchiamento in genere risulta funzionale alla conservazione.

La lettera papale (come del resto tutto il pensiero ufficiale della Chiesa sulle donne, in questo momento) attinge a schemi molteplici di antropologia teologica che convivono con difficoltà e che in parecchi casi rischiano anzi di invalidarsi a vicenda.

Alla femminilità sembra che venga attribuita un’importanza estrema, che il femminile tenda a farsi quasi paradigma dell’umano – il che, se preso sul serio, per l’altra metà del genere umano sarebbe decisamente ingiusto -, ma corrispondente a questa, e ben avvertibile, è l’idea del maschile come segno della trascendenza.

La reciprocità paritaria fra i sessi può sembrare l’apertura più interessante e positiva dell’enciclica, in cui del resto la parte biblica è senza dubbio la migliore. Ha il grande merito storico-pastorale di recepire ed in un certo senso legittimare, con il peso della grande autorità del firmatario, un’esegesi che al suo apparire non rappresentava affatto la voce ufficiale della chiesa; non godeva neppure della sua fiducia, e anzi si poneva su un piano di radicale rottura con essa; un’esegesi che a tutt’oggi non risulta certo dominante nella pastorale e nell’omiletica più diffuse e insomma nel vissuto concreto del popolo cristiano. Questa apertura però risulta in buona parte inficiata dal persistere accanto ad essa dello schema dell’ordine patriarcale cristiano, che tende a far coesistere senza scosse la sottomissione gerarchica della donna e la sua equivalenza con l’uomo. E’ un indirizzo di pensiero attestato nella tradizione cristiana fin dai primi secoli, ma certo più comprensibile allora che adesso. Non mancano alcuni residui ben avvertibili di quella “teologia della femminilità” che fu elaborata con ottime intenzioni e sconcertanti risultati negli anni Cinquanta da alcuni teologi, ovviamente maschi, celibi e chierici; connotata da una nuova antropologia teologica, questa corrente mescolava piuttosto ambiguamente l’impianto teologico tradizionale con alcune suggestioni  provenienti dal personalismo cristiano e con tracce di quella visione dell’Eterno Femminino che, nonostante le apparenze, non ha giovato affatto alla situazione e alla considerazione delle donne ‘storiche’.
Dall’insieme della lettera, e particolarmente dai capp. VI e VIlI, si ricava ‘impressione che maternità e verginità esauriscono l’intero campo di significati della realizzazione femminile. Anche perché viene affermato che le due opzioni, sul piano spirituale, si illuminano e si completano a vicenda; e in questo modo, in certo senso, il cerchio si chiude. Sia la Madre che la Vergine sono modelli a senso unico (infatti, trasposti al maschile, non funzionano più: quantunque anche l’uomo possa essere vergine e possa essere padre, non risulta imprigionato o etichettato da queste opzioni possibili). Nella tradizione cristiana, sembrano gli unici modelli in grado di legittimare l’esistenza stessa del femminile, agli occhi dell’uomo votato alla trascendenza. La donna non-madre-non-vergine, per la mentalità patriarcale coincide necessariamente con l’archetipo negativo: la Prostituta, la Tentatrice.
Sembra molto rischiosa, quantunque suggestiva, l’idea della “primordialità materna”, per cui anche nella “Mulieris Dignitatem” si afferma che dalla donna-madre l’uomo deve imparare la propria genitorietà: molto rischiosa anche la sovrapposizione tra una vocazione esistenziale possibile, ma non indispensabile (la maternità appunto), e la vocazione essenzialmente relazionale della persona e la spiritualità di donazione, che riguardano entrambi i sessi. Anche l’idea abbastanza ambigua della “maternità spirituale” può farsi strumento di conservazione, prodotto dal sistema religioso patriarcale e funzionale ad esso: è un ideale vissuto in base agli ordini e all’approvazione del ‘padre’ e seguendo le istruzioni e le pratiche ascetiche disposte da lui; di fatto è servito anche a ribadire nella donna l’auto svalutazione, il sospetto nei confronti della propria corporeità, della propria affettività e soprattutto della propria auto determinazione morale e spirituale.
