Ramin Bahrami e Danilo Rea, uno splendido omaggio all’improvvisazione chiude la 43 edizione di Notomusica Festival

Un pianista classico, rigorosamente bachiano, e un pianista jazz sempre votato all’improvvisazione? Cosa possono mai creare insieme, quale misteriosa performance? Uno spettacolo coinvolgente e appassionante, risponderebbe il foltissimo pubblico del Notomusica Festival che domenica 19 agosto ha assistito  al concerto “Bach is in the air”  all’ex Collegio dei Gesutiti, concludendo in bellezza la 43a edizione del festival.

Perché questo Bach, suonato a quattro mani dal musicista iraniano Ramin Bahrami e dal pianista jazz nostrano Danilo Rea, ha veramente convinto, restituendo la cifra più vera e originale del maestro di Eisenach, che già nel lontano Settecento dava una grande lezione di creatività e genio musicale, cavalcando la Libera Improvvisazione.

Undici pezzi, confluiti in un cd ideato, hanno raccontato i protagonisti, davanti a un piatto di spaghetti all’amatriciana, in cui si sono uniti due mondi molto più vicini di quanto si possa pensare. Perché  la musica barocca, a ben pensarci, prevedeva l’improvvisazione e Bach stesso era un abile improvvisatore.

Bahrami e Rea hanno dunque restituito la più vera natura del grande musicista tedesco:  non a caso la sua musica è stata sempre un’enorme fonte di ispirazione per il jazz, visto che il grande Maestro scriveva solo le note, non il modo in cui esse vanno suonate.

A Noto dunque barocco e jazz si sono trovati assolutamente in sintonia per il principio dell’improvvisazione, in un susseguirsi di tracce (splendide quelle dalle Variazioni Goldberg e dal Clavicembalo ben temperato) su cui i due brillanti pianisti hanno composto al volo nuove frasi musicali, con un effetto piacevolissimo, in particolare sulla famosa Aria sulla IV corda (dalla Suite n. 3 in re maggiore, BWV 1068), dimostrando come le composizioni bachiane rappresentino una miniera d’oro piena di idee armoniche e melodiche e spunti compositivi.

Un sodalizio fruttuoso, dunque, questo tra Bahrami e Rea in uno scambio fecondo dove il classico si è fatto jazz e il jazz classico: il dialogo è sempre possibile, basta che le menti siano aperte e la tecnica perfetta.

Scroscianti applausi finali e una grande consapevolezza finale: la musica affascina proprio per questa sua magica armonia di rigore ed estro, di cui i due grandi pianisti hanno offerto una prova eccellente. Perchè, non dimentichiamolo, il più grande jazzista è J.S. Bach…

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