Ormai è da un anno che in molti interventi di dirigenti scolastici, in particolare da parte di chi continua a ripetere che lavorare in una scuola autonoma comporta, poiché tanti sono gli impegni da svolgere, trascorrervi “dentro le mura” fino a dodici ore al giorno, e addirittura anche quattordici ore al giorno, si legge del dirigente che “trascorre giornate intere a scuola, senza soluzione di continuità”, addirittura “per poter mangiare”, e che non può usufruire delle ferie, mentre la “perequazione economica” è rimasta “fantasma” e con essa sarebbero rimasti “fantasma” da 35 a 55 mila euro l’anno in più a ciascuno dei dirigenti scolastici.

Quindi, bisogna “raddoppiare” il numero degli istituti e quello dei presidi (o di portarli da 8.200 a 12.000). Mantenendo il principio che nessun istituto scolastico autonomo deve avere più di 1.000 alunni, nella considerazione che la differenza massima consentita non può essere, mettendo a confronto due istituti scolastici, superiore a 500 unità di iscritti, ma tra uno con 500 e l’altro con 1.000 iscritti.

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In un istituto scolastico autonomo il preside lavora 12-14 ore al giorno.  Quindi bisogna raddoppiare il numero degli istituti e quello dei presidi.

di Polibio – 23 aprile 2018

Ormai è da un anno che in molti interventi di dirigenti scolastici, in particolare da parte di chi continua a ripetere che lavorare in una scuola autonoma comporta, poiché tanti sono gli impegni da svolgere, trascorrervi “dentro le mura” fino a dodici ore al giorno, e addirittura anche quattordici ore al giorno, si legge del dirigente che “trascorre giornate intere a scuola, senza soluzione di continuità”, addirittura “per poter mangiare”, e che non può usufruire delle ferie, mentre la “perequazione economica” è rimasta “fantasma” e con essa sarebbero rimasti “fantasma” da 35 a 55 mila euro l’anno in più a ciascuno dei dirigenti scolastici. Nella sostanza, pur considerando la sintesi, così è stato scritto in documenti ufficiali inviati al Miur da chi ha ritenuto di informare il ministro, i direttori generali e i dirigenti pro tempore del Ministero, e magari di formalizzare con diffide. Tuttavia, e chissà perché, non con diffide ad adempiere le specifiche norme che gli istituti scolastici autonomi debbono avere tra 500-600 e 1.000 alunni (meglio se tra 500 e 900 alunni, ma potrebbero essere lasciati autonomi, tenendo soprattutto nella debita considerazione le località, anche gli istituti scolastici con poco meno di 500 alunni) e giammai addirittura migliaia di alunni. E non soltanto perché nessun dirigente scolastico, un lavoratore come tutti gli altri nella pubblica amministrazione, deve essere caricato di lavori per oltre 6 ore al giorno da lunedì a sabato (oppure: 7 ore e 12 minuti in ciascuno di cinque giorni, da lunedì a venerdì o da martedì a sabato; 6 ore in ciascuno di tre giorni e 9 ore in ciascuno di altri due giorni lavorativi della settimana e con interruzione di trenta minuti per il pasto, anche usufruendo del buono-pasto). Ma anche nella considerazione che nessun lavoratore, quale che sia il lavoro che da pubblico dipendente svolge, nel caso di specie quello di dirigente scolastico in un istituto autonomo (a norma di legge con un numero di alunni compreso tra 500-600 e 1.000), può svolgere attività lavorativa per più di 9 ore al giorno, comunque non in tutti i giorni della settimana, perché da 6×9 si ha 54 (ore). E responsabilità incombono, quindi, su chi sa e non interviene, anche e soprattutto a tutela della salute del lavoratore.

