Oscar del peggio, le vincitrici sono Fedeli e Lorenzin / mini dossier

La sindacalista Fedeli, priva di titolo di titolo di studio superriore quindi Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. è l’allegoria umana dell’inadeguatezza e dell’ipocrisia di una oligarchia di immeritevoli che peraltro da anni ci ammorba con la insopportabile retorica del merito.

La Fedeli tra qualche mese se ne andrà. Ha fatto un po’ la “crocerossina” in un campo da guerra creato da Renzi e dalla Gelmini prima ancora. Il problema è chi verrà.

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Fedeli e Lorenzin, medaglie al peggio

Siccome Mariaele Boschi e Marianna Madia sono talmente scarse che non arriverebbero prime nemmeno in una ipotetica classifica dei ministri più scarsi, dopo accurato screening e aver espunti Padoan e Poletti ai quali abbiamo già dedicato delle monografie, decretiamo peggiori ministre dell’ultima legislatura Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin.

La sindacalista Fedeli, priva di titolo di studio superiore quindi Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è l’allegoria umana dell’inadeguatezza e dell’ipocrisia di una oligarchia di immeritevoli che peraltro da anni ci ammorba con la insopportabile retorica del merito.

Chiariamo subito: il problema non è che non sia laureata. Nemmeno Benedetto Croce lo era. E il tempo ha sepolto nell’oblio la ministra della “Buona scuola” Stefania Giannini, che pure era glottologa. Il problema è che lei è solo Valeria Fedeli, e che è stato proprio il renzismo, di cui è cinica emanazione (una sindacalista avrebbe dato al finto rimpastino una spruzzata di sinistra) ad aver fatto del “merito” un caposaldo della marcia del Giglio su Roma (del resto sono noti i meriti di statisti come Boschi e Lotti).

Il 27 dicembre il ministero della Fedeli ha pubblicato un bando per il finanziamento dei “progetti universitari di interesse nazionale”, che però, s’impone, devono essere presentati con una domanda scritta in inglese. Verrebbe da chiedersi quale logica sottenda questa scelta bislacca se a capo del Miur non ci fosse la Fedeli, a quanto pare neanche diplomata (quando è stata scoperta la finta laurea millantata in Scienze sociali ha obiettato tante e tali scuse prive di senso da costringere il suo staff a precisare che dopo le medie “ha fatto una scuola per conseguire il diploma di maestra nelle scuole materne che dura tre anni”, perbacco).

Il 20 dicembre il Consiglio di Stato ha stabilito che per insegnare in scuole d’infanzia e primarie è necessario avere una laurea in Scienze della formazione. Cioè, per fare la maestra al nido non basta il diploma di magistrale; per guidare il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sì.

Se al di là degli studi irregolari Fedeli avesse speso tempo a coltivarsi autodidatticamente, non avrebbe potuto scrivere, in una lettera al Corriere: “Sarebbe opportuno che lo studio della Storia non si fermasse nelle aule scolastiche ma prosegua…”. Né dire “offrire percorsi sempre più migliori” senza specificare, al limite, che è da intendersi “migliori sempre di più”. Renzi avrebbe potuto metterla al Lavoro: peggio del perito agrario Poletti, quello secondo il quale è meglio che i precari emigrino per non averli tra i piedi, non poteva fare. Fedeli è la ministra dell’alternanza scuola-lavoro, perpetrata in comunella coi geni del Jobs Act: studenti allontanati dallo studio vero e mandati, ovviamente senza paga, a passare prodotti alle casse dell’autogrill, pubblicizzare eventi vestiti da elfi e renne, servire nei fast-food. Cioè a fare quel che faranno da grandi e da laureati se continueremo ad avere governanti del calibro di questi qui. Sempre che non decidano di seguire l’esempio della Fedeli: è meglio non studiare per accedere a poltrone prestigiosissime e stipendi d’oro. Quando sciorina le percentuali dei non laureati con la faccia contrita, Fedeli è consapevole di essere tra questi? (A esser pignoli rientra anche in quel 35% di lavoratori impiegati in settori non adeguati ai propri studi, insieme agli ingegneri che fanno i pony express).

Su Lorenzin, diplomata classica quindi ministra della Salute, c’è poco da dire. Oltre che per l’imbarazzante fertility day per dare figli alla Patria, la ministra berlusconian-alfanian-renziana della Sanità ridotta allo sfascio passerà alla storia per aver imposto per decreto l’obbligatorietà per 12 vaccini (poi diventati 10, a riprova del fatto che il numero era stato scelto a caso), senza una campagna di alfabetizzazione medica ma a suon di multe per i dissidenti, così i no-vax ricchi possono continuare a non vaccinare i figli mettendo a rischio i figli degli altri.
(Sia chiaro ai più duri di testa: noi siamo a favore delle vaccinazioni).

