“Il liceo Virgilio dovrebbe essere chiuso e gli studenti ridistribuiti su altre scuole”.

Quali responsabilità ha la Dirigente scolastica che – a detta dei ragazzi – si recava nella scuola due volte alla settimana? Troppo poco per stabilire relazioni efficaci con la vita che scorre in quei corridoi! Chi dice la verità? Perché un tetto della scuola crolla… e se ci fossero stati i ragazzi? Qual è la vera emergenza? Perché bisogna parlare solo di emergenze? Perché i capri espiatori continuano ad essere ora gli studenti, ora i dirigenti, ora i docenti, ora i genitori?

A denunciare sui giornali questo presunto stato d’illegalità diffusa è stata la preside protempore, Carla Alfano, da pochi mesi alla guida del liceo. A darle manforte è sceso in campo anche il direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio, Gildo De Angelis, secondo il quale: “Il liceo Virgilio dovrebbe essere chiuso e gli studenti dovrebbero essere ridistribuiti su altre scuole”.

——-

Perché il pedagogista nella scuola? Riflessioni sulla questione del Liceo Virgilio

di Luisa Piarulli, Orizzonte Scuola, 4.12.2017

 

Quali responsabilità ha la Dirigente scolastica che – a detta dei ragazzi – si recava nella scuola due volte alla settimana? Troppo poco per stabilire relazioni efficaci con la vita che scorre in quei corridoi! Chi dice la verità? Perché un tetto della scuola crolla… e se ci fossero stati i ragazzi? Qual è la vera emergenza? Perché bisogna parlare solo di emergenze? Perché i capri espiatori continuano ad essere ora gli studenti, ora i dirigenti, ora i docenti, ora i genitori?

Si continua a parlare del bisogno di Educazione, dei suoi scopi, anche se già J. Dewey, a suo tempo, aveva sostenuto che l’unico scopo dell’educazione è l’educazione stessa. Si coglie una sorta di incoerenza concettuale: che cosa intendiamo per “Educazione”? Siamo certi di condividerne il senso e il significato? Tutti ne parlano, a vario titolo, ma questi tutti conoscono la storia della pedagogia? Una storia che contiene ricerche, sperimentazioni, epistemologie che potrebbero stupirci oggi e farci dire “ma non abbiamo scoperto nulla di nuovo! È stato già detto”. Ma non è stato più fatto.

E poi, nelle nostre scuole c’è ancora tempo per educare? Oppure è rimasto solo il tempo per istruire futuri manager, con tanto di certificazione delle competenze acquisite? La scuola–azienda può ancora occuparsi di formazione della Persona e di educazione nel senso più etimologico del termine?

Durante la trasmissione di Lucia Annunziata su Rai Tre del 26 novembre scorso, Alex Corlazzoli, maestro e giornalista, ha affermato con convinzione che nelle scuole occorre affiancare al Dirigente Scolastico un pedagogista. Una forte e convinta dichiarazione che condivido e che desidero specificare. La proposta non ha intenti depauperativi dei dirigenti scolastici, ai quali è certamente riconosciuto un delicatissimo compito educativo, ma tutti sappiamo quanto essi siano oberati di obblighi e responsabilità civili e a volte penali, che li hanno resi, indipendentemente dalla propria volontà, dei “burocrati”, dei manager costretti a districarsi tra mille problemi e spesso a doversi tutelare, perché se un tetto crolla probabilmente la responsabilità ricadrà sul Dirigente.

Non si mette in dubbio la portata del ruolo istituzionale di un Dirigente scolastico, anzi! Ma perché un dirigente si rivolge allo psicologo se uno studente rivela una situazione problematica? O all’assistente sociale se lo studente vive un contesto familiare più che complesso? O a un logopedista se lo studente rivela difficoltà nel linguaggio? O a un neuropsichiatra se lo studente affronta il processo di apprendimento con fatica? Cosicché potrebbe rivolgersi al pedagogista per l’ambito metodologico, didattico, relazionale, puramente educativo che riguarda studenti, famiglie e docenti. Ciascuno ha un ruolo preciso, compiti e competenze certificate. Si tratta solo di riconoscere i propri confini nell’ottica comune del benessere degli studenti, che sono persone e cittadini.

