E se uno studente mi chiedesse: ma perché è vietato mostrare uno striscione magari ironico e senza offese, minacce o incitamenti all’odio politico? Cosa gli rispondo, che l’articolo 21, come sembra ipotizzare il dirigente dell’Usp palermitano nell’intervista alla Zanzara, è a geometria variabile?

Dipende dai tempi e dai ministri. Mi è perfino venuto in mente, e chi mi conosce e sa quel che scrivo da dieci anni può valutare quanto mi pesi, un “aridatece la Gelmini”.

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Scuola. Prof sospesa, quando la Costituzione va a farsi benedire

Un contributo sulla vicenda della docente sospesa. La docente ha omesso il controllo, ma quanto è avvenuto è molto grave e viola la Costituzione
23.05.2019 – Franco Labella
Caro direttore,

dichiaro il mio netto dissenso rispetto agli interventi di Contu e Cioni sulla vicenda della collega Dell’Aria sospesa per omesso controllo. Si potrà farlo?

L’interrogativo non è per niente retorico, visto il clima che ormai si respira anche nel nostro Paese, da un certo momento in poi e che ha il suo culmine, dopo gli striscioni rimossi dai vigili del fuoco, nella vicenda palermitana.

Perché anche in altri paesi europei, ahimè, si è cominciato con la democrazia e si è finito con la democratura.

Siccome, però, si interviene nella pagina di scuola e non ad un dibattito fra storici o politologi sarà il caso di disegnare, secondo il mio punto di vista, i confini della discussione.

Non mi pare che né Contu né Cioni abbiano manifestato la consapevolezza che in discussione non è l’eventuale irragionevolezza della sanzione (Contu) o la patente eventuale di storica superficiale (Cioni) da attribuire alla docente palermitana.

In ballo c’è esattamente, invece, il principio, sancito dall’art. 33 della Costituzione: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Lo scrivo per esteso così che non venga in mente a qualcuno di ipotizzare che per sapere esattamente in cosa consiste il principio non basta conoscere la Costituzione ma bisogna esplicitarla parola per parola, virgola per virgola.

Ovviamente, come docente di diritto, scrivo questa frase in senso volutamente iperbolico. Il parallelo, infatti, è voluto ed è con la posizione di chi rimprovera, ad esempio, alla docente di non aver svelato il dispositivo del provvedimento sanzionatorio. E a che pro avrebbe dovuto farlo? Per trasformare l’opinione pubblica in giudice che anticipi la sentenza, che io auspico, del giudice del lavoro a cui ricorrerà – glielo consiglio – la collega Dell’Aria?

Domanda: dopo aver visto il viso della collega, dopo averne letto le interviste, può venire in mente a qualcuno che stia strumentalizzando una vicenda che, lo ipotizza a me pare Contu in maniera che risulta a mio giudizio leggermente obliqua ed oserei dire anche un po’ contorta, potrebbe pure aver avuto una genesi anche parzialmente diversa? Contu, spero, il powerpoint l’avrà visto e che sia la causa scatenante, il casus belli, non potrà negarlo.

Il punto di partenza, in ogni caso, è quello. Non può che essere quello e leggere la riservata non aggiungerebbe o toglierebbe assolutamente niente.

Perché quello che trovo poco congruo è giudicare la vicenda di Rosa Maria Dell’Aria come se fosse una vicenda normale. C’è stata un’ispezione ed è stata comminata una sanzione. Amen. Qui, però, non stiamo parlando di una docente assenteista, inadatta al suo ruolo o che fa scrivere ai suoi studenti quello che vuole, come ha inopinatamente affermato una sottosegretaria che si fa vanto di aver letto l’ultimo libro tre anni fa.

Non siamo in presenza di una docente che augura la morte ai poliziotti. No, qui siamo in presenza di una mite professoressa, dice lei stessa moderata, che ha omesso il controllo. Stiamo parlando di una docente che ha seguito una ricerca degli studenti che hanno accostato, in immagini e testi, situazioni che si rivelano, evidentemente agli occhi e orecchie degli studenti, sempre più comparabili.

Certo il giudizio storico può essere diverso, certo i pesi sono diversi, certo la Storia non si ripete e bla bla bla. Ma c’è un piccolo, essenziale particolare: stiamo parlando di scuola, non di storici a convegno.

Se capita che qualcuno dica ad una donna rom “ti stupro”, se si teorizza una improbabile chiusura dei porti alla faccia degli obblighi internazionali derivanti da trattati e convenzioni, se si adottano provvedimenti quanto meno dalla dubbia costituzionalità e lo dicono fior di giuristi, mica il prof. Labella, se ci sono sentenze di giudici che già smantellano pezzi del decreto sicurezza sarà possibile che uno studente, che non è uno storico ma ha una coscienza in formazione, idee da verificare, ipotesi da proporre, elabori il suo pensiero, antagonista e pure rozzo o tagliato con l’accetta, e sarà possibile che tutto questo trovi spazio? Sì o no?

Per capirci con chiarezza: se un mio studente producesse un powerpoint in cui scrivesse “Il ministro x è uno stronzo” certamente interverrei quanto meno a spiegare che il confronto ed il dissenso non equivalgono all’offesa. Sarebbe il minimo sindacale. Ma se una mia studentessa mi chiedesse: “Prof., ma il decreto sicurezza non rischia di creare emarginazione e rifiuto, non rischia di farci precipitare in una spirale che ammicca al passato?” In quel caso cosa dovrei fare per non rischiare l’omesso controllo? Convincere la studentessa a non disturbare il manovratore? Oppure convincerla che no, che il fascismo non torna perché così decidono illuminati opinionisti televisivi? Che chi inneggia ai campi di sterminio è solo un buontempone e che se Anna Frank finisce allo stadio è per simpatia verso la sfortunata ragazza ebrea?

E perché in questo caso sarei bello e bravo e se provassi a fornire elementi di riflessione anche critica invece no? Oppure che faccio, il powerpoint lo riscrivo io? E se uno studente mi chiedesse: ma perché è vietato mostrare uno striscione magari ironico e senza offese, minacce o incitamenti all’odio politico? Cosa gli rispondo, che l’articolo 21, come sembra ipotizzare il dirigente dell’Usp palermitano nell’intervista alla Zanzara, è a geometria variabile?

Dipende dai tempi e dai ministri. Mi è perfino venuto in mente, e chi mi conosce e sa quel che scrivo da dieci anni può valutare quanto mi pesi, un “aridