Della destra ormai canonica o di stampo neodemocristiano conosciamo i danni più eclatanti ed attuali a partire da Moratti e Gelmini fino a Giannini e la “Buona scuola”. Non citiamo la destra xenofoba e nazionalista della Lega e di altri cespugli neofascisti per pudore. Il nuovo che avanza, cinquestelle compresi non si discosta dalla visione liberal liberista dell’educazione e dell’istruzione perché non ha mai dichiarato nè agito per rinunciare alla convenzione schiavista e imperante del libero mercato. Al di là dell’abolizione di alcune riforme vigenti su cui non si può non essere d’accordo non vedo altro di rilevante.

——-

Perché costruire ancora reclusori scolastici?

di Giuseppe Campagnoli – 13 maggio 2018

Scuola: “Che bisogno c’è dell’attuale sistema scolastico italiano e globale? Perché costruire ancora reclusori scolastici? Non vedo all’orizzonte chi provi concretamente a cambiare le cose in fatto di educazione e luoghi per apprendere.

Colgo l’occasione di un dibattito emerso tra innovatori governativi, ingenui innovatori dialoganti e rivoluzionari sottili della scuola, per alcune riflessioni politiche sulla scuola dell’OCSE-PISA e del mercato globale.

Almeno in Italia non c’è nessun partito o movimento che sieda in Parlamento che prospetti qualcosa di diverso dall’attuale sistema scolastico, più o meno riformato, fintamente rivoluzionato o edulcorato e adattato alle proprie ideologie. Guardate ad esempio la “Fiera” di Didacta, i suoi anfitrioni politici, istituzionali e aziendali. Ma anche l’erba del vicino non è più verde. Learning world, Quatar foundation, Edulearning, Avanguardie educative e tante altre sigle care al mercato non promettono nulla di nuovo o di buono.

Della destra ormai canonica o di stampo neodemocristiano conosciamo i danni più eclatanti ed attuali a partire da Moratti e Gelmini fino a Giannini e la “Buona scuola”. Non citiamo la destra xenofoba e nazionalista della Lega e di altri cespugli neofascisti per pudore. Il nuovo che avanza, cinquestelle compresi non si discosta dalla visione liberal liberista dell’educazione e dell’istruzione perché non ha mai dichiarato nè agito per rinunciare alla convenzione schiavista e imperante del libero mercato. Al di là dell’abolizione di alcune riforme vigenti su cui non si può non essere d’accordo non vedo altro di rilevante.

I programmi aleatori, apparsi e scomparsi nel tempo sono in fondo chiari anche nella loro fumigine e propongono una serie di domande retoriche fondamentali. L’edilizia scolastica rimane edilizia scolastica solo con più investimenti per rabberciare l’esistente e costruire ancora nuove scuole? Viene auspicata la diffusione obbligatoria di internet nelle scuole senza alcuna proposta sulla qualità ed onestà della rete e sul suo ruolo nell’educazione? L’insegnamento obbligatorio dell’inglese dall’asilo serve ad aumentare la sudditanza all’ anglosassone linguaggio predatorio della globalizzazione? La proposta di insegnamento a distanza via internet non ricorda il disastro dell’e-learning e tutti i suoi guai indotti da un ventennio? L’ integrazione università-aziende per aumentare la sudditanza al mercato ed ai bisogni dell’impresa che non ha mai perso il vizio di voler fare della scuola una sua gregaria priva di autonomia? Non c’è qualcosa di veramente nuovo all’orizzonte?

Purtroppo tra i partiti italiani (come sempre) c’è solo una guerra per bande all’interno dello stesso recinto condiviso che è quello del mercato e del capitalismo che nessuno realmente vuol combattere se non con le rare ed effimere parole degli slogans.

Una idea vera e nuova di educazione aborrisce il mercato per ragioni di libertà e di autonomia del pensiero che si forma e sarà forse l’unica via per liberare i cittadini e le città dalle prigioni dei luoghi comuni, dai flautimagici della politica sempre serva di qualcuno o di qualcosa e dall’idea perniciosa della tensione al successo ad ogni costo che ipoteca qualsiasi anelito di crescita e di libero apprendere nel mondo.

Un’ educazione diffusa che salti a piè pari il concetto attuale di scuola, potrà liberare le future generazioni da ogni galera, reale o virtuale che sia, in una città e in territori nuovi dell’apprendere insieme ciò che veramente serve a noi stessi, alla comunità, alla natura che ci ha generati e che si aspettava molto di più da noi. Ma intanto piccole e grandi realtà, grazie ai nuovi architetti-mercanti continuano a progettare e costruire nuovi e brutti “muri” scolastici.”

