Magie barocche: un Boccherini sfizioso e divertente al Teatro Machiavelli

Continua la rassegna Magie barocche, giunta ormai alla sua ottava edizione, con il  concerto del 14 novembre al Teatro Machiavelli, che con gioia sta ospitando gli sfiziosi spettacoli della kermesse: stavolta è stato di scena un compositore tra i più amati e importanti della musica da camera, uno dei tanti migranti della cultura, quel Luigi Boccherini dallo stile galante  e rococò, che visse lunghi anni in Spagna.

A eseguire le sue vezzose composizioni I virtuosi della Rotonda (Federico Guglielmo, Alessia Pazzaglia, ai violini, Daniel Formentelli alla viola, Sara Airoldi e Luigi Puxeddu al violoncello) un’ensemble prestigiosa che si è dedicata in questi anni all’incisione delle musiche del compositore lucchese, accompagnata da critiche entusiastiche in ambito internazionale.

Chi meglio di loro quindi poteva tracciare il lungo itinerario musicale di Boccherini dall’Italia alla Spagna, dal delizioso trio per due violini e violoncello iniziale fino ai famosi quintetti, cui il musicista rimaneva tenacemente fedele? L’esecuzione, ammirevole per la tecnica rigorosa, ha piacevolmente sorpreso il folto pubblico di ascoltatori per l’affiatamento dei musicisti che hanno dialogato sobriamente, ma con grande feeling, specialmente nel famoso (anche per la splendida versione orchestrale che ne fece nel 1975 Luciano Berio) Quintetto per archi Op. 30 n. 6, dal suggestivo titolo La musica notturna delle strade di Madrid, un vero e proprio omaggio alla città che aveva accolto il musicista lucchese.

Una composizione di carattere descrittivo davvero singolare in cui gli strumenti hanno imitato suoni della realtà e gli archi si sono trasformati secondo procedimenti e ritmi spagnoli. Carinissimo è stato per noi siciliani il momento della pura imitazione dello scacciapensieri, il nostro marranzano e ancor di più, nel Minuetto dei mendicanti ciechi, i violoncelli suonati come se fossero chitarre; segue una sezione lenta, il Rosario. La Passacaglia dei Cantanti di strada, invece, ha descritto sarcasticamente il continuo andirivieni di questi gitani, vestiti male, che cantavano soprattutto per il proprio divertimento: e qui gli strumenti si sono cimentati nel “suonar male” con effetto pienamente esilarante.

E’ stato un Quintetto che davvero ha lasciato a tratti gli ascoltatori incantati per la sua immediata forza comunicativa, per le trovate brillanti  e i repentini cambi di atmosfera. Tutto è risuonato dolce e assai gradevole, suadentemente equilibrato, pienamente bello. E anche divertente, il che non guasta mai in un concerto che voglia catturare il suo pubblico…

Silvana La Porta

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