Licei brevi: una corsa contro il tempo e contro… la cultura!

Un’ulteriore corsa contro il tempo, insomma. E soprattutto contro la cultura.Un’accozzaglia di ingredienti che dà vita a un bollito insapore e inodore, perché, in fondo, questo si vuole: una popolazione fatta di tante marionette che, nell’instancabile era dell’omologazione di massa, hanno tutte imparato a sottostare al gioco di mani di chi, dall’alto, detiene i fili.

Risultati immagini per marionette

——-

Licei brevi: una corsa contro il tempo e contro… la cultura!

Dal mondo della scuola giungono cattive notizie: nel pieno dell’afa estiva si ripresenta, più vivo che mai, l’incubo dei cosiddetti “licei brevi”. Questa volta, però, si fa sul serio: dopo il blocco imposto alla bozza di decreto tracciata dalla Giannini, la ministra dell’Istruzione Fedeli ha firmato nei giorni scorsi il provvedimento che darà avvio, a partire dall’anno 2018/19, alla sperimentazione dei licei quadriennali.

Dal primo al 30 settembre, 100 scuole tra licei ed istituti tecnici e professionali, sia statali che paritari – il decreto del precedente dicastero ne prevedeva 60 – potranno candidarsi avanzando progetti che sappiano contraddistinguersi «per un elevato livello di innovazione, in particolare per quanto riguarda l’articolazione e la rimodulazione dei piani di studio, per l’utilizzo delle tecnologie e delle attività laboratoriali nella didattica, per l’uso della metodologia Clil (lo studio di una disciplina in una lingua straniera), per i processi di continuità e orientamento con la scuola secondaria di primo grado, il mondo del lavoro, gli ordini professionali, l’università e i percorsi terziari non accademici».

A valutare le proposte ci sarà un’apposita Commissione tecnica e per ogni istituto partecipante potrà essere attivata un’unica classe, che dovrà contare al massimo 25 alunni; questi ultimi, armati di eroica volontà e smisurato coraggio, dovranno affrontare un numero di ore di lezione decisamente maggiore rispetto a quello consueto – affinché sia loro garantito l’insegnamento di tutte le discipline – e, di conseguenza, sacrificare vacanze natalizie, pasquali ed estive per potersi dedicare all’alternanza scuola-lavoro. Durante il quadriennio, un Comitato scientifico nazionale valuterà l’andamento del Piano di innovazione, sostenendo con l’adozione di particolari misure di accompagnamento e formazione le scuole ritenute idonee.

A leggere il comunicato sui licei brevi pubblicato dal sito del Miur, la Fedeli e i suoi collaboratori paiono avere la situazione sotto controllo e, in tasca, la certezza di presentare agli esami di Stato, nell’arco di soli quattro anni, ragazzi in tutto e per tutto ‘maturi’.

L’idea, di sicuro, non ci lascia indifferenti, anzi ci inorridisce alquanto, specie se si pensa ai programmi, alla fretta con la quale ogni anno i docenti inseguono poeti e teoremi matematici che sfuggono, costretti inesorabilmente a fare delle scelte, ad arrestare il flusso ininterrotto della Storia, della Letteratura, delle leggi scientifiche, a tagliare a pezzetti il sapere. Sempre si predilige il passato, ci si sofferma su epoche a noi lontane, senza poi usufruire dell’eredità lasciataci da ciò che ci ha preceduto per una consapevole e acuta analisi del presente. Quest’ultimo resta sconosciuto ai nostri ragazzi, ignari di quanto accaduto nel secondo Novecento o vent’anni fa: ne è la prova lo sguardo indistinamente incredulo e spaesato degli scorsi maturandi di fronte ai “Versicoli quasi ecologici” di Giorgio Caproni, che oltre a ricordarci che non esiste al mondo natura malvagia, ma soltanto uomini crudeli, ci fa capire quanto la conoscenza della contemporaneità sia a scuola sottovalutata e bistrattata. E la contrazione degli anni scolastici non aumenta di certo le speranze di chi si batte contro questa cattiva tendenza, dettata talvolta più dalle opprimenti scadenze (che con il nuovo decreto aumenteranno a dismisura) piuttosto che dalla volontà dei singoli insegnanti.

