Mila Spicola conta su di te. Parliamo di Scuola / Suggerimenti a Fabrizio Micari

Chiediamo un aumento di almeno 200 euro nette a fronte di un nuovo contratto (uguale per tutti i cicli di scuola) di 18 ore (di lezione) + 18 ore (attività funzionali all’insegnamento, da svolgere a scuola, comprensive di tutte le attività accessorie: ricevimenti, consigli di classe e collegi dei docenti, scrutini, aggiornamento) e di una valutazione legata a una progressione di carriera e scatto (per formare il team di middle management scolastico in maniera strutturata e funzionale a un’organizzazione complessa sì ma chiara e moderna quali devono essere oggi le istituzioni scolastiche)

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Diretta alle Unioni sindacali e all’attuale o al prossimo Governo:

Per i docenti 200 euro in più: equo compenso diverso contratto:
“Il contratto italiano dei docenti è tra le cose più fumose e meno chiare che esistano: è un contratto che indica un lavoro di 18 ore di lezione (24 nella scuola primaria) ma in realtà nessun docente ne svolge solo 18.
Questo ha comportato e comporta equivoci, dequalificazione, denigrazione per una categoria che tutti riconoscono come vitale per il progresso del Paese ma che subisce un attacco continuo e crescente sia sul piano sociale che sul piano relazionale minando a fondo la sua funzione educativa.

Chiediamo un aumento di almeno 200 euro nette a fronte di un nuovo contratto (uguale per tutti i cicli di scuola) di 18 ore (di lezione) + 18 ore (attività funzionali all’insegnamento, da svolgere a scuola, comprensive di tutte le attività accessorie: ricevimenti, consigli di classe e collegi dei docenti, scrutini, aggiornamento) e di una valutazione legata a una progressione di carriera e scatto (per formare il team di middle management scolastico in maniera strutturata e funzionale a un’organizzazione complessa sì ma chiara e moderna quali devono essere oggi le istituzioni scolastiche).”

Che ne pensate di una proposta simile? Se sei d’accordo firma e fai firmare http://chn.ge/2Btnq8T

https://www.facebook.com/Parliamo-di-Scuola-temi-proposte-argomenti-203173906386917/

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Oggi: Mila conta su di te

Mila Spicola ha bisogno del tuo aiuto con la petizione “Unioni sindacali e Governo: Per i docenti 200 euro in più: equo compenso diverso contratto“.

Petizione change.org Diretta a Unioni sindacali e Governo
Per i docenti 200 euro in più: equo compenso diverso contratto

Chiediamo:

–              un aumento di almeno 200 euro nette a fronte di un nuovo contratto (uguale per tutti i cicli di scuola) di 18 ore (di lezione) + 18 ore (attività funzionali all’insegnamento, da svolgere a scuola, comprensive di tutte le attività accessorie: ricevimenti, consigli di classe e collegi dei docenti, scrutini, aggiornamento) e di una valutazione legata a una progressione di carriera e scatto (per formare il team di middle management scolastico in maniera strutturata e funzionale a un’organizzazione complessa sì ma chiara e moderna quali devono essere oggi le istituzioni scolastiche).

I docenti italiani sono i dipendenti laureati meno pagati di tutta la Pubblica Amministrazione italiana e tra i meno pagati, come docenti, in Europa.

Il contratto italiano dei docenti è tra le cose più fumose e meno chiare che esistano: è un contratto che indica un lavoro di 18 ore di lezione (24 nella scuola primaria) ma in realtà nessun docente ne svolge solo 18. Questo ha comportato e comporta equivoci, dequalificazione, denigrazione per una categoria che tutti riconoscono come vitale per il progresso del Paese ma che subisce un attacco continuo e crescente sia sul piano sociale che sul piano relazionale minando a fondo la sua funzione educativa.

Da sempre è stato tenuto in piedi un “non detto” sindacale riguardo questa categoria: ti chiedo poco ti pago poco, favorito anche dal fatto che, lavorando anche a casa e non essendo conteggiate le ore delle attività aggiuntive che si svolgono a scuola, tutto il lavoro fuori dalle classi risulta indefinito e indeterminato al resto del Paese.

