Prof insultati, derisi, picchiati: c’e’ forse un piano organizzato?

La scuola può essere salvata. Deve essere salvata. Altrimenti ha ragione Fo, c’è un piano organizzato per affossarla. Mentre quella privata, avanza a grandi passi  pronta a prenderne il posto.

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PROF INSULTATI, DERISI, PICCHIATI: C’E’ FORSE UN PIANO ORGANIZZATO?

 

A domandarselo, Jacopo Fo su People for  Planet http://www.peopleforplanet.it/picchiate-professori-cosi-im…/
con un pezzo dal titolo malizioso e alquanto provocatorio“Picchiate i professori! Così imparano!”. Non sono casi isolati, c’è un piano organizzato!”

Si può concordare o meno sul pezzo pubblicato dal giornalista, ma non si può certo negare che pone delle riflessioni sul perché gli insegnanti, in questi ultimi tempi siano diventati il bersaglio prediletto sui quali inveire, insultare, aggredire.
Sono fatti casuali? Scollegati? Schegge impazzite? Oppure qualcuno sta lavorando alacremente per scatenare la violenza a scuola?, si chiede Fo. E lui, da subito, sceglie da che parte stare: da quella del complotto. Perché, sottolinea, “ministri, presidi e sindacati degli insegnanti hanno complottato per anni per mantenere la scuola il più possibile lontana dagli studenti e per distruggere il rispetto verso i docenti e l’istituzione”.

Fin qui, ci siamo. Niente da eccepire soprattutto sulla seconda parte perché, venuto meno il rispetto, in seguito alle continue e incessanti campagne denigratorie portate avanti dai politici di turno e, di conseguenza la considerazione sociale, le famiglie, ancor più degli studenti, hanno rotto quell’alleanza che un tempo le teneva unite e le portava a perseguire l’obiettivo comune di formazione e di educazione dei ragazzi.

Altro responsabile, il web che ha tolto l’aurea di sacralità della scuola, aggiunge il giornalista. Verità incontrovertibile. La facilità, a portata di tutti, sin dalla primissima infanzia di consultare via internet lo scibile umano, di accedere alle informazioni in tempo reale, di porre domande e trovare risposte ha fatto sì che le ore di lezione perdessero l’interesse e l’importanza di un tempo.Immediate le conseguenze: il prof, messo a nudo con le sue incertezze, i suoi dubbi e perché no le sue lacune è sceso definitamente giù dal piedistallo. Perché per quanto si possa essere preparati nella propria disciplina ci sarà sempre un cervello elettronico pronto a metterli al muro, a ricordarne i limiti. E poco importa se questi sono ampiamente bilanciati dalla carica di umanità, di empatia, di sostegno e interazione profusi, valori altrettanto fondamentali nel processo di insegnamento/apprendimento che nessun freddo cervellone potrà mai garantire.

Certo non è da tutti essere degli ottimi insegnanti, rincara la dose il giornalista. Altra verità inconfutabile. Le mele marce si trovano dappertutto, anche tra gli insegnantiE i primi a dolersene sono proprio coloro che alla scuola danno corpo e anima che invocano maggiori controlli e sanzioni per chi non adempie il proprio dovere contribuendo in tal modo al discredito della categoria. E al contempo invocano maggiori tutele sui propri diritti a cominciare dal riconoscimento della Legge N° 81/08 sulla salute dei lavoratori, completamente disapplicate nelle scuole. Eppure lo SLC (Stress Lavoro Correlato) o Burnout degli insegnanti è una patologia invalidante (cinque volte superiore alle afonie o ai disturbi alle corde vocali, certificate invece come tali), che stenta ad essere riconosciuta come malattia professionale sempre e solo per una mera questione di soldi. Perché la prevenzione costa e le priorità sono sempre altre. Si preferisce tenere al lavoro docenti usurati, vecchi e demotivati che nulla più hanno da dare e a volte sclerano come raccontano le cronache.