Comunque, come è possibile provare, documentando o con testimonianze, le presenze a scuola di 12 o addirittura di 14 ore al giorno, entrate e uscite, se il dirigente scolastico non ha (e invece sarebbe bene, soprattutto per la finalità della trasparenza, che lo avesse) il rilevatore elettronico delle presenze, il badge, il tesserino marcatempo, a differenza del dsga e del personale non docente, obbligati ad averlo e a timbrare entrate e uscite, mentre gli insegnanti firmano nel registro cartaceo (o in quello elettronico) la loro presenza in classe, addirittura cinque minuti prima dell’inizio delle lezioni se si tratta della prima ora? Inoltre, i dirigenti scolastici sono tutti presenti a scuola per 12 o 14 ore al giorno? Si tratta di una domanda che sorge spontanea, anche perché ci sono istituti scolastici che, nonostante sia stato sancito che per l’autonomia debbono avere tra 500-600 e 1.000 alunni, hanno, chissà perché e a vantaggio di chi, migliaia di alunni e altri che ne hanno meno di 1.000. A parte quei presidi che arbitrariamente “impongono” agli insegnanti di firmare in un registro cartaceo posto nell’ufficio di presidenza, oppure in uno dei corridoi dell’istituto scolastico o addirittura affidando a un collaboratore scolastico il compito di registrare l’ingresso a scuola dei docenti della prima ora, presenza dieci minuti prima dell’inizio delle lezioni e non cinque minuti prima come da contratto di lavoro, stabilendo per i docenti che debbono svolgere l’attività didattica nelle ore successive un ingresso a scuola di cinque minuti prima della loro ora di lezione.

Tuttavia, sono tante le informazioni provenienti da docenti e da non docenti sulle “presenze” e sulle “assenze” del dirigente scolastico a scuola (sia nella sede centrale, sia nei plessi). Tra le altre, quelle che riguardano assenze di dirigenti scolastici dalla scuola tutti i sabati e tutti i prefestivi, assenze perché in “gita scolastica” in Paesi europei anche per settimana intera, assenze di giorni durante la settimana scolastica, assenze anche con altro/a docente (forse per recarsi “insieme” in macchina in un determinato ufficio), assenze addirittura per recarsi in una sala giochi! Inoltre, e la questione, già evidenziata nell’articolo “Ma quant’è gratificante per un ottuagenario avere riconosciuto il merito dell’impegno sulla documentata “mala gestio” di un “sindacato” di d.s.!”, dopo la pubblicazione dell’articolo “Dirigentiscuola. Come Cadau, accusando di “mala gestio” il segretario, le dimissioni di Di Martino, Calabrese e Frisella da cariche apicali e soci”, sarebbe facilmente oggetto di verifica da parte di Uffici scolastici provinciali e regionali (tra i quali quelli della regione Puglia) territorialmente competenti, e non soltanto da loro, perché, così da comunicazioni di chi riterrebbe esistente un quadro dei tempi e dei luoghi da verificare, potrebbero esserci state “assenze” di presidi (tra i quali, pur augurando che ciò non sia avvenuto, ma l’accertamento è un obbligo di chi di competenza) iscritti all’associazione sindacale Dirigentiscuola (e addirittura a rappresentarla con cariche nazionali o regionali), e non soltanto, che non avrebbero motivato e documentato l’assenza dalla scuola, e quindi risultandovi “presenti” quando invece si trovavano altrove, anche in provincia o regione diversa, e forse addirittura con distaccato al Miur, ma trovandosi altrove, addirittura per svolgere lezioni retribuite da “enti” di formazione o per qualsiasi altra attività.

