Vi chiedo di leggere attentamente l’articolo soffermandovi in particolare sulla risposta che costui [Aldo Grandi] scrive in riferimento alla candidatura [Donatella Buonriposi] di alcuni docenti per le prossime elezioni a Lucca e di voler inviare al Sig. Grandi il vs pensiero sulle sue considerazioni visto che il ns “Venditore di Giornali” non ha ben chiaro il lavoro che noi docenti svolgiamo ogni giorno nella Scuola

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Aldo Grandi sulla Gazzetta di Lucca ….

di Gilda Lucca – 20 aprile 2017 – h. 21.00 circa

Cari amici questo é l’articolo pubblicato da Aldo Grandi sulla Gazzetta di Lucca costui si definisce un Giornalista Libero e si permette di denigrare i docenti dando degli appellativi e definizioni sulla categoria offensive ed inopportune . Vi chiedo di leggere attentamente l’articolo soffermandovi in particolare sulla risposta che costui scrive in riferimento alla candidatura di alcuni docenti per le prossime elezioni a Lucca e di voler inviare al Sig. Grandi il vs pensiero sulle sue considerazioni visto che il ns “Venditore di Giornali” non ha ben chiaro il lavoro che noi docenti svolgiamo ogni giorno nella Scuola

mercoledì, 19 aprile 2017, 02:46 la gazzetta di Lucca

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Sfida a ping-pong tra Donatella Buonriposi e Aldo Grandi

mercoledì, 19 aprile 2017, 02:46

Donatella Buonriposi, candidato a sindaco per se stessa, non gradisce le attenzioni della Gazzetta e scrive al suo direttore che, com’è nel suo stile, gli risponde senza usare, inevitabilmente, alcun guanto di velluto:

Egregio Direttore,

mi vedo costretta a rispondere alle sue provocazioni, o meglio ossessioni, anche se sono ben consapevole che la mia risposta verrà rielaborata a piacimento, per non dire stravolta, come mi pare sia sua abitudine fare. Ho deciso di candidarmi a sindaco, se ne faccia una ragione. Ecco perché, nel mio nuovo ruolo, non posso ignorare le sue critiche inconcludenti, letteralmente campate per aria, che lei ogni giorno propina ai suoi lettori. La mia storia, come le ho già detto, parla da sola. Ho lavorato molto per la mia città e per questo credo di essere conosciuta e anche stimata. Come ho preannunciato in conferenza stampa, ma forse a lei fa comodo averlo dimenticato, non ho obblighi di aspettativa, ma dal momento che me lo chiede nuovamente, soddisfo la sua curiosità spicciola ribandendole che sono attualmente in congedo.

Caro Grandi, la sensazione è che lei stia remando, mi permetta il gioco di parole, in una direzione ben precisa. Pare che la sua missione, nelle ultime settimane, sia quella di screditare la sottoscritta senza, di fatto, snocciolare argomenti concreti. Effettivamente lei ha molto in comune con il candidato che si definisce ‘libero’, ma che di fatto ha alle spalle un obsoleto apparato di partiti. Oltre ad essere ex compagni di cronaca, infatti, vi affannate a convincere gli altri della vostra libertà. A me pare una contraddizione in termini perché chi è veramente libero non ha bisogno di queste esternazioni. Ma qual è, Grandi, il suo problema? Che cosa vuole sapere e perché è così fissato con questi inciuci che, di fatto, non ho messo in atto con nessuno? Mi sono candidata con una lista civica per contrastare una giunta immobile e l’avanzare di vecchi schieramenti partitici che stanno ancora tentando di imporsi alla città.

In merito alla fantomatica lista di insegnanti, ha preso l’ennesimo granchio. La mia squadra è fatta di professionisti che provengono da diversi settori tra ingegneri, avvocati, sportivi, commercianti e sì, anche qualche insegnante. Non capisco dove sia il problema dal momento che i docenti, per loro caratteristica, sono dotati di pensiero critico e autonomo. Sono venuta invece a sapere che dall’equipe del candidato giornalista, invece, avrebbero fatto carte false per inserire in lista insegnanti di professione. E’ il caso di una mia stretta collaboratrice, che dopo aver subito pressioni da parte di chi vuole danneggiarmi, è riuscita a ‘sbarazzarsi’ del ruolo che le era stato letteralmente appioppato.

