“Con le affermazioni del ministro, si staglierebbe dunque all’orizzonte della politica un messaggio preciso: la Lega è sempre la Lega e se non vi date da fare, voi meridionali, non ci esce nulla. E i leghisti, e non solo, hanno ben capito. E hanno votato il partito di Salvini, sia in Abruzzo e sia come si scopre dai sondaggi”. Pasquale Almirante

“E piantiamola, quindi, di pensare che le differenze dipendano dalla situazione generale del nostro paese! Che cavolo c’entra con la scuola il fatto che, per dirne una, il treno, in tre ore, al Nord, ti porti da Torino a Bologna (300 km) mentre, in Sicilia, copra a stento i 200 km tra Catania a Palermo? Saranno i macchinisti sfaticati…”. Alfio Pennisi

“E vero che ci sono ampie disparità socioeconomiche, ma è anche vero che la scuola ha smesso da tempo di essere uno strumento di ascensione sociale, in particolare al Sud. Questo fattore, tra l’altro, dipende ancora dalla qualità delle risorse umane più che da quelle economiche, nelle quali come è noto non ci sono differenze sostanziali tra varie aree del paese, visto che i docenti e il personale Ata sono pagati allo stesso modo e vengono assegnati alle scuole e trasferiti in base a criteri uniformi”. Pierluigi Castagneto

Solo a chi ha margini di autonomia può essere richiesto un maggior impegno per migliorare la realtà in cui opera. E non viceversa”. Pierluigi Castagneto

[Bugiardino. “dipende ancora dalla qualità delle risorse umane più che da quelle economiche, nelle quali come è noto non ci sono differenze sostanziali tra varie aree del paese” 1) ma se c’è una situazione di svantaggio – e indubbiamente c’è! – e le risorse economiche sono equivalenti ci troviamo nella situazione per cui “Non c’è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”, a prescindere da centralismo e regionalismo, 2) e i docenti del Sud rappresenterebbero la minore “qualità delle risorse umane” ?! 3) la riuscita scolastica dipende dalla disponibilità di risorse economiche delle famiglie e dal loro livello culturale e lavorativo, che innesca un circolo virtuoso (pur con eccezioni), va perciò adeguata e rafforzata economicamente la scuola proprio nei territori più svantaggiati economicamente. v.p.]

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Scuola. Differenze Nord-Sud, su prof e soldi ha ragione Bussetti

Le dichiarazioni del ministro Bussetti sulle scuole del Sud che non hanno bisogno di soldi ma di più impegno contiene alcune verità ed alcuni errori

12.02.2019 – Pierluigi Castagneto
Le recenti dichiarazioni del ministro Bussetti sulle scuole meridionali che non hanno bisogno di ulteriori risorse finanziarie, ma di più impegno e lavoro, porta con sé alcune verità e alcuni errori. Innanzitutto possiamo affermare che anche nel settore della scuola si evince la presenza di due Italie, secondo la fortunata definizione dello storico inglese David Abulafia (Le due Italie, Feltrinelli 1991) e Giuseppe Galasso, ripresa in sintesi in un breve, ma efficace saggio (Due Italie nel medioevo? In Mediterranea, Ricerche storiche VIII 2011 pp. 217-36), che riprende un poderoso studio a più voci (Alle origini del dualismo italiano, Rubbettino 2014).

Il rapporto Invalsi 2018 ha messo in evidenza come la preparazione degli studenti meridionali sia meno consistente di quelli del Centro-Nord e in particolare che “gli studenti del Nord-Ovest e del Nord-Est fanno registrare risultati migliori in matematica, italiano e inglese. Resta nettamente indietro il Sud, con risultati peggiori e un sistema definito meno equo”.

Il ministro, già lo scorso anno, aveva fatto notare che si rende necessario “un piano di interventi mirati” per porre rimedio alle divergenze tra le varie aree del paese messe in mostra dal rapporto Invalsi.

