Molte vittorie con i ricorsi presentati dalla Gilda per ottenere gli scatti di stipendio anche ai precari. Una azione legale che non dimentica però l´azione politica necessaria a superare il problema del precariato…(da gilda)


Brescia, Padova, Treviso, Lanciano, Cuneo, Roma, Trieste, Verona, Siena, Livorno, Milano, Torino…; questo non è una sorta di esercizio mentale atto ad affinare le mie capacità mnemoniche e nemmeno l´elenco delle prime province che il Governo, in un atto di lucidità, ha deciso di eliminare per destinare i risparmi derivanti a finanziare la ricerca, la scuola e l´università pubblica; si tratta invece di un elenco parziale e provvisorio di Tribunali della Repubblica che hanno accolto in pieno le istanze presentate da decine di precari della scuola.

Molti di questi ricorsi sono stati portati avanti dalla Gilda degli Insegnanti e sono il frutto della campagna lanciata su questo stesso giornale circa tre anni fa (vedi articolo “Il giusto ricorso“, “Professione docente”, luglio-agosto 2007) con la quale si volevano perseguire per via giudiziaria i punti della piattaforma contrattuale che non riuscimmo a fare inserire nel CCNL del 2006/09.

Con la nostra azione legale ci proponevamo di ottenere:
– La stabilizzazione del rapporto di lavoro di tutti coloro che hanno almeno 3 contratti fino al termine delle attività didattiche.
– Il riconoscimento degli scatti di anzianità anche per i docenti precari al pari di quanto avviene per i docenti di religione.
– La corresponsione di un indennizzo a compensazione dei disagi e dei danni subiti a causa di una precarietà prolungata nel tempo.
– L´intervento della Corte di giustizia europea per porre fine all´abuso dei contratti a tempo determinato nel settore della scuola.

La nostra iniziativa si basava, oltre che su un ovvio senso di giustizia che porta a considerare uguali diritti per chi ha gli stessi doveri, sulla direttiva europea 70/CE del 28 giugno 1999 che pone delle serie restrizioni all´uso (abuso) dei contratti a termine e alla quale tutti gli stati membri sono tenuti a sottostare, sulla normativa italiana relativa al settore privato che prevede un´automatica trasformazione, da determinato ad indeterminato, del contratto di lavoro di un dipendente al momento del terzo rinnovo contrattuale con lo stesso datore di lavoro, sulla direttiva Nicolais (Governo Prodi) del 27 aprile 2007 che estendeva a parte del pubblico (non alla scuola però) la normativa dei contratti a tempo determinato del settore privato, direttiva che l´attuale Governo, all´atto del suo insediamento, ha provveduto ad annullare.

Sulla base di queste basi normative, abbiamo impostato tutti i nostri ricorsi e i vari giudici che hanno analizzato le cause di lavoro ci hanno dato pienamente ragione per quanto concerne le richieste di natura economica. Quasi ovunque infatti hanno sancito il diritto dei ricorrenti al riconoscimento del diritto ad accedere agli scatti di anzianità e quindi di vedersi risarcire il danno economico derivante da un abuso illegittimo da parte del MIUR della reiterazione di contratti a tempo determinato di fronte a situazioni che non hanno nulla di straordinario ed imprevedibile bensì risultano essere una scelta programmatica dell´amministrazione.

Per quanto concerne invece la richiesta di stabilizzazione, la maggior parte dei giudici ha ritenuto che non sussistano gli estremi per dare ragione ai ricorrenti. Questa loro decisione si basa soprattutto sul fatto che la legge 165/2001 nel suo art 36 comma 2 cita espressamente che nel settore pubblico la violazione di disposizioni imperative riguardanti l´assunzione non può in nessun caso comportare la trasformazione a tempo indeterminato del contratto di lavoro.

C´è comunque un´eccezione a tale regola; si tratta del tribunale del lavoro di Siena che ha sostenuto che le norme sanzionatorie derivanti dalla normativa europea possano ritenersi tali da superare il limite previsto dall´art 36 delle legge 165/2001 e quindi di procedere, oltre al risarcimento del danno, anche alla trasformazione a tempo indeterminato del contratto di lavoro stipulato dal ricorrente con il MIUR.

Tra tante sentenze positive, ve n´è anche una negativa. Il Tribunale del lavoro di Belluno ha infatti respinto il ricorso di alcuni docenti precari negando loro non solo il diritto all´assunzione in ruolo, ma qualsivoglia diritto ad un risarcimento di natura economica. E´ da rilevare però che le motivazioni alla base di questa sentenza negativa ci sembrano quantomeno originali (si richiede che almeno uno dei contratti sottoscritti debba essere a tempo indeterminato sic!) e siamo fiduciosi che l´appello che abbiamo già presentato ribalterà totalmente la sentenza in questione.

La Gilda degli Insegnanti intende pertanto continuare sulla strada intrapresa e nelle sue sedi provinciali gli interessati potranno ricevere tutte le informazioni e la consulenza necessaria per adire le vie legali al fine di vedersi riconoscere i propri diritti; questo però non è sufficiente.

E´ nostra intenzione infatti andare oltre la via legale e far valere politicamente i risultati fin qui raggiunti. E´ evidente infatti che non sussistono le basi normative a supporto della discriminazione economica tra i docenti precari e quelli di ruolo. Occorre quindi porre fine a questa discriminazione e riconoscere a tutti i precari il diritto a percepire gli aumenti contrattuali legati all´anzianità di servizio.

E´ evidente che il raggiungimento di questa rivendicazione di natura economica, che altro non è che il riconoscimento di un diritto sancito dalle norme europee, avrebbe come conseguenza ovvia il venir meno del motivo principale che induce il MIUR ad assumere un numero così ingente di precari; perché il MIUR dovrebbe continuare a mantenere precari così tanti docenti se costano la stessa cifra? A quel punto non converrebbe a tutti avere personale stabile cui far leva per una programmazione didattica di lungo respiro?

Con questo grimaldello intendiamo incidere significativamente per il superamento del problema del precariato scolastico che ha raggiunto ormai percentuali che non hanno eguali in nessun paese europeo.

Antonio Antonazzo
(da Professione docente, gennaio 2011)