E per finire, Grandi, le rinfresco il mio forte interesse che da sempre ho avuto verso il mondo dello sport, dal momento che ha voluto criticare addirittura la mia presenza alla semifinale scudetto di Gesam Gas. Ho realzzato un liceo sportivo, le ragazze di Gesam sono state testimonial in diverse iniziative quando ero preside al Fermi (le faccio notare il fiocco bianco che indossiamo, nella foto) e sempre come preside ho sostenuto diversi progetti portati avanti da tutte le associazioni sportive, con una particolare attenzione alla disabilità. Ho collaborato con Cipe e Special Olympics. Mi dispiace, nessun sentimento sportivo risvegliato in gioventù avanzata. Il mio impegno verso lo sport è sempre stato preponderante nella mia vita e lo sarà nella mia squadra che si sta arricchendo ogni giorno di nuovi giovani volti.

La ringrazio, nonostante tutto, per la visibilità che sta dando al nostro progetto. I fatti parlano, Grandi. Non i pettegolezzi, né una cronaca strampalata fondata sulle offese e niente di più.

 

Risposta di Aldo Grandi:

Gentile dottoressa Buonriposi, se veramente gli insegnanti di cui lei parla fossero così dotati di pensiero critico e autonomo, probabilmente non staremmo assistendo, all’interno delle scuole italiane e lucchesi, al trionfo del Pensiero Unico dominante o delle teorie che cercano, con varie scuse, di azzerare ogni differenza in nome di una omogenizzazione di carattere identitario e culturale e che, a quanto ci risulta, non pare lei abbia particolarmente combattuto. Nella stragrande maggioranza dei casi i docenti sono impreparati, spesso ignoranti, incapaci di comprendere la necessità di un maggiore rapporto tra realtà produttiva e didattica, lontani anni luce dallo spirito di competizione che cercano, al contrario, di distruggere negli studenti sempre in nome di una mediocrità che spinge a livellare verso il basso anziché premiare chi meriterebbe di puntare verso l’alto. 

Non si dimentichi, inoltre, che stiamo parlando di gente che lavora nove mesi all’anno e nemmeno per tutto il giorno, che percepisce stipendio fisso per 12 mesi e che nemmeno sa cosa vuol dire alzarsi la mattina e alzare la serranda di un negozio o aprire la porta di un’azienda nella speranza che qualcuno entri e compri qualcosa pena finire in mezzo alla strada. E questo pur con tutta la comprensione per chi deve sobbarcarsi anni di precariato per raggiungere il tanto agognato posto fisso.

Stiamo disquisendo di una categoria che avrà anche disagi e si reputerà sottopagata, ma che ha svariati privilegi temporali e che paga sì le tasse come ama dire, ma che sono sempre e comunque tasse pagate con soldi pubblici, ossia foraggiati grazie alle tasse e imposte succhiasangue versate da chi produce ricchezza, ossia il settore privato. Quindi, se permette, al sottoscritto una lista piena di dipendenti pubblici, insegnanti o meno, non desta sospetto, fa paura. 

Lei dice che la offendo. Ma per cosa, forse per una foto che la ritrae alla gara di Gesam Gas&Luce? C’era anche Santini che, però, non se l’è presa per la battuta. Lei sostiene che il sottoscritto e Remo Santini hanno qualcosa in comune perché, oltre ad essere ex compagni di cronaca, si affannano a cercare di convincere gli altri della propria libertà. Santini saprà difendersi da solo. Quanto a chi scrive, non ha bisogno di affannarsi per il semplice motivo che, ne converrà lei stessa, scrive quello che gli pare, quando gli pare, come gli pare e, soprattutto, se gli pare: più libero di così! Lei stessa lo dimostra scrivendogli quel che ha scritto. 

