Siamo curiosi di vedere se i professori della scuola pubblica italiana, che Italo Svevo lo conoscono sicuramente bene, sapranno dare  una lezione di vita a Renzi facendogli comprendere che la riforma della scuola deve ispirarsi principalmente ai principi della Costituzione e della democrazia.

L’inettitudine di chi non arriva a comprendere

di Lucio Ficara – 19 aprile 2015

Per potere governare dignitosamente e prendere decisioni importanti, che potrebbero influenzare  la vita di milioni di persone e anche delle generazioni future, bisogna avere la capacità di comprendere le ragioni degli altri, soprattutto quando queste sono spiegate e ragionate dal grande popolo di intellettuali di un intero Paese.

L’inettitudine di chi non arriva a comprendere le ragioni esplicate, con estrema lucidità e puntualità, da numerosi professori, anche di fama internazionale riconosciuta , è una cosa triste e penosa.

Chi non accetta le critiche costruttive, liquidandole come il becero conservatorismo di alcuni “professoroni”, non solo dimostra, come giustamente ha ricordato il Prof. Stefano Rodotà , un evidente stato di inferiorità, ma aggiungerei che denota una insana inettitudine, tipica di chi non ama prendere lezioni di vita da chi è veramente un “professore”.

La riforma della scuola, che insistono a definire “Buona”, ma che per la quasi totalità dei professori italiani, ma anche degli studenti e dei genitori è “Pessima”, continua ad essere propagandata e proposta come un’ottima legge che migliorerà la scuola pubblica italiana.

Ricordando il tema dell’inettitudine, nei romanzi di italo Svevo, si comprende bene che questa è una tipica debolezza dell’animo umano che rende la persona inadeguata ed incapace a comprendere alcuni valori dell’esistenza.

Il non riuscire a comprendere, e quindi a confrontarsi con chi la vita la vuole vivere a pieno e forse la conosce anche meglio, diventa, nell’inetto di sveviana memoria, una sorta di difficoltà psicologica che si risolve con l’ignorare le ragioni altrui ed escludendo il contraddittorio.

Questa sindrome psicologica, di cui sembrano soffrire terribilmente i nostri governanti, ha bisogno di ridicolizzare i possibili interlocutori, di additarli come gli antagonisti conservatori, di definirli come difensori dello status quo, capaci solo ad organizzare scioperi e a dire sempre no.

Se Italo Svevo fosse vivo, sarebbe ovviamente etichettato, dai vari Renzi e Faraone, come il solito “professorone”, ma avrebbe sicuramente psicoanalizzato in questo modo, l’incapacità, del Presidente del Consiglio, di comprendere le motivazioni dello sciopero di tutti i sindacati della scuola del prossimo 5 maggio.

Infatti queste sono state le parole del premier Matteo Renzi  appena ha appreso che i sindacati hanno indetto lo sciopero unitario della scuola: “Si fa sciopero per un motivo per me incomprensibile”.

Siamo curiosi di vedere se i professori della scuola pubblica italiana, che Italo Svevo lo conoscono sicuramente bene, sapranno dare  una lezione di vita a Renzi facendogli comprendere che la riforma della scuola deve ispirarsi principalmente ai principi della Costituzione e della democrazia.

http://www.tecnicadellascuola.it/blog-home/l-inettitudine-di-chi-non-arriva-a-comprendere.html

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Scuola, Renzi: «Sciopero incomprensibile»

«Si fa sciopero per un motivo per me incomprensibile»: così il premier Matteo Renzi ha parlato della riforma della scuola e della mobilitazione annunciata dai sindacati per il 5 maggio, ricordando che saranno assunti 100 mila insegnanti.
Ieri Flc-Cgil, Uil scuola, Cisl scuola, Gilda-Unams e Snals-Confsal hanno annunciato una protesta contro il ddl «buona scuola». Per chiedere modifiche al provvedimento bisogna procedere unitariamente con lo sciopero generale della categoria, ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. «Questa – ha detto – è la prima mobilitazione del settore dopo il varo del ddl. Credo che unitariamente bisogna decidere di proseguire anche con lo sciopero generale».

«Quando si mette mano a questioni senza averne conoscenza e competenza, si finisce come l’apprendista stregone e si rischia di fare danni incalcolabili. Questo sta facendo Renzi sulla scuola», ha detto Francesco Scrima, segretario generale della Cisl Scuola. «Non si cambia il sistema scolastico senza chi ci lavora, o peggio contro chi ci lavora. Insegnanti, personale Ata, dirigenti sono il motore della nostra scuola, sono la sua risorsa più preziosa – ha continuato Scrima – È grazie a loro se la nostra scuola, ogni giorno, funziona e funziona bene pur tra mille difficoltà. Pretendere di cambiare la scuola senza partire dalla loro conoscenza dei problemi, dalla loro esperienza, dalla loro competenza è un grave atto di presunzione ed è anche la ragione per cui stiamo assistendo da mesi a proposte ogni volta diverse, spesso addirittura stravaganti, ma sempre ugualmente lontane da ciò che servirebbe davvero alla scuola per cambiare in meglio».

