Amarcord 2016. Oliver Hart premio Nobel per l’economia 2016: “L’euro è stato un errore”

In Europa, ha sottolineato lo studioso, “abbiamo visto una preoccupazione sui diritti di decisione che sono strati trasferiti dai Paesi verso il centro, a Bruxelles, e credo che la forma da seguire adesso sia devolvere questa capacità di decisione ai singoli Paesi”. Se questo sarà fatto “l’Unione europea può sopravvivere e prosperare, ma in caso contrario, potrebbe fallire”, è stata la previsione di Hart, che considera gli stati Ue “non sufficientemente omogenei” per essere “una sola unità” che è quindi “un vero errore tentare di crearla”.

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Presidi zelanti scarica-barile e solerti dettaglianti di burocrazia difensiva

Piovono come pietre in tutte le scuole migliaia di circolari prodotte incessantemente da zelanti dirigenti che cercano di interpretare la confusa e bulimica produzione di norme e “indicazioni” nazionali o regionali operata per mano di schiere di invisibili “esperti”.

I Dirigenti Scolastici dimostrano un darwiniamo spirito di adattamento a tutto ciò cercando di scaricare su altri, in primis i docenti, responsabilità e scelte che dovrebbero essere loro.

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Camusso e Cinque Stelle all’assalto dell’articolo 18 / Camusso: ricucire con Cisl e Uil

C’è un fil rouge che va dalla manifestazione Cgil di ieri ai Cinque Stelle fino al nuovo soggetto politico della sinistra guidato da Pietro Grasso, che sarà presentato oggi a Roma: la battaglia contro il Jobs Act per il ripristino dell’articolo 18. Politicamente, è il tema del lavoro che potrebbe rappresentare l’ossatura di future alleanze post-voto tra M5S e sinistra, di cui al momento non si parla (il mantra del Movimento è “correre da soli” nella speranza di diventare il primo partito e ottenere l’incarico dal presidente Mattarella), ma che aleggiano sottotraccia.

Per questo «bisognerà ricostruire i fili» dell’unità sindacale, perché «divisi si è più deboli», ha detto Camusso, che ha spiegato di far «fatica a capire perché ci siano giudizi diversi da parte delle altre organizzazioni sulle pensioni». «Li rispettiamo, ovviamente – ha aggiunto – ma dobbiamo valutare quanto siano lontani dalla piattaforma» unitaria. La segretaria ha quindi annunciato che quella di oggi è «la prima mobilitazione, non ci fermiamo».

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Amarcord 2015. Berlinguer: «La scuola paritaria è pubblica. Basta contrapposizione»

Rimini. Luigi Berlinguer è tornato al Meeting dopo quasi vent’anni. La prima volta era stata nel 1997, quando era ancora ministro dell’Istruzione del primo governo Prodi. Padre della legge 62/2000 sulla parità scolastica, non ne può più del «solito, stucchevole stanco ritornello che contrappone pubblico e privato»… Continua a leggere

Al Miur nasce il Tavolo costo standard / ancora nulla di fatto, solo promesse

Era il 2016 quando al Ministero più complesso la Ministra Stefania Giannini curò la prefazione della ricerca, “Il diritto di apprendere” dello studente, che poneva sul tavolo la proposta del costo standard di sostenibilità, per porre fine alla più grave discriminazione; a Verona il 25 novembre 2017 la Ministra Fedeli annuncia la costituzione del Tavolo di studio “costo standard di sostenibilità” al Miur (Decreto 22.11.2017 n. 0000971)…

[l’articolo fa il punto sulla situazione: ancora nulla di fatto, solo le promesse della Fedeli]

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Contratto economico, le parole del Ministro! Non ho parole!

“Basti pensare – prosegue la ministra – al rinnovo, dopo 9 anni, dei contratti delle e dei docenti: una conferma della nostra volontà di rimettere al centro il valore sociale, oltre che economico, di questa figura professionale, con la quale il Governo sta proseguendo sulla strada tracciata con l’accordo del 30 novembre 2016. L’apertura della contrattazione è partita per avere il rinnovo entro la fine dell’anno”

“Se si vuole dare rilancio agli investimenti per la scuola e per la formazione l’aggancio è l’investimento sulla qualità delle retribuzioni  dei docenti, una delle professionalità più importanti del paese”  Pensiero di una ovvietà disarmante.

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Scuola. La scelta dei figli? Genitori, dimenticate tabelle e numeri (e anche gli open day)

Scuola. La scelta dei figli? Genitori, dimenticate tabelle e numeri (e anche gli open day)

Open day, classifiche, dati Invalsi e molto altro. Scegliere la scuola per i figli è un’impresa e alla fine prevale lo status. Ma è sbagliato e cambiare si potrebbe.

di Giuseppe Bertagna – 1 dicembre 2017

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la barzelletta degli studenti di Roma Tre sull’università

l’italiano rimane in mutande e mentre il tedesco e il francese possono utilizzare computer di ultima generazione, cattedre e guadagnano quasi il doppio del collega, il ragazzo proveniente dal bel paese rimane con un banchetto e un abaco. Quattro minuti di risate amare, ma dietro la barzelletta in realtà cela la dura verità: quella di persone che nonostante i sacrifici e la tenacia non vengono ricompensate dal sistema. Saranno pure resilienti, i ricercatori italiani, ma a tutto c’è un limite, tanto che in molti, alla fine, rinunciano.
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Autoconvocatiscuoleroma. Appello per un vero contratto della scuola

In questa situazione sarebbe inconcepibile un nuovo contratto che prevedesse in qualunque forma un salario legato al “merito” o alla “produttività”, misurazioni che nulla hanno a che fare con la professione del docente, ma che invece palesano la svolta autoritaristica e aziendalistica che è al centro dell’attacco alla scuola pubblica di Stato. Ciò significherebbe infatti mettere un timbro definitivo alla legge 107, per la quale la parola d’ordine dell’abrogazione deve continuare ad essere affermata in ogni sede ed in ogni mobilitazione. Continua a leggere

Insegnanti: stipendi adeguati, salute tutelata, previdenza anticipata. Firma la petizione

I risultati degli ultimi 50 anni parlano chiaro: tante, troppe, riforme dagli esiti disastrosi. In sintesi possiamo constatare che è diminuito il prestigio sociale dell’insegnante e con esso la retribuzione salariale, è poi peggiorato il trattamento previdenziale, infine è drammaticamente aumentato il malessere psichico della categoria che determina oggi l’80% delle inidoneità all’insegnamento.
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Il cammino verso il costo standard di sostenibilità non sarà facile

Fedeli ha chiamato a presiedere il tavolo sul costo standard proprio l’ex ministro Berlinguer che in passato ha mostrato di essere vicino al mondo scolastico di matrice cattolica.
Il cammino non sarà comunque facile. La Fedeli ha affermato che “ci sono luoghi, come anche il Parlamento, dove ideologie e settarismi e una concezione sbagliata dei principi costituzionali bloccano l’attuazione di leggi come questa.”
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Liceo Virgilio. “Solo Dirigenti” in difesa della preside / lettera degli studenti / mini dossier

In particolare gli studenti si dicono rammaricati per amareggiati dal fatto che la preside “veda il Virgilio come un covo di criminali figli di papà dove una minoranza mafiosa tiene in scacco una maggioranza omertosa”. 

In un mese è successo di tutto: il crollo di un soffitto del Cinquecento, un’occupazione con rave party, un video hard fra studenti postato sui social, bombe carta lanciate durante la ricreazione. Adesso anche la cocaina consumata a scuola. Non c’è pace per il Virgilio, il liceo classico di via Giulia dove l’anno scorso i carabinieri sono entrati per arrestare uno studente spacciatore. Dal primo settembre c’è una nuova dirigente scolastica, Carla Alfano. Oggi rivela senza mezzi termini l’esistenza di un «clima mafioso e intimidatorio all’interno della scuola da parte di un gruppetto di studenti. Con i genitori che li spalleggiano».

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Perché la neochiesa è una contro-chiesa / il fumo di Satana

Uno dei segni distintivi della neochiesa è il fatto che i suoi membri provano una sorta d’imbarazzo, d’insofferenza, diciamo pure di ripugnanza, all’idea di essere considerati dei cattolici. La Chiesa cattolica, di cui nominalmente fanno parte, a loro va stretta; le rimproverano di essere chiusa, egoista, venale, e, soprattutto, poco sensibile ai problemi concreti dell’Uomo e troppo interessata a questioni teoriche e, in fondo, poco interessanti, come la trascendenza di Dio, il bene e il male, l’Aldilà, il mistero della salvezza, e altre astruserie metafisiche.

Del resto, il papa Francesco lo ha pur detto, nella udienza generale del 23 agosto 2017: che, alla fine dei tempi, Dio chiamerà tutti gli uomini accanto a sé, sotto la sua tenda, per abitare con Lui per sempre. E se i chiamerà tutti, allora è chiaro che non ci sarà alcun Giudizio finale, alcuna distinzione fra buoni e malvagi, fra peccatori e santi, nonché fra cristiani e anticristiani. Todos caballeros, tutti santi, tutti in paradiso!

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LA “DIABOLICA” CONTRO-CHIESA

Non è neanche una chiesa parallela. Perché la neochiesa è una contro-chiesa?La sua finalità è antitetica a quella della vera Chiesa. Todos caballeros tutti santi tutti in paradiso le parole”chiave” del vocabolario bergogliano di Francesco Lamendola
Perché la neochiesa è una contro-chiesa

di Francesco Lamendola – 25 novembre 2017

 

 

Il vocabolo neochiesa è un neologismo con il quale si designa, da parte di quei cattolici che vengono di solito identificato come “tradizionalisti”, mentre sono cattolici e basta, l’odierna deriva della Chiesa cattolica, o di settori importanti di essa, verso qualcosa che non è più cattolico: alterando, rimuovendo, sostituendo, pezzo a pezzo, il vecchio edificio per erigerne uno nuovo e diverso, ma senza che la maggior parte dei fedeli se ne renda conto, così da realizzare una apostasia generalizzata, però silenziosa e quasi indolore, finché, un bel giorno – anzi, un brutto, un bruttissimo giorno – i cattolici si alzeranno il mattino e vedranno che la Chiesa non c’è più: niente più santa Messa, niente Presenza Reale, niente santa Eucarestia, niente Incarnazione, niente Resurrezione, niente Redenzione, niente divinità di Cristo, niente Santissima Trinità, niente comunione dei Santi, niente peccato né grazia, niente Giudizio finale, niente inferno e paradiso,  niente immortalità dell’anima, insomma niente di niente. Solo l’Uomo. L’Uomo al centro di tutto, l’Uomo signore dell’universo, l’Uomo padrone della vita e della morte.

