La scuola italiana, ormai è risaputo, è restia a farsi valutare. Sarà perché è consapevole delle sue pecche e non vuole che nessuno le scopra, sarà perché è difficile trovare criteri quanto più oggettivi e condivisi, fatto sta che il momento della valutazione è visto come un giudizio senza possibilità di appello piuttosto che come un incentivo al miglioramento…

Questo avviene in Italia. Ma in Europa la situazione è ben diversa. L’Agenzia regionale per la qualità, la valutazione e l’autonomia delle scuole, AQS, del Land Renania-Palatinato ha per esempio prodotto, qualche tempo fa, il primo rapporto sulle proprie scuole. Un documento sintetico, di sole 23 pagine, ma pieno di tabelle, grafici e illustrazioni, che dà un quadro chiarissimo della situazione in terra tedesca e ci dà forse utili indicazioni sulla strada da seguire in terra italiana.

L’aspetto più importante, quello che costituisce da sempre il problema della valutazione in Italia, è il metodo seguito: in Germania non si basa infatti su test, ma si appoggia su un ventaglio di metodi, ben sei approcci valutativi diversi, che insieme servono a rendere le informazioni raccolte le più attendibili possibili. Non viene svolta nessuna autovalutazione della scuola, come accade, con risultati opinabili, nella nostra nazione. La valutazione è rigorosamente esterna. Il quadro di riferimento per le ispezioni esterne (Orientierungsrahmen Schulqualität, ORS) è un documento di 40 pagine nel quale si definiscono i criteri che concorrono a definire il profilo della “buona scuola”.
in base a due concetti essenziali: la qualità delle lezioni e  il buon esito degli apprendimenti da parte di ogni alunno.

Il perno del modulo valutativo è l’ispezione delle scuole: tutte le scuole vengono ispezionate da un team dell’AQS, che assiste a numerose lezioni, raccoglie i dati e li analizza servendosi di un’unica scala. La relazione valutativa finale deve mettere in evidenza i punti di forza di ogni scuola nonché le aree nelle quali la scuola deve migliorare e deve impegnarsi a trovare soluzioni per progredire.

L’agenzia ricorre a metodi empirici per la raccolta di dati sulla scuola e per le loro analisi. Tramite l’uso di questionari predisposti per i differenti attori della scuola, studenti, insegnanti, famiglie e di una scaletta per le discussioni con l’amministrazione delle scuole, la commissione scolastica locale, gli insegnanti, le famiglie e i rappresentanti degli studenti.

Riguardo poi ai risultati delle ispezioni esterne non costituiscono una tragedia, bensì la base per indurre la scuola a fissare obiettivi precisi da raggiungere in seguito. La scuola viene invitata a formulare in modo concreto gli obiettivi e precisarli in maniera tale da potere essere misurati e verificati in modo empirico. Poi entra in scena l’anima prescrittiva del popolo tedesco: la legge del “Land” obbliga le scuole ad esplicitare obiettivi imperativi in un documento, intitolato “Intesa sugli obiettivi“, il quale deve essere approvato dalla commissione scolastica locale.

La scuola e la commissione scolastica discutono insieme i risultati della valutazione e sottoscrivono un contratto che impegna sia la scuola sia la commissione scolastica (di emanazione dell’ente locale).
In questo documento si devono stabilire: gli obiettivi del periodo che intercorre prima della successiva valutazione, gli strumenti per controllare i progressi della scuola, i metodi di valutazione che la scuola intende adottare.

Insomma il clima, a quanto pare, in Germania è molto collaborativo e persegue un obiettivo generale, laddove in Italia trionfa l’ostilità e la partigianeria.

La valutazione invece dovrebbe costituire uno dei cardini su cui fondare un nuovo modello di governance anche nella sola considerazione che, per un efficace sistema di autonomia delle istituzioni scolastiche, sembra impensabile l’assenza di un meccanismo regolatore di “accountability” e verifica.

Valutare costituisce altresì la premessa per conoscere lo stato di salute del sistema e per poter intervenire a colmare bisogni e deficit. In breve, il nodo centrale diviene il collegamento tra il momento della valutazione e il processo decisionale e di innovazione.

Valutare le scuole poi significa naturalmente valutare gli insegnanti. Ma da tempo fa discutere l’opportunità di legare gli aumenti retributivi dei docenti ai risultati degli studenti, mentre è perennemente sotto accusa la progressione di carriera per anzianità.

Con la Buona scuola, però, si pensa a soluzioni bislacche, ispirate dal solo criterio del risparmio, come eliminare gli scatti erga omnes e premiare due terzi (ma poi perché proprio due terzi?!) dei docenti “meritevoli”. E’ infatti prevista la sostituzione degli scatti automatici di anzianità con un meccanismo che prevede che in ciascuna scuola un 66% di insegnanti abbia, ogni tre anni, un aumento retributivo, mentre un altro 33% rimanga al palo. Gli scatti si chiameranno di “competenza” e saranno valutati su 3 parametri: merito didattico, formativo e professionale. Si ventila anche l’insana idea di affidare la valutazione dei docenti direttamente ai dirigenti, introducendo un meccanismo di discrezionalità di cui non vogliamo nemmeno immaginare le conseguenze.

Forse in Italia serve una cultura della valutazione, prima che un metodo. La Germania in questo può insegnarci qualcosa.

Silvana La Porta