Il piano di Lega e Fi per rimpiazzare la Buona scuola. Malgrado Gelmini / e il vecchio che avanza

L’individuazione dei capigruppo parlamentari, così come l’elezione di Maria Elisabetta Alberti Casellati alla presidenza del Senato, ha tanto il sapore del vecchio che avanza. Addirittura, in certi casi, si ha la sensazione che proprio i peggiori, stando almeno al giudizio dell’opinione pubblica, si siano presi i posti migliori.

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Il piano di Lega e Fi per rimpiazzare la Buona scuola. Malgrado Gelmini

Sarà che il Movimento 5 stelle ha vinto le elezioni politiche dello scorso 4 marzo. Sarà che ha spazzato via la Casta con tutti i filistei. Ma, per qualche oscuro motivo, i nomi che circolano in Parlamento sembrano sempre gli stessi. E si ripropongono come il cenone di Capodanno prima di avere preso il digestivo. Nel pianeta scuola, tuttavia, l’amaro non è sempre gradito, soprattutto quando viene identificato con Mariastella Gelmini, appena eletta all’unanimità capogruppo di Forza Italia alla Camera. Sintomo dell’alta considerazione che tra gli azzurri gode l’ex ministro dell’Istruzione. Settore ancora oggi nevralgico per il centrodestra, intenzionato a far ricongiungere ai propri affetti gli insegnanti fuori sede, a sconfiggere il precariato e a introdurre l’insegnamento obbligatorio della Costituzione. Arrivando a parificare totalmente gli istituti privati a quelli pubblici e, su proposta della Lega, ad accorpare elementari e medie.

L’individuazione dei capigruppo parlamentari, così come l’elezione di Maria Elisabetta Alberti Casellati alla presidenza del Senato, ha tanto il sapore del vecchio che avanza. Addirittura, in certi casi, si ha la sensazione che proprio i peggiori, stando almeno al giudizio dell’opinione pubblica, si siano presi i posti migliori. Sempre a Montecitorio, siano prova i casi di Graziano Delrio, discusso ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, ancora in carica, designato capogruppo del Partito democratico. O di Giancarlo Giorgetti, autore della ancora più discussa legge 40/2004 sulla procreazione assistita, suo omologo per la Lega.

In termini di impopolarità, però, Gelmini batte quasi tutti, eccezion fatta, forse, per Maria Elena Boschi. A capo del Miur tra il 2008 e il 2011, viene ricordata dagli addetti ai lavori per una delle riforme più contestate del comparto scolastico. Celebri peraltro alcune sue gaffe, come quella sulla costruzione di un fantomatico tunnel tra il Cern di Ginevra e il Gran Sasso.

Peccati talvolta veniali, talaltra no, i suoi, che non le impediscono, oggi, di rappresentare il clan azzurro alla Camera. Sintomo del forte credito di cui gode e della vicinanza al presidente, Silvio Berlusconi. Il quale, insieme all’alleato Matteo Salvini, sembra puntare forte sull’ennesima rivoluzione nel campo dell’istruzione. Cosa che, sebbene apparentemente incompatibile con il ruolo apicale di Gelmini nella coalizione, emerge dai proclami e programmi elettorali. SI sa, a ogni nuovo Governo si assiste a una riforma della scuola. Strategica per pilotare i fenomeni culturali e decidere se fare degli italiani un popolo di persone consapevoli o ignoranti. Nel mirino c’è, oggi, un’altra legge fortemente avversata da molti addetti ai lavori, malgrado abbia permesso di stabilizzare decine di migliaia di insegnanti: la 107/2015, nota ai più come Buona scuola.

La coalizione protende per una rivisitazione incisiva della norma, con riferimento per esempio all’alternanza scuola – lavoro. Non da eliminare ma da ridisegnare affinché non dia più adito a occulti fenomeni di sfruttamento. Stop anche alla chiamata diretta da parte dei presidi e soprattutto all’esodo di tantissimi docenti, mandati in giro per l’Italia e allontanati dalle rispettive famiglie. Principalmente per non ledere il principio della continuità didattica: “Punteremo – sostenono in via Bellerio – al superamento dei trasferimenti più o meno forzosi di insegnanti da una parte all’altra della Penisola. Con la Buona scuola il valzer delle cattedre è triplicato. Nel 2016 circa 250.000 insegnanti, quasi un terzo dell’intero corpo docente, si sono spostati, mettendo in difficoltà 2 milioni e mezzo di studenti. Il ‘domicilio professionale’ consentirà di scegliere in totale libertà la regione dove proporsi, visto che gli stipendi attuali non consentono più di gestire trasferte di centinaia di chilometri da dove si hanno affetti e interessi. Una volta chiarito che in ambito regionale il confronto sarà a pari condizioni, il candidato orienterà la valutazione di dove concorrere, anche sulla base del proprio grado di preparazione in rapporto alla qualità media degli altri iscritti e dei posti disponibili, innescando un meccanismo virtuoso ispirato ai principi del federalismo”.

In via transitoria, si intende permettere di continuare a lavorare anche agli insegnanti che vanno avanti con contratti a termine da oltre 36 mesi. L’obiettivo di Forza Italia è, in ogni caso, l’azzeramento del precariato grazie a un piano quinquennale di assunzioni al Sud, per dare certezze alle scuole e ai docenti e per contrastare l’abbandono scolastico.

Restituire autorevolezza ai docenti e costruire un percorso che renda realmente possibile, una volta finite le superiori, l’ingresso nel mondo del lavoro, gli obiettivi strategici da realizzare con la completa parificazione tra scuole private e pubbliche. Questo, grazie all’introduzione del costo standard di sostenibilità e al buono scuola: “Affinché le famiglie possano liberamente scegliere la migliore struttura formativa per i loro figli”.

Ancora, aggiornamento e meritocrazia – già previsti nella legge 107 – contrasto alla povertà educativa con la fornitura gratuita di libri fino al termine dell’obbligo scolastico; aiuti alle famiglie povere per sport, trasporti, campus; lotta all’abbandono scolastico attraverso programmi di tutela delle famiglie più deboli. All’insegna della volontà di favorire la formazione di un’autentica coscienza civile sembra la proposta forzista di prevedere l’eduzione civica, e quindi l’apprendimento della Costituzione, come materia obbligatoria. Mirata alla creazione di posti di lavoro, invece, l’investimento nei settori delle scienze, delle tecnologie e della matematica.

Da verificare la proposta della Lega di unificare elementari e medie in un unico ciclo, da svolgere attorno alla figura del professore responsabile.

Occhio, infine, all’Università. Per arginare la fuga di cervelli, si propongono più borse di studio e soprattutto maggiori investimenti nella ricerca, con l’istituzione dello “job placement”. Un accordo secondo il quale gli studenti verseranno le tasse universitarie concordate al momento dell’iscrizione soltanto qualora avessero trovato un impiego entro un anno dalla laurea.

Di fronte a tante idee, la domanda che si pongono gli elettori attenti è perché non averle attuate negli anni in cui Fi e Carroccio sono stati al governo. Il destino e gli italiani sembrano avere offerto l’oro una nuova occasione per redimersi. Malgrado ripartire da Gelmini, Casellati, Giorgetti e tanti altri non sembri il modo migliore per rompere con il passato.

§ https://www.lecodelsud.it/il-piano-di-lega-e-fi-per-rimpiazzare-la-buona-scuola-malgrado-gelmini

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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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