Giuseppe Campagnoli

https://www.facebook.com/groups/663414307083262/permalink/1688772321214117/?comment_id=1689793781111971&notif_id=1526191264359638&notif_t=group_comment&ref=notif

https://researt.com/category/edifici-scolastici/

+++++++

La città dell’educazione

 il 8 FEBBRAIO 2017

Non è quella dei gesuiti, elitaria ma pur sempre rivoluzionaria per quei tempi, cui si riferiva il mio amico Franco DeAnna in un suo commento ad un mio timido articolo sulla scuola diffusa come provocazione o utopia di un lustro fa:

“1. La prima idea venne ai Gesuiti alla fine del Cinquecento. Collocare l’istruzione entro una “simulazione” di città quali erano i loro Collegi: il Tempio, le stanze, i loggiati, i cortili, una “vita intera” da contenere e regolare. La “città educante” dei Greci diventava “la scuola come città simulata” nella sua specializzazzione formativa. Era una “città aristocratica” ed elitaria (per quanto gli stessi Gesuiti fecero, con la medesima “intuizione pedagogica”, esperienze assai più democratiche in alcuni paesi colonizzati dell’America Latina…). forse sarebbe meglio dire “cittadella”. 
2. L’istruzione di massa della seconda rivoluzione industriale ha costruito la scuola come “fabbrica” dell’istruzione, con un modello sostanzialmente tayloristico: pensate alla nostre aule in fila, alle scansioni temporali, alle sequenze “disciplinari”, alle “tassonomie” che regolano l’attività ed il lavoro scolastico. Non pensate a Taylor come un esperto di produzione industriale: si fece le ossa invece nel settore trasporti. Era un esperto in “logistica” diremmo oggi. Molto più vicino a Max Weber che a Ford… E noi abbiamo trasferito il paradigma “amministrativo” nell’organizzazzione “specializzata” della riproduzione del sapere. Ma abbiamo mandato a scuola “tutti” (almeno come intenzione).
3. Il funzionalismo (cattivi allievi lecourbusieriani: che ne dici Campagnli?) ha creato spazi più o meno assennati per contenere “funzioni”, dimenticandosi che dovevano essere “abitati da uomini” (anzi da “cuccioli ” di uomo in crescita) non da funzioni (ma non è così in certa nell’edilizia popolare?). E noi continuiamo ad essere preoccupati (è pure necessario..) di indicatori come i mq per alunno e come dimensionare le “classi” o i “laboratori”.
La sfida nelle parole di Campagnoli è quella di come si costruisce e struttura la “città dell’istruzione” recuperando i Gesuiti e l’esperienza critica della loro “cittadella”, destrutturando la “fabbrica” e recuperandone la vocazione produttiva di massa, immaginando un ambiente (spazi, tempi, abitanti e relazioni) che a sua volta reinterpreti nella nostra postmodernità il classico mito della “città come impresa educativa” di cui parla Tucidide. “

img_3413

Forse è di più, mutatis mutandis, quella di Tucidide  quando fa unire a Pericle in un unico concetto   l’educazione e la cittadinanza: “quello della “città educante” o, con le sue varianti più moderne e rivoluzionarie, della “comunità educante”. L’educazione e la formazione dei cittadini, in quell’idea reale (l’Atene del V-IV secolo) e ideale  non era affidata ai “grammatici” ma all’intera città e ai suoi luoghi: l’agorà, l’assemblea, il tribunale, il teatro, lo stadio…” (da educationduepuntozero).

Sta per uscire per le edizioni Asterios Abiblos di Trieste il libro “La città educante. Manifesto dell’educazione diffusa” di Paolo Mottana e Giuseppe Campagnoli: una mirabile coniugazione di alcune idee controcorrente sull’educazione e sull’architettura. Un progetto di controeducazione ed uno di ultraarchitettura che si fondono  per aprire i luoghi e i protagonisti (giovani, adulti, anziani, mentori, maestri e cittadini) dell’educazione a tutta la città ed al territorio in una accezione di libertà del tutto nuova ma irrinunciabile per scongiurare gli effetti nefasti, già ammessi, in una sorta di autocritica ipocrita, anche dalle rilevazioni dei mercanti globali, dell’abisso in cui è sprofondata la scuola italiana e non solo.

Vi scrive Paolo Mottana filosofo dell’educazione :

“Oltre la scuola. Proviamo a mettere tra parentesi il termine scuola per il tempo di questa lettura. Immaginiamo che non esistano più edifici chiusi e muri dove i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze restino confinati per il tempo della loro educazione ma che questi, come certi giochi di carta, improvvisamente pieghino le loro pareti verso l’esterno, per lasciare che essi escano fuori, si mescolino al mondo, sciamino per le strade, anche solo per percorrerle, senza nulla da fare, guardandosi in giro, vedendo e toccando, riempiendo l’aria dei loro corpi e dei loro respiri, del loro camminare e correre, del loro muoversi colorato. Immaginiamo.”

e anche Giuseppe Campagnoli architetto e uomo di scuola:

“Si potrebbe mantenere il termine “scuola”, rimanendo però fedeli al suo etimo nativo di libertà e tempo libero e quindi di spazio oltre i limiti di qualsiasi manufatto architettonico definito e delimitato (come un carcere, un convento, un nosocomio, una chiesa, un museo), senza cadere nelle ipocrite palliative innovazioni e flessibilità tecnologiche delle pareti mobili, delle scuole verdi, degli spazi di aggregazione, delle architetture per educazione e cultura simili a centri commerciali o open spaces in chiave archistars. Già per Adolf Loos, architetto fuori dal coro nella Vienna del primo novecento, quando un uomo incontra in un bosco un tumulo di terra che segnala una trasformazione “poetica” della natura quella è architettura.”

Da questo connubio di idee può nascere la città che educa. Ne parleremo nei prossimi mesi in più luoghi prefigurando anche la possibilità, già in nuce, di fare una “prova generale” in una vera città.Si prevedono presentazioni del libro a Roma,Milano, Pesaro, Fano, Trieste…

Giuseppe Campagnoli 8 Febbraio 2017

§ https://researt.com/2017/02/08/la-citta-delleducazione/

+++++++