Vede cara Buonriposi, lei prima di aprire la bocca, pardon di impugnare la penna, oddio, di cliccare sui tasti del computer a meno che non lo faccia fare a qualcun altro, dovrebbe approfondire che cosa vuol dire, oggi, fare giornalismo libero dove per libero non significa il politically correct che tanto piace a voi che vi sciacquate la bocca con parole di cui nemmeno afferrate in pieno il senso, bensì l’opposto. Lei dice senza perifrasi che Aldo Grandi sta tirando la volata a Remo Santini. Bene, non è così, ma anche ammesso che fosse, dove sta l’assenza di libertà dal momento che alla Gazzetta non riceviamo un euro di pubblicità partitica, politica o contributi regionali o statali né, tantomeno, abbiamo stretto accordi con chicchessia? Repubblica lecca il culo a Renzi un giorno sì e l’altro pure eppure siamo sicuri che a lei non verrebbe in mente di dire che il direttore del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari non è indipendente. 

Lei vorrebbe che noi trattassimo tutti allo stesso modo e questo per lei è il giornalismo all’inglese, vera e propria puttanata dell’epoca contemporanea fortunatamente in via di estinzione e lo vediamo con i quotidiani cartacei che sono ormai a rischio chiusura. Noi, invece, trattiamo tutti allo stesso modo sì, ma come ci pare e non abbiamo problemi a farlo dal momento che la nostra libertà non dipende, come la sua, dalle puppe di Mamma Stato, ma dagli inserzionisti che credono in noi e ci danno fiducia e che, guarda caso, non hanno stipendio fisso a fine mese, ma si spaccano il fondoschiena per tirare avanti e mantenere il pubblico impiego di un paese che fa, letteralmente, schifo, perso dietro a soluzioni identitarie ispirate da concetti dove l’uguaglianza a un tanto al chilo e l’annullamento di ogni identità prevalgono sulla coltivazione delle differenze e delle inevitabili e meritocratiche diseguaglianze.  

Quindi, libertà alla Gazzetta e per il suo direttore (ir)responsabile significa, semplicemente, fare quel che vuole e poiché lei, in fondo, non paga nemmeno un cent per leggerlo, può tranquillamente scegliere di comprare un quotidiano cartaceo e pretendere un trattamento ad personam oppure leggersi altri quotidiani on line (a Lucca è un’epidemia). 

Infine, dia retta, quando scrive di essere “ben consapevole che la mia risposta verrà rielaborata a piacimento, per non dire stravolta, come mi pare sia sua abitudine fare” è sicura di aver collegato bene l’ipotalamo alla presa della corrente? La sfido a trovare qualcosa che lei ha detto o scritto e che il sottoscritto ha stravolto. Lei di Aldo Grandi potrà dire e aver sentito dire di tutto, ma non che sia intellettualmente disonesto.

Ad essere sincero e se il livello è quello del testo che lei ci ha fatto recapitare dal suo addetto stampa, di stravolgimenti non ce n’è nemmeno bisogno: i suoi testi si stravolgono da sé. 

 

PS. La prossima volta, cara dottoressa, la lettera ce la può mandare direttamente lei oppure ha paura che anche sul filo del web il sottoscritto possa stravolgere il suo pensiero?

 

https://www.lagazzettadilucca.it/politica/2017/04/sfida-a-ping-pong-tra-donatella-buonriposi-e-aldo-grandi/

 

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Donatella Buonriposi, chi di verde (pera) si veste, di troppa sua beltà si fida…

venerdì, 7 aprile 2017, 19:49

di aldo grandi

Fa tanto tenerezza Donatella Buonriposi, ex provveditore agli studi ed ex dirigente scolastica dell’Itis Fermi che, un paio di anni fa, tanto si incazzò che… piovve per un nostro articolo pungente che fece inalberare, si dice, una infinità di insegnanti – tranne una, quella che ci raccontò cos’era accaduto in assemblea – nella sua mise color verde… pera, ma poteva essere diversamente?, in occasione della presentazione ufficiale della sua candidatura avvenuta questa mattina al Caffè delle Mura.

