Dalla Russia alle piacevolissime melodie britanniche sullo sfondo di uno dei temi più intriganti dell’Arte: quello del nòstos. Si è conclusa così la prima parte della stagione sinfonica del Bellini di Catania, con un concerto diretto dal bravo Paolo Paroni e dedicato a tre dei più famosi compositori inglesi: B. Britten con la Simple Symphony, op. 4, E.W. Elgar con il Te Deum and Benedictus, per coro, orchestra e organo, op. 34 e G. Holst con la sua bella Sinfonia in fa maggiore, op. 8, “The Cotswolds”, partiture  tutte scritte a cavallo tra Ottocento e Novecento, in una fase cruciale della storia della musica.

Dei tre brani, gradevolissimi seppur diversi, eseguiti con passione dalla nostra orchestra, alcuni momenti sono apparsi più significativi. Bella la conclusione della Sinfonia di Britten, derivata da musiche composte dal precocissimo musicista dai nove ai dodici anni, che ha messo in evidenza la peculiarità della sua musica, che molto deve alla tradizione folklorica della sua terra. Piacevolmente spiazzante, invece, una pagina raramente eseguita,  Il Te Deum di Elgar, che più che di afflato cristiano ha avuto il sapore forte e deciso di un grande marcia  bellica, con i suoi ritmi sostenuti e coinvolgenti e l’ottima prova del coro istruito da Luigi Petrozziello.

Infine la  Sinfonia di Holst, dedicata alla Costwolds, una zona del centro sud inglese famosa per i suoi dolci declivi, ha riportato l’atmosfera alla dimensione più prettamente bucolica e nostalgica, sull’onda dei ricordi della giovinezza del compositore. E qui la direzione del maestro Paroni si è fatta sapiente e molto attenta a sottolineare il clima espressivo pastorale della composizione.

Significativa chiusura, dunque, della prima parte della stagione sinfonica del Massimo catanese prima della breve pausa estiva. Si riparte il 6 ottobre con la magia di Ludwig Van Beethoven.

Silvana La Porta