Purtroppo, la “dirigenza scolastica” è nata come diretta conseguenza di una “autonomia” che nella scuola è in definitiva del tutto “inesistente”. Nella sostanza, una “autonomia” con la strumentale “funzione” di “potenziare” il preside; non un preside democraticamente eletto, “primus inter pares”, ma un preside imposto, ovviamente perché vincitore di concorso, e con pieni poteri, in pianta stabile, “super partes”, gravato di molte responsabilità, soprattutto quella concernente la “sicurezza”, essendo stato qualificato “datore di lavoro”, nella sostanza “datore di lavoro” del nulla. Quindi, vengono fatte gravare sul preside, dirigente scolastico, fantomatico “datore di lavoro”, tutte quelle responsabilità che invece gravavano, e debbono gravare, sui politici-amministratori nazionali, regionali, provinciali e comunali (in particolare a livello comunale: sindaco e assessori), soprattutto quando, nonostante siano stati formalmente informati e addirittura diffidati dal dirigente scolastico a intervenire, adempiendo al loro dovere, per rimuovere le condizioni di pericolo e quindi di insicurezza (nelle scuole, le condizioni di insicurezza sono notevolissime), non intervengono, giustificandosi con “non ci sono le risorse economiche, perché i finanziamenti per provvedere non sono stati inviati da chi doveva inviarli”). L’essere stato qualificato “datore di lavoro”, nella sostanza datore di lavoro del nulla, in effetti ha alquanto “inguaiato” il dirigente scolastico, perché l’essere “datore di lavoro” – nelle scuole caratterizzate da insicurezza, e sono moltissime – comporta personale responsabilità civile e penale, nonché personale risarcimento dei danni. Oltre agli articoli già pubblicati, Polibio ne pubblicherà altri concernenti le insicurezze nelle scuole, dato che il 43,8% del totale nazionale ha necessità di interventi di manutenzione urgenti, che “circa 1 scuola su 2 non ha certificato di idoneità statica, di agibilità e di prevenzione incendi”, e che “oltre il 41% degli edifici scolastici (pari a 15.055) si trova in zona sismica 1 e 2, cioè a rischio di terremoti fortissimi o forti”. Ci sarebbe stata una sorta di scarico della responsabilità su chi, il dirigente scolastico, non è e non può essere affatto “datore di lavoro”. Pertanto, si sono volute scaricare sul dirigente scolastico, qualificandolo “datore di lavoro”, che in effetti “datore di lavoro” non è, le responsabilità di chi invece deve immediatamente adempiere alle segnalazioni del dirigente scolastico (in particolare a livello comunale: sindaco e assessori) e invece non adempie affatto, magari “lamentando” la “mancanza di fondi” per inadempienza, in questo caso, governativa, nazionale e regionale. L’edilizia scolastica italiana è di bassa qualità. Moltissime le scuole che hanno bisogno di manutenzione urgente: il 43% degli edifici scolastici dei Comuni capoluogo.

Per quanto riguarda la “mole sterminata di adempimenti burocratici”, va evidenziato che in effetti essa grava soprattutto sul Dsga e sul personale Ata, e in parte anche sui docenti. Il Dsga (direttore dei servizi generali e amministrativi), con conseguita laurea in Giurisprudenza o in Scienze politiche o in Economia, è assolutamente competente per gestire, da direttore amministrativo, l’istituto scolastico. Al dirigente scolastico la responsabilità di coordinare la didattica e la ricerca. L’incompetenza del d.s., ex docente in scuole di ogni ordine e grado, nella gestione di un istituto scolastico (anche se correttamente dimensionato, e quindi da 600 a 1.000 studenti e con 100-150 tra docenti e ata), ma soltanto per quanto concerne l’enorme mole degli adempimenti burocratici, è peraltro descritta anche in articoli pubblicati da d.s. soprattutto in ordine agli aspetti amministrativi, economici e giuridici.

Ci sono dirigenti scolastici a tempo indeterminato che non fanno valere il principio della collegialità nella gestione delle singole scuole; che non rispettano (e c’è documentazione) le addirittura più elementari regole concernenti la gestione della scuola; che contrastano il diritto all’informazione e alla trasparenza degli atti; che purtroppo arrecano danno alla categoria dei dirigenti scolastici e che addirittura restano “intoccabili”inamovibili. Ci sono i “titolari” di contratti triennali di permanenza nello stesso istituto scolastico, eventualmente da rinnovare per un altro triennio, che si “trasformano” in “permanenze a tempo indeterminato”. E anche qualche preside-padrone gridante a squarciagola, tanto forte da essere sentito in tutto l’istituto scolastico e anche da fuori, contro chi gli aveva evidenziato irregolarità da lui commesse, e autore di falsità nelle relazioni all’U.S.R. allo scopo di arrecare ingiusto danno alla persona che quelle irregolarità gli aveva contestato (l’archivio di Polibio è a tal proposito documentato). Ingiusto danno arrecato a quella persona, riconosciuto con sentenza del Tribunale in funzione di Giudice del Lavoro, che ha reintegrato nel posto di lavoro la dipendente illegittimamente licenziata, e per oltre 200.000 euro allo Stato, mentre si resta in attesa di sapere se da parte del D.G. dell’U.S.R. è stata presentata istanza alla Procura Generale della Corte dei conti regionale. Altrimenti potrebbe sorgere il sospetto di un coinvolgimento nelle responsabilità.

