“Nel nostro Paese il tempo della docenza non è inferiore a quello della maggior parte dei Paesi UE…
E’ quanto si legge in una nota della Cisl Scuola in merito ai dati Ocse (TABELLE) che dimostrano lcome l’Italia “è non solo ben allineata ai valori europei, ma il tempo di lavoro in aula degli insegnanti italiani è superiore a quello medio dei loro colleghi”. ”
È bene precisare – prosegue la nota – che le indagini citate si riferiscono a quegli ordini di scuola – previsti negli ordinamenti dei vari Stati – riconducibili ai segmenti in cui si assolve l’obbligo di istruzione. Mancano, pertanto, dati riferiti alla scuola dell’infanzia, i cui docenti hanno un orario di insegnamento settimanale, almeno nel nostro Paese, più alto di tutti gli altri colleghi.L’ orario di di insegnamento dei docenti italiani non e’ affatto inferiore a quallo dei ”colleghi” europei.

“Nella primaria – evidenzia ancora la Cisl scuola – le 22 ore di insegnamento superano la media europea che è di 19,6 per le medie siamo a 18 ore contro le 16,3 per le superiori siamo in linea con i valori medi UE. Interessante rilevare come l’orario di insegnamento in Italia superi quello di Francia, Finlandia, Germania, paesi tra i più forti dell’area euro.Un’altra indagine, ”Le cifre chiave dell’istruzione in Europa” è stata recentemente pubblicata da Eurydice, la rete istituzionale che raccoglie, analizza e diffonde informazioni sui sistemi educativi nella maggior parte dei paesi europei”. Non solo, sottolinea ancora la Cisl Scuola, “in molti Paesi europei, l’orario previsto nei contratti di lavoro comprende non solo le ore di insegnamento, ma anche tutti gli altri impegni connessi all’attività dei docenti”.

La Cisl rileva inoltre che per l’Italia la tabella riporta esclusivamente le ore che il nostro CCNL destina all’insegnamento, ma trascura del tutto quelle previste per le attività funzionali all’insegnamento, individuali o collegiali; per gli impegni di programmazione, progettazione, ricerca, valutazione, documentazione, aggiornamento e formazione, compresa la preparazione dei lavori degli organi collegiali, la partecipazione alle riunioni, l’attuazione delle delibere adottate dagli organi stessi; la presenza in classe 5 minuti prima dell’inizio delle lezioni. “Solo una parte di queste attività – prosegue la Cils scuola – trovano peraltro una precisa quantificazione: sono 40 le ore annue per i collegi dei docenti, compresa programmazione iniziale, verifica di fine anno, nonché l’informazione alle famiglie sui risultati intermedi e finali. A queste si aggiunge un impegno fino ad altre 40 ore per i consigli di classe. Non sono quantificate le ore per scrutini, esami e compilazione degli atti relativi alla valutazione nonché l’impegno per i colloqui con le famiglie”. La Cisl scuola analizza quindi l’orario degli studenti rilevando che aa durata media dell’anno scolastico in Europa è di 185 giorni, a fronte dei 200 giorni previsti in Italia per la validità dell’anno scolastico. Generalmente in Europa l’orario di insegnamento è ripartito su 5 giorni, che si riducono a 4 in Francia, mentre in Italia resta molto diffusa la settimana scolastica su 6 giorni. Anche la durata delle lezioni varia da paese a paese: nella maggior parte dei casi, una lezione dura tra i 40 e i 55 minuti”.

“Molto interessante – prosegue il sindacato di categoria – nelle ”Cifre chiave sull’istruzione europea”, il confronto sulle retribuzioni: notevoli le diversità degli stipendi percepiti dai docente dell’UE. Il lavoro dell’insegnante in Italia è pagato meno della media europea in tutti gli ordini di scuola. La differenza supera il 10% in meno all’inizio della carriera, pur in presenza di un orario di insegnamento che, come abbiamo visto, è in linea con la media UE”.

Comparando le retribuzioni dei diversi Paesi, l’indagine Eurydice evidenzia una generalizzata progressione degli stipendi legata alla anzianità di servizio, come per noi avviene con gli scatti di anzianità. Analizzando la differenza tra stipendio minimo e massimo e considerando quanti sono gli anni necessari per raggiungere lo stipendio massimo, si osserva che nella maggior parte dei Paesi europei un insegnante ottiene la più alta retribuzione dopo un numero di anni in media compreso tra i 15 e i 25. In Italia, come è noto, per raggiungere lo stipendio massimo occorrono 35 anni di servizio. Va aggiunto che l’incremento tra il minimo e il massimo raggiunge in alcuni Paesi il 70%, mentre da noi lo stipendio di fine carriera cresce solo del 40%.A fine carriera, infatti, lo scarto tra le nostre retribuzioni e quelle della media UE sale oltre il 20%.

Ufficio stampa Cisl Scuola