Uno dei segni distintivi della neochiesa è il fatto che i suoi membri provano una sorta d’imbarazzo, d’insofferenza, diciamo pure di ripugnanza, all’idea di essere considerati dei cattolici. La Chiesa cattolica, di cui nominalmente fanno parte, a loro va stretta; le rimproverano di essere chiusa, egoista, venale, e, soprattutto, poco sensibile ai problemi concreti dell’Uomo e troppo interessata a questioni teoriche e, in fondo, poco interessanti, come la trascendenza di Dio, il bene e il male, l’Aldilà, il mistero della salvezza, e altre astruserie metafisiche. Soprattutto, le rimproverano di essere auto-centrata e autoreferenziale, e pochissimo misericordiosa, pochissimo solidale; di non essere prontamente e incondizionatamente favorevole all’auto-invasione islamista dell’Europa, alla concessione della cittadinanza a qualsiasi straniero ne faccia richiesta, o semplicemente che nasca in territorio europeo; di non capire e di non amare gli omosessuali, anzi i gay, come li chiama, e di escluderli ingiustamente dal Sacramento del matrimonio, perché, in effetti, anche il loro è amore, anzi Amore con la maiuscola, e quindi perché no alle nozze sull’altare di due uomini o  due donne, e perché no all’adozione di figli, o al procurarsi comunque dei bambini, con le svariate tecniche offerte dalla medicina odierna, nonché dalle disponibilità finanziarie, che rendono possibile la pratica dell’utero in affitto. E se, per caso, salta fuori che un capo scout di una parrocchia si sposa in municipio con un altro uomo, e non vuol saperne di mollare l’incarico, nonostante il parroco glielo domandi chiaro e tondo, il neoclero si mobilita in sua difesa (come ha fatto il vice-parroco, corso in municipio a festeggiare l’unione dei due), e così i neofedeli; e la neostampa, L’Avvenire in testa, e i neovescovi, come quello di Gorizia, direttamente interessato, si affrettano a far sentire la loro voce, belando e borbottando concetti confusi e arzigogolati, nei quali si riconoscono tuttavia le infallibili e ricorrentiparole-chiave create dal vocabolario bergogliano“discernimento”, “accoglienza”, “accompagnamento”, “misericordia”, “inclusione”, e via di questo passo. E se due donne si sposano in municipio, e dicono al parroco quanto vorrebbero potersi sposare pure in chiesa, costui che fa?, le invita a salire sull’altare, in piena santa Messa, le presenta festosamente ai fedeli, le porta ad esempio di vero e santo amore e si duole di non poterle unire nel sacro vincolo davanti a Gesù Cristo: il tutto nel silenzio assordante del suo vescovo – quello di Palermo – per il quale, evidentemente, tutto ciò è normale. E forse lo è anche per una parte di quei fedeli, ma,  crediamo, non per tutti; come è normale, per una parte dei fedeli del duomo di Terni, ammirare, ogni volta che vanno in chiesa  a pregare, vedersi davanti l’enorme affresco blasfemo di un pittore, gay miltante, che esalta la resurrezione di Gesù e delle altre anime in chiave, appunto, gay, profanando sia la figura di Cristo, sia il concetto cattolico della resurrezione (quella di Cristo e quella finale dell’umanità), e dando a intendere che i peccatori andranno tutti in paradiso, senz’altra formalità e senza bisogno di ridicole minuzie e di stupidaggini come quella di pentirsi e convertirsi. Del resto, il papa Francesco lo ha pur detto, nella udienza generale del 23 agosto 2017: che, alla fine dei tempi, Dio chiamerà tutti gli uomini accanto a sé, sotto la sua tenda, per abitare con Lui per sempre. E se i chiamerà tutti, allora è chiaro che non ci sarà alcun Giudizio finale, alcuna distinzione fra buoni e malvagi, fra peccatori e santi, nonché fra cristiani e anticristiani. Todos caballeros, tutti santi, tutti in paradiso! Ecco: questo è un tipico esempio di cosa s’intende per “neochiesa”. Non tutte queste cose, peraltro, i membri della neochiesa le dicono apertamente: molte si limitano a suggerirle, oppure le dicono e poi le smentiscono, secondo la ben nota tattica del tirare il sasso e poi nascondere la mano; altre ancora le lasciano capire, ma non le affermano né le smentiscono, perché costoro sono dei veri artisti dell’ambiguità, su quel terreno nessuno li batte e il papa Francesco è il loro modello supremo e inarrivabile.

 

Contro-chiesa: una contraffazione demoniaca della vera Chiesa di Gesù Cristo.

Dove la parola di Dio viene sistematicamente stravolta.

 

In effetti, i membri della neochiesa si riconoscono quasi più da ciò che non vogliono, che da quel che vogliono; e, in particolare, dalle loro idiosincrasie. Volete vederli diventare verdi dalla bile, schiumanti di rabbia, scintillanti di odio, nei loro sguardi di solito così benevoli e misericordiosi verso gli eretici, gl’infedeli, gli ebrei, gli scismatici, gli apostati e tutti i nemici, palesi e occulti, del Vangelo di Gesù Cristo? Basta che nominiate loro la sacra Tradizione, o che affermiate che il luteranesimo è un’eresia, o che lodiate la battaglia antimodernista di san Pio X, o che avanziate la più piccola riserva sulla meravigliosa stagione inaugurata dal Concilio Vaticano II; basta che vi asteniate dal tessere le lodi di Karl Rahner, o di Teilhard de Chardin, o di don Lorenzo Milani, o di Carlo Maria Martini, o di David Maria Turoldo, i quali tutti, per ragioni diverse, hanno contribuito alla fondazione della neochiesa; e basta che avanziate la sia pur minima riserva sulle ”teologia” di Enzo Bianchi, o sulla competenza e onestà morale e intellettuale di Nunzio Galantino o di Vincenzo Paglia; o che sussurriate come lo sperticato elogio di Marco Pannella, da parte di quest’ultimo, sia stato, forse, un tantino inopportuno. Allora li vedrete, questi inossidabili buonisti, talmente buonisti da negare recisamente che il terrorismo islamico esista, o che l’aborto sia una forma di omicidio, o che sospendere l’alimentazione (l’alimentazione!) di Luana Englaro sia stato un caso patente di eutanasia, li vedrete, dico, arrotare i denti e digrignare le mascelle; li vedrete sprizzare sacra indignazione, il loro sguardo mansueto caricarsi di livore, il loro eloquio, di solito mellifluo come una caramella, farsi duro, spezzato, fremente; li vedrete rivelarsi per quello che sono: degli ossessi anticattolici i quali pretendono, però, di conservare l’etichetta di cattolici per poter infliggere danni più gravi alla Chiesa e al Vangelo di Gesù  Cristo, per poter ingannare meglio le anime candide e le menti sprovvedute, per poter proseguire indisturbati la loro subdola e nefasta opera di distruzione sistematica di tutte le verità della fede cattolica.

Ci piacerebbe, pertanto, che un concetto fosse posto bene in chiaro, fuori da ogni possibile ambiguità: la neochiesa non è una specie di chiesa parallela, ma tutto sommato buona, perché proiettata in avanti, dunque progressista, ma sostanzialmente fedele al Vangelo; forse un po’ impaziente di vederlo realizzato, forse un po’ impulsiva, un po’ irruente in alcuni suoi membri e in alcune sue manifestazioni, nondimeno ardente di zelo cristiano e quindi benedetta da Dio, la cui Provvidenza ce l’ha mandata: no, essa è, puramente e semplicemente, una contro-chiesa. Una neochiesa i cui esponenti affermano che Martin Lutero è stato inviato dallo Spirito Santo, è una anti-chiesa; e una neochiesa che afferma che Dio non distrusse, ma risparmiò, Sodoma e Gomorra, non è altro che una contro-chiesa. E una neochiesa che invita alla santa Messa gli islamici, per di più all’indomani del barbaro assassinio di un sacerdote cattolico, sull’altare, mentre celebrava il Sacrificio eucaristico, da parte di due criminali islamici, è una antichiesa, come lo è una neochiesa dove si invita nella casa di Dio una processione di fedeli induisti, con il dio Ganesha in testa; o dove si vede un alto personaggio del più importante ordine religioso cattolico unirsi ai monaci buddisti nella loro preghiera, seduto alla loro maniera, gli occhi rivolti al cielo per pregare non si sa chi o che cosa (visto che i buddisti non credono nemmeno a un dio personale come noi lo intendiamo, non diciamo neppure al vero Dio). Una contro-chiesa è una macchina diabolica per trascinare le anime nell’errore, e quindi nel peccato e nella eterna dannazione. Ora, se non si deve chiamare “diabolica” una cosa del genere, non sapremmo a chi o a cosa si attaglia una simile espressione. Ah, già: ma la neochiesa non crede all’esistenza del diavolo; dunque, fate voi…

 

Un nuovo “vitello d’oro” della contro-chiesa: in una chiesa cattolica fedeli induisti, con il dio Ganesha 

 

Ma quel che più contraddistingue la neochiesa, e permette di riconoscerla, è la sua finalità, antitetica a quella della vera Chiesa. La ragion d’essere della Chiesa cattolica è la salvezza delle anime: Andate in tutto il mondo e predicate ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato (Marco, 16, 15-16), dice Gesù ai suoi Apostoli, prima della sua Ascensione al cielo. Per questo Gesù ha voluto e fondato la sua Chiesa: per annunciare il Vangelo e battezzare i credenti con il suo battesimo. E cosa dice la neochiesa, per bocca del papa Francesco, nella famosa intervista al gran papa della massoneria, Eugenio Scalfari? Che l’apostolato è una solenne sciocchezzaEcco la differenza: la vera Chiesa vuol salvare le anime; la neochiesa è indifferente alla loro salvezza, anzi, predicando dottrine false e moralmente contrarie al Vangelo, le spinge verso la rovina e la dannazione eterna. Non è una differenza da poco: sono l’una il contrario dell’altra. Chi sta nella neochiesa non sta nella Chiesa cattolica, ma contro di essa; e non è un servitore della Verità, ma della menzogna. Di fatto, la neochiesa è il modernismo divenuto, da eresia, condannata e scomunicata come tale, struttura permanente della Chiesa stessa: ma sempre una eresia rimane; ele eresie non vengono da Dio, ma dal diavolo, che sempre fa leva sull’orgoglio umano. Una “chiesa” che non si preoccupa della salvezza delle anime, ma che anzi le trascina nell’errore, e che è ad esse di scandalo, una simile “chiesa” altro non è che una contraffazione demoniaca della vera Chiesa di Gesù Cristo.

