L’incidente “probatorio” di Palermo / Censura di Stato / Lucia Borgonzoni / mini dossier

Quel che si è verificato, invece, pone i censori che si sono mobilitati a Palermo molto al di sotto del livello di coscienza civica espresso dagli alunni della prof. Dell’Aria, rendendo questi ultimi paradossalmente degli eroi involontari della coscienza civica e democratica. Perché l’inquietante filiera che parte da una segnalazione al Miur via Twitter di un attivista di destra che non ha alcun titolo nel sistema di istruzione, con la conseguente reazione indignata su Facebook della sottosegretaria ai beni culturali Lucia Borgonzoni, che invoca l’espulsione dalla scuola della prof.  “con ignominia”, e la risolutiva ispezione disposta dal facente funzione di Direttore dell’USR Sicilia, dimostra come la delazione e l’acredine, veicolate da impulsi social occasionali, possano trasformarsi in “legge e coscienza” (sono i due principi invocati da chi ha disposto l’ispezione). Non è solo una cattiva notizia politica: è soprattutto una gravissima notizia culturale ed educativa.

Lo stesso tweet è poi stato ripubblicato e commentato su Facebook da Lucia Borgonzoni, sottosegretaria leghista ai Beni Culturali, la quale ha affermato che la professoressa avrebbe dovuto essere interdetta a vita dall’insegnamento e cacciata con ignominia. Ha poi aggiunto che aveva già contattato chi di dovere.

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Lucia Borgonzoni e Matteo Salvini

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L’incidente “probatorio” di Palermo

di Maurizio Muraglia – 20 maggio 2019

Il clima che si respira

Mentre scrivo è in corso la gara della solidarietà. La prof. palermitana Rosa Dell’Aria è raggiunta da migliaia di attestati di stima provenienti dalla società civile e dagli organi di Governo ai più alti livelli. Sappiamo bene com’è andata la vicenda: la pubblicazione di un video da parte di una classe di quindicenni, con l’accostamento del “decreto sicurezza Salvini” alle leggi razziali del 1938, è stata segnalata all’Ufficio scolastico provinciale di Palermo, che ha disposto un’ispezione conclusasi con la sospensione e il dimezzamento dello stipendio della prof. Dell’Aria, la quale naturalmente sta ricorrendo presso il Tribunale del Lavoro.

Il reintegro potrebbe anche avvenire, e verosimilmente avverrà con tante scuse, ma restano profonde inquietudini sul clima che si respira. Il “politicamente corretto” del Miur, ma anche delle forze di Governo, ribadisce il principio della libertà di espressione, che non può essere soggetto ad alcuna censura.

Zelo inquisitivo? Distorsione della realtà?

Tuttavia a Palermo un funzionario pubblico – che in questo momento sta reggendo la poltrona del Direttore regionale Maria Luisa Altomonte, in quiescenza dai primi di maggio in attesa della nuova nomina dal Miur – può ritenere opportuno disporre un’ispezione nei confronti di una collega, che non avrebbe “vigilato” su quanto pubblicavano i suoi alunni.

Da dove un tale zelo inquisitivo? Avrebbero “distorto la realtà”, afferma lo stesso dirigente. Ma a scuola “distorcere la realtà” è la regola, perché fa parte del processo di apprendimento e del precario controllo delle conoscenze, che necessariamente riguarda tutti i ragazzi. Se le conoscenze fossero perfettamente controllate, non ci sarebbe bisogno della scuola. Nella fattispecie il controllo riguarderebbe le conoscenze storiche, che proprio di questi tempi sono curiosamente al centro delle polemiche riguardanti la sparizione del tema di storia agli esami di Stato del secondo ciclo.