Sembra che sia ancora molto diffuso un luogo comune: confondere e scambiare il pedagogista con il pedagogo/maestro/docente. Va ribadito allora che il Pedagogista è l’esperto dei processi formativo-educativi. È un esperto in possesso di una laurea specialistica e, nella maggior parte dei casi, ha seguito master e corsi professionalizzanti post-lauream. Diversi hanno una doppia laurea. Il suo compito è affiancare, coordinare, superviosionare l’attività didattica, metodologica, di coloro che operano nei contesti scolastici, nonché aggiornare, formare e informare sui risultati di studi e di ricerche sul campo.

Se andiamo a vedere, oggi le scuole strabordano di iniziative volte a gestire l’emergenza quando si parla di bullismo e cyberbullismo, di dipendenze, di droghe o di sessualità. Abbiamo la polizia municipale, i cani antidroga, i carabinieri, gli psicologi e il personale sanitario delle Asl. Ma quando Dewey sosteneva che lo scopo dell’educare è l’educazione stessa, che cosa intendeva dire dunque? Probabilmente che prima di tutto ciò è necessario Educare, Formare le giovani generazioni per affrontare una delle età più affascinanti e complesse, dove trasgredire vuol dire misurarsi con sé stessi, sognare, sentirsi o volersi sentire potenti. Lev Tolstòj nell’opera “Infanzia, adolescenza, Giovinezza” ritrae mirabilmente tale condizione: “[…] Quando si è giovani, tutte le forze dell’animo sono tese all’avvenire […] Nei ragionamenti filosofici, che costituivano uno degli argomenti principali dei nostri discorsi, piaceva a me quel minuto, in cui i pensieri sempre più rapidamente si succedono l’un l’altro e, facendosi sempre più astratti, pervengono infine a una tale nebulosità, che non vedi più il modo di esprimerli e, presumendo di esporre ciò che pensi, dici tutt’altra cosa. Mi piaceva quel minuto, in cui, sollevandoti sempre più alto nella sfera delle idee, di colpo hai il sentore di tutta la sua inabbracciabile immensità, e divieni consapevole dell’impossibilità di andare oltre […]”.

Bellissimo! E tutto ciò ha bisogno di Asl, carabinieri, emergenza…? No, ha solo bisogno di direzioni, di dialogo, di ascolto, di condivisione, di modelli, di contenuti che possano abbracciare interessi, motivazioni, curiosità, pensiero, sogni, progetti. Null’altro. Invece perdiamo i sogni, le intelligenze, disperdiamo tesori e talenti. La scuola punisce, cura (e non certo nell’accezione di Lorenzo Milani con il suo I CARE!), cerca di sopperire a ogni vuoto educativo, talvolta umano, ma senza grossi risultati, finendo per avere apatici o arrendevoli o dispersi o seduti o ribelli come studenti. I docenti sono sfiduciati. Un’altra categoria professionale poco riconosciuta.

Gli studenti del liceo Virgilio, come di qualunque altra scuola, vanno ascoltati. Antipedagogico definire degli adolescenti “gruppo di mafiosetti della Roma bene”, con il tetto crollano anche i principi educativo-formativi! I ragazzi hanno solo necessità di conversare (con-versus, andare verso), di dibattere, di capire, di confrontarsi con il mondo adulto. Solo così ammetteranno anche gli errori, proveranno a fare chiarezza “nella inabbracciabile immensità […]”. Non chiedono altro; essi sono piante che crescono e i fiori non vanno recisi, la voce non va spezzata. Diversamente avremo sdraiati o seduti di cui tanto lamentiamo la crescita.

Gli interventi di emergenza dovrebbero valere solo per le situazioni limite che ci sono sfuggite di mano, può capitare anche in un percorso educativo-formativo solido e autorevole che coinvolge famiglie e scuola. Ma non è la regola.