Con i licei brevi – e a dircelo è il nome stesso – la qualità e la pazienza con cui l’educazione si consegue soccombono dinnanzi alla nuova pedagogia del consumismo, fatta di nozioni preconfezionate, immediatamente pronte all’uso, destinate a cadere nell’inutilità nell’istante successivo allo ‘scarto’.

Un’ulteriore corsa contro il tempo, insomma. E soprattutto contro la cultura.Un’accozzaglia di ingredienti che dà vita a un bollito insapore e inodore, perché, in fondo, questo si vuole: una popolazione fatta di tante marionette che, nell’instancabile era dell’omologazione di massa, hanno tutte imparato a sottostare al gioco di mani di chi, dall’alto, detiene i fili.

Così si continua imperterriti a calpestare il seme di future menti pensanti, a impedirgli di crescere e sbocciare; lo si fa alimentando il marciume, decantando, ad esempio, l’alternanza scuola-lavoro quale punto di forza della nuova riforma dell’istruzione, come se tra i banchi di scuola ci fossero soltanto automi e non più individui, unici e irripetibili, ai quali occorre insegnare che i punti di vista sono infiniti, che acquisire pensiero e senso critico è il primo passo da compiere per poter rivoluzionare quella realtà che, troppo spesso, non è adatta.

Ultimamente, invece, sembra sia importante fornire ‘competenze’, preparare i giovani, nella maniera più breve ed indolore possibile, alle spietate logiche di mercato e offrire loro l’opportunità − la stessa data a studenti di altri paesi europei che prevedono percorsi scolastici più brevi – di affacciarsi quanto prima al tanto agognato mondo del lavoro. Tuttavia, se realmente i propositi fossero questi, una domanda si insinuerebbe come un tarlo anche nell’animo di chi in questo decreto vuole vederci del buono: esiste davvero questo mondo così florido, pronto ad accogliere a braccia aperte i fortunatissimi prescelti dei licei brevi? Non ne siamo così sicuri. Seppure il tasso di disoccupazione giovanile, secondo quanto riportato dall’Istat, sia di recente calato, la situazione italiana resta ancora nettamente infausta rispetto a quella degli altri paesi UE.

Il precariato domina; di storie fatte di sogni infranti ne abbiamo da raccontare a bizzeffe. Tra queste ci sono anche quelle degli insegnanti: se da un lato, infatti, con i licei brevi e altri provvidimenti ci si affatica nell’impresa di sfornare ‘talenti di azienda’, dall’altro non si finisce di sopprimere cattedre, di tagliare passioni e lasciare che l’Italia, da sempre “nave senza nocchiere in gran tempesta”, affondi nell’oscuro mare dell’ignoranza.

Anna Gilda Scafaro

(https://www.liberopensiero.eu/2017/08/08/licei-brevi-una-corsa-contro-la-cultura/)

+++++++

 

Related Posts

Amarcord 2015. Salireste su una nave senza capitano?

Amarcord 2015. Salireste su una nave senza capitano?

USB. Il fallimento della Buona Scuola e la fine del sindacalismo concertativo

USB. Il fallimento della Buona Scuola e la fine del sindacalismo concertativo

L’Italia continua a non credere negli investimenti in istruzione. Perché?

L’Italia continua a non credere negli investimenti in istruzione. Perché?

Vaccini, scuole caricate di compiti impropri: bastava girare l’elenco degli alunni alle Asl

Vaccini, scuole caricate di compiti impropri: bastava girare l’elenco degli alunni alle Asl

Caro Berlinguer, il Pd è fallito perché non ha cultura

Caro Berlinguer, il Pd è fallito perché non ha cultura

Il giudice «deve» scegliere la scuola pubblica

Il giudice «deve» scegliere la scuola pubblica

Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

Nessun commento ancora

Lascia un commento