Ragionare di storia e di storie con i ragazzi

I ragazzi non avrebbero compreso la differenza sostanziale che intercorre tra le leggi razziali del ’38 ed il decreto sicurezza del 2019? Bene: se questa differenza c’è, l’unica cosa da fare sarebbe stato spiegargliela, fare una lettura sinottica dei due dispositivi e far vedere che si tratta di due cose completamente diverse. Così facendo si sarebbero ottenuti due obiettivi virtuosi: aver insegnato meglio la storia ai ragazzi e aver dato un’immagine dell’istituzione del tutto incoerente con le illazioni dei ragazzi stessi: un’immagine democratica e tollerante.

La scuola come “cantiere critico” della conoscenza

Le scuole vivono di attribuzioni e interpretazioni. Se si dovesse fare la conta di tutti i pareri e le valutazioni che circolano nelle aule scolastiche, e se ad ognuno di questi dovesse seguire un’ispezione, il rischio sarebbe quello di vedere licenziati tantissimi insegnanti. Pertanto quel video non rappresenta che uno degli innumerevoli momenti critici che si creano quando si insegna e si impara, nel cantiere incessante della conoscenza che si apre tutte le mattine nelle classi di tutta Italia.

Cattive notizie culturali ed educative

Quel che si è verificato, invece, pone i censori che si sono mobilitati a Palermo molto al di sotto del livello di coscienza civica espresso dagli alunni della prof. Dell’Aria, rendendo questi ultimi paradossalmente degli eroi involontari della coscienza civica e democratica. Perché l’inquietante filiera che parte da una segnalazione al Miur via Twitter di un attivista di destra che non ha alcun titolo nel sistema di istruzione, con la conseguente reazione indignata su Facebook della sottosegretaria ai beni culturali Lucia Borgonzoni, che invoca l’espulsione dalla scuola della prof.  “con ignominia”, e la risolutiva ispezione disposta dal facente funzione di Direttore dell’USR Sicilia, dimostra come la delazione e l’acredine, veicolate da impulsi social occasionali, possano trasformarsi in “legge e coscienza” (sono i due principi invocati da chi ha disposto l’ispezione). Non è solo una cattiva notizia politica: è soprattutto una gravissima notizia culturale ed educativa.

Maurizio Muraglia

§ http://www.scuola7.it/?page=2

§ https://www.gildavenezia.it/lincidente-probatorio-di-palermo/

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Rosa Maria Dell’Aria, docente di italiano presso l’Istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, è stata sospesa per due settimane dall’Ufficio scolastico provinciale di Palermo perché non avrebbe vigilato sul lavoro dei suoi studenti quattordicenni. In occasione della Giornata della Memoria dello scorso 27 gennaio, gli alunni hanno realizzato un progetto in PowerPoint in cui si accostava la promulgazione delle leggi razziali del 1938 ai provvedimenti del decreto Sicurezza a firma di Matteo Salvini. La sospensione, con stipendio dimezzato, è scattata in seguito a un’ispezione, a sua volta provocata da un post sui social network che non è sfuggito agli uffici del ministero. Un provvedimento che ha tutte le caratteristiche per essere definito censura.

Il caso era stato sollevato da Claudio Perconte, attivista di estrema destra e autore de Il Primato Nazionale, la testata affiliata a CasaPound, che in un tweet indirizzato al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti aveva scritto: “Salvini-Conte-Di Maio? Come il Reich di Hitler, peggio dei nazisti. Succede all’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo, dove una prof per la Giornata della memoria ha obbligato dei quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler perché stermina i migranti. Al Miur hanno qualcosa da dire?” Lo stesso tweet è poi stato ripubblicato e commentato su Facebook da Lucia Borgonzoni, sottosegretaria leghista ai Beni Culturali, la quale ha affermato che la professoressa avrebbe dovuto essere interdetta a vita dall’insegnamento e cacciata con ignominia. Ha poi aggiunto che aveva già contattato chi di dovere.

