Anche Renzi considera il Pd un modello superato oltre che la fusione fallita tra due partiti defunti: i Ds e la Margherita. Anche Renzi non sopporta la voci discordanti. Non solo i D’Alema, Bersani, Speranza già liquidati visto che si mostra infastidito perfino dai prudenti distinguo di Andrea Orlando. Insomma, sembra di capire che nel nuovo Renzi-party l’unica voce percepibile dovrà essere la sua. E completamente sotto il suo controllo saranno i gruppi parlamentari (solo i fedelissimi saranno candidati) e gli eventuali ministri. Al posto dei congressi ci saranno le Leopolde. E i militanti, e gli iscritti? Puro contorno. Del resto, Emmanuel Macron non si è forse preso tutta la Republique nell’arco di sei mesi? C’è un solo problema: gli elettori. Ne resterà ancora qualcuno?

 

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Il segretario ha rottamato il Pd, Bettino cambiò il vecchio Psi

Renzi come Craxi: devastare il partito e poi autodistruggersi

di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano – 9 novembre 2017 – pag. 7

Martedì sera l’assente non giustificato Luigi Di Maio ha regalato a Giovanni Floris un record (il 9,14% a DiMartedì) e all’ego di Matteo Renzi uno show compulsivo di quasi due ore. Malgrado le domande fossero tutte giuste e sufficientemente “cattive”, il leader più sconfitto della storia del Pd (e forse dell’intera storia italiana) non ha mollato di un centimetro la strategia mirata a demolire fino dalle fondamenta l’attuale Partito democratico.

Esattamente la profezia che dopo il più recente tracollo, quello siciliano, l’ultimo numero dell’Economist ha riassunto nella frase: “Ciò che alla fine Mr Renzi ha rottamato con successo è stato il suo Pd”. Una tabula rasa che lo stesso leader ha preannunciato ad alcuni giornali e che Repubblica gli attribuisce con il titolo: “Cambio tutto come Macron”, Con l’intenzione di una campagna elettorale e un post elezioni “senza i lacci” dell’attuale partito.

Se l’ex premier trovasse il tempo per documentarsi su chi l’ha preceduto riscontrerebbe interessanti analogie tra i suoi odierni propositi e il percorso che negli anni 80 portò Bettino Craxi a liberarsi del vecchio, glorioso, polveroso e troppo di sinistra Partito Socialista Italiano. Per dare vita al partito personale del Garofano: moderno, spregiudicato, flessibile, glamour. Delle vite parallele Craxi-Renzi hanno già scritto su queste colonne Luca Josi e Marco Travaglio: il racconto di due uomini soli al comando che hanno scalato i rispettivi partiti per poi inerpicarsi fino Palazzo Chigi, lasciandosi dietro mucchi di cadaveri (politici) e di rancorosi nemici. Stessa arroganza. Stessa presunzione. Stessi pessimi rapporti con la (poca) informazione non prona.

Entrambi “guasconi, forti di un galateo da barbari e profanatori di tabù”(Josi). Con una sostanziale differenza: la solida cultura politica di Bettino e il suo saper parlare alle folle. Mentre Matteo, che pensa di supplire agli argomenti con la parlantina al confronto sembra, senza offesa, un diplomato in qualche scuola per corrispondenza. Craxi creò il Garofano perché ne aveva le scatole piene del preesistente gruppo dirigente Psi. Che considerava scampoli di un passato ideologico e subalterno al Pci, ancora fermi all’Italia rurale-operaia del dopoguerra, insensibili al popolo delle partite Iva, analfabeti rispetto alle nuove forme di comunicazione, tutta gente inadatta all’imperante linguaggio televisivo. A un certo punto, stufo delle infinite mediazioni con quelli della sinistra interna (e con chi non rispondeva in fretta signorsì), semplicemente li fece fuori.

Chiamò l’architetto Filippo Panseca (quello della piramide pacchiana al congresso di Rimini) che sostituì falce e martello con l’innocuo fiore delle Cariofillacee. Nascevano la Milano da bere, l’affarismo, le tangenti à go-go e sappiamo come poi andò a finire. Un destino che non auguriamo a Renzi e al suo clan (anche se i casini di Banca Etruria e Consip non depongono benissimo). Per tutto il resto sembra una storia già vista.

Anche Renzi considera il Pd un modello superato oltre che la fusione fallita tra due partiti defunti: i Ds e la Margherita. Anche Renzi non sopporta la voci discordanti. Non solo i D’Alema, Bersani, Speranza già liquidati visto che si mostra infastidito perfino dai prudenti distinguo di Andrea Orlando. Insomma, sembra di capire che nel nuovo Renzi-party l’unica voce percepibile dovrà essere la sua. E completamente sotto il suo controllo saranno i gruppi parlamentari (solo i fedelissimi saranno candidati) e gli eventuali ministri. Al posto dei congressi ci saranno le Leopolde. E i militanti, e gli iscritti? Puro contorno. Del resto, Emmanuel Macron non si è forse preso tutta la Republique nell’arco di sei mesi? C’è un solo problema: gli elettori. Ne resterà ancora qualcuno?

https://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/renzi-come-craxi-devastare-il-partito-e-poi-autodistruggersi/

https://www.facebook.com/MarcoTravaglioNews/posts/1993373740885633

http://papaverirossi.blog.tiscali.it/2017/11/09/renzi-come-craxi-devastare-il-partito-e-poi-autodistruggersi-da-facebook/

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Renzi-Craxi? Meglio delle testate di Padellaro

http://www.ilfoglio.it/contro-mastro-ciliegia/2017/11/10/news/renzi-craxi-meglio-delle-testate-di-padellaro-162643/

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Matteo Renzi come Bettino Craxi?

http://www.affaritaliani.it/politica/matteo-renzi-come-bettino-craxi-467079.html

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Ernesto Galli della Loggia: “Renzi come Craxi, ama circondarsi solo di camerieri”

http://www.huffingtonpost.it/2017/01/29/renzi-craxi-camerieri_n_14475436.html

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Perché Matteo Renzi mi ricorda sempre più Bettino Craxi

http://formiche.net/2016/11/08/perche-matteo-renzi-mi-ricorda-sempre-piu-bettino-craxi/

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Matteo Renzi come Bettino Craxi nel 1992

http://ildubbio.news/ildubbio/2017/03/05/matteo-renzi-bettino-craxi-nel-1992/

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Martelli: Renzi mi ricorda Craxi

http://www.globalist.it/politics/articolo/54080/martelli-renzi-mi-ricorda-craxi.html

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Bruno Vespa: Matteo Renzi il nuovo Cinghialone? Perché può fare la fine di Bettino Craxi

http://giornalesm.com/bruno-vespa-matteo-renzi-il-nuovo-cinghialone-perche-puo-fare-la-fine-di-bettino-craxi/

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