Lei è una bella donna sessantenne, ex croupier, che si definisce “regina della menzogna”; lui è un povero operaio riminese, adesso disoccupato, povero in canna, ma simpatico e genuino…

Sono Lise e Adelmo, i due protagonisti dell’ultimo lavoro di Massimo Carlotto, “Il mondo non mi deve nulla”, prodotto da Teatro e Società, Accademia Perduta/Romagna Teatri e CSS Teatro stabile di innovazione FVG, in scena allo Stabile di Catania dal 3 all’8 aprile per la regia di Francesco Zecca, una pièce dolce amara che tanto fa riflettere su drammi profondamente attuali, quali la disoccupazione e le truffe ai danni dei cittadini. Ma lo fa con estrema leggerezza, merito di una regia efficace e di scenografia, luci e proiezioni convincenti, ma soprattutto dei due attori sul palcoscenico, una Pamela Villoresi in grandissima forma, capace di passare con estrema naturalezza da toni melodrammatici a riflessioni profonde e sentite, e un bravissimo Claudio Casadio, che ha perfettamente incarnato un vinto dalla società, che trova in Lise l’ultimo appiglio della sua naufragata vita.

Due sconfitti, dunque, lei che attende al buio, sinuosa al centro della scena, che qualcuno arrivi a svaligiarle la casa e a farla uscire dall’immobilismo della sua derelitta esistenza; lui  maldestro ladro sullo sfondo di una Rimini sonnolenta, che pare quasi la Dublino di Joyce, una città apatica, dove una finestra aperta può rappresentare la salvezza e la possibilità di un cambiamento decisivo.

Adelmo entra e al buio incontra Lise. Le luci si alzano e inizia il tormentato dialogo tra i due, in un vortice di pensieri, ricordi, sensazioni, che minuto dopo minuto tracciano un bilancio delle loro misere esistenze, stringendosi poi in un amplesso liberatorio. Pamela Villoresi davvero riempie la scena con una gestualità avvolgente e cabarettistica, incarnando con piena vitalità una bellissima sessantenne fallita cui resta la consolazione del suo charme, se Adelmo la preferirà alla moglie più giovane, ma meno affascinante;  Claudio Casadio le fa da perfetto contraltare, nella sua modestia, semplicità e ignoranza, caricando volutamente l’accento popolare dell’uomo di strada incolto e rozzo,  fino a giungere poi all’incontro d’anime che si svelano uguali.

Adelmo non accetterà i centomila euro che Lise vorrebbe dargli per ucciderla, evitando così di condannarsi a una vita mediocre dopo una grave perdita in investimenti bancari, anzi tenterà a tutti i costi di dissuaderla;  ma nella bella scena finale lo spettatore scoprirà che Lise è stata uccisa dalla moglie di Adelmo, che ha ceduto alla tentazione della ricchezza, mentre Adelmo, sconvolto per la morte di Lise,  svela di voler cambiare vita, imbarcandosi su una nave da crociera, con un monologo toccante, cha parla di amore per la vita.

Storia, dunque, di un incontro decisivo l’opera di Carlotto, che Francesco Zecca, con sapiente arte registica, ha interpretato in chiave dolce amara, lasciando spazio a una piccola speranza finale.

Silvana La Porta

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