Per affiancare Renzi alle elezioni e sapendo di avere più padrini da ringraziare che elettori, ha appena lanciato Civica popolare, che già dal nome suggerisce come dentro ci sia il fior fiore della società civile più fresca: Cicchitto, Casini, De Mita nipote. Il simbolo è una peonia (Rutelli l’ha diffidata dall’usare la margherita, nelle cui fila si è formato uno come Renzi, per dire il lustro che comporta), “fiore petaloso nato dall’immaginazione di un bambino” (come, supponiamo, il programma, se esistesse). “Abbiamo vaccinato l’Italia”, ha detto sobriamente Lorenzin ai microfoni del Tg, “ora vacciniamo gli italiani da populismi e incapacità”. Speriamo che lei e la Fedeli almeno siano servite allo scopo.

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/fedeli-e-lorenzin-medaglie-al-peggio/

https://www.pressreader.com/italy/il-fatto-quotidiano/20180111/281522226486501

link: https://www.facebook.com/liliome/posts/10210575530296686

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La pagella della ministra Fedeli? ‘Promossa con debiti’ 

di TuttoscuolA -10 gennaio 2018

Una pagella nel complesso positiva, quasi una promozione con debiti, è quella che viene assegnata dal quotidiano Il Fatto, mai tenero con i ministri dei governi Renzi-Gentiloni, a Valeria Fedeli, alla quale viene riconosciuto il merito di aver fatto “un po’ la ‘crocerossina’ in un campo da guerra creato da Renzi e dalla Gelmini prima ancora”, come scrive Alex Corlazzoli, esperto di politica scolastica del giornale diretto da Marco Travaglio.

Il collaboratore del Fatto, che nella vita è un maestro, oltre che scrittore e giornalista, assegna alla ministra addirittura un 8 per aver saputo “ascoltare, confrontarsi con studenti, insegnanti, dirigenti pur con visioni diverse”. E un 7 per aver rimediato con i decreti delegati ad alcune carenze della legge 107: vengono citati a questo proposito “il diverso accesso al mondo della scuola, la qualificazione universitaria per le insegnanti dei nidi”. Un voto sufficiente, 6, anche per aver avuto “il coraggio di aprire una riflessione sull’uso del linguaggio a partire non solo dal femminile” (“Riesco a dirle di chiamarmi ministra?” disse a un giornalista nella sua prima conferenza stampa) ma anche per aver criticato l’uso della parola ‘deportati’ per definire chi era costretto ad emigrare da Sud a Nord.

Una insufficienza, ma non troppo grave (5), per non essere riuscita a “smontare il complesso labirinto burocratico” costituito dall’apparato amministrativo del Miur, “un modello piramidale che vede al vertice il ministro”, ma nel quale “chi sta negli scalini più bassi ha più potere decisionale della Fedeli di turno”.

Bocciatura completa invece (il voto è 4) perché, malgrado la sua caparbietà, la ministra Fedeli non ha avuto il coraggio di cambiare aspetti importanti della scuola italiana: “sul tema valutazione, sulla questione della bocciatura, sulla formazione degli insegnanti, sui presidi” e su “alcune questioni nevralgiche per il sistema d’istruzione italiano” come la riforma della scuola secondaria di primo grado e la revisione degli organi collegiali.

Tutto sommato l’alunna Fedeli può essere soddisfatta della pagella assegnatale dal maestro Corlazzoli su una testata, come il Fatto quotidiano, che ai suoi colleghi ministri ha riservato quasi sempre feroci stroncature.

link: https://www.tuttoscuola.com/la-pagella-della-ministra-fedeli-promossa-debiti/

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Chissenefrega degli svarioni della Fedeli. Ecco le pagelle della ministra

La Fedeli tra qualche mese se ne andrà. Ha fatto un po’ la “crocerossina” in un campo da guerra creato da Renzi e dalla Gelmini prima ancora. Il problema è chi verrà. Sarà l’ennesimo “rottamatore” del passato, una nuova “crocerossina” o un serio riformatore magari che proviene dal mondo della scuola e non dall’Università o dal sindacato?

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/02/chissenefrega-degli-svarioni-della-fedeli-ecco-le-pagelle-della-ministra/4069265/

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La ministra Fedeli? Un prodotto della lottitazione. È riuscita a far rimpiangere i suoi predecessori

https://www.ilgazzettino.it/lettere_al_direttore/lettera_direttore_papetti_scuola_fedeli-3453994.html

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Valeria Fedeli, la peggiore ministra di sempre: dietro di lei può vedere quei giganti dei suoi predecessori

http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/13293785/valeria-fedeli-peggiore-ministro-di-sempre-istruzione-dietro-di-lei-giganti.html

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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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