Un vezzo tanto poetico quanto inaccettabile, piuttosto diffuso tra gli uomini di chiesa tendenti al “conservatorismo illuminato”, è quello di sottolineare, per comparare l’esclusione delle donne dall’ordine sacro – e dunque da ogni funzione di governo o di magistero nella Chiesa -, la loro essenziale vocazione all’amore, al dono di sé, all’esperienza mistica (come se gli uomini, e i preti, dovessero esserne esclusi!), quasi affermando implicitamente, e a volte anche esplicitamente, che la Chiesa-istituzione è maschile e tale è bene che resti, ma alla donna resta aperto il campo del carisma e della profezia. Non è giusto e neppure sincero, nel profondo, fare delle donne le addette ai carismi (quando poi è ben noto che nella chiesa qualunque carisma è sottoposto al discernimento dell’autorità ecclesiastica – maschile – e che può essere da quella riconosciuto, usato o ignorato o represso, allo scopo di mantenere rigorosamente maschile ogni funzione direttiva).
Anche in questo caso, la diversità viene usata, consapevolmente o no, allo scopo di legittimare una discriminazione: si tratta di un’idea comunque asimmetrica in partenza, in quanto di fatto non esiste alcun ruolo ecclesiale che sia in linea di principio aperto a qualsiasi donna e precluso a qualsiasi uomo a motivo del suo sesso. La stessa istanza di valorizzare una chiesa fondata sulla Santità e sulla profezia (senza ostinarsi, cioè, nel rivendicare l’accesso a ruoli istituzionali) è molto positiva solo se vale per tutti i christifideles, quali che siano il loro sesso e il loro ruolo. Qualora però venga rivolta alle sole donne, si fa evasiva e indirettamente utilitaristica. La stessa costruzione teologica della chiesa come Madre e come Sposa – idea che tende a predominare sui modelli di “popolo”, “corpo”, “comunità” – non è affatto funzionale alla liberazione e rivalutazione delle donne, e meno ancora all’edificazione di rapporti autenticamente paritari e fraterni, piuttosto giova a perpetuare l’asimmetrico dualismo di genere che è proprio della cultura occidentale (non certo esclusivamente nel campo religioso).
Non si può fingere di non vedere e neppure sembra giusto sfumare troppo il fatto che le comunità cristiane sono tra gli ambiti in cui le donne tuttora appaiono discriminate in modo più grave nella civiltà occidentale, almeno in quanto la discriminazione – che in altri ambiti si attarda, anche pesantemente, nella mentalità e nel costume ma non viene teorizzata e “teologizzata” qui è ancora attestata in linea di principio, nel diritto e nella prassi vigenti. La discriminazione sebbene chiamata con altri nomi e sostenuta con argomenti diversi, sussiste, è conseguenza di una storia e di una mentalità (ma, a sua volta, è generatrice di mentalità e influisce sulla storia), e vorrebbe porsi come attuazione di una pretesa volontà di Dio. Le donne cristiane adulte sentono quindi da un duplice punto di vista l’urgenza di un impegno attivo in questo senso: in quanto donne, cioè, e in quanto credenti. E’ insieme un dovere storico e una questione di fede: del resto, la storia è luogo teologico.

http://web.tiscali.it/chiesalternativa/mulieris.htm

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Il Progetto di Dio sulla donna e sull’uomo
La prospettiva biblica della Mulieris dignitatem

di Lilia Sebastiani

http://www.usminazionale.it/2008_05/sebastiani.htm

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Biografia Lilia Sebastiani

http://www.zam.it/biografia_Lilia_Sebastiani

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LA DONNA NELLE TRADIZIONI RELIGIOSE
XXIII CICLO di incontri interreligiosi
Mercoledì 12 novembre 2003
Relazione di Lilia Sebastiani, teologa cattolica
GESU’ E LE DONNE (17 pagg.)
https://www.saenotizie.it/Documenti/PDF/Genova/Sebastiani.PDF
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