Un altro aspetto che mette in evidenza il dualismo “scolastico” riguarda la grande differenza delle valutazioni dell’esame di Stato, con voti in percentuale più alti e il conferimento di numerosissimi 100 e 100 e lode rispetto alle Regioni settentrionali. Secondo i dati del Miur nel 2018 le Regioni con il più alto numero di lodi sono Puglia (1.066), Campania (860) e Sicilia (560). In percentuale sempre la Puglia è la più prodiga, con il 3%, seguita nel meridione dalla Calabria con il 2%, mentre la Lombardia finisce in fondo alla classifica con lo 0,6% e poi sugli stessi valori si trovano Piemonte, Trentino, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, con lo 0,9%. Dunque in Italia meridionale c’è una scuola più disagiata, ma che ha valutazioni d’eccellenza; incongruenze poco comprensibili, che fanno pensare come il problema risieda più nelle risorse umane e nell’organizzazione e formazione del personale docente piuttosto che nei finanziamenti ministeriali.

Un altro dato di minor valore, ma comunque significativo, riguarda poi l’esito di un bando a favore della realizzazione di poli di biblioteche per il 2019, promosso dal Centro per il libro e la lettura del Ministero dei beni culturali che ha visto l’assegnazione di 25mila euro a 40 scuole italiane. Ebbene, nonostante il bando prevedesse 2 vincitori per Regione, nessuna scuola del Molise, Sardegna e Calabria e Valle d’Aosta ha presentato la propria candidatura. Romano Montroni, presidente del Cepell, ha dichiarato che spiace che “proprio le Regioni dove c’è più bisogno di biblioteche scolastiche siano quelle che disattendendo al bando hanno perso una importante occasione per dotare i loro territori di strutture che avrebbero potuto favorire la lettura tra i più giovani”. E anche nel settore della lettura alcune Regioni meridionali sono in prima fila. 

Se si chiede maggior impegno a studenti e docenti del meridione italiano, non ci si può stracciare le vesti, come hanno fatto ieri politici di tutte le razze e come ha scritto, con buoni argomenti, il dirigente scolastico Alfio Pennisi su queste pagine. E vero che ci sono ampie disparità socioeconomiche, ma è anche vero che la scuola ha smesso da tempo di essere uno strumento di ascensione sociale, in particolare al Sud. Questo fattore, tra l’altro, dipende ancora dalla qualità delle risorse umane più che da quelle economiche, nelle quali come è noto non ci sono differenze sostanziali tra varie aree del paese, visto che i docenti e il personale Ata sono pagati allo stesso modo e vengono assegnati alle scuole e trasferiti in base a criteri uniformi.

Se poi il deficit maggiore si riscontra sul piano della politica locale, sugli investimenti nel settore educativo degli enti territoriali, il punto dolente si ripropone: i territori devono trovare le risorse al proprio interno e non si può pensare che le soluzioni vengano sempre dall’esterno. Altrimenti prevarrà sempre il modello assistenzialistico, e il trionfo dei populismi (come sta accadendo in questi mesi), che rischia di paralizzare ogni iniziativa dei gruppi intermedi, avrà la meglio. 

Tuttavia il ministro Bussetti dovrebbe riflettere un po’ di più, prima di accendere le polemiche. Se esistono “Due Italie” (o anche più), è il modello centralista e statalista dell’istruzione italiana, nato nel XIX secolo, che va ripensato. Non si può pensare che l’istruzione sia uguale dappertutto, e che il modello ministeriale romano possa funzionare dovunque. In realtà “per colmare il gap” ci vuole maggiore autonomia delle istituzioni scolastiche, regole certe, ma minor utilizzo delle circolari e dei decreti ministeriali per governare il sistema.

E il gabinetto di Bussetti cos’ha inventato di recente per ridurre le differenze tra Nord e Sud nell’esame di Stato? Ha costruito un sistema rigido con prove sempre più standardizzate e griglie di valutazione dettate dal centro, con un’esigua autonomia delle commissioni d’esame. Non fidandosi della propria amante (la scuola italiana), il ministero di viale Trastevere nel riformare l’esame di Stato le ha messo una cintura di castità. In fondo è proprio in nome di questo statalismo centralista che non si può imputare a nessuno lo scarso impegno, perché oramai nella scuola italiana tutti si devono comportare allo stesso modo, tutti hanno le stesse risorse, tutti si devono adeguare agli standard imposti dal centro. Solo a chi ha margini di autonomia può essere richiesto un maggior impegno per migliorare la realtà in cui opera. E non viceversa. 

