Una condanna perenne e irremovibile, una pietra tombale vaticana, è stata gettata sulle donne proprio dal Papa da cui avevamo sentito parole di aiuto, sostegno, comprensione, e istruzioni ai preti di capire e perdonare. Ma il sicario che di volta in volta viene assoldato per l’aborto, qualunque sia la ragione, inclusa la vita della madre e la peggiore diagnosi per la vita che ancora non c’è, cioè il medico, viene gravemente colpito nella sua integrità e dignità professionale.

La Laiga ha fatto ricorsi contro il governo italiano con altre organizzazioni per la non applicazione della Legge 194. «Ci siamo resi conto in incontri internazionali che altre organizzazioni europee hanno gli stessi nostri problemi. È quello che Emma Bonino ha definito «un periodo di nostalgia reazionaria» commentando la notizia di Verona.

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L’amara sorpresa di Papa Francesco

di Furio Colombo – Il Fatto Quotidiano – 14 ottobre 2018 – pag, 13

Il Papa parla dell’aborto, dice il pensiero della Chiesa, ben noto. Ma la parola che ha colpito come una pugnalata chi lo ascoltava è “sicario”, ovvero assassino mercenario, senz’altro scopo che un compenso per uccidere.

Le vicende dello stesso giorno non sono state benevole per Francesco. In altre pagine degli stessi giornali la parola “sicario” compariva in molti titoli. Definiva il livello umano delle persone (forse cinque) che hanno avuto il compito di uccidere e fare a pezzi, nel Consolato saudita di Istanbul, il giornalista arabo Khashoggi, colpevole di avere scritto articoli ostili al potere del suo Paese. Nell’usare la parola “sicario”, che un comunicatore accorto come Francesco non può non aver calcolato, il Papa ha stabilito, in modo ufficiale che le donne che abortiscono, benché sia permesso dalla legge italiana e accettato da tutti i Paesi democratici, sono assassine.

La parola è ferma e brutale e non ammette sotto-valutazioni o interpretazioni più miti. Persino un assassino può essere trattato con cautela (il sicario stesso). Il mandante no, perché un perfido calcolo ben programmato gli attribuisce disegno e organizzazione del delitto. Ma una volta usata la parola “sicario” per la donna che ordisce l’uccisione del feto, oltre che per il medico che si presta, chi viene raggiunto dal messaggio (credente o non credente) è colpito da uno shock da cui non sarà facile liberarsi.

Infatti la parola scelta questa volta da Papa Francesco ha colpito e abbattuto due figure tra le più vulnerabili nella società degli umani: la donna incinta e il suo medico. Tutti sanno che non esistono allegre spedizioni di donne festose che vanno all’aborto come a un party. È solitudine, dolore, isolamento, contraddizione, tristezza. Infatti, in Italia gli aborti, da quando sono legali, sono pochi, e diminuiscono. Come è accaduto per l’immigrazione (e a causa della stessa gente) la lotta politica contro le donne e contro l’aborto (vedi lo sgradevole sottoministro Fontana) sono state dichiarate emergenza proprio quando i numeri stavano diventando minimi. La Chiesa è rimasta ferma (e sola) nel soccorso agli immigrati. Ma lo spintone improvviso e violento contro le donne e i loro medici è venuto proprio lungo la stessa linea (non solo avversa, ma anche crudele) che è tipica del momento politico italiano e della parte aggressiva e violenta di questo governo.

Perché gettare la parola “sicario” addosso a una donna tormentata dalla necessità di un aborto, quando proprio Francesco aveva usato tanto a lungo, fino a ora, la parola “misericordia”? Procurarsi un sicario è circostanza che, in ogni legislazione, aggrava la pena, perché definisce l’esistenza di traffico criminale tra criminali, chi cerca l’esecutore di un delitto e chi professionalmente si presta a uccidere, senza voler sapere altro che il compenso.

Mi sto ripetendo perché, mentre scrivo, mi rendo conto che l’evento che sto commentando è di una gravità inaudita. Non si tratta più di avere dissenso e opposizione sulla possibilità di interrompere in un punto remoto una vita che non è ancora vita. Una condanna perenne e irremovibile, una pietra tombale vaticana, è stata gettata sulle donne proprio dal Papa da cui avevamo sentito parole di aiuto, sostegno, comprensione, e istruzioni ai preti di capire e perdonare. Ma il sicario che di volta in volta viene assoldato per l’aborto, qualunque sia la ragione, inclusa la vita della madre e la peggiore diagnosi per la vita che ancora non c’è, cioè il medico, viene gravemente colpito nella sua integrità e dignità professionale.

Proprio perché il Papa è una autorità largamente riconosciuta anche dai non credenti e dai non correligionari, la sua accusa è grave e pericolosa. Francesco sa certamente che negli Stati Uniti alcune chiese fondamentaliste cristiane hanno reso possibile l’uccisione di medici ginecologi, dopo avere predicato la persuasione che quei medici erano assassini. Francesco certo sa che, negli Usa, decine di cliniche “per le donne” (ovvero i soli punti di assistenza ginecologica in certe aree americane in cui gli ospedali sono stati dissuasi dall’occuparsi di aborto) sono state fatte saltare con bombe o esplosivo, non sempre mentre erano senza pazienti. I medici abortisti italiani sono ormai pochissimi. Adesso, improvvisamente, è accaduto qualcosa che è difficile da spiegare. Il Papa ha cambiato, di colpo, personalità e pensiero. Oppure una Chiesa bigotta, conservatrice, superstiziosa, che sorveglia coi rosari le frontiere armate dei Paesi sovranisti, ha la forza di far deragliare il treno della misericordia di Francesco. E può indurre il Papa a parlare in modo disumano e crudele. Anche per sfatare la leggenda del Papa buono.

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Aborto, la situazione in Italia