Altra spina nel fianco, sostiene Jacopo Fo sono i programmi. Vecchi e lontani dagli interessi degli studenti e della vita reale. Nessuna formazione sulla vita sessuale benché siano gli ormoni a pulsare prepotentemente su quei corpi adolescenziali, nessun corso di autodifesa, nessuna lezione sulla salute e l’alimentazione, se non occasionalmente o inserite in qualche progetto estemporaneo. Verità assolute, critiche opportune, da sottoscrivere. La buona scuola, un’opportunità perduta per rinnovare e ammodernare la scuola come gli stessi addetti ai lavori chiedevano. Inascoltati su tutti i fronti, il governo ha imposto una riforma senza capo né coda esautorando definitivamente il ruolo del docente e la funzione dell’istituzione scolastica. Declassati entrambi sempre più a ruoli assistenziali per sopperire alle carenze familiari e in contrapposizione ai loro bisogni e aspettative. Privati, per giunta, delle loro armi, il voto in condotta, le sanzioni, la bocciatura. Tutto messo in discussione dall’utenza che chiede, anzi pretende senza se e senza ma. E se non ottiene insulta deride aggredisce accoltella. Si è perso il conto di quanti prof siano finiti in ospedale con gravi lesioni, costole rotte, visi sfregiati. Presi a schiaffi dalla politica, messi alla gogna via social, aggrediti dai genitori. Che hanno abdicato al ruolo genitoriale per ergersi a quello di giudici di figli perdigiorno e nullafacenti ai quali perdonare tutto in virtù del fatto che certe “bravate”, chi non le ha fatte?

Controversie con le famiglie ci sono sempre state, ma episodi di violenza come in questi ultimi anni, mai. E se non è emergenza, poco ci manca.

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“I professori picchiati sono la prova che la scuola è malata di inclusione”, scrive sul Foglio, Antonio Gurrado in un articolo del 12 febbraio scorso. Perché l’ unica cosa che un docente può fare in casi simili è sperare che un alunno delinquente se ne vada di propria spontanea volontà, mentre l’istituto ha il dovere di richiamarlo a sé fino a che non avrà sedici anni per via di quell’obbligo scolastico a cui deve adempiere.
Arrabattarsi in tutti i modi per trasmettere saperi e conoscenze a chi siede in classe solo perché obbligato e vorrebbe stare da tutt’altra parte è altamente frustrante per chi crede nel principio di Don Milani che la scuola, come un ospedale non può curare i sani e respingere i malati.

Come uscirne, allora? Semplice. Restituendo prestigio alla scuola pubblica, riconoscendone il ruolo fondamentale di istruzione e formazione, nonché educativo, sarebbe già un buon inizio. Ma per questo occorre una politica seria e lungimirante che sappia passare dalle parole ai fatti capace di attuare programmi in linea coi tempi, coinvolgenti e vicini agli interessi degli studenti. Una scuola inclusiva ma allo stesso tempo selettiva perché un titolo di studio lo si conquista con l’impegno e lo studio. Non lo si regala. Altrimenti avremo maestre che scrivono squola con la q, ingegneri che costruiscono ponti che cadono, chirurghi che tagliano parti sane, e chi più ne ha più ne metta.
Servono poi professionisti della conoscenza adeguatamente formati e altrettanto adeguatamente remunerati. Gli esempi non mancano in Europa e noi, sotto l’aspetto della retribuzione siamo vergognosamente agli ultimi posti della classifica. E, dulcis in fundo, che i genitori tornino a fare i genitori.

La scuola può essere salvata. Deve essere salvata. Altrimenti ha ragione Fo, c’è un piano organizzato per affossarla. Mentre quella privata, avanza a grandi passi  pronta a prenderne il posto.

link: https://www.alganews.it/2018/02/17/prof-insultati-derisi-picchiati-ce-forse-un-piano-organizzato/

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Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

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