Il Teatro Stabile di Catania prosegue con grande determinazione (e grande successo) sulla scia del teatro civile. Dopo la splendida performance a giugno di Vincenzo Pirrotta in “Storia di un oblio” alla chiesa di San Nicola l’Arena, la rassegna “Altrove 2018” propone alle Ciminiere in questi giorni una piece coraggiosa, amaramente ironica e a tratti sarcastica sulla piaga più siciliana che possa esistere, quella Piovra senza fine che domina la nostra isola con il suo tronfio orgoglio.

Mafia Pride,  proveniente da La Girandola e Spazio Naselli di Comiso, scritto da Salvo Giorgio e diretto da Giampaolo Romania, ha sullo spettatore un effetto travolgente e spiazzante: l’azione scenica deve sgomentare, rompere l’orizzonte d’attesa, ma soprattutto far riflettere suscitando la risata, che si rivela amara che più amara non si può.

Sei donne volgari (le bravissime Anita Indigeno, Carla Cintolo, Leandra Gurrieri, Lella Lombardo, Milena Torrisi, Giuseppina Vivera),   sboccate, dotate di una fisicità volutamente travolgente, quasi fastidiosa per raccontare una logica, quella mafiosa che purtroppo tanto bene i siciliani conoscono, tanto ne sono, anche inconsciamente, imbevuti.

Femminazze volgari, dunque, cha narrano la mafia, i processi ai mafiosi, la storia dei pentiti in un sottoscala delle Ciminiere, voluta allegoria di un ambiente che allude alla degradazione di un mondo e una logica malati. Donne d’onore che. da una chiesa a una discoteca, dal mondo dei servizi segreti all’aula di un tribunale, parlano con intento parodico la lingua della mafia,  quell’esplosivo di detti, non detti, codici, riti e frasi che nascondono una simbologia ben precisa e dove non ci sono frasi a caso, ma i pentiti  sono degli «infami» e  c’è più onore nello stringere la «zampa di cane” che la loro mano.

Il tutto condito da un’inflessione palermitana perfetta, a tratti volutamente caricata, per trasmettere agli spettatori l’intento corrosivo e demistificatore del bello spettacolo: resta nella memoria la deposizione di Francesco Marino Mannoia interpretato dalla straordinaria Anita Indigeno, davvero accattivante nell’interpretazione di uno dei collaboratori di giustizia più famosi nella storia della mafia.

Si replica ancora da giovedì 20 a domenica 23 sempre alle ore 21.00. Assolutamente consigliato, e speriamo di vederlo presto anche in una tournée per le scuole: di teatro civile c’è bisogno e il terreno più fertile per le idee di rottura e di ribellione restano sempre le giovani generazioni.

Silvana La Porta