Lucia Borgonzoni

Poco dopo, il provvedimento dell’Ufficio scolastico ha raggiunto la professoressa Dell’Aria; l’illecito contestato ufficialmente è quello di “mancata vigilanza”, in via ufficiosa l’accusa è quella di aver indottrinato i suoi studenti, spingendoli a dire e pensare cose che non avevano ideato loro stessi. Tuttavia, ciò che ha scritto Perconte nel tweet è errato e falso: nessuno ha obbligato gli studenti a fare quel paragone, tanto che sono stati loro stessi ad affermare che sono stati guidati dalla docente solo nella correzione sintattica e nell’esposizione, ma non nei contenuti. Gli alunni hanno poi aggiunto che il confronto è scaturito da una loro riflessione fatta sul decreto Sicurezza, e sulle similitudini che hanno riscontrato tra questo e le leggi razziali, come ad esempio la violazione di alcuni diritti costituzionali. Dal canto suo, la docente Dell’Aria si è detta “amareggiata” e ha affermato di non aver mai imposto visioni politiche ai suoi studenti. Sul caso è intervenuta perfino la Digos, che ha interrogato preside e professori. 

Se da un lato, nel leggere i commenti sotto i post di Facebook delle varie testate giornalistiche, questo episodio sembra aver trovato l’appoggio di molte persone – che vorrebbero “bandire gli insegnanti di sinistra dalle scuole” – dall’altro ci sono state anche reazioni di forte solidarietà nei confronti della docente. Il vicepreside dell’Istituto Giuseppe Castrogiovanni ha affermato che, sia per gli insegnanti che per gli studenti, la professoressa Dell’Aria non avrebbe colpe. Anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha affermato che tale provvedimento sanzionatorio minaccia la libertà di pensiero di studenti e docenti, mentre l’USB (Unione Sindacale di Base) ha lanciato una petizione per ottenere la revoca della sanzione contro la professoressa. Il sindacato ha definito questo episodio come un atto politico e ha aggiunto che gli studenti non sono né devono trasformarsi in “piccoli Balilla al servizio dello Stato”.

Leoluca Orlando

Questo episodio ha tutti gli elementi necessari per essere visto come un esempio di censura. Sembra infatti chiaro che la professoressa non avesse alcuna intenzione di indottrinare i suoi alunni. Al contrario, sembra che ci sia la volontà di una certa parte delle istituzioni – a quanto pare molto attente alle segnalazioni dei gruppi di estrema destra – di impedire agli studenti di avere un’opinione sull’attualità divergente rispetto a quella del governo.

Durante il Ventennio, gli studenti delle scuole venivano sottoposti alla costante propaganda del regime, non solo in classe, ma anche a casa, attraverso associazioni per il tempo libero come l’Opera Nazionale Balilla (ONB) o i Giovani Universitari Fascisti (GUF) – gruppi a cui era obbligatorio aderire e che avevano l’obiettivo di “formare la coscienza e il pensiero di coloro che saranno i fascisti di domani” e costruire futuri soldati, uomini pronti a “credere, obbedire e combattere”. La formazione di una coscienza critica non era ammessa né concepita, gli studenti non avevano alcun diritto di esprimere opinioni che non fossero conformi all’ideologia fascista. Oggi, decine di anni e una costituzione antifascista dopo, una professoressa viene sospesa per “colpa” di studenti che hanno deciso di non annichilire la propria coscienza critica e di esprimere la loro sul contesto che li circonda. Matteo Salvini è intervenuto dicendo che trova demenziale l’accostamento del ministro dell’Interno a Mussolini o Hitler. Eppure, che i provvedimenti presi da Salvini sull’immigrazione siano stati messi in discussione parlando proprio della loro incostituzionalità non è cosa nuova.

Giovani membri dell’Opera Nazionale Balilla, Roma, 1930 circa

Del Decreto Sicurezza si contestano in particolare la mutilazione della normativa, già non particolarmente generosa, sul diritto d’asilo (con l’eliminazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari); la riduzione dei programmi di integrazione svolti negli Sprar (ora riservati ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati, con esclusione dei richiedenti asilo); l’ampliamento del novero dei reati per i quali, con condanna definitiva, è prevista la revoca della protezione internazionale per i rifugiati.