Sarebbe il caso di approfondire se uno dei motivi di tale dequalificazione economica e reputazionale indotta non sia una discriminazione di genere: le donne rappresentano l’85% della categoria, da sempre considerata un lavoro di cura non una professione, soprattutto nei primi gradini del processo educativo.  “Ti chiedo poco ti pago poco, tanto hai un marito e una famiglia di cui occuparti e non ti lamenti”.

Oggi questi ragionamenti non possono accettarsi, per motivi retributivi, poiché si tratta di personale laureato e spesso specializzato o dottorato da cui si deve pretendere un lavoro qualificato e delicato, per motivi economici e perché il lavoro delle donne è pari a quello degli uomini e parimenti deve essere regolato, retribuito e considerato.

Le ultime riforme, al di là del giudizio positivo o negativo che ciascuno ne possa dare, hanno segnato un cambio di passo: maggiori responsabilità, l’aggiornamento obbligatorio, mille attività, legittimamente affiancate alle ore di lezione, esigono una professionalità e un impegno maggiore e sempre più adeguato alle grandi sfide che l’innovazione nel mondo deve affrontare e alle crescenti emergenze educative a cui la Scuola deve tenere testa, se non guidare. Non esiste oggi un docente che lavori solo 18 ore (o solo 24 se è alla primaria), possiamo far emergere quello che è un vero e proprio lavoro nero no9n retribuito, non riconosciuto e uniformare anche il contratto di tutti i docenti a prescindere dal ciclo di scuola visto che si richiedono uguali titoli e uguali responsabilità e impegno crescente?

Il carico di attività funzionali all’insegnamento e alla cogestione delle attività scolastiche si è raddoppiato se non triplicato. Si assiste dunque a un’accettazione di carichi di lavoro che arrivano anche alle 40, 50 ore settimanali a fronte di uno stipendio ridicolo e quasi offensivo sia per la richiesta di lavoro, sia per la qualifica e il ruolo da svolgere.

Chiediamo un contratto dignitoso, la regolarizzazione e l’emersione del lavoro nero, un equo riconoscimento economico e una progressione di carriera. Ti chiedo di più? ti pago di più.

Quello su cui si sono appena accordati sindacati e parti politiche è l’ennesimo pannicello caldo di circa 45 euro nette a contratto immutato che ai docenti e alle docenti non sta bene, non risolve né i problemi economici, né le rinnovate esigenze che la nuova organizzazione scolastica comporta (siamo davanti piuttosto a una dis-organizzazione che genera disagi, malessere e difficoltà di efficienza ed efficacia).

Non aiuta nemmeno a stimolare la motivazione personale adeguata per un necessario cambio di paradigma: dal considerare il lavoro docente come un lavoro di cura femminile dequalificato, al considerarlo una professione complessa, rispettata, equamente remunerata a cui chiedere legittimamente sia all’ingresso sia in itinere alti livelli di qualificazione e aggiornamento.

Dunque 200 euro nette a fronte di un contratto di 36 ore per tutti da svolgere a scuola con 18 ore (di lezione) + 18 ore (attività funzionali all’insegnamento) e valutazione legata alla progressione di carriera.

Up Sicilia per i docenti italiani

https://www.change.org/p/unioni-sindacali-e-governo-per-i-docenti-200-euro-in-pi%C3%B9-equo-compenso-diverso-contratto?recruiter=39304816&utm_source=share_petition&utm_medium=twitter&utm_campaign=share_petition&sharerUserId=39304816
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Suggerimenti di Mila Spicola a Fabrizio Micari per il programma del centrosinistra in Sicilia: “È importante che il rettore abbia individuato nella formazione e nelle politiche giovanili il perno del suo programma per la candidatura alle regionali. Aggiungo alcune proposte…”

Otto impegni per Fabrizio Micari

Dunque arriviamo ai miei contributi al programma di governo della Sicilia, articolato in otto questioni-chiave su scuola, formazione e università. Per essere concreta subito, vorrei un suo impegno e vorrei capire:

Uno. Quanto del bilancio regionale, una volta eletto Micari, vorrà destinare alla Scuola e all’Università, al netto poi dei fondi destinati alla filiera della Formazione Professionale Regionale?

