“Puccini e la poetica delle piccole cose”, grande musica al Museo Diocesano per Chant d’Automne

Un viaggio affascinante tra le più belle melodie di Giacomo Puccini, chiosate da un musicologo acuto e dall’ interessante eloquio, il prof. Aldo Mattina: così domenica 14 ottobre ha preso vita, nel solito pregiato scenario del Museo diocesano,  il secondo appuntamento della rassegna Chant d’Automne, organizzata dalla Camerata Polifonica Siciliana, sotto la direzione artistica di Giovanni Ferrauto.

“Giacomo Puccini e la poetica delle piccole cose” era  l’intrigante titolo del concerto,  che si è dispiegato lungo tutto l’arco della produzione pucciniana, con una particolare attenzione alla Boheme, che forse del musicista lucchese resta l’opera più profondamente sua.

Il prof. Mattina ha dibattuto, con la sua solita leggerezza e maestria, su alcuni temi nodali della produzione pucciniana, accennando solamente ad annose questioni (una tra tutte il presunto Verismo dell’autore), che poco avrebbero aggiunto alla magia della serata. A Puccini va il merito indiscusso di avere puntato l’attenzione su personaggi , comuni, soprattutto donne, come la splendida schiava Liù della Turandot, che, da sola, resta nella memoria per la devozione al suo Signore Calaf; e di avere, come ha opportunamente sottolineato il dotto relatore, scandagliato in profondità l’animo femminile.

Le piccole cose, dunque, come il bene piccolino di Madama Butterfly; e il suo nascondersi “un po’ per celia e un po’ per non morire al primo incontro” con Pinkerton; le piccole banali cose del quotidiano, sulla scia di Leopardi e Pascoli, i primi grandi innovatori della poesia italiana, che avrebbero poi trovato adeguata ripresa nella stagione dei Crepuscolari.

I soprani Gonca Dogan e Carmen Maggiore e il tenore Filippo Micale, accompagnati al pianoforte dal maestro Ivan Manzella, hanno eseguito le arie più celebri con grande padronanza vocale e un’interpretazione coinvolgente, che ha fatto scorrere un brivido lungo la schiena a tanti ascoltatori.

Gonca Dogan con la sua voce molto piena e rotonda con accenti drammatici,  ha dato vita a celeberrime donne pucciniane: Mimì (“Sì, mi chiamano Mimì” da La Bohème), la Tosca di “Vissi d’arte”, la struggente Madama Butterfly di “Un bel dì vedremo”  e la tenera Liù di “Signore,  ascolta” dalla Turandot. Carmen Maggiore ha reso appieno, con toni più morbidi,  la spensierata allegria di Musetta e la dolce Lauretta di “Gianni Schicchi” con una vocalità gradevolmente leggera.

Di grande effetto anche il tenore Filippo Micale, che ha sfoderato una voce calda e possente sia nelle arie singole che nei duetti; il maestro Manzella ha sapientemente accompagnato i cantanti, permettendo il giusto rilievo alla loro espressione vocale.

Il bis, che ha dato una nota di allegria finale, ha avuto un sapore apotropaico, stornare il temporale in corso a Catania in una sera tempestosa; il titolo era “O sole mio”…

Silvana La Porta

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