Emozionata il giusto, un taglio di capelli che, indubbiamente le dona, circondata a destra e a sinistra da due pretoriane di assoluta fiducia, l’ex assessore della giunta Favilla, poi, a torto o a ragione defenestrata, ha illustrato davanti a una platea di spettatori incuriositi ancor più che interessati, quello che dovrebbe essere, a grandi linee, il proprio programma elettorale. Lo ha fatto senza interruzione, come è giusto che sia, raccontando propositi e snocciolando teoremi in maniera simile a quella utilizzata da tutti gli altri candidati, parole, parole, parole e altrettante parole, dichiarazioni di intenti dove l’enunciazione teorica e l’applicazione pratica camminano parallele senza incontrarsi mai.

Trenta minuti di tutto e, allo stesso tempo di nulla, per cui non siamo riusciti a comprendere chi e per quale ragione, salvo la casta delle insegnanti sue colleghe di professione, i lucchesi, noi compresi, dovremmo votarla.

Indubbiamente intelligente, evidentemente abituata al comando e all’obbedienza (altrui) ancor più che che al confronto e, soprattutto, al contrasto, questa professoressa prestata alla politica senza tassi di interesse apparentemente esosi, ha cercato di lanciare un messaggio forte e chiaro: in mezzo ad una destra frammentata e a una sinistra senza capo né coda, lei rappresenterebbe il nuovo, il civismo che tutti desiderano e che la città di Lucca richiede, quella città dove la testa – ammesso che la pensi allo stesso modo – conta più della pancia e dove quest’ultima, a parte il soddisfacimento e la soddisfazione degli istinti fagici, a nient’altro servirebbe.

Peccato che non tenga conto, la Donatella che di verde si veste perché, forse, di troppa sua beltà si bea pardon si fida, che questo sistema politico che denigra e sul quale (metaforicamente) sputa, sia stato il medesimo che l’ha vista protagonista o quasi ai tempi del Berlusconismo semitrionfante. Già, ma a domanda risponde che, in fondo, proprio per aver visto dal di dentro errori e orrori, ecco la consapevolezza della necessità di voltare pagina. Peccato che il libro, in fondo, sia sempre lo stesso.

E’ smart la Donatella, si vede che è abituata a guardare dall’alto in basso senza correre il rischio di precipitare, ma non sempre, soprattutto quando si sceglie di lanciarsi, si può prevedere l’altezza da cui si compie il salto. Sarà, probabilmente, per questo, che di fronte al pressing del cronista che non ci sta a tenere la bocca, le orecchie e gli occhi chiusi come le tre scimmiette, finisce per perdere l’aplomb, per rinunciare ad affondare i colpi trincerandosi dietro le accuse ad una vecchia partitocrazia e ad un tardoevo che non trovano corrispondenza con la realtà. Annuncia palingenesi generazionali, ma nella stessa stanza da cui pontifica o ci prova, si scorgono i volti di ex assessori come Moreno Bruni e Filippo Candelise, ex sindaci come Francesco Poggi a quanto pare tra i registi dell’intera operazione, uno che, nel 2013, contestava, senza fare nomi per carità, ad Andrea Colombini l’arrogarsi il diritto di dirigere musiche di Puccini 365 giorni su 365! Per non parlare di Alessandro Dianda, anche lui ex periano doc degli ultimi mesi, ex portavoce di Mauro Favilla il quale, all’epoca, per sdebitarsi, una volta divenuto sindaco, gli affidò la direzione del Polo Tecnologico di Sorbano del Vescovo con uno stipendio di circa 150 mila euro l’anno e un bilancio che sembrava lo scolapasta di nonna Dory, 92 anni all’anagrafe e poche seghe nella testa. Come ebbe a definirlo il sotoscritto in un articolo del 2012, Gazzetta di Lucca agli albori della sua storia, il Messi di palazzo dei Bradipi…

