Il ministro Marianna Madia non ha chiuso la porta. Anzi. Sul caso dei 4 mila professori cosiddetti «quota 96», beffati da un errore tecnico della Fornero, ha spiegato che sarebbe «onorata» se il problema potesse essere risolto all’interno del decreto di riforma della pubblica amministrazione. Ma, ha aggiunto il ministro, c’è un problema di copertura…

Il ministro Marianna Madia non ha chiuso la porta. Anzi. Sul caso dei 4 mila professori cosiddetti «quota 96», beffati da un errore tecnico della Fornero, ha spiegato che sarebbe «onorata» se il problema potesse essere risolto all’interno del decreto di riforma della pubblica amministrazione. Ma, ha aggiunto il ministro, c’è un problema di copertura. Problema che, invece, almeno secondo il presidente della Commissione bilancio della Camera, Francesco Boccia, sarebbe ormai completamente superato. Ieri è stato depositato alla Camera un emendamento, fortemente voluto dalle deputate Manuela Ghizzoni del Pd e Barbara Saltamartini del Nuovo centro destra, ma firmato da tutti i capigruppo delle commissioni bilancio e lavoro di Montecitorio, dal Pd, a Forza Italia, passando per Ncd e arrivando al Movimento Cinque Stelle.
LE COPERTURE
La proposta di modifica prevede di mandare in pensione già dal prossimo mese di settembre i 4 mila professori quota 96. Se l’emendamento passerà, una volta convertito in legge il decreto, i docenti con 60 anni di età e 36 di contributi nell’anno scolastico 2011-2012, potranno presentare domanda di pensionamento all’Inps. L’Istituto avrà 15 giorni di tempo per valutare la richiesta e dare il suo assenso. Così dal primo settembre i professori potranno lasciare il lavoro. Ma c’è una novità. Per contenere i costi dell’operazione, l’emendamento prevede che la liquidazione non venga versata immediatamente, ma soltanto nel momento in cui si sarebbe maturato il diritto in base alle regole della legge Fornero. Questo significa che, a seconda dei casi, bisognerà attendere qualche anno prima di vedersi riconosciuto il trattamento di fine servizio. In questo modo il costo dell’operazione viene contenuto in 35 milioni per l’anno in corso, e un altro centinaio di milioni l’anno fino al 2018. Le risorse, secondo quanto previsto dall’emendamento, saranno trovate aumentando gli obiettivi di spending review che nel decreto sulla pubblica amministrazione sono stati utilizzati per coprire la staffetta generazionale attraverso l’abolizione del trattenimento in servizio. Ieri sul tavolo della Commissione affari costituzionali del Senato è arrivata, come atteso, una pioggia di emendamenti. Le proposte di modifica del testo sono oltre 1.750. Il ministro Madia si è detto disponibile a valutare tutte le ipotesi ma non a modificare l’impianto di fondo della riforma. La prossima settimana il provvedimento (il relatore è Emanuele Fiano del Pd) entrerà nel vivo con la discussione e la votazione degli emendamenti.
A. Bas.  da Il Messaggero