Si tratta dello stesso U.S.R. al quale, a seguito di una nota inviata dal D.G. ai Dirigenti delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado – “alla luce delle innovazioni apportate dal decreto legislativo n. 150/2009, che rafforza ulteriormente le disposizioni sulla trasparenza sull’operato delle pubbliche amministrazioni, anche a garanzia della legalità”, e “del vigente CCNL”, “art. 14, comma 4 lettera g”, concernente tra gli obblighi del dirigente scolastico “quello di informare l’Amministrazione di essere rinviato a giudizio o che nei suoi confronti è esercitata l’azione penale” –, richiamando “l’attenzione sulla necessità di comunicare, a stretto giro di posta, l’esistenza di azioni penali in corso di definizioni che non si siano concluse con provvedimento passato in giudicato dall’Autorità giudiziaria …, dando riscontro alla presente nota anche in caso di esito negativo”, quel preside rispose alla lettera, seguita da inviti, del D.G. 83 giorni dopo, su carta intestata di un sindacato di presidi del quale si indicava quale presidente nazionale, con una lunga lettera (6 pagine), “lettera aperta al Direttore Generale e p.c. all’On. Mariastella Gelmini, Ministro della P.I.U.R.”, evidenziando, tra l’altro, e sottolineandolo, parte scritto in chiaro e parte in neretto (evidentemente essendo importante, come peraltro avrebbe dovuto esserlo anche prima), che “per evitare inutili, quanto infruttuosi contenziosi, a ridosso dell’entrata in vigore del D.L.vo n. 150 del 27/11/2009, il Dipartimento della funzione Pubblica, con la circolare n. 9 del 27 novembre 2009” (sì, del 27 novembre 2009: n.d.P) “e la C.M. n. 88 dell’8/11/2010 hanno ricordato che ‘in virtù del principio di legalità, le nuove fattispecie disciplinari e penali, con le correlate sanzioni e pene, non possono trovare applicazione con riguardo a fatti che si sono verificati prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo di cui trattasi, in quanto sfavorevoli all’incolpato. Quindi, anche nell’ipotesi in cui si sia avuta notizia dopo l’entrata in vigore delle nuove norme di fatti commessi prima di tale momento, per gli aspetti sostanziali l’Amministrazione deve comunque far riferimento alla normativa contrattuale e legislatura previgente”. E a proposito della violazione dell’obbligo di dare riscontro alla nota del D.G. dell’U.S.R. “anche in caso di esito negativo”, riferendosi all’espressione che “la violazione dell’obbligo di informazione in argomento integra un illecito disciplinare, autonomamente sanzionabili”, quel preside scriveva che “precisare, nel richiamo”, l’espressione appena riportata “suona come minaccia illegittima, configurabile come abuso, che questa organizzazione”, quella della quale evidenziava di essere presidente nazionale, “non può assolutamente accettare e che, di conseguenza condanna”. E alcune righe dopo evidenziava “lo stato di tensione e di ansia, inutilmente determinato” (ma non si comprende perché e chi, se non personalmente coinvolto, poteva essere entrato in uno “stato di tensione e di ansia” a tal punto da non rispondere cortesemente all’invito di dare comunque riscontro alla richiesta e alle successive note di sollecito del D.G.). Anche su questo l’archivio di Polibio è documentato, e il tutto, compresa l’interessante formulazione di uno studioso di diritto scolastico di quel tempo, potrebbe essere integralmente pubblicato, al fine di essere utile conoscenza in ambito scolastico, a tutela di interessi presenti e futuri di dirigenti scolastici, docenti, dsga e personale ata). Quel preside, sette mesi dopo, pochi mesi dopo aver compiuto sessanta anni d’età e quaranta anni di servizio, è collocato in pensione.