Vi è poi la messa in discussione della revoca della cittadinanza in caso di terrorismo, una norma che introdurrebbe una cittadinanza di serie B e una di serie A – quella di coloro che sono italiani da generazioni e che non possono vedersela revocata perché commettono un reato. Questo dal punto di vista giuridico potrebbe rappresentare una violazione del principio di eguaglianza, nonché dell’articolo 22 della Costituzione, che impedisce la revoca di tale status per motivi politici. Inoltre, il Decreto Sicurezza va a colpire anche giovani e adulti nati o cresciuti in Italia e regolarmente residenti, aumentando prezzi e tempi di attesa per l’ottenimento di cittadinanza, discriminando gli 800mila italiani de facto ma non de iure. Il tutto in nome della protezione di un’identità etnica e nazionale che non può essere “diluita”, come ha affermato il ministro leghista Lorenzo Fontana.

Criticare le caratteristiche del contesto in cui viviamo, analizzarne le dinamiche e confrontarsi al riguardo con i propri coetanei, sono attività che fanno parte del vivere democratico: il compito della scuola non è quello di indottrinare gli studenti, ma fare in modo che tutti abbiano la possibilità di formarsi una coscienza critica, il che implica anche avere una particolare attenzione nei confronti della situazione socio-politica contemporanea. La gravità dell’episodio non sta soltanto nella sospensione della docente di Palermo, ma nel voler trasmettere un messaggio di intolleranza nei confronti di chi la pensa diversamente dal governo. Lo si è visto di recente anche con la rimozione di striscioni di critica nei confronti del ministro dell’Interno: a Salerno la polizia è entrata in casa di una signora per far rimuovere lo striscione con la scritta “Questa Lega è una vergogna”; a Brembate, i Vigili del Fuoco sono intervenuti per rimuovere la scritta “Salvini non sei il benvenuto”.

Matteo Salvini

La filosofa Hannah Arendt ne La banalità del male spiegò che uno degli elementi fondamentali della realizzazione della dittatura nazista fu proprio l’annullamento della coscienza critica. La professoressa Dell’Aria, in un’intervista per il TGR, ha ribadito l’importanza di dover stimolare dibattiti e opinioni a livello scolastico e ha aggiunto di non aver mai pensato di dover reprimere lo spirito critico dei ragazzi, i quali, per l’appunto, hanno realizzato il progetto in piena libertà e seguendo le loro riflessioni. 

La scuola deve fare in modo che la coscienza critica dei ragazzi non venga annullata, ma stimolata. Gli studenti devono essere liberi di esprimere il proprio pensiero. A maggior ragione, come in questo caso, se quest’ultimo non è un messaggio di intolleranza o negazione delle libertà altrui. La scuola non è una macchina di regime che sforna automi senza capacità di riflessione, ma un luogo di crescita, di confronto, di dialogo, uno spazio in cui si ha il primo approccio con ciò che vuol dire vivere in una società democratica. Anziché reagire cercando di annichilire il pensiero degli studenti della scuola di Palermo, andando a colpire perfino il lavoro di un’insegnante, bisognerebbe cercare di capire le motivazioni che stanno dietro a quel confronto. La censura applicata dall’Ufficio scolastico – e più o meno indirettamente, da chi è molto vicino al governo attuale – dovrebbe essere motivo di risveglio delle nostre coscienze, che non possono, né devono, essere annullate da chi si serve delle forze dell’ordine per intimidire e allontanare chi si oppone.

§ https://thevision.com/attualita/professoressa-sospesa-palermo/

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Leggi razziali del 1938 accostate a decreto Salvini: sospesa per 15 giorni professoressa di Palermo 

§ http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Leggi-razziali-del-1938-accostate-a-decreto-Salvini-sospesa-per-15-giorni-professoressa-di-Palermo-c420e69f-c43b-436e-8ce6-4c608c46c3c6.html

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Lucia Borgonzoni

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§ https://www.facebook.com/rivogliobologna/

§ https://www.facebook.com/lucia.borgonzoni

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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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