Mythos Opera Festival, a Taormina una Traviata bella e applaudita

E’ stata una bella e applaudita Traviata quella di martedì 28 agosto al Teatro Antico di Taormina nell’ambito della seconda edizione della rassegna operistica Mythos Opera Festival, che quest’anno ha avuto un leit motiv importante, inclusione e disabilità, un tema sociale che nessuno può ignorare nel vivere civile.

 Non a caso la serata ha avuto una commovente apertura con la toccante esibizione alle tastiere di Federico Santangelo, giovane disabile pescarese che ha trovato nella musica la sua più riuscita forma di comunicazione. Sotto la guida del Maestro Alessandro Di Millo, il 23enne ha eseguito alcuni brani sull’importante palco del Teatro Greco,dinanzi a un pubblico in religiosa attenzione, che alla fine gli ha tributato lunghi e sentiti applausi.

Poi è andata in scena l’opera più rappresentata di Verdi, la più amata e ascoltata,  in un allestimento convincente, che ha fatto andare in estasi tanti turisti stranieri tra il foltissimo pubblico, sia per la qualità vocale degli interpreti sia per la messa in scena.

E, badiamo bene, cimentarsi nella Traviata non è cosa facile. Una storia di amore e morte che si intreccia con una fuggevole e insinuante gioia di vivere e la sua dimensione mondiale dà davvero il senso di misurarsi con qualcosa di immenso.

Nel cast vocale è emersa proprio la Violetta di Renata Vari, protagonista di un bel successo personale, che ha tratteggiato il proprio personaggio con un trasporto in linea con la direzione musicale ed una vocalità efficace. Davvero si è  stagliata indiscussa sopra tutti: una voce morbida, duttile e un timbro gradevole le hanno consentito di brillare nei recitativi e nei passaggi delle fioriture insieme a una buona presenza scenica e sufficiente istinto per la recitazione. Una Violetta piacevole, dunque, tanto nei duetti, quanto nell’aria del III («Addio, del passato bei sogni ridenti») e nell’arioso del finale III («Prendi: quest’è l’immagine»)..

Discreta la prova dell’Alfredo di Carlos Julio Muñoz : a parte qualche calo di voce, a tratti è emersa anche una diffusa piattezza nel fraseggio e una poco sentita partecipazione all’azione scenica.

Buona performance, infine, di Milo Buson nei panni di Giorgio Germont, parte qui particolarmente impegnativa, che il baritono ha risolto con buon controllo dell’emissione vocale, conservando una buona timbratura e risonanza nel registro acuto, soprattutto nella celeberrima aria  “Di Provenza”.

Bravi anche i comprimari: Floria Bervoix, interpretata da Sabrina Messina, il Barone, da Pablo Rossi Rodino, il Marchese, da Graziano D’Urso, il dottore, da Adolfo Corrado, e Gastone, da Diego Rossetto. Apprezzata ed elegante nel ruolo di Annina, Elisa Cistola.

Ottima anche la direzione del maestro Filippo Arlia, direttore musicale dell’intero Festival, che ha saputo perfettamente dosare la tensione orchestrale, proprio come Verdi richiedeva, adatta a reggere la corrispettiva tensione drammatica delle voci, manifestando un ottimo feeling con l’Orchestra Filarmonica della Calabria.

Il Coro Lirico Siciliano, sempre diretto dall’infaticabile maestro Francesco Costa, ha offerto una prestazione calzante, soprattutto nei due opposti corali di zingare e mattadori del II atto, che ci sono parsi adeguatamente ricchi di colori per gli occhi e le orecchie.

Essenziali, ma ben curate le scenografie, realizzate per l’appuntamento, da Luisa Migliore e Isabella Sturniolo di Progetto Danza Catania.

Il primo settembre il Mythos Opera Festival chiuderà la sua seconda fortunata e apprezzata stagione con il Gran Concerto Lirico Sinfonico alla Cattedrale di Taormina con solisti di fama internazionale. Un’ultima grande serata aspetta dunque il suo affezionato pubblico…

Silvana La Porta

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