Va evidenziato che ci sono stati e ci  molti dirigenti scolastici, e Polibio (Sebastiano Maggio) ne ha conosciuti e ne conosce parecchi, sempre presenti a scuola e attenti, rispettosi delle norme di legge e contrattuali, aperti al dialogo, dirigenti scolastici che rafforzano le scuole affidate alla loro direzione, che partecipano con l’attivazione di progetti alla migliore formazione degli alunni, indirizzandoli positivamente alla vita nella società civile, nella società della conoscenza. Dirigenti scolastici che sono anche molto attenti, e certamente assolutamente competenti, per quanto concerne la didattica e la ricerca, che rispettano l’autonomia dei docenti e il diritto costituzionale alla libertà didattica, che collaborano con i docenti, che rispettano l’autonomia amministrativa del Dsga e il lavoro del personale Ata, che il Collegio dei docenti è per loro il fondamentale riferimento e il Consiglio d’istituto continua ad essere di fondamentale importanza, che le scelte sono sempre correttamente concordate col Collegio dei docenti e puntualmente eseguite. A questa categoria di dirigenti scolastici, sempre presenti a scuola e attenti, rispettosi delle norme di legge e contrattuali, aperti al dialogo, il compito di sottoporre, singolarmente o, meglio ancora, in gruppo, all’attenzione delle autorità competenti le presumibili irregolarità delle quali sono comunque venuti a conoscenza, affinché intervengano con i provvedimenti che ritengono necessari per evitare il ripetersi, a danno dell’amministrazione e dell’immagine della stesa, e quindi del Miur e degli U.S.R., nonché a danno (patrimoniale e/o non patrimoniale) delle persone (docenti e non docenti) nei confronti delle quali sono state inflitte sanzioni illegittime, con  comportamenti arbitrari e in violazione delle norme di legge e di contratto.

In un istituto scolastico autonomo il preside, così viene ripetuto, lavora 12-14 ore al giorno. Resta da comprendere se ciò avviene in tutti gli istituti scolastici: in quelli con 500, 600, 700, 800, 900 o 1.000 alunni e in quelli con 1.500. 1.900, 2.000, 2.500 e anche più di 2.500 alunni. Pertanto, venendo evidenziato che “ci sono scuole con sedi lontane decine di chilometri” (ma il preside che lavora per 12-14 ore al giorno nella stessa sede come e quando raggiunge quelle “sedi lontane decine di chilometri”?) in un sistema scolastico di poco più di 8.200 istituti che con i plessi, nello stesso Comune, in frazioni dello stesso Comune, o in altro/i Comune/i, raggiunge la cifra di 40.000 sedi, tra centrali e plessi distaccati, è evidente che ormai da parecchio tempo le condizioni di insufficiente organizzazione erano tali, negativamente tali, da essere necessari e urgenti provvedimenti soprattutto per la migliore formazione degli studenti. Ma nella sostanza non è stato fatto alcunché. Anzi, la situazione è addirittura peggiorata.

Se almeno 2.000 istituti scolastici non hanno dirigente scolastico in pianta stabile e quindi le scuole rimaste senza dirigente, soprattutto perché il dirigente a suo tempo titolare è stato collocato, anche da qualche anno scolastico, in pensione, sono assegnate in reggenza a d.s. addirittura in servizio in istituti scolastici super affollati, è evidente che qualcosa, anzi parecchio, non va per il giusto verso. E ci sono dirigenti scolastici che di scuole in reggenza ne hanno avute affidate due e anche tre, perché i d.s. che vanno in pensione non vengono e non possono essere sostituti, con contratto triennale, da dirigenti scolastici di ruolo a tempo indeterminato. Conseguentemente, le scuole vanno assegnate in reggenza. Ma se i dirigenti scolastici sono impegnati negli istituti di titolarità per 12 ore al giorno, “trascorrendo giornate intere a scuola”, addirittura “senza soluzione di continuità per poter mangiare”, e peraltro diventando “datori di lavoro” anche in un’altra scuola, o addirittura in altre due scuole, cioè in quella o in quelle affidate in reggenza, con responsabilità civili e penali per la sicurezza, nonché al risarcimento di danni, con moltiplicazione dei problemi concernenti le strutture degli edifici scolastici, il personale docente e non docente, i dsga, gli studenti e i genitori degli studenti, quando da “reggenti” raggiungono quelle scuole prive di d.s. dato che le loro presenze sembrano essere alquanto saltuarie, se non addirittura impossibili?