§ https://www.ilsussidiario.net/news/educazione/2019/2/12/scuola-differenze-nord-sud-sui-prof-e-soldi-ha-ragione-bussetti/1846816/

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Scuola. Le accuse al Sud? Ecco cosa dimentica il vetero-leghismo di Bussetti

Ieri il ministro Bussetti ha usato parole forti con i docenti del Sud: “Vi dovete impegnare di più, lavoro e sacrificio”. Gli risponde un prof e dirigente siciliano

10.02.2019 – Alfio Pennisi
Marco Bussetti, ministro dell’Istruzione (LaPresse)

Da ex professore e preside di liceo del profondissimo Sud, sono lavativo e sfaticato, quindi di riprendere le parole del ministro Bussetti mi mancherebbe proprio la voglia. Ma la bussettata è grossa e quindi, obtorto collo, mettiamoci al lavoro.

Soldi in più alle scuole del meridione? Non se ne parla neanche! In visita dalle parti di Afragola, il responsabile dell’Istruzione ha annunciato quale medicina salverà la scuola da Napoli in giù: “Più sacrificio, più lavoro, più impegno!” Da un ministro che – prima di Natale – aveva esortato i professori a dare meno compiti per le vacanze, un’uscita come questa non ce la si aspettava proprio. 

Certo, la scuola, al Sud, funziona male e gli studenti sono più ignoranti: lo dicono – da anni – i risultati dell’Invalsi, che sanciscono livelli di istruzione, nel meridione e nelle isole, al di sotto degli standard nazionali ed Ocse.

Il ministro, che questi dati li conosce come uno studente del Nord conosce le tabelline, saprà però che i risultati scolastici del Mezzogiorno sono anche meno equi: per intenderci, tra scuole e tra classi, la variabilità di rendimento al Sud è molto consistente. Quindi, anche nel Sud ci sono aree di eccellenza, ma sono poche: come si spiega? Probabilmente, nelle classi e nelle scuole che vanno meglio, i professori e gli alunni sono tutti emigrati dal Nord…

C’è poi un altro dato: nel Mezzogiorno, le percentuali di alunni con status socio-economico basso che non raggiungono livelli adeguati nelle prove sono ben più alte che nel resto della penisola. Ma anche a questo dato c’è una spiegazione: nel Sud sfaticati non sono solo professori, alunni e presidi, ma anche i genitori: si impegnino di più, lavorino di più, guadagnino di più e i loro figli andranno meglio.

E piantiamola, quindi, di pensare che le differenze dipendano dalla situazione generale del nostro paese! Che cavolo c’entra con la scuola il fatto che, per dirne una, il treno, in tre ore, al Nord, ti porti da Torino a Bologna (300 km) mentre, in Sicilia, copra a stento i 200 km tra Catania a Palermo? Saranno i macchinisti sfaticati…

Caro ministro, ricordo ancora cosa mi disse mia figlia, era il 2007, infermiera neoassunta in un’azienda ospedaliera di Milano all’avanguardia in Europa. Era il suo primo giorno di lavoro e le chiesi come fosse andata: mi disse che era stanca morta, aveva lavorato moltissimo. E com’è andata con i colleghi e coi medici? Ti hanno mica preso in giro perché sei terrona? E chi me lo doveva dire? – mi rispose –. Qui in reparto lo siamo tutti…”

§ https://www.ilsussidiario.net/news/educazione/2019/2/10/scuola-le-accuse-al-sud-ecco-cosa-dimentica-il-vetero-leghismo-di-bussetti/1846277/

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Ma se Bussetti l’avesse proprio voluta dire quella “fesseria”?

di Pasquale Almirante,  La Tecnica della scuola, 11.2.2019

Ma quella del ministro Bussetti è stata solo una “fesseria”, come la definisce Luigi Di Maio, buttata lì senza pensarci, oppure è stato un preciso messaggio lanciato ai suoi amici della Lega, per rassicurarli?

Battutaccia preparata?

Al di là del coro di accuse, che è stato scagliato contro il ministro dell’istruzione, a seguito di quella uscita contro i prof meridionali accusati di essere poco fattivi e di pensare ad altro fuorché alla scuola, e dunque al lavoro,  da alcune parte si sussurra che in effetti la battutaccia se l’era preparata ed è stata buttata con precisa volontà e determinazione.

In altre parole: un politico, seppure non di lungo corso, ma in ogni caso assai legato alla Lega, da cui avrebbe ottenuto tanto e che dallo stesso partito è stato designato al dicastero dell’Istruzione, non si lascia sfuggire fesserie, e di tale natura, senza meditarle e soppesarle.

Un messaggio ai simpatizzanti e agli iscritti alla Lega

Per molti osservatori, dicevamo, quelle parole costituirebbero un messaggio preciso per i simpatizzanti della Lega, per rassicurali, dunque, che l’abbraccio con i 5Stelle non ha sfibrato di un solo filo i loro principi base, e che l’obiettivo “anti terroni- fannuloni” rimane, comunque la pensiate, immutato.

Le elezioni d’Abruzzo

La controprova? Di queste ore i risultati delle regionali dell’Abruzzo dove la Lega, la più votata, traina con sé tutta la coalizione di Centro destra. Matteo Salvini, viceministro del Governo, vince insomma su tutto il fronte e continua a mietere successi. Crolla invece il Movimento 5 Stelle.

Ma le accuse vanno ai 5Stelle

D’altra parte, se si osservano i commenti, le accuse più pesanti non vengono al partito e alle idee, per antica scelta,  antimeridionali della Lega, ma agli esponenti dei 5Stelle, alleati di Salvini. E sarebbero loro, secondo alcuni, i più colpevoli, proprio perché, per consacrare l’alleanza, hanno buttato a mare tutte le promesse e le parole d’ordine diffuse nel corso della campagna elettorale, a cominciare dalla buona scuola e finire agli stipendi adeguati alla media europea.

Della Lega di Salvini si sapeva benissimo come la pensasse: devoluzione, blocco dei trasferimenti dei prof, mentre dai 5 Stelle il mondo della scuola si aspettava molto altro, forse troppo e in ogni caso un cambiamento di rotta, deciso e consistente.

Il messaggio

Con le affermazioni del ministro, si staglierebbe dunque all’orizzonte della politica un messaggio preciso: la Lega è sempre la Lega e se non vi date da fare, voi meridionali, non ci esce nulla. E i leghisti, e non solo, hanno ben capito. E hanno votato il partito di Salvini, sia in Abruzzo e sia come si scopre dai sondaggi.

§ https://www.gildavenezia.it/ma-se-bussetti-lavesse-proprio-voluta-dire-quella-fesseria/

§ https://www.tecnicadellascuola.it/ma-se-bussetti-lavesse-proprio-voluta-dire-quella-fesseria

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Ecco le bozze segrete del regionalismo differenziato. Quale futuro per scuola e università?

§ https://www.gildavenezia.it/ecco-le-bozze-segrete-del-regionalismo-differenziato-quale-futuro-per-scuola-e-universita/

§ https://www.roars.it/online/ecco-le-bozze-segrete-del-regionalismo-differenziato-quale-futuro-per-scuola-e-universita/

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Ringraziamo Bussetti per averci rivelato le vere intenzioni del governo

§ https://www.tecnicadellascuola.it/ringraziamo-bussetti-per-averci-rivelato-le-vere-intenzioni-del-governo

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Caro Bussetti, prima di parlare si documenti!

§ https://www.tecnicadellascuola.it/caro-bussetti-prima-di-parlare-si-documenti

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