E non tiriamoci in ballo nemmeno il Colucci Francesco socialista più o meno riformista nel senso che ognuno, poi, in fondo e dai tempi dell’arco (in)costituzionale, riformava quello che più gli faceva comodo. Le due ragazze seminude – in realtà chiaramente visibili – piazzate in bella vista nel blog dell’Asinone, non hanno fatto drizzare i capelli in testa – a messinpiega appena fatta – alla dottoressa Buoriposi che si è limitata a stigmatizzare l’episodio prendendone le distanze e aggiungendo che, però, lei al Colucci non può certo impedire di fare e pubblicare quel che vuole, soprattutto se, aggiungiamo noi, un domani, o anche un oggi, dovesse occuparsi di portare tanti voti… all’ammasso.

E per finire, nemmeno il coraggio – ma se uno non ce l’ha mica se lo può dare – di dire a chiare lettere che, di fronte alla insostenibile presenza dell’essere, più o meno manifestata esplicitamente dal candidato del centrodestra nei propri confronti, una dichiarazione, se non di guerra, di inimicizia e di impossibile, futura alleanza, ci sarebbe stata proprio bene. No, la solita scusa che non è ancora il momento di parlare di apparentamenti, in particolare perché, udite udite, c’è la possibilità di andare al ballottaggio. Sì, ma a quello degli altri osiamo dire e invece no, la Donatella Buonriposi al ballottaggio aspira di andarci lei e qui le cose sono due: o c’è, o ci fa e in entrambi i casi serve qualcuno che le apra gli occhi e rischiari la mente. Ma uno bravo.

A parte le battute, il candidato destinato, secondo gli analisti dell’ultim’ora, a rompere le uova nel paniere – ma di chi?, e con che cosa? – non ha saputo o, forse, voluto spiegare dove ha rimediato i soldi per scendere in pista se si pensa che a Marcello Pera, uno che di soldi non ne voleva tirare fuori, giustamente, nemmeno un po’, che le diceva di quanto costasse una campagna elettorale, lei gli ha risposto candidamente di essere pronta a metterci al massimo 5 mila euro e non di più. E allora, domanda legittima, chi ci ha messo il resto? E qui la Buonriposi ha spiegato che i soldi, ancora, non ci sono, che senza lilleri si lallera eccome, poiché si ricorrerà all’autofinanziamento dei partecipanti al progetto, in sostanza una sorta di catena di Sant’Antonio.

Cui prodest la candidatura di Donatella Buonriposi? Senza dubbio e se stiamo alle parole di Santini che ha giurato e spergiurato di non volerci avere niente a che fare né ora né poi, soltanto ad Alessandro Tambellini. E chi sponsorizza il sindaco uscente sperando possa vincere a giugno pena una figura di merda che nemmeno il re durante la fuga all’indomani dell’8 Settembre 1943?

Cara professoressa Buonriposi lei, a dirla tutta, ci sta anche parecchio simpatica, ma una cosa le chiediamo: non ci prenda per le chiappe.

 

https://www.lagazzettadilucca.it/politica/2017/04/donatella-buonriposi-chi-di-verde-pera-si-veste-di-troppa-sua-belta-si-fida/

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“Professoressa Buonriposi, brava a tenere comodamente le due scarpe”

lunedì, 6 marzo 2017, 19:58

di Gianna Traverso Coli

https://www.lagazzettadilucca.it/rubriche/2017/03/professoressa-buonriposi-brava-a-tenere-comodamente-le-due-scarpe/

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Buonriposi candidata a sindaco? “Forse e sempre ammesso che LiberaLucca si presenti, cosa di cui non sarei così sicura”

mercoledì, 1 marzo 2017, 11:34

di aldo grandi

https://www.lagazzettadilucca.it/l-intersvista/2017/02/buonriposi-candidata-a-sindaco-forse-e-sempre-ammesso-che-liberalucca-si-presenti-cosa-di-cui-non-sarei-cosi-sicura/

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