E come può essere stato possibile e come è tuttora possibile – peraltro senza determinata contestazione da parte dei sindacati dei dirigenti scolastici, anche per quanto concerne le evidentissime disparità palesemente in contrasto con la parità dei diritti dato che tutti i dirigenti scolastici sono stati vincitori di un concorso unico, e non soltanto per quanto riguarda la nomina a presidente di commissione di esami di Stato – che comunque, e così anche per i docenti in commissione d’esami, dovrebbe avvenire nella scuola più vicina a quella di titolarità o, per i docenti, a quella di assegnazione provvisoria – e addirittura c’è chi assurdamente pretende presidenti di seria A e presidenti di serie B con assoluto riferimento al grado dell’istituto nel quale il dirigente scolastico svolge la funzione – che ci siano scuole “autonome” con 500-600 alunni e altre con 2.000-2.500 alunni, affermando che i dirigenti scolastici sono impegnati negli istituti di titolarità per 12 ore al giorno, “trascorrendo giornate intere a scuola”, addirittura “senza soluzione di continuità”? Certo, c’è di che arrabbiarsi da parte di chi “deve” – ma perché “deve” se non ne trae alcun vantaggio, ovviamente in euro, rispetto a chi è dirigente di un istituto con 700 alunni? – sobbarcarsi “a titolo gratuito” (gratuito?) il peso del triplo di studenti, di docenti e di non docenti, col DSGA a “gestire” sul piano amministrativo-organizzativo un istituto scolastico che corrisponde a tre istituti scolastici.

Ma dato che mancano 2.000 dirigenti scolastici e pertanto 2.000 istituti scolastici sono senza d.s. in pianta stabile, e quindi affidati in reggenza (e tutti sanno cos’è l’assegnazione in “reggenza”), perché negli istituti scolastici privi di dirigente scolastico di ruolo a tempo indeterminato non si procede con il preside elettivo (eletto dai docenti e dai non docenti), da restare in carica, da preside “inter pares” (come peraltro “inter pares” e giammai “super partes” debbono essere i dirigenti scolastici vincitori di concorso), fino all’assegnazione del dirigente scolastico vincitore di concorso con contratto di permanenza triennale rinnovabile per il triennio successivo?

Gli istituti scolastici autonomi debbono avere tra 500-600 e 1.000 alunni (meglio se tra 500 e 900 alunni). Si sa che negli istituti scolastici di titolarità, come viene ripetuto da almeno un anno, e anche con recentissimi articoli, il dirigente scolastico sarebbe impegnato per 12 ore al giorno, “trascorrendo giornate intere a scuola”, addirittura “senza soluzione di continuità”. Si sa anche con ci sono scuole che di alunni ne hanno più di 1.000, anche diverse centinaia in più di 900-1.000, fino al doppio e addirittura al triplo del limite massimo dell’autonomia: scuole con 1.400, 1.600, 1.800, 2.200, 2.600 e addirittura con più iscritti e frequentanti, ovviamente con conseguenze sul numero dei docenti e del personale non docente (il doppio o il triplo. E negli stessi istituti scolastici sovradimensionati, e quindi sovraffollati, un Dsga fa per due o addirittura per tre Dsga rispetto al Dsga di un istituto scolastico perfettamente dimensionato.

