E siccome, assieme ai sindacati rappresentativi, nell’Atto di indirizzo del rinnovo contrattuale si vuole adottare la logica di Robin Hood, ai presidi verranno assegnati presumibilmente aumenti lordi da 50 euro, che fanno 20 euro netti a testa.

Considerando, infine, l’applicazione di una serie di tagli di voci stipendiali e il venir meno delle indennità della Legge 107/2015, da considerare come una tantum usa e getta, la categoria rischia di perdere qualcosa come 350 euro mensili.

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Presidi in rivolta, basta fare il capro espiatorio e niente chiamata diretta: Udir appoggia la protesta

di redazione – 15 luglio 2017 – 17:03
UDIR – Ha fatto rumore la protesta messa in atto, attraverso una lettera pubblica alla Ministra dell’Istruzione, da oltre 400 presidi di tutta Italia: i dirigenti scolastici hanno denunciato alla titolare del Miur una «situazione ormai insostenibile», sia per la retribuzione «non proporzionale al nostro carico di lavoro e responsabilità», sia per le «inadeguate condizioni di sicurezza delle scuole», che «per «le continue molestie burocratiche».

Perché, «sui dirigenti scolastici si invera il paradosso di essere i dirigenti meno retribuiti della pubblica amministrazione e quelli su cui grava il maggior carico di responsabilità, rischi e oneri lavorativi».

Poiché questo è il trattamento riservato a chi dirige gli 8.400 istituti scolastici italiani, cui fanno capo oltre 40mila plessi e all’interno dei quali operano almeno 200 giorni l’anno oltre 7 milioni di alunni e un milione di dipendente tra docenti e Ata, i presidi hanno giustamente deciso che è ora di farsi sentire: non sceglieranno e assumeranno loro gli insegnanti di cui ogni scuola avrà bisogno attingendo dagli ambiti territoriali. Preferiscono che siano gli Uffici scolastici regionali a farsi carico di questo ulteriore fardello, peraltro da attuare in piena estate e con il personale amministrativo, falcidiato negli ultimi anni, ridotto ulteriormente perché in periodo di ferie. Infine, i presidi, sottolinea Il Corriere della Sera, annunciano «altre» manifestazioni di protesta e sottolineano che «il dirigente scolastico è ormai un mero capro espiatorio».

Udir non può che condividere, punto per punto, la protesta degli oltre 400 dirigenti scolastici e il loro diniego a svolgere le operazioni di chiamata diretta dei docenti su ambiti territoriali: secondo Marcello Pacifico, segretario organizzativo della Confedir, cui aderisce Udir, “temi come quello degli stipendi ridicoli, dei carichi di lavoro sempre più insopportabili, della mancanza di supporto dell’amministrazione centrale, delle responsabilità oltre logica, a iniziare da quelle sul versante della sicurezza, per la quale occorre rivedere con celerità le regole, per non parlare delle molestie burocratiche e della stessa illegittima chiamata diretta, inconcepibile in un sistema d’istruzione pubblico, sono il pane quotidiano di chi è capo oggi delle nostre scuole, dirigendo anche 21 plessi e 3mila alunni contemporaneamente in cambio di indennità che non coprono nemmeno i costi per gli spostamenti”.

Il malcontento ha avuto l’apice lo scorso 25 maggio, con lo sciopero proclamato da Udir, che ha riscosso migliaia di adesioni e di presenze in piazza. Ma, al di là delle intenzioni, il Miur continua ad assecondare un’assurda politica di spending review che non ha eguali nel settore dell’amministrazione pubblica. I famosi 85 euro, di cui in gran parte ancora da finanziare, si tradurranno per i nostri dirigenti scolastici in una vera beffa: perché, pur percependo di gran lunga meno di tutti nella PA, gli stipendi dei presidi vengono considerati sopra la media. E siccome, assieme ai sindacati rappresentativi, nell’Atto di indirizzo del rinnovo contrattuale si vuole adottare la logica di Robin Hood, ai presidi verranno assegnati presumibilmente aumenti lordi da 50 euro, che fanno 20 euro netti a testa. Considerando, infine, l’applicazione di una serie di tagli di voci stipendiali e il venir meno delle indennità della Legge 107/2015, da considerare come una tantum usa e getta, la categoria rischia di perdere qualcosa come 350 euro mensili.

In mancanza di un Governo che sappia finalmente girare pagina, per il sindacato non rimane che la via del tribunale: Udir attraverso apposito ricorso intende infatti recuperare tutti gli arretrati sinora non percepiti. Inoltre, il sindacato ha deciso di avviare ricorso al Tar Lazio anche per l’incremento del Fondo Unico nazionale. La giovane organizzazione sindacale, che opera a tutela dei dirigenti scolastici, è pronta anche a impugnare tutti i Contratti Integrativi Regionali che saranno sottoscritti. Aderisci al ricorso gratuito. Il giovane sindacato dei ds mette inoltre a disposizione specifici modelli di diffida, puntando al recupero di una serie di ‘voci’ e diritti sino a oggi negati: Recuperi Erariali, Trattenuta TFR/TFS, Trattenuta ENAM, Indennità di vacanza contrattuale, RIA, FUN. Per informazioni, si può contattare il 331.7713481. Per una consulenza gratuita, scrivere a segreteria@udir.it. Per aderire ai ricorsi su RIA, FUN, CIR consultare il sito internet www.udir.it.

http://www.orizzontescuola.it/presidi-rivolta-basta-capro-espiatorio-niente-chiamata-diretta-udir-appoggia-la-protesta/
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