Sono una docente di scuola secondaria di primo grado e scrivo a nome del gruppo di cui faccio parte, i “Docenti Immobilizzati”, per sensibilizzare il mondo della scuola, ma non solo, a proposito della nostra problematica…

Probabilmente dal nome si sarà già capito, ma, tanto per chiarire, siamo un folto gruppo di insegnanti (il nostro gruppo su Facebook conta oltre 600 iscritti) che sono passati di ruolo in una provincia diversa da quella di residenza a causa di svariate vicende. C’è chi si è spostato in Gae lontano da casa per passare finalmente in ruolo dopo anni e anni di precariato nella propria provincia e chi, come la sottoscritta, ha vinto un concorso fatto nella propria regione ma è stato poi assegnato ad una provincia lontana.

Molti di noi hanno famiglia e magari figli piccoli e genitori anziani, per cui la decisione di spostarsi non è stata presa a cuor leggero. Le regole però ci dicevano che, dopo aver passato prima 5 e poi 3 anni fuori provincia, avremmo potuto chiedere il trasferimento nella nostra provincia di residenza, magari riuscendo ad ottenere, nel frattempo, l’assegnazione provvisoria.

Ora tutte le nostre speranze crollano come un castello di carte. Perché? Perché se davvero passerà il piano di assunzioni straordinarie che porterà in ruolo 150.000 docenti su tutto l’organico di fatto e di diritto, anche se dovessimo fare domanda di trasferimento, i posti per noi non ci saranno più. Stesso discorso per le assegnazioni provvisorie.

Ora noi ci chiediamo, è giusta una cosa del genere? È giusto penalizzarci solo perché le regole sono state cambiate dopo la nostra recente assunzione? Che motivazione può avere nel suo lavoro un insegnante esiliato se non a vita, comunque per molti anni, lontano dalla sua casa e dai suoi affetti? Cosa costerebbe ai nostri politici sistemare la nostra situazione con un piano straordinario di mobilità, prima di assumere i 150.000 colleghi precari? Trasferire noi nelle nostre province [C1] non farebbe certo sparire posti di lavoro.

Resta anche la questione del blocco triennale: che senso ha mantenerlo ancora, visto che ciò che sta per succedere cambierà tutto? Si tratta solo di un provvedimento punitivo nei confronti di che non ha ancora superato i tre anni di ruolo e che quindi potrà fare domanda di trasferimento quando ormai i giochi saranno fatti e tutti i posti occupati? Non è neppure vero che questo vincolo garantisca la continuità didattica, essa potrà essere assicurata solo da docenti che lavorano vicini alle loro famiglie (ma nessuno sta dicendo che vogliamo insegnare nella scuola dietro casa) e che quindi non avranno più bisogno di cambiare scuola ogni anno.

Chi scrive sa già che si scateneranno le polemiche dei colleghi precari: ci siamo sentiti definire “ladri di posti di lavoro nel nord Italia” (ma io pensavo che fossimo tutti soprattutto italiani e che le guerre regionali fossero finite con l’unità d’Italia), che ci sta bene rimanere bloccati perché nessuno ci aveva costretti ad allontanarci da casa e altre amenità del genere. A questi colleghi vorrei ribadire che il trasferimento è stato accettato con altre regole e vorrei anche sottolineare che, se il Governo si atterrà a ciò che aveva detto all’inizio, chi è rimasto nelle Gae della sua provincia, a meno che sia tra i primi, non ha nessuna sicurezza di avere il ruolo lì. Se i posti verranno assegnati su base nazionale, chi è in Gae a Palermo potrebbe essere spedito a Torino e viceversa. Solo allora si renderanno conto che la nostra battaglia è anche la loro? Quando la smetteremo con queste meschine guerre tra poveri che non giovano a nessuno?

Vorrei anche dire ai colleghi fuori provincia come noi, che magari sono a casa in assegnazione provvisoria e che non si sono ancora accorti di ciò che sta per succedere, che è ora di rendersi conto della situazione e di iniziare a lottare per far valere i nostri diritti. Unitevi a noi!

Nel loro piccolo i “Docenti Immobilizzati” stanno cercando di sensibilizzare la parte politica a proposito della problematica dei trasferimenti interprovinciali, stanno scrivendo ai sindacati (che però sono del tutto disinteressati alla questione) e a riviste specializzate e non, hanno anche promosso una petizione online che ha raggiunto più di 800 firme e di cui vi segnalo il link: http://firmiamo.it/trasferiamo-tutti-i-docenti-di-ruolo-2

Insomma, cari colleghi, sia precari che di ruolo, è ora di agire e di difendere il diritto, sacrosanto per tutti, alla mobilità.

Da La tecnica della scuola