Il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini difende il ddl. «Manifesto rispetto per chi sciopera. Stiamo cercando di costruire consenso su labuonascuola, riforma culturale rivoluzionaria», ha scritto in un tweet. Per poi argomentare da Lucca che il governo sta «cercando da un anno di costruire un ampio consenso intorno a una riforma in cui crediamo tantissimo». Giannini si è detta certa che quando la riforma «sarà capita fino in fondo da tutti, ci sarà un’accettazione ma soprattutto una partecipazione ancora più ampia».

A difesa della riforma la maggioranza del Pd, mentre Stefano Fassina, della minoranza dem, oggi in piazza pur ammettendo che nel ddl «c’è una parte positiva» cioè l’assunzione di centomila precari, ha chiesto che il ddl sia «profondamente corretto». Il presidente di Sel, Nichi Vendola, invita infine il ministro Giannini «ad avere un po’ di pudore» quando afferma che il ddl sulla scuola è una rivoluzione.

In piazza ci saranno anche l’Unione degli Studenti, assieme a Link Coordinamento Universitario e Rete della Conoscenza. «La scelta dello sciopero – dichiara Danilo Lampis, coordinatore nazionale dell’Uds – è inevitabile e giusta. Il 5 maggio si mobiliterà tutto il Paese e non soltanto il mondo della scuola. Il modello di scuola autoritario, succube dei privati, che legittima le disuguaglianze invece che abbatterle, rispecchia l’idea di Paese propria del Governo. Renzi ci troverà tutti uniti e costruiremo un grande coordinamento sulla scuola che tenga uniti soggetti sindacali, sociali, politici e liberi cittadini, come emerso dall’assemblea nazionale sulla scuola dell’11 aprile».

«Anche gli universitari riempiranno le piazze del 5 maggio – afferma Alberto Campailla, portavoce di Link Coordinamento Universitario – la riforma della scuola rispecchia le indiscrezioni che stanno emergendo sulla futura riforma dell’università: l’aumento della quota premiale fino al 30%, che aumenta la competizione tra Atenei, e la probabile implementazione del Prestito d’Onore, significa continuare a favorire le disuguaglianze e non capire nulla delle reali esigenze dell’università italiana».

http://www.ilmattino.it/PRIMOPIANO/CRONACA/scuola-renzi-sciopero/notizie/1305172.shtml

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Scuola, Renzi su sciopero: “Meglio errore che paralisi, non comprendo gli insegnanti”

Da Mantova, il premier difende la riforma del governo all’indomani della mobilitazione proclamata dai sindacati per il 5 maggio. E alla minoranza dem: “La prima regola è rispettare le regole”

“Dopo anni in cui nessuno faceva niente preferisco rischiare di fare un errore” piuttosto che rimanere impantanato “in una palude”. Difende così la ‘sua’ riforma della scuola il premier Matteo Renziche stamani ha parlato a Mantova dove ha inaugurato la campagna elettorale del Pd (salvo poi sospendere il tour e tornare a Roma per il naufragio nel Canale di Sicilia). “Si fa sciopero per un motivo per me incomprensibile”, ha poi aggiunto commentando la mobilitazione convocata dai sindacati per il prossimo 5 maggio e ricordando che saranno assunti 100mila insegnanti.

Ieri, a caldo, il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, aveva definito lo sciopero “legittimo” rimarcando tuttavia che la riforma del governo ha dei “princìpi rivoluzionari dal punto di vista culturale, del metodo e della governance delle scuole. Sono certa – aveva concluso – che quando sarà capita fino in fondo da tutti, ci sarà un’accettazione ma soprattutto una partecipazione ancora più ampia di quella che abbiamo trovato”.

Ancora da Mantova, Renzi ha anche parlato del Pd (e al Pd) rivolgendosi soprattutto alla minoranza interna: “La prima regola è rispettare le regole. Se c’è un espressione della volontà, come le primarie, o una decisione degli organi di partito, rispettarle non vuol dire essere anti democratico, è anti democratico non rispettare le regole”. Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto che di fronte a una campagna elettorale “bisogna lasciare da parte polemiche e divisione e riconoscersi nelle medesime regole. Quando si fanno le primarie, si va tutti insieme con chi le vince”.

http://www.repubblica.it/politica/2015/04/19/news/riforma_scuola_renzi_su_sciopero_meglio_errore_che_paralisi_non_comprendo_gli_insegnanti_-112322320/

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Renzi come Giannini: il motivo dello sciopero è incomprensibile

http://www.tecnicadellascuola.it/item/10809-renzi-come-giannini-il-motivo-dello-sciopero-e-incomprensibile.html

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