Due. Sarà possibile creare una task force regione-atenei-scuole per piegare i fondi europei a questi obiettivi e non viceversa agire rincorrendo a casaccio le scadenze europee, impiegando i fondi purché si spenda, spesso senza sinergia o strategia?

Tre. Sarà possibile mettere in campo un impegno per aumentare le strutture destinate ai servizi per l’infanzia, per dare una risposta alle specifiche esigenze educative dei bambini e delle bambine siciliani, oltre che quelle delle famiglie e degli operatori per l’infanzia?

Quattro. Sarà possibile, con una presidenza Micari, mettere in campo sforzi coordinati tra Stato, enti locali e comuni per far partire il tempo pieno nelle scuole siciliane, evitando vacue formule di rito tipo quella che “le famiglie non lo chiedono” (al solito le esigenze e i pensieri degli adulti non i bisogni educativi di chi cresce, soprattutto nei luoghi inadeguati) per lavarsene le mani tutti quanti? Tempo pieno inteso non come parcheggio pomeridiano ma come parte dell’orario curriculare, esteso a recuperare gli ultimi e potenziare i primi, per fornire competenze di base di livello e recuperare i divari col resto del Paese?  Tutti, non alcuni sì ed altri no. Con progetti personalizzati sì, ma per tutti. Finanziati in modo strutturale e non estemporaneo o discontinuo come si fa da troppo tempo. Anche in sinergia col territorio e il mondo delle associazioni e del terzo settore.

Cinque. Sarà possibile rimettere in piedi un progetto di formazione professionale predisposta in modo strategico, competitivo e innovativo, in funzione di esigenze attuali e future del territorio e al servizio dei formandi, certamente non mortificando i lavoratori del comparto, ma coinvolgendoli in modo attivo, stringendo un patto chiaro di riconversione e riqualificazione dei corsi? Che parli meno il lessico degli avvisi e più quello di profili, competenze, programmi e obiettivi da raggiungere?

Sei. Sarà possibile, in un futuro governo Micari, creare poli di formazione all’imprenditorialità e all’autoimprenditorialità negli atenei con patti amministrazione regionale-scuole superiori-atenei, destinati a tutte e a tutti gli studenti degli ultimi anni delle scuole superiori o degli anni centrali? In modo che abbiano chiaro prima cosa possono fare e soprattutto cosa vogliono fare e cosa si perdono se non vanno avanti? In modo che Università e scuole superiori e associazioni di categorie si parlino e lavorino insieme a strutturare offerte sempre più aderenti ai bisogni di una nuova economia e di un diverso mercato del lavoro?

Sette. Sarà possibile creare accanto a questi poli, delle realtà comuni scuola-università-regione- associazioni di categoria di accompagnamento e monitoraggio e progettazione dei percorsi di alternanza scuola lavoro per ottimizzarne e potenziarne le finalità? Aprendo strade e modalità nuove se necessario.

Otto. Sarà possibile, finalmente, mettere mano alla legge e ai fondi sul diritto allo studio (ripeto il finalmente). La Sicilia è l’unica Regione in Italia a non averne una e gli studenti e studentesse da anni chiedono, approfondiscono, fanno proposte per poi rimanere con nulla in mano se non promesse.

Mi sono dilungata, sono temi che Micari conosce e condivide, lo so. Ma adesso la sua veste è un’altra. È un candidato e questi temi, questi impegni deve prenderseli pubblicamente se vorrà il sostegno di tante e tanti di noi. Questo campo largo deve raccontarlo alle famiglie siciliane, ai docenti, ai dirigenti, agli studenti, come anche al mondo politico, e con la stessa passione tirar tutti dalla stessa parte. Quella delle ragazze e dei ragazzi siciliani. I dimenticati di sempre.

link: http://www.maredolce.com/2017/09/06/regione-sicilia-otto-proposte-programma-fabrizio-micari/

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