Nella scuola con 500 alunni ci sono 20 classi e in una scuola con 1.000 alunni le classi possono essere 40 (la media è di 25 alunni in ogni classe). Pertanto, se l’istituto scolastico ha 1.500 iscritti, le classi sono 60; se gli iscritti sono 2.000, le classi sono 80 (cioè il doppio delle classi degli istituti scolastici con 1.000 alunni); se gli iscritti sono 2.500, le classi sono 100; se gli iscritti arrivano a 3.000, le classi raggiungono il numero di 120, addirittura sei volte rispetto alle classi di un istituto scolastico autonomo con 500 alunni, oppure tre volte rispetto alle classi di una scuola con 1.000 alunni. Comunque, limitandoci agli istituti scolastici con 1.000, 1500 e 2.000 alunni, quelli con 1.500 alunni hanno il triplo delle classi rispetto alle scuole autonome con 500 alunni e 20 classi, mentre quelli con 1.000 alunni ne hanno il doppio. Ma allora le disparità di trattamento che gravano sui dirigenti scolastici sono notevoli, anche e soprattutto in termini di attività lavorativa e di retribuzione.

Quindi, bisogna “raddoppiare” il numero degli istituti e quello dei presidi (o di portarli da 8.200 a 12.000). Mantenendo il principio che nessun istituto scolastico autonomo deve avere più di 1.000 alunni, nella considerazione che la differenza massima consentita non può essere, mettendo a confronto due istituti scolastici, superiore a 500 unità di iscritti, ma tra uno con 500 e l’altro con 1.000 iscritti. Altrimenti, il pubblicizzato “fenomeno” dei dirigenti scolastici impegnati negli istituti di titolarità per 12 ore al giorno, “trascorrendo giornate intere a scuola”, addirittura “senza soluzione di continuità”, rischia di non essere credibile, perché tra un istituto con 2.500 alunni e un istituto con 500 alunni il rapporto è di 5 (con 2.000-2.500 alunni) a 1 (con 500 alunni). Gli istituti scolastici autonomi non possono essere, rispettando il fabbisogno, nonché i diritti dei dirigenti scolastici, meno di 12.000, mentre adesso, addirittura rispetto ai poco più degli 8.200, circa 2.000 istituti scolastici autonomi sono senza dirigente scolastico a seguito dei collocamenti in pensione di d.s. (e il concorso continua a navigare nelle acque in tempesta dell’alto mare).

Comunque, dato che i dirigenti scolastici vengono assunti per concorso, e i concorsi (a parte le contestazioni, i ricorsi che vengono vinti da candidati a suo tempo non vincitori e altri risolti con “riparazioni” da parte del Miur, e quanto è di generale conoscenza) non sono banditi nel rispetto dei tempi, perché i rinvii sono ripetuti, e soprattutto non giungono a conclusione in tempi brevi, è necessario procedere anche, sia pure in fase provvisoria, per evitare irreparabili danni alla formazione degli studenti, nonché alla gestione delle scuole, col preside elettivo, a tempo determinato, nella consapevolezza che i docenti e i non docenti sapranno scegliere. L’elemento fondamentale resta quello di “raddoppiare” (a da 8.200 a 12.000) il numero degli istituti scolastici autonomi e quello dei presidi. Risulterebbero disponibili circa 40.000 posti, da ripartire tra d.s., docenti, dsga, collaboratori scolastici e ata. Se ciò non avviene in tempi rapidi, è “segno” che ci sono “interessati” a che “nulla cambi”, e comunque non possono essere docenti e non docenti, anche perché testimoni oculari e consapevoli che in un istituto scolastico autonomo il preside non lavora 12-14 ore al giorno, “trascorrendo giornate intere a scuola”, addirittura “senza soluzione di continuità per poter mangiare”. Inoltre, anche ai dirigenti scolastici che credevano alle “fantasiose” promesse dei politici, addirittura di tipo “stipendiale”, e che avevano manifestato il loro entusiastico gradimento alla legge 107/2015, è adesso del tutto evidente che le negatività ampiamente manifestate dai docenti, dai dsga, dal persona ata, dai sindacati, esistenti in una legge, la 107/2015, che era del tutto da “rottamare”, erano e continuano a essere oggettive, perché la “buona scuola” si è rivelata un fallimento: “per buona”, inesistente.

Catania, 23 aprile 2018

Polibio

polibio.polibio@hotmail.it

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