Sono concetti terribili, questi; sono affermazioni pesanti come macigni: lo sappiamo e ne siamo desolati. Ma la responsabilità di un incendio non ricade, né potrebbe mai ricadere sui pompieri; ricade su quanti lo hanno appiccato, specialmente se lo hanno fatto in maniera intenzionale. È molto difficile pensare che gli uomini della neochiesa, siano essi sacerdoti o semplici fedeli, non si rendano conto della portata demoniaca della loro azione. Certo, ai livelli più bassi questo è possibile: quanti sedicenti cristiani, di fatto, sono già entrati a far parte dalla neochiesa, da molto tempo, con il loro modo pigro, conformista, approssimativo  e lassista di vivere il cristianesimo: con il loro scusare la loro pigrizia e l’altrui, con il loro giustificare istintivamente il peccato, con la loro pretesa di ritagliarsi una morale personale, ciascuno sulla propria misura, semplicemente perché trovano troppo pesante e faticoso dover rispettare i Dieci Comandamenti e cercare di mettere in pratica l’insegnamento di Gesù Cristo. E similmente, un gran numero di preti erano da anni entrati a far parte della neochiesa, avendo preso la pessima abitudine di non pensare più secondo Dio, ma secondo gli uomini, e di affidarsi a un giudizio puramente umano – il proprio, innanzitutto, e poi l’altrui, del quale desideravano l‘approvazione – invece che a quello di Dio. E chi vuol piacere agli uomini invece che a Dio, chi preferisce la loro approvazione a quella di Dio, non è un vero cristiano e non è, idealmente, nella vera Chiesa, ma in una chiesa falsa e apostatica, fatta a misura delle umane debolezze e delle umane vigliaccherie, non certo nella vera Chiesa fondata da Gesù Cristo sulla roccia della fede. Ai livelli più alti, però – i vescovi, i cardinali e il papa stesso – non è possibile che nessuno si sia accorto che stava nascendo una “chiesa” apostatica, mediante la quale la parola di Dio viene sistematicamente stravolta e le anime, invece che guidate verso la salvezza, vengono spinte verso il precipizio. Bisogna quindi pensare, necessariamente, ad un’azione del tutto consapevole. E anche questa è una cosa terribile a dirsi, perfino a pensarsi: pure, è inevitabile giungere a una tale conclusione.

Esiste, del resto, uno stile che corrisponde alla vera Chiesa, e un altro stile che corrisponde alla neochiesa. Lo stile della vera Chiesa è quello della difesa e dell’affermazione intransigente della Verità. Gesù Cristo, richiesto di dire la verità, e richiesto dai suoi peggiori nemici, quella notte, nel Sinedrio, i quali non cercavano altro che un pretesto per condannarlo a morte, alla domanda del sommo sacerdote: Ti scongiuro, per il Dio vivente, perché ci dica se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, perfino a quella domanda, che comportava la sua condanna a morte, ha risposto senza esitare: Tu l’hai detto; anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra di Dio, e venire sulle nubi del cielo (Matteo, 26, 63-64).

Anche il papa Francesco è stato pregato e scongiurato di chiarire alcuni gravi dubbi sorti nei fedeli dalla lettura della sua esortazioneAmoris laetitia: prima da quattro cardinali, poi da più di sessanta teologi e sacerdoti. Rispondendo, non rischiava la vita, non rischiava nulla se non di ammettere d’essersi espresso male. Ma non l’ha fatto.

Del 25 Novembre 2017

http://www.accademianuovaitalia.it/index.php/cultura-e-filosofia/la-contro-chiesa/3519-solo-una-contro-chiesa

(https://anticattocomunismo.wordpress.com/2017/11/26/la-diabolica-contro-chiesa/)

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Gaffe della ministra Fedeli che confonde lo slogan dell’Agesc “Non siamo di serie B”

Per il ministro “il sistema italiano senza le scuole paritarie sarebbe povero di qualità e di pluralismo. Nel tempo c’è stato un equivoco per cui in passato scuola paritaria significava scuola di serie B, cioè non qualitativa”.

[questo ha detto Valeria Fedeli, intervenendo il 25 novembre a Verona al VII Festival della DSC, equivocando e prendendo un granchio. Infatti lo slogan “non siamo di serie B” è stato coniato circa due anni fa da Roberto Gontero (Agesc) con riferimento non alla QUALITÀ ma ai FINANZIAMENTI statali giudicati esigui e tardivi; perciò lo slogan era diretto proprio al governo di cui ora Fedeli fa parte! successivamente la stessa espressione “non siamo di serie B” è stata clonata dai docenti delle paritarie (Filomena Pinca) e fatta indossare ai bambini torinesi (contro Appendino). è da prevedere che la gaffe della Fedeli verrà sfruttata come assist dall’Agesc e dal mondo delle paritarie!]

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Torino. «Non siamo di serie B»: i bimbi delle paritarie protestano contro i tagli

di Danilo Poggio lunedì 27 novembre 2017

Manifestazioni nelle scuole Fism. Petizione al Comune per ripristinare i fondi di tre milioni di euro (ridotti a due milioni e mezzo) e le agevolazioni per la Tari. 550 posti di lavoro a rischio

“Non siamo di serie B. Siamo tutti uguali”. I bambini delle scuole paritarie Fism (Federazione italiana scuola materna) di Torino lo hanno detto in ogni modo, con i disegni, con le canzoni e persino con dei girotondi all’interno degli asili. Eppure, la Giunta Appendino va avanti, dritta per la sua strada. I tagli decisi nel bilancio Comunale nella scorsa primavera restano del tutto confermati e neppure le circa duemila firme raccolte dai genitori in questi mesi per una petizione hanno convintol’Amministrazione.

Oggi centinaia di bambini hanno partecipato al contemporaneo “flash mob” all’interno delle scuole paritarie della città. Indossavano maschere colorate e, facendo il girotondo e usando i fischietti, hanno voluto dire al Comune di non essere meno importanti dei loro coetanei. I video e le foto si sono diffusi immediatamente sui social network. Intanto, nel palazzo comunale, una delegazione di genitori ha presentato la petizione davanti alle Commissioni consiliari Bilancio e Educazione. All’incontro ha partecipato l’assessore al Bilancio Sergio Rolando, mentre l’assessora all’Istruzione Federica Patti era impegnata a Roma per un
incontro istituzionale dell’Osservatorio permanente per l’inclusione scolastica.

I genitori hanno richiesto di ripristinare integralmente i fondi comunali di tre milioni di euro (ridotti a due milioni e mezzo dopo la sforbiciata del Bilancio) e le agevolazioni per la Tari, con assegnazione a parte dei fondi per handicap pari a 14mila euro a bambino, nonché il rispetto del pagamento della rateizzazione concordata con il Comune per i contributi relativi all’anno 2016″. I genitori tornano a parlare di taglio ideologico: “Il sistema scolastico – spiega uno dei genitori, Paolo Audisio – ha tre gambe: le scuole statali, quelle paritarie comunali e quelle paritarie convenzionate. In questo modo, si azzoppa ulteriormente la gamba che era già più corta, colpendo oltre cinquemila bambini. Non dovrebbero esserci bambini di serie a o di serie b, eppure di fatto stiamo subendo una vera e propria discriminazione. Sono bambini, ma sono innanzitutto cittadini di Torino e hanno gli stessi diritti degli altri.” In questi pochi mesi, dopo i tagli già due scuole sono diventate paritarie private, rinunciando alla convenzione con il Comune.

E 550 posti di lavoro sono a rischio. “Questo significa – continua Audisio -che a Torino avviene e ci viene imposta una sostanziale negazione della libertà di scelta educativa. Una qualunque famiglia non riesce ovviamente a permettersi rette molto alte. La convenzione consente di avere costi calmierati e accessibili e non tutte le nostre famiglie sono ricche”.

Quello dei tagli, non è poi l’unico problema. Per quel che riguarda i contributi già stabiliti per il 2016, sono state erogate sette rate su dieci, mentre i fondi del 2017 sono fermi. L’assessore Rolando nell’incontro di ieri ha comunque confermato di mantenere i tagli alle convenzioni, al fine di far quadrare il bilancio ed evitare il pre-dissesto della città. Si è soltanto impegnato ad erogare le rate mancanti del 2016 entro la fine dell’anno, con i nuovi afflussi di cassa del Comune. “Non hanno intenzione di aiutarci – commenta con amarezza una mamma, Francesca Giordano – e le decisioni sono state ormai prese. Come genitore mi sento presa in giro per l’assenza rumorosa dell’assessora all’Istruzione: l’incontro era previsto da tempo. Ci siamo sentiti dire che era necessaria la sua presenza per approfondire la questione. E allora, perché non anticipare o posticipare l’incontro? Noi abbiamo bisogno di risposte concrete da parte di chi può decidere. Sono rimasta molto delusa”.

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/torino-bambini-protesta-scuole-paritarie-tagli

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Fedeli: sbaglia chi considera le scuole paritarie di serie B

Per il ministro “il sistema italiano senza le scuole paritarie sarebbe povero di qualità e di pluralismo. Nel tempo c’è stato un equivoco per cui in passato scuola paritaria significava scuola di serie B, cioè non qualitativa”.

https://www.tecnicadellascuola.it/fedeli-sbaglia-chi-considera-le-scuole-paritarie-di-serie-b

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Paritarie, docenti discriminati nel passaggio alle scuole statali / Filomena Pinca

Nato un Comitato che ha presentato una petizione al Parlamento Europeo: «Non siamo prof di serie B»

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/paritarie-docenti-discriminati-nel-passaggio-alle-scuole-statali

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Paritarie ridotte a scuole di serie B

Siamo sull’orlo del baratro. Non usa mezzi termini Roberto Gontero, presidente nazionale dell’Associazione nazionale genitori scuole cattoliche (Agesc), per descrivere la situazione in cui si trovano le scuole partitarie in Italia, a causa del blocco dei fondi destinati a queste strutture.

http://www.ilgiornaleditalia.org/news/primopiano/881295/Paritarie-ridotte-a-scuole-di-serie.html

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Le paritarie fanno un girotondo in maschera contro Appendino: “Non siamo bambini di serie B”

http://www.torinoggi.it/2017/11/27/leggi-notizia/argomenti/scuola-e-lavoro/articolo/le-paritarie-fanno-un-girotondo-in-maschera-contro-appendino-non-siamo-bambini-di-serie-b.html

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Ecco da dove ripartire per tutelare le scuole paritarie

Al massimo il 5 Agosto i contributi saranno nelle casse per pagare gli stipendi di quei docenti… di serie B!

http://formiche.net/2017/07/01/scuole-paritarie-tutela/

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Paritarie trattate come scuole di serie B

(http://www.tempi.it/scuole-paritarie-la-solita-discriminazione#.Wh1sKlXibIU)

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Festival della Dottrina Sociale della Chiesa / Fedeli “La scuola paritaria è scuola pubblica”

Un dato che il ministro Fedeli ha ricondotto ad un equivoco storico: «Nel passato vi è stato un periodo in cui la scuola paritaria era vista come una scuola di serie B, non qualitativa. Ma in questi anni è stato fatto un lavoro straordinario per perseguire la qualità eliminando quelle esperienze che non funzionavano, nel rispetto del pluralismo dell’offerta didattica ». E ha aggiunto: «La scuola paritaria è scuola pubblica e sono qui oggi per dialogare, per costruire qualità nella funzione educativa. Il bene comune a cui puntiamo è la formazione dei nostri ragazzi. Vogliamo operare per un rilancio basato sulla corresponsabilità educativa della scuola, intesa come un insieme di studenti, docenti e famiglie». Inizio di un nuovo cammino verso la stabilizzazione del sistema duale?