Dov’è l’autorevolezza educativa oggi? I padri a volte latitano, le madri ricoprono un doppio ruolo, i docenti e i dirigenti scolastici vengono delegati e resi responsabili di ogni defaillance. I pedagogisti “sono ovunque e da nessuno parte” (R. Fornaca) perché a tutt’oggi non sono riconosciuti istituzionalmente. Un grande errore i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Ma i pedagogisti continuano ad esserci, hanno a cuore solo l’Educazione e soprattutto hanno passione. Perché mai, nonostante tutto, tanti giovani scelgono ancora questa professione? Pur sapendo di dover probabilmente lavorare “sotto mentite spoglie”? Come sosteneva Dewey, l’educazione è lo scopo, uno scopo che ci deve vedere uniti, in dialogo, in ascolto reciproco. Solo così potremo sperare nel buon cambiamento.

link:

– http://www.gildavenezia.it/perche-il-pedagogista-nella-scuola-riflessioni-sulla-questione-del-liceo-virgilio/

– https://www.orizzontescuola.it/perche-pedagogista-nella-scuola-riflessioni-sulla-questione-del-liceo-virgilio/

+++++++

Il caso del liceo Virgilio, l’esposto degli ex-alunni arriva alla Procura di Roma

 29/11/2017 17:18 CET | Aggiornato 29/11/2017 17:18 CET

FRANCESCO FOTIA / AGF

Da alcune settimane fa scandalo su molti quotidiani il “caso” del liceo classico di Roma, Virgilio, con la sua sede costruita ai primi del Novecento dal Piacentini, nella suggestiva via Giulia, la storica via degli antiquari, vicina al Vaticano. Un tempo liceo di eccellenza, al pari del Visconti e del Tasso, fucina di tanti talenti nelle più disparate professioni, scuola per antonomasia dei rampolli di politici potenti e dei figli della borghesia commerciante ebraica (l’antico Ghetto è a due passi). Oggi, però, stando alle cronache delle pagine locali e non solo di alcuni giornali, sembra diventato una sorta di “Sodoma e Gomorra”: occupazioni con rave party, spaccio di droghe e pasticche psicotrope, devastazioni, persino video hard con scene di sesso, poi postati sul web. Nel frattempo, alcuni studenti sarebbero vittime di un bullismo diffuso, tanto da far parlare di comportamenti mafiosi, nell’assenza sprezzante dei genitori e nell’incapacità dei docenti di intervenire a bloccare quest’andazzo.

A denunciare sui giornali questo presunto stato d’illegalità diffusa è stata la preside protempore, Carla Alfano, da pochi mesi alla guida del liceo. A darle manforte è sceso in campo anche il direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio, Gildo De Angelis, secondo il quale: “Il liceo Virgilio dovrebbe essere chiuso e gli studenti dovrebbero essere ridistribuiti su altre scuole”.

A confutare questo panorama sono intervenuti genitori, docenti, studenti del Collettivo e del Consiglio di istituto, e anche gli ex-alunni, che si sono raccolti attorno al gruppo Facebook: “Noi ‘virgiliani’ che andavamo… da Biancaneve“, un bar-gelateria sul lungotevere davanti a Castel Sant’Angelo, un tempo ritrovo abituale dei liceali e ginnasiali. Sabato della scorsa settimana, una catena umana di alcune centinaia di studenti, genitori, docenti ed ex-alunni hanno “abbracciato simbolicamente” il liceo con lo slogan “Virgiliamo”, a testimoniare non solo il senso di appartenenza a uno degli istituti più prestigiosi della Capitale e d’Italia (secondo anche le valutazioni della Fondazione Agnelli), ma anche per fugare “oscure manovre”, che si starebbero consumando ai danni della scuola.

Si sono occupati del caso persino programmi Tv di grande richiamo, come Porta a Portacon Bruno Vespa, e domenica scorsa In mezz’ora in più, dove la Lucia Annunziata ha messo a confronto la ministra Valeria Fedeli con gli studenti del Collettivo, il presidente dell’Associazione dei presidi di Roma e del Lazio, Mario Rusconi, il maestro e giornalista Alex Corlazzoli e l’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. La Fedeli ha promesso che seguirà con molta premura e attenzione l’evolversi della situazione in stretto contatto con le varie componenti scolastiche, non nascondendo una vena polemica sull’operato mediatico della preside Alfano (assente all’incontro).

Ma si sono spinti ben oltre, proprio gli ex-alunni del gruppo Facebook, presentando un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, elaborato dall’avvocato Luciano Randazzo, anche lui ex-virgiliano, perché allarmati dalla piega che il caso ha preso, in quanto:

Le diffamazioni gravi dedotte dalla Preside Alfano sugli organi di stampa denigrano e offendono una delle più alte e importanti istituzioni scolastiche di Roma e che le stesse affermazioni giornalistiche sono state ampiamente smentite dagli organi di Polizia giudiziaria intervenuti nell’immediatezza dei fatti.

In particolare l’esposto rileva che:

Nessun video porno sia stato mai girato all’interno del Virgilio; nessun comportamento illecito è stato mai rilevato a carico degli studenti; nessun comportamento degno di essere valutato penalmente è stato mai ascritto agli stessi studenti – e pertanto si richiede che – vengano valutati i comportamenti nonché le gravi affermazioni e dichiarazione della Preside – al fine di riscontrare – eventuali forme di diffamazione nei confronti degli alunni e della stessa scuola.

Ma non ci si ferma qui. Da tempo si parla di mire speculative immobiliari nei confronti di una struttura molto “ambita” per la posizione logistica e per l’ampia cubatura (si trova nella via storicamente percorso “dorato” dei pellegrini per i Giubilei, dispone di un’ampia terrazza/roof garden, di un grande salone di rappresentanza, di ampi sotterranei e di un’aula magna adottabile a sala convegni). Voci amplificate dalla costruzione, che va avanti da parecchi anni, di un mega-parcheggio sotterraneo, che ha bloccato l’accesso dal Lungotevere a via Giulia e ha ridotto drasticamente lo spazio dedicato alle attività sportive della scuola. Tanto che ogni anno il liceo spende sui 7 mila euro per sopperire con il trasferimento degli studenti in altre sedi, per non far perdere le lezioni di educazione fisica, come denunciato dalla Presidente del Consiglio di istituto, Daniela Buongiorno.

Quella della speculazione immobiliare non è nuova in Italia. Una situazione a Roma fu già vissuta anni fa con un istituto tecnico nella centrale Piazza Esedra, a fianco della Stazione Termini, chiuso e poi riaperto come albergo di lusso da una grande catena italiana.

E così nell’esposto si fa esplicito riferimento a questi dubbi:

Si chiede che vengano accertate le situazioni urbanistiche, la ritualità delle concessioni edilizie circa i lavori di costruzione del parcheggio sotterraneo adiacenti al liceo.

Insomma, il caso Virgilio approda in Tribunale proprio per fare chiarezza, mentre gli ex-alunni non smetteranno di “vigilare/virgilare”, perché come ricorda Marilisa Mazzi, una delle fondatrici del gruppo Facebook:

Il Virgilio, con i suoi insegnanti e con la sua ricchezza culturale e umana, ci ha dato molto e ci ha permesso di intraprendere strade professionali, culturali e sociali significative.

Ci ha insegnato anche ad indignarci e a non tacere di fronte alle cose ingiuste. È per tutto questo che abbiamo seguito con attenzione quanto riportato dalla stampa, ci siamo documentati e abbiamo deciso di alzare la nostra voce e di testimoniare con i fatti la nostra presenza accanto agli alunni della scuola, agli insegnanti e ai genitori che si sono impegnati al loro fianco.

Prossimo appuntamento, se non accadranno imprevisti, sarà il 15 dicembre, durante l’Open Day con le famiglie, come preannuncia un altro ex-virgiliano, Enrico Strina:

Invito gli ex studenti come me a presenziare, a farsi vedere, a parlare del Virgilio e di come ci ha cresciuti. Tra di noi ci sono docenti di scuole medie e superiori e universitari, ricercatori, giornalisti, professionisti (più o meno liberi) di vario genere, artisti di vario genere, creativi, gente che in qualche modo tutti i giorni lotta per il proprio presente e futuro e che ha imparato molto dal nostro vecchio ex amato liceo. Possibile che questa scuola tanto vituperata dalla stampa e dalla preside odierna possa aver creato solo mostri derelitti? Non mi pare.

link: http://www.huffingtonpost.it/gianni-rossi/il-caso-del-liceo-virgilio-lesposto-degli-ex-alunni-arriva-alla-procura-di-roma_a_23291392/

+++++++

Questo elemento è stato postato in News. Aggiungi al segnalibro il permalink.

Lascia un commento