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Dottrina Sociale, Bassetti e Parolin concludono il Festival di Verona

Il Segretario di Stato: «Urgente rivalutare la genialità del cristianesimo davanti a spinte oligarchiche economiste». Il presidente Cei: «Ricucire il Paese valorizzandone i talenti»
di Marco Roncalli – 27 novembre 2017
 Il cardinale Parolin durante la messa a Santa Anastasia a conclusione del Festival della Dottrina Sociale

Si è conclusa ieri presso il Cattolica Center di Verona il VII Festival della Dottrina Sociale, apertosi giovedì scorso 23 novembre. Due i momenti che hanno caratterizzato l’ultima giornata della kermesse organizzata da monsignor Adriano Vincenzi soddisfatto per l’esito di questa edizione che ha consentito a migliaia di persone di «vivere l’esperienza di una Chiesa diversa, semplice, bella, vera e buona» e nella quale, lontano da approcci autoreferenziali, si è parlato, più che di Chiesa, di relazione anche a servizio del «sistema Italia». Il primo, in mattinata, al Teatro Nuovo con l’intervista al cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia e presidente della Cei; il secondo dopo mezzogiorno nella Basilica di Santa Anastasia, con la messa celebrata dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano.

«Il Festival – ha sottolineato Bassetti nel suo intervento – è stato ricco di riflessioni e suggestioni anche dall’Africa e dall’Asia», costituendo sin dallo spunto offerto dal titolo scelto “Fedeltà è cambiamento” «un forte invito ad accogliere la sfida del cambiamento per rimanere fedeli a Dio e all’ Uomo». «Accogliere la sfida del cambiamento significa avviare dei processi, come ha detto il Papa, senza preoccuparsi di occupare degli spazi di potere. Il momento è dell’uomo mentre il tempo è di Dio», ha affermato il numero uno dei vescovi italiani, convinto che i processi devono avere immediato riscontro pratico proprio come la Dottrina Sociale richiede, riferendosi all’essere lievito nella società. Da qui, ha proseguito Bassetti, l’«urgenza di elaborare e applicare nuove pratiche concrete della Dottrina Sociale perché temi come il lavoro e la disoccupazione devono ritrovare centralità nelle riflessioni sociali».

Citando Giorgio La Pira, Bassetti ha ricordato che «i cardini della vita dell’uomo sono il pane e la grazia», insomma «occuparsi della disoccupazione vuol dire prendere sul serio il Vangelo». Poi il presidente Cei ha offerto alcune indicazioni: «I cattolici, prendendo spunto dalla Dottrina Sociale della Chiesa, hanno a disposizione un grande patrimonio di idee e pratiche che va valorizzato con l’obiettivo di rammendare l’Italia, ricucire il Paese valorizzandone i talenti. È una sfida, un impegno di umanità e santità su cui si gioca il presente e il futuro del Paese. La famiglia e la messa in sicurezza del territorio potrebbero essere, in questo senso, un incentivo di sviluppo per l’Italia».

E a proposito di futuro del Paese e di sviluppo il cardinale ha concluso con un pensiero rivolto ai giovani che «non devono avere paura, perché la paura soffoca e toglie il futuro, paralizza e toglie la speranza». E se i giovani «non sono una generazione perduta, perché hanno la capacità di cambiare le cose», serve in ogni caso un nuovo patto tra generazioni: «Gli adulti devono essere dei punti di riferimento per permettere ai giovani di volare. Per questo serve un patto tra la politica, i giovani e gli adulti, consapevoli che fare le cose belle costa, ma che il sacrificio ripaga».

Di giovani a Verona si è parlato molto anche sabato nel convegno “Esserci per educare… le nuove generazioni”, che ha visto, insieme a quella di diversi rappresentanti di associazioni del mondo della scuola e dello stesso cardinale Bassetti, la partecipazione del ministro della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli. La quale, in tema di pluralismo educativo e offerta formativa per il diritto allo studio, ha annunciato in particolare di aver firmato «la costituzione del Gruppo di lavoro per la definizione del costo standard di sostenibilità per gli studenti», premessa del percorso che dovrebbe portare alla completa attuazione della legge 62 del 2000, sulle “Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione”.

Di certo un fatto che dimostra volontà di dialogo e considerazione rinnovata verso la qualità e la funzione educativa delle scuole paritarie espressamente citate nell’intervento di Bassetti: «Educare – ha affermato il porporato – è il compito specifico della Chiesa, ed educare è alla fine evangelizzare: è il primo compito che abbiamo nei confronti dei ragazzi. Anche le nostre scuole cattoliche dovrebbero usufruire di quegli stessi diritti di cui usufruiscono tutte le scuole, perché le nostre sono scuole paritarie, pubbliche, dove accogliamo tutti senza distinzione di razza o religione e quindi dovrebbero essere sostenute dallo Stato come avviene nella maggior parte dei Paesi d’Europa».

Un dato che il ministro Fedeli ha ricondotto ad un equivoco storico: «Nel passato vi è stato un periodo in cui la scuola paritaria era vista come una scuola di serie B, non qualitativa. Ma in questi anni è stato fatto un lavoro straordinario per perseguire la qualità eliminando quelle esperienze che non funzionavano, nel rispetto del pluralismo dell’offerta didattica ». E ha aggiunto: «La scuola paritaria è scuola pubblica e sono qui oggi per dialogare, per costruire qualità nella funzione educativa. Il bene comune a cui puntiamo è la formazione dei nostri ragazzi. Vogliamo operare per un rilancio basato sulla corresponsabilità educativa della scuola, intesa come un insieme di studenti, docenti e famiglie». Inizio di un nuovo cammino verso la stabilizzazione del sistema duale?

Ieri, domenica 26 novembre, la conclusione del Festival si è protratta nell’omelia del cardinale Pietro Parolin, che ha celebrato la messa nella Basilica di Santa Anastasia. «Come ha evidenziato Papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium, il credente non può ignorare le ragioni profonde del suo impegno missionario in ogni realtà. È sollecitato a vivere l’amore a 360 gradi, ossia un amore pieno di verità in ogni ambito della sua vita e delle sue relazioni, fino all’attività finanziaria ed economica. L’amore di Cristo va testimoniato con la difesa della vita nascente e della vita che si spegne, va testimoniato con l’inclusione sociale dei poveri, va testimoniato con l’instaurazione di una sana economia mondiale, va testimoniato aiutando le persone che sono chiamate a operare nel sociale e nel politico, a tutti i livelli, a prepararsi al loro compito, rendendosi consapevoli della necessità di incidere sulle loro cause profonde di bene, non dimenticando che tutto deve essere finalizzato al bene comune», ha detto il Segretario di stato vaticano.

E ha ricordato come «in una società dominata da un individualismo radicale e da una prevalente indifferenza nei confronti dell’altro, come anche da una certa paura del futuro, la Dottrina Sociale rende fecondo l’umano». «In particolare – ha aggiunto – la Dottrina Sociale della Chiesa offre l’ideale storico e concreto di una nuova progettualità relativa alla società, all’economia e alla democrazia». A Verona Parolin ha spiegato anche che «la Dottrina Sociale fornisce, in un contesto caratterizzato dal deficit di una politica amica della persona, spesso lontana dai bisogni della gente, e dall’assenza di una visione a lungo raggio, una piattaforma di beni e valori. Verso tale piattaforma sono chiamati a convergere i credenti e tutti gli uomini di buona volontà». Poi un affondo: «In un contesto di crescente stemperamento di identità, miscelate in maniera indistinta e confusa, in un periodo storico in cui avanzano spinte oligarchiche economiste, diventa urgente la rivalutazione della genialità del cristianesimo».

Ben evidenti, nelle parole del “primo ministro” vaticano, i rimandi al tema del Festival: «Il cambiamento sociale, tecnologico e culturale crea benessere per la società e l’economia, e aumenta anche la felicità solamente quando è compiuto entro l’alveo della verità dell’uomo, della sua grandissima dignità che è quella dell’essere creatura figlia di Dio». Né sono mancati riferimenti alla stretta attualità ancorati al commento del Vangelo del giorno, quello di Matteo 25, 31-46: «Il fenomeno migratorio oggi è al centro dell’attenzione, non soltanto in Italia e in Europa. È il tema di fondo del dibattito politico. Io credo che come cristiani, e il Papa è in prima linea in questo, dobbiamo proporre la nostra posizione e insistere perché, al di là di quelle che sono le competenze specifiche, ci sia una dimensione umana e cristiana nei confronti del fenomeno della migrazione, quindi un atteggiamento di apertura. Oggi vediamo il Vangelo Matteo 25: ero nudo, avevo fame, avevo sete, ero forestiero quello è il testo base per noi cristiani e su quello dobbiamo agire e reagire».

E facendo riferimento al compito specifico che spetta alla Chiesa innanzi al fenomeno migratorio Parolin ha poi ricordato: «La nostra proposta è sempre quella dell’orizzonte di fondo. Poi gli Stati potranno intervenire. Anche noi interveniamo a livello di organizzazioni internazionali. Per esempio abbiamo collaborato per un Compact sulle immigrazioni, che sarà approvato dall’Onu e che contiene anche proposte molto concrete. Però io credo che il nostro impegno deve essere quello di dare un orizzonte di fondo, su cui collocare gli interventi concreti, della fraternità e del riconoscimento della dignità di ogni persona umana».

http://www.lastampa.it/2017/11/27/vaticaninsider/ita/vaticano/dottrina-sociale-bassetti-e-parolin-concludono-il-festival-di-verona-kFNtYcT5STHVPeCy8PUoNL/pagina.html

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Festival dottrina sociale. Il bilancio di mons. Adriano Vincenzi: “I cattolici realizzino un network per affrontare le difficoltà di oggi”

di Filippo Passantino – 27 novembre 2017

“I cattolici realizzino un network, anche informale, per affrontare le difficoltà diffuse nella società di oggi”. È la proposta lanciata da mons. Adriano Vincenzi, coordinatore del Festival della dottrina sociale della Chiesa, a conclusione dell’iniziativa che si è svolta in questi giorni a Verona. “Il messaggio che parte da qui è quello di impegnarsi nelle situazioni che viviamo quotidianamente – aggiunge il coordinatore -. Credo che la risposta alle questioni attuali sia la presenza, perché la differenza viene fatta dalle persone”

I riflettori al Teatro Nuovo di Verona si spengono. “Adesso serve silenzio, un silenzio creativo”, spiega mons. Adriano Vincenzi. Cala così il sipario sul Festival della dottrina sociale, dopo quattro giorni di conferenze e dibattiti. Un terreno d’incontro che ha visto protagoniste le associazioni cattoliche, ma anche sindacati, imprenditori, sociologi, cardinali e ministri. Restano, da una parte, le testimonianze di chi nella propria azienda ha “guardato alle persone, che sono lievito nella società”; dall’altra, le proposte di coloro che chiedono “un patto tra generazioni” o “un patto tra scuola, Chiesa e famiglie”. Mons. Vincenzi, che questo Festival lo ha coordinato, segue la linea. E non ha dubbi nel momento dei bilanci: “I cattolici realizzino un network, anche informale, per affrontare le difficoltà diffuse nella società di oggi”.

Monsignore, quale messaggio lanciate da Verona?
Il messaggio che parte da qui è quello d’impegnarsi nelle situazioni che viviamo quotidianamente. Credo che la risposta alle questioni attuali sia la presenza, perché la differenza viene fatta dalle persone. Noi assistiamo all’isolamento di molti che si impegnano a fare il bene.

Bisogna, quindi, creare un piccolo network, perché chi opera in coscienza e secondo i principi della dottrina sociale possa riconoscersi e trovare solidarietà. Questa rete penso che debba avere quattro caratteristiche: essere informale, proceda per convinzioni, non faccia proclami e gli attori si confrontino sui fatti.

Qual è il prossimo passo?
Adesso servono tre cose. Serve silenzio, perché non mancano le parole ma i silenzi creativi; presenza, cioè essere significativi, con convinzioni, senza essere distratti dalle mode; vita, perché è la vita che genera il cambiamento e chi è vivo fa respirare e crea respiro. Silenzio, quindi, per non essere superficiali; presenza per non essere estranei alla realtà e vita per essere generativi.

Il Festival è stato realizzato circa un mese dopo la Settimana sociale e sembra inserirsi nel suo solco…
Ogni anno organizziamo il Festival in questo periodo, ma siamo stati attenti che ci fosse continuità con la Settimana sociale. La nostra è una iniziativa più informale. A Cagliari hanno partecipato i rappresentanti delle diocesi, qui invece non ne abbiamo avuti. Hanno partecipato persone comuni che sono convinte che la dottrina sociale della Chiesa dia risposte ai problemi quotidiani della nostra società. In queste giornate non si è parlato tanto di Chiesa, quanto piuttosto di relazione.

Che cosa deve cambiare nel sistema economico attuale?
Anzitutto, non sono gli uomini che devono adattarsi all’attuale sistema economico-finanziario, ma è il sistema che deve cambiare per non offendere la dignità di coloro che sono condannati alla povertà, alla miseria e a diventare uno scarto della società. Vogliamo affidarci alla significatività vera, quella delle persone, perché con le sole strutture, anche organizzate, non si va da nessuna parte. C’è un’attività legata alle persone, che, incontrandosi e organizzandosi, fanno partire iniziative. Credo che sia questa la strada da privilegiare. Possono esserci anche grandi realtà organizzative, grandi rappresentanze, ma il risultato è che nella maggior parte dei casi non producono quanto quelle animate da persone ispirate.

Il card. Tagle ha posto il problema di quale approccio adottare nei confronti della quarta rivoluzione industriale. Pensa che questo cambiamento possa creare un ulteriore squilibrio nella società?
Va affrontata in maniera semplice. Anzitutto,

dobbiamo mantenere come principi di riferimento la centralità e la dignità della persona.

Se riusciamo in quest’obiettivo, allora possiamo servirci delle scoperte della scienza, dell’industria 4.0 e dei robot, senza che le novità passano risultare deleterie per l’uomo.

Secondo lei, il reddito di cittadinanza può essere una misura tampone per affrontare il problema della disoccupazione giovanile?
Credo che la dignità della persona venga data dal lavoro, non dai soldi. Bisognerebbe che noi trovassimo un modo per inserire i giovani nel mercato del lavoro. Questo è il più grande servizio che potremmo compiere. A parer mio, dare dei soldi non è la scelta indovinata. Per creare lavoro basta agevolare la produttività e adottare una politica a favore delle imprese, che lo generano. A prescindere se profit, noprofit o cooperative. Occorre trovare un modo per rendere meno pesante il costo del lavoro così che sia più agevole per loro garantirlo.

https://agensir.it/italia/2017/11/27/festival-dottrina-sociale-il-bilancio-di-mons-adriano-vincenzi-i-cattolici-realizzino-un-network-per-affrontare-le-difficolta-di-oggi/

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Festival della Dottrina Sociale

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VII FESTIVAL DSC

23/26 novembre 2017
FEDELTÀ È CAMBIAMENTO

(http://festival.dottrinasociale.it/)

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Le fake news sul liceo Virgilio di Roma / La preside ha fatto quello che poteva e doveva fare.

«La preside ha fatto quello che poteva e doveva fare. In realtà mi aspettavo fin dall’inizio dell’occupazione un intervento più deciso delle forze dell’ordine. Se entro in un museo, in un edificio pubblico, e creo disordine, quantomeno mi prendono e mi arrestano. Questo non è successo al Virgilio. C’è tanto buonismo, non so se questo possa servire».

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Roma, «Noi ostaggio di un gruppo di violenti, al Virgilio un clima di paura»

Video hard e bombe carta a scuola

Così la preside dell’Istituto di Roma intervistata da Massimo Gramellini alla trasmissione «Le parole della settimana»

Accetta di rispondere alle domande, ma a patto di restare anonimo. Vuole essere «un padre come tanti», con un figlio al Virgilio. Un padre più che preoccupato per ciò che accade nel liceo di via Giulia.

Perché un genitore del Virgilio parla ma senza fornire nome e cognome?

«Perché quello che stiamo vivendo è davvero un brutto periodo. Vogliamo evitare altri guai, visto che a scuola ce ne sono già tanti. Vorremmo esprimere le nostre idee liberamente, purtroppo ci troviamo in un mondo particolare, dove bisogna stare attenti. Qualunque cosa tu dica potrebbe avere ripercussioni preoccupanti sia per te sia per la tua famiglia».

Come genitori appoggerete la preside?

«La preside ha fatto quello che poteva e doveva fare. In realtà mi aspettavo fin dall’inizio dell’occupazione un intervento più deciso delle forze dell’ordine. Se entro in un museo, in un edificio pubblico, e creo disordine, quantomeno mi prendono e mi arrestano. Questo non è successo al Virgilio. C’è tanto buonismo, non so se questo possa servire».

Ma c’è il «clima mafioso»?

«Che sia mafioso non lo so, ma certo è che noi genitori abbiamo un po’ di paura. Quando ti dicono che sono state fatte scoppiare le bombe carta in cortile, pensiamo subito che possa succedere qualcosa di brutto. Questa volta è andata bene, ma non sai mai cosa può accadere. A mio figlio intanto ho detto di restare in classe e non andare più a ricreazione».

Esiste la «cricca» dei figli di papà?

«Certo che c’è, ma è un problema che riguarda soprattutto le classi dei più grandi. Vogliono fare il bello e il cattivo tempo, sono una minoranza che però conta come una maggioranza e non sappiamo ancora perché».

Con minacce agli altri studenti?

«Guardi, di sicuro non si respira una bella aria al Virgilio. Abbiamo saputo di minacce, intimidazioni, episodi sgradevoli. Alcuni ragazzi degli ultimi anni sono impauriti, fra i più giovani invece si avverte meno. O non hanno capito oppure lì le minacce non sono arrivate».

C’è chi ha fatto cambiare scuola al figlio.

«Qualcuno se n’è già andato, altri vogliono farlo al più presto. Il problema però è cambiare a questo punto dell’anno scolastico. Devo dire che nelle prime classi gli insegnanti ci danno più sicurezza. Speriamo che riescano a rispettare il programma, che questa bufera passi presto e si ritorni a puntare sull’insegnamento. Non sappiamo proprio dove questi ragazzi vogliono arrivare, e soprattutto non sappiamo cosa ci sia dietro».

Ma il Virgilio è davvero così disastrato?

«Dal punto di vista strutturale è fatiscente, il crollo del tetto è stato solo un caso. Ad esempio classi e bagni sono senza maniglie. Bisogna intervenire subito, anche se bisogna ricordare che questi sono problemi comuni a molte altre scuole».

http://www.corriere.it/video-articoli/2017/11/18/parole-settimana-carla-alfano-nel-liceo-virgilio-c-clima-mafioso/4de8a5f2-cca8-11e7-b192-e3062d909ba1.shtml
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Le fake news sul liceo Virgilio di Roma
 – 22 novembre 2017

La professoressa Alfano aveva appena assunto quest’anno la reggenza a mezzo tempo del liceo, già difficile da gestire a tempo pieno, quando è crollata una parte del tetto. Le proteste che ne sono conseguite hanno spostato l’attenzione dalle carenze dell’edilizia scolastica alle proteste degli studenti. La preside non ha esitato allora a confezionare una notizia da rotocalco, fatta di sesso, droga e bombe, fino a denunciare un clima «mafioso» all’interno della scuola.

L’aggettivo è rimbalzato sui media, com’è avvenuto spesso per le cronache romane recenti. Di mafia capitale si è parlato a proposito della cricca di Buzzi e Carminati. A loro i giudici hanno comminato condanne pesanti ma il carattere della loro violenza organizzata non è stato ritenuto mafioso.

Al Virgilio è bastato molto meno perché la dirigente evocasse quel termine e l’audience mediatica ha premiato la scelta. Il problema è che se tutto è mafia, dalle estorsioni miliardarie fino alle occupazioni nei licei, alla fine nulla è mafia: l’inflazione sottrae valore alle parole come alla moneta. Chi è incaricato di trasmettere le «competenze chiave di cittadinanza» dovrebbe pesarle attentamente in un paese in cui la mafia esiste davvero.

La settimana scorsa il Virgilio si era segnalato per un’altra ragione: la ricerca Eduscopio l’ha premiato come migliore liceo scientifico di Roma sulla base dei successi universitari dei diplomati. Ha ragione la Fondazione Agnelli, secondo cui si tratta di una delle migliori scuole d’Italia, o la preside che ne parla come di un mandamento?

Probabilmente sbagliano entrambe.

Le classifiche sono usate mediaticamente da chi vorrebbe i licei in concorrenza tra loro a contendersi i «clienti» migliori ma dicono poco del lavoro buono o cattivo di docenti e alunni.

Analogo l’errore della dirigente Alfano che, davanti a problemi innegabili e che riguardano un’intera generazione, invece di avviare un dialogo con la sua comunità ha preferito rivolgersi ai professionisti della paura e agli editorialisti da salotto. Preside, è il momento di tornare a scuola.

Paolo Laureti, genitore di un’alunna del Liceo Virgilio di Roma

https://ilmanifesto.it/le-fake-news-sul-liceo-virgilio-di-roma/

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Scuola. Paritarie, Fedeli apre sul costo standard

Ha promesso di lavorare perché il ruolo delle paritarie sia riconosciuto negli investimenti (anche per l’edizilia scolastica) e ha detto che quest’anno il governo vuol destinare 250 milioni di euro sulle scuole per l’infanzia. Un intervento di apertura alle esigenze del settore, ma anche di richiamo alle responsabilità della qualità formativa, con un occhio ai valori comuni – «don Milani teneva in una mano il Vangelo e nell’altra la Costituzione e lavorava per includere e non discriminare» – e un altro al cambiamento vorticoso imposto dalla digitalizzazione: «Dobbiamo rilanciare un patto di corresponsabilità educativa tra scuola e genitori». Con la possibile riabilitazione dei telefonini in classe: «O non si tiene nessun device , oppure facciamo una regolamentazione» ha concluso.

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Scuola. Paritarie, Fedeli apre sul costo standard

Il ministro ha annunciato la costituzione di un gruppo di lavoro guidato da Luigi Berlinguer. Il cardinale Bassetti: «Inizio di un cammino»
Paolo Viana, inviato a Verona domenica 26 novembre 2017
Il ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli e il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti

Il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli e il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti

 

E così, tra una citazione di don Milani e una di papa Francesco, Valeria Fedeli la butta lì: «Quattro giorni fa ho firmato la costituzione del gruppo di lavoro che dovrà definire il costo standard, perché dopo 17 anni è venuto il momento di iniziare a fare sul serio sul pluralismo formativo». Nella replica, il cardinale Bassetti, che le siede affianco nell’auditorium del festival della Dottrina Sociale, dirà che «è l’inizio di un cammino», ma il ministro dell’istruzione si è già conquistato il parterre: applaudono le suore e i ragazzi della Fidae, i maestri della Fism, che invocano «segnali» dalla legge di stabilità, gli imprenditori della Cdo e i genitori dell’Agesc, che hanno appena chiesto «un decreto salva scuole paritarie, visto che ne abbiamo chiuse 250 in un biennio». Il terzo giorno del festival, che si è concluso ieri al Cattolica Center di Verona, è stato dedicato alla scuola paritaria, «scuola pubblica» come ha precisato il ministro, facendo decollare un dibattito sul pluralismo educativo, nel quale non sono mancati gli affondi sulla formazione professionale.

Sistema duale da stabilizzare

«il sistema duale attende di essere stabilizzato», ha sottolineato don Massimiliano Sabbadini (Confap) – e sull’università: è stata la Fedeli a sottolineare, toccando il tema del reclutamento dei docenti, che il governo vuole «arrivare al riconoscimento dei titoli tra Stato italiano e Vaticano; ci stiamo lavorando».

Parità, grande incompiuta

L’intero convegno, promosso dalle organizzazioni della scuola cattolica, è ruotato intorno al tema della parità incompiuta. Aprendosi con molte richieste: dalla definizione dei costi standard per studente alla detraibilità delle spese scolastiche, dal diritto allo studio al buono scuola, dal sostegno per gli alunni disabili a una fiscalità più giusta, dalla parità di accesso alle iniziative di sistema alla formazione iniziale dei docenti, per concludere con la garanzia che gli insegnanti possano scegliere di lavorare nella paritaria senza penalizzazioni. Durante la discussione, il presidente della Cei ha sottolineato la sollecitudine dei vescovi nei confronti di un’istituzione che fa fronte alle fragilità della società e ha invocato «un patto molto serio tra scuola, famiglie e Chiesa». Bassetti ha dato atto al ministro delle cose positive, ma ha ribadito che la scuola paritaria di ispirazione cristiana vuole essere una scuola pubblica di tutti «ed è giusto che abbia i diritti di tutte le scuole, come avviene in tutta Europa».

Bassetti: «Serve un patto condiviso»

Il cardinale ha insistito molto sulla fragilità della società contemporanea e sulla necessità di questo «patto condiviso» e questo è stato anche il registro del colloquio con la titolare dell’Istruzione. La quale non ha lesinato gli impegni, a partire dal nuovo gruppo di lavoro che sarà guidato da Luigi Berlinguer, il ministro che nel 2000 varò la legge sulla parità e che gode tuttora di una diffusa stima in questa parte del mondo scolastico. La Fedeli vorrebbe «chiudere rapidamente » tale percorso, che prelude alla piena attuazione della legge, ma non s’illude, perché «non è un caso che la legge 62 abbia accumulato un tale ritardo di attuazione, in quanto – ha ammesso – ci sono luoghi, come anche il Parlamento, dove ideologie e settarismi e una concezione sbagliata dei principi costituzionali bloccano l’attuazione di leggi come questa». Peraltro ha rivendicato al governo lo sblocco dei fondi Pon e ha invitato a «discutere della selezione e formazione dei docenti» perché, se è pur vero che queste scuole non debbono essere considerate di serie B «anzi, abbiamo anche straordinarie eccellenze » – occorre «eliminare dal sistema paritario gli abusi e arrivare al riconoscimento dei titoli e del reclutamento », ha spiegato, esortando le paritarie ad accelerare su qualità interna e sistemi di valutazione.

Scuole dell’infanzia: in arrivo 250 milioni

Ha promesso di lavorare perché il ruolo delle paritarie sia riconosciuto negli investimenti (anche per l’edizilia scolastica) e ha detto che quest’anno il governo vuol destinare 250 milioni di euro sulle scuole per l’infanzia. Un intervento di apertura alle esigenze del settore, ma anche di richiamo alle responsabilità della qualità formativa, con un occhio ai valori comuni – «don Milani teneva in una mano il Vangelo e nell’altra la Costituzione e lavorava per includere e non discriminare» – e un altro al cambiamento vorticoso imposto dalla digitalizzazione: «Dobbiamo rilanciare un patto di corresponsabilità educativa tra scuola e genitori». Con la possibile riabilitazione dei telefonini in classe: «O non si tiene nessun device , oppure facciamo una regolamentazione» ha concluso.

https://www.avvenire.it/attualita/pagine/paritarie-fedeli-apre-sul-costo-standard

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Leopolda 8. Il referendum? “Abbiamo perso ma lo rifarei” / PD, il fiasco di un partito mai nato

l’ottava Leopolda del giovane, ma già invecchiato, “guru” del Partito democratico, Matteo Renzi, sarebbe stata alla fine un successo per i tanti giovani che sono accorsi alle vecchia stazione fiorentina e per le storie che sono state raccontate in prima persona.

Peccato che i giornali e in generale i media, in questi ultimi giorni, non ne avessero quasi parlato e ancora più peccato che si ripetesse in Italia il gioco della famosa scelta storica nazionale: l’iscrizione alla “scuola dell’oblio”.

La defezione infatti di tanti nomi noti, dei protagonisti che avevano animato le vecchie Leopolde, era quasi irritante, ma soprattutto ripetitiva, giusto per definire l’ennesima fuga dal “carro del perdente” predestinato, secondo quanto dicono osservatori e sondaggisti.

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LEOPOLDA PD. Dietro le promesse di Renzi il fiasco di un partito mai nato

La Leopolda n. 8 del giovane ma già invecchiato guru del Pd, Matteo Renzi, si chiude con un grande vuoto, le solite promesse e i conti sospesi con la storia.

di Gianluigi De Rold – 27 novembre 2017

Matteo Renzi (LaPresse)

Matteo Renzi (LaPresse)

 

Cambia tutto secondo alcuni resoconti giornalistici di prima battuta: l’ottava Leopolda del giovane, ma già invecchiato, “guru” del Partito democratico, Matteo Renzi, sarebbe stata alla fine un successo per i tanti giovani che sono accorsi alle vecchia stazione fiorentina e per le storie che sono state raccontate in prima persona.

Peccato che i giornali e in generale i media, in questi ultimi giorni, non ne avessero quasi parlato e ancora più peccato che si ripetesse in Italia il gioco della famosa scelta storica nazionale: l’iscrizione alla “scuola dell’oblio”. La defezione infatti di tanti nomi noti, dei protagonisti che avevano animato le vecchie Leopolde, era quasi irritante, ma soprattutto ripetitiva, giusto per definire l’ennesima fuga dal “carro del perdente” predestinato, secondo quanto dicono osservatori e sondaggisti.

Ma il tempo, prima delle elezioni di fine legislatura, è ancora lungo. Ci sono mesi che possono riservare sorprese impensabili o animare speranze incredibili. E quindi Matteo Renzi chiude con un discorso d’attacco, dove rivendica tutto quello che ha fatto e rilancia sulla sua linea che si basa, per nostra opinione, sull’evanescenza dei programmi.

Sembra un brutto rosario quello che ripete Renzi alla fine dell’ottava Leopolda. Gli 80 euro? Bisogna allargare la base di quelli che ne beneficiano, quelli ad esempio che hanno famiglie con figli. Il referendum istituzionale perduto in modo clamoroso, giusto un anno fa? Lui lo rifarebbe domani e ne rivendica la carica innovativa che purtroppo non è arrivata. I litigi a sinistra? Non sono di certo colpa sua e comunque lui è persona “aperta”, che non considera nemico nessuno. Chi vincerà le elezioni? Ma c’è da dubitarne? Berlusconi e Di Maio devono rassegnarsi a lottare per il secondo e terzo posto. La politica di un’Europa che sembra sottosopra e in profonda crisi, persino la solidissima Germania? Calma, dice il leader della Leopolda, c’è Emmanuel Macron, il francese dell’Ena che ha rotto tutti gli argini politici e con il quale si può modificare tutta la politica europea.

Che dire di fronte a tanta sicurezza, a tanta fiducia, a tanta fede? Forse Renzi si è consultato con il mago Otelma e tutti gli altri osservatori politici sono degli emeriti deficienti. Fatto che non si può e non si deve escludere. Ma nella sostanza, dalla politica dell’allargamento dei “bonus” (che tanto bene non fanno al debito pubblico) fino alla crisi storica di una sinistra e di un centrosinistra che è arrivato alla conclusione della sua corsa, Renzi non ha ripensamenti.

Anche i consensi che Macron ha perduto in questi mesi, oppure non ha ottenuto, e la scadenza francese con la riforma del lavoro, non fanno vacillare le certezze di Renzi in politica estera, così come la situazione economica italiana, con il primato della disoccupazione giovanile e un debito pubblico che la cura “Monti&Fornero” non ha migliorato, anzi. Con in più, come conseguenza sociale generale, un assenteismo elettorale inquietante e una serie di sconfitte del Pd in una serie di consultazioni elettorali di ogni tipo.

Renzi comunque ha fiducia e raduna i giovani alla Leopolda; parla, come si dice oggi, ai “millennials”, anche se siamo un Paese di vecchi. Ad alcuni ricorda gli ultimi raduni dell’Ugi e dell’Unuri, la vecchia goliardia politica italiana, che, prima di crollare nel putiferio del ’68, cercava, disperatamente, di fare convegni inutili con le matricole universitarie.

Ma qualsiasi paragone, di fronte a tanta sicumera renziana, sembra sprecata. La realtà è che la storia di questa repubblica non si può aggiustare con “slanci” legati a un passato problematico e difficoltoso. E Renzi paga il suo rinnovamento, che è stato troppo approssimativo e troppo pasticciato. Il Pd è ancora adesso l’insieme di due culture nostalgiche e fallimentari, che sono in perenne contraddizione tra loro, e sono politicamente sorpassate rispetto anche alla crisi della democrazia parlamentare che esiste in tutto il mondo occidentale.

Sarà un caso, ma se siamo il fanalino di coda del rimbalzo economico, siamo anche il fanalino di coda nella rivisitazione di assetti istituzionali nati nel 1946 dalla convenienza di una congiuntura politica, quella successiva alla fine della guerra, che doveva essere rivista, rivisitata, riformata. Il 1992 doveva essere la svolta di questa repubblica, dopo la fine della guerra fredda. Ci hanno pensato “altri” a fare la svolta politica, istituzionale ed economica.

Alla fine, nessuno è stato in grado di interpretare bene questa svolta e, così come siamo arrivati alla crisi finanziaria del 2007 in difficoltà sui conti pubblici e il funzionamento amministrativo dello Stato, siamo arrivati in difficoltà anche rispetto ai mutamenti istituzionali che probabilmente la democrazia parlamentare doveva e dovrà affrontare di fronte a mutamenti epocali delle nuove società.

Con la spigliatezza degli irresponsabili, firmando pure qualche derivato di troppo, siamo entrati nell’Unione europea con il primo gruppo subendo conseguenze incredibili per perdita di reddito, di Pil, di aumento del debito pubblico, di crollo di competitività, di progressiva deindustrializzazione e  di marginalizzazione geopolitica.

Naturalmente, seguendo i consigli della “scuola dell’oblio”, c’è chi ha messo insieme i resti del potscomunismo, fallito, con i resti del cattolicesimo di sinistra che faceva la guerra, fin dagli anni Cinquanta, a uomini come Alcide De Gasperi. A ben vedere, ha ragione Massimo Cacciari quando critica aspramente la nascita di un partito mai nato come il Pd.

Se nel dopoguerra l’Italia doveva metabolizzare il postfascismo (a cui aveva aderito in massa), ora deve metabolizzare anche il dossettismo. E poi soprattutto il comunismo togliattiano, la farsa ipocrita della “democrazia progressiva”, che faceva comodo all’Urss; e poi la versione in fase “disperata” per sbocchi politici realistici del berlinguerismo, che si affidava alla “questione morale”. Poi sono arrivate le pantomime dell’occhettismo, del dalemismo e del veltronismo. Tra “uscite a sinistra del Pci” e incredibili nozze con il neoliberismo.

Le speranze che negli anni Sessanta avevano suscitato i riformisti, anche all’interno del mondo comunista, come Giorgio Amendola in Italia e Nikita Kruscev in Urss, per saldare un blocco con il vecchio riformismo socialista erano state bollate, allora, da questi perenni maestri nostrani del nulla come il frutto di “pasticcioni politici”.

La storia alla fine presenta sempre il conto e ora questo mondo paga il dazio. In fondo Matteo Renzi non è neppure il maggior colpevole di questa situazione. E’ solamente uno che non capisce e che non sa fare politica, anche se si addossa la responsabilità di chi gli ha ceduto il bastoncino della staffetta della sconfitta storica. Che cosa ricorda questa Leopolda, con nuove promesse e vecchie passioni andate in fumo? Non c’è nulla da stupirsi. In fondo, in Italia, negli anni Cinquanta, c’era anche il “partito della bistecca”.

http://www.ilsussidiario.net/News/Politica/2017/11/27/LEOPOLDA-PD-Dietro-le-promesse-di-Renzi-il-fiasco-di-un-partito-mai-nato/794501/

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Il segretario del Pd: “Basta litigare”

Leopolda, Renzi: “Dopo un brutto anno abbiamo ancora voglia di lottare”

26 novembre 2017

“Dopo tutto quello che ci hanno fatto in quest’anno, siamo ancora qui, con il sorriso più grande di sempre, e abbiamo ancora voglia di lottare”. Così Matteo Renzi dal palco della Leopolda, nell’ultimo giorno della kermesse del Partito Democratico. “Noi non pensiamo di vivere di rancore, se accetti la sfida sul terreno del fango non costruisci”, ha detto ancora il segretario Pd.

Renzi lancia un appello all’unità. “Basta litigare e basta con il congresso permanente. Siamo una squadra”, dice il segretario Dem, che apre a nuovi alleati assicurando “pari dignità”. “Chi non ci vuole stare avrà rispetto e non rancore perchè non facciamo politica con rancore”, aggiunge.

Renzi ha poi anche ringraziato Fassino per il lavoro che sta facendo nell’allargare l’alleanza, “e aggiungo che in questo lavoro il grazie che mando a Fassino lo allargo a chi ci ha dato una mano, da Prodi a Veltroni”.

Il referendum? “Abbiamo perso ma lo rifarei”

“Abbiamo perso quella sfida, ma io la rifarei oggi, perché non era una battaglia per il premier più forte, era una battaglia per i nostri figli”.  Il segretario del Pd poi cita l’autrice della saga di ‘Harry Potter’, J.K. Rowling. Ricordando il periodo difficile dopo la sconfitta al referendum, Renzi ha detto: “Ho scoperto che ho una volontà forte e più disciplina di quanto avessi pensato – citando e leggendo il testo della scrittrice inglese – ho scoperto che avevo amici veramente inestimabili, ce li ho qui, oggi”.

“Estendere gli 80 euro alle famiglie con figli”

“Gli 80 euro vanno estesi e non cancellati, vanno estesi innanzitutto alle famiglie che hanno figli”, ha detto Matteo Renzi. “La dimensione del salario è importante – ha aggiunto -. Ma qualcuno utilizza questi temi per utilizzarli strumentalmente nel dibattito politico: quanto hanno preso in giro gli 80 euro quelli che hanno un conto a 8 zeri”.

Fake news? M5s e Lega, “vi abbiamo sgamato”

“La campagna contro la propaganda nasce dal desiderio di ricostruire una comunità. Dobbiamo fare una scommessa di serietà. M5s e Lega escono con gli stessi codici nell’advertising dei social. Usano le stesse tubature, non vogliamo fare leggi o censurare nessuno ma educare ad essere responsabili. Vi abbiamo sgamato amici dell’opposizione, ogni 15 giorni il Pd presenterà un rapporto su tutte le schifezze che troviamo in rete”, ha detto Renzi.

“Salvini vuole portare Berlusconi dal notaio? Faccia un viaggio e due servizi – ha aggiunto – verifichi la correttezza delle pagine ‘Noi con Salvini’. Noi rispetteremo le regole, vediamo che faranno gli altri”.

Organizzatori: record presenze per 8a edizione

Leopolda mai partecipata come quest’anno. L’ottava edizione dell’evento ha registrato, alla fine dei tre giorni di lavori, ben 27.327 accessi, dall’avvio del pomeriggio di venerdi alla chiusura di oggi, caratterizzata dall’intervento del segretario del Pd, Matteo Renzi. Lo rendono noto gli organizzatori. Un incremento che conferma la tendenza registrata alla chiusura del secondo giorno di lavori, con stime relative ad una decisa crescita. Per la Leopolda si tratta di un record assoluto di presenze, inserito in una tendenza costante alla crescita negli anni, a partire dalle circa 21mila del 2014, fino alle 23mila del 2015 ed alle 25.700 del 2016.La giornata domenicale conclusiva ed i timori con la concomitante Firenze Marathon si sono dissolti davanti alla scelta dei partecipanti di arrivare alla stazione fino dalle prime ore della mattina. Con la Leopolda che aveva riempito la platea già prima delle 9.

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Renzi-alla-Leopolda-Dopo-un-brutto-anno-abbiamo-ancora-voglia-di-lottare-b434837d-b1c4-48c5-87cb-9130b9a5ae6b.html

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“costo standard” come “far parti uguali fra disuguali” / Tre obiezioni dalla Fondazione Agnelli

uno studio della Fondazione Agnelli, ha espresso tre obiezioni metodologiche: primo, calcolare il costo standard è un esercizio estremamente complesso: la letteratura economica suggerisce una varietà di metodi, pochi dei quali hanno finora dato risultati solidi, stimando le determinanti del costo standard a livello di singola scuola, ma gli esiti non sono stati soddisfacenti;

Risultati immagini per parti uguali fra disuguali

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Fedeli: Gruppo di lavoro per la definizione del “costo standard”. Ma cos’è?

La ministra dell’istruzione Valeria Fedeli, nel corso del convegno “Esserci per educare… le nuove generazioni”, svoltosi all’interno del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa di Verona, che ha visto la partecipazione anche del Cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, ha annunciato la nascita del Gruppo di lavoro per la definizione del costo standard di sostenibilità per gli studenti.

“Credo sia giunto il momento dopo 17 anni – ha esordito la ministra Fedeli – di cominciare a fare sul serio sul pluralismo educativo e sull’offerta formativa per il diritto allo studio, anche per le scuole paritarie cattoliche. Ci tengo ad annunciare di aver firmato la costituzione del Gruppo di lavoro per la definizione del costo standard di sostenibilità per gli studenti, uno dei punti che io ritengo fondamentali per iniziare a far un percorso insieme”.

Un percorso che dovrebbe portare alla completa attuazione della legge 62 del 2000, sulle “Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione”.

Ma cos’è il costo standard?

Immaginando ad esempio che in ogni classe ci siano 25 studenti, nella scuola materna ogni alunno costerebbe 4.570 euro (se in quella stessa classe ci fosse un alunno disabile, la cifra salirebbe a 5.360 euro). Applicando questi costi standard, ogni alunno di ogni scuola pubblica, statale e paritaria, costerebbe 5.441 euro, per un costo statale di 47,1 miliardi di euro (cioè ben 2,8 miliardi in meno di oggi).

Risparmio?

La possibilità del risparmio di due milioni di euro con l’approvazione del costo standard di sostenibilità per allievo, ha come rovescio della medaglia il maggiore aggravio che lo Stato dovrebbe sostenere qualora dovesse accogliere nelle scuole statali con molte strutture carenti e inadeguate, il milione di studenti delle suole paritarie.

Tre obiezioni dalla Fondazione Agnelli

A tale proposito, uno studio della Fondazione Agnelli, ha espresso tre obiezioni metodologiche:

primo, calcolare il costo standard è un esercizio estremamente complesso: la letteratura economica suggerisce una varietà di metodi, pochi dei quali hanno finora dato risultati solidi, stimando le determinanti del costo standard a livello di singola scuola, ma gli esiti non sono stati soddisfacenti;

secondo, la nozione stessa di costo standard perde significato se non è abbinata a un certo livello di prestazione, ritenuto essenziale, da parte delle scuole: questo comporta che si definisca e si misuri un obiettivo di performance delle scuole, a fronte del quale va calcolato il costo minimo per conseguirlo. Ma quale sia questo obiettivo – un livello di apprendimento, un tasso di dispersione, un grado di socializzazione, un stadio sviluppo della personalità – non è affatto ovvio e pone interrogativi non banali sullo scopo stesso della scuola;

terzo, il concetto di costo standard non riflette un costo medio per allievo pari a circa 7.000 euro come sostenuto, ma un costo marginale o incrementale di lungo periodo. La domanda da porre è: quanto costerebbe allo Stato inserire un allievo in più nelle proprie strutture? Infatti, non avrebbe senso rimborsare alle scuole paritarie le componenti di costi fissi di sistema che lo Stato già sostiene: l’attività delle amministrazioni centrali e regionali (circa 200 milioni), il mantenimento del sistema informatico (600), la partecipazione alle indagini internazionali (125) e così via.

A parte la scuola dell’infanzia, il costo dell’inserimento nella scuola di un 5% circa di allievi in più che frequentano le paritarie (dal 6,9% delle primarie al 4% delle medie) sarebbe nettamente inferiore alla richiesta formulata dalle scuole paritarie.

https://www.tecnicadellascuola.it/fedeli-gruppo-lavoro-la-definizione-del-costo-standard

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Scuola paritaria: Fedeli (ministro), “vogliamo dialogare e costruire insieme qualità e funzione educativa”

25 novembre 2017 @ 18.24

“Anche la scuola paritaria è scuola pubblica, quindi vogliamo dialogare e costruire insieme qualità e funzione educativa”. Lo ha detto questo pomeriggio il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, intervenendo al festival della Dottrina sociale, in corso a Verona. “Dobbiamo operare sempre di più per quel bene comune che è l’educazione e la qualità dell’istruzione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi – ha aggiunto -. Credo che questo significhi anche un rilancio di un patto di corresponsabilità educativa tra docenti, studenti e famiglie”. L’obiettivo, dunque, è “sempre più qualità dal punto di vista dei contenuti formativi e sempre più contenuti di cittadinanza attiva e democratica”. Una delle priorità indicate dal ministro resta la delega sul nuovo sistema di reclutamento dei docenti, “perché per dare più qualità formativa ai giovani serve ovviamente una innovazione qualitativa e formativa dei docenti, i tempi cambiano per tutti”. Secondo il ministro, che ha ricordato l’istituzione di un gruppo di lavoro per la determinazione dei costi standard, guidato dall’ex ministro Luigi Berlinguer, “senza le scuole paritarie il sistema scolastico italiano sarebbe povero di qualità e di pluralismo”. Ma bisogna “eliminare dal sistema paritario gli abusi, perché quando si lasciano vivere si fa danno alle scuole paritarie corrette”.

https://agensir.it/quotidiano/2017/11/25/scuola-paritaria-fedeli-ministro-vogliamo-dialogare-e-costruire-insieme-qualita-e-funzione-educativa/

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Tre obiezioni di metodo al costo standard

Costo standard sì o no? Si accende il dibattito sulla possibilità di definire e utilizzare un costo standard per alunno nella scuola pubblica (statale+paritaria) per assegnare i fondi pubblici “a tutte le scuole sulla base del numero di iscritti”.

Il tema è stato approfondito nel corso del seminario organizzato la scorsa settimana presso la Camera dei Deputati dall’On. Centemero (FI), dove – accanto a numerosi pareri favorevoli – vi sono stati anche interventi critici.
In particolare Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli, ha espresso tre obiezioni metodologiche all’uso del costo standard come strumento di rimborso dei costi sostenuti dalle scuole paritarie. In primo luogo, calcolare il costo standard è un esercizio estremamente complesso: la letteratura economica suggerisce una varietà di metodi, pochi dei quali hanno finora dato risultati solidi. In occasione del Rapporto 2010 sul federalismo scolastico, e anche successivamente, la Fondazione Agnelli ha tentato di stimare le determinanti del costo standard a livello di singola scuola, ma gli esiti non sono stati soddisfacenti. In secondo luogo, la nozione stessa di costo standard perde significato – ha spiegato Gavosto – se non è abbinata a un certo livello di prestazione, ritenuto essenziale, da parte delle scuole: questo comporta che si definisca e si misuri un obiettivo di performance delle scuole, a fronte del quale va calcolato il costo minimo per conseguirlo. Ma quale sia questo obiettivo – un livello di apprendimento, un tasso di dispersione, un grado di socializzazione, un stadio sviluppo della personalità – non è affatto ovvio e pone interrogativi non banali sullo scopo stesso della scuola. In terzo luogo, secondo il direttore della Fondazione Agnelli il concetto di costo standard non riflette un costo medio per allievo pari a circa 7.000 euro come sostenuto da molti nell’ambito del seminario, ma un costo marginale o incrementale di lungo periodo. La domanda che uno si deve porre, pertanto, è quanto costerebbe allo Stato inserire un allievo in più nelle proprie strutture: questo è quello che andrebbe riconosciuto alle scuole paritarie. Infatti, non avrebbe senso rimborsare alle scuole paritarie le componenti di costi fissi di sistema che lo Stato già sostiene: l’attività delle amministrazioni centrali e regionali (circa 200 milioni), il mantenimento del sistema informatico (600), la partecipazione alle indagini internazionali (125) e via discorrendo. A parte la scuola dell’infanzia, il costo dell’inserimento nella scuola di un 5% circa di allievi in più che frequentano le paritarie (dal 6,9% delle primarie al 4% delle medie) sarebbe nettamente inferiore alla richiesta formulata dalle scuole paritarie.

Fin qui il parere di Andrea Gavosto. Il dibattito è aperto.

(https://www.tuttoscuola.com/tre-obiezioni-di-metodo-al-costo-standard/)

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Fedeli: per la Scuola il Governo ha fatto tanto / le paritarie ringraziano / siamo in pre-campagna elettorale

Nel corso dell’evento veneto, la ministra Fedeli ha anche parlato delle scuole paritarie, definendo il loro ruolo prezioso e determinante nel panorama dell’istruzione pubblica.

[siamo in pre-campagna elettorale, è comprensibile ed umana l’apertura della Fedeli verso le scuole paritarie cattoliche che perseguono la parità completa, o parità economica, o parità cioè contributi statali vera da ricambiare con voti elettorali; Fedeli non ha nulla da perdere: poco probabile infatti che venga confermata al Miur e forse neanche lei lo desidera.]

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Fedeli: per la Scuola il Governo ha fatto tanto, approvate deleghe Legge 107/15, fieri per riforma 0-6 anni

La ministra Valeria Fedeli

 

Il Governo Gentiloni sulla Scuola ha fatto tanto e cose importanti: le deleghe della Legge 107/15, soprattutto quella su nidi e scuola dell’infanzia.

A sostenerlo è stata la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, parlando a Verona il 25 novembre nel corso del VII Festival della Dottrina sociale della Chiesa.

“Secondo me – ha detto la responsabile del Miur – abbiamo fatto delle cose importanti: essere riusciti ad attuare le deleghe della Buona Scuola che stavano scadendo nel dicembre dello scorso anno”.

Delega 0-6 anni: fondamentale

“Tengo in particolare – ha quindi sottolineato – alla delega dello 0-6 anni perché è dall’inizio che il sistema educativo deve intervenire a sostegno di bambine e di bambini, perché ormai tutti lo sanno che se si interviene nei primi mille giorni di vita, acquisiscono molta più capacità di proseguire negli studi”.

Secondo la Fedeli, c’è un altro decreto legislativo di cui andare fieri: il nuovo reclutamento dei docenti, perché, ha tenuto a dire la ministra “per dare più qualità formativa ai giovani serve ovviamente una innovazione qualitativa e formativa dei docenti perché i tempi cambiano per tutti”.

Ricordiamo che, almeno nelle intenzioni del Miur, con la riforma 0-6 anni i servizi per l’infanzia escono dalla dimensione assistenziale ed entrano a pieno titolo nella sfera educativa. Viene istituito infatti per la prima volta un Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni per garantire “ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali”.

Investire su cittadinanza attiva e democratica

In precedenza, la titolare del dicastero dell’istruzione, aveva espresso l’esigenza di puntare sempre più sulla “qualità dal punto di vista dei contenuti formativi e sempre più contenuti di cittadinanza attiva e democratica”.

“Rilanceremo – aveva tenuto a dire Fedeli – i contenuti e le indicazioni su cittadinanza e Costituzione perché i giovani devono essere molto più forti, molto più competenti perché così sono molto più autonomi e molto più critici nel rapporto con la vita e i contesti che li circondano”.

Nel corso dell’evento veneto, la ministra Fedeli ha anche parlato delle scuole paritarie, definendo il loro ruolo prezioso e determinante nel panorama dell’istruzione pubblica.

https://www.tecnicadellascuola.it/fedeli-scuola-governo-tanto-approvate-deleghe-l-107-fieri-riforma-0-6-anni

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Fedeli: sbaglia chi considera le scuole paritarie di serie B

Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione

 

La scuola paritaria è a tutti gli effetti scuola pubblica: a dirlo è stata la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, intervenendo il 25 novembre a Verona al VII Festival della Dottrina sociale della Chiesa.

Sono istituti che rispettano i principi della Costituzione

“Sono qui perché anche la scuola paritaria è scuola pubblica. Sono qui per dialogare e per costruire insieme qualità e funzione educativa per l’insieme della scuola pubblica”, ha detto la Fedeli.

“Penso – ha aggiunto – che dobbiamo sempre di più operare per il bene comune che è l’istruzione, l’educazione, la qualità dell’istruzione per i nostri ragazzi”.

“Sono qui – ha continuato – con i rappresentati sia dei genitori che degli studenti. Credo che questo significhi un rilancio molto serio di un patto di corresponsabilità educativa tra scuola, docenti e studenti, e famiglie, perché questo è un obiettivo comune. Quindi la parola fedeltà è fedeltà ai principi della Costituzione italiana”.

Senza paritarie, meno pluralismo

Per il ministro “il sistema italiano senza le scuole paritarie sarebbe povero di qualità e di pluralismo. Nel tempo c’è stato un equivoco per cui in passato scuola paritaria significava scuola di serie B, cioè non qualitativa”.

“Io credo – ha continuato – si sia fatto un lavoro straordinario negli ultimi anni perché insieme abbiamo perseguito la qualità e abbiamo tolto, espulso, modificato, chiuso quelle esperienze che non erano adeguate agli standard per le nostre ragazze ed i nostri ragazzi”.

La ministra dell’Istruzione ha sottolineato che “il vero pluralismo nasce dalla convergenza di qualità nel sistema formativo e dalle differenti modalità delle offerte didattiche”.

https://www.tecnicadellascuola.it/fedeli-sbaglia-chi-considera-le-scuole-paritarie-di-serie-b

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Ha ragione lei ministra Fedeli

di Anna Monia Alfieri – 26 novembre 2017 – 12.30 circa

 

https://www.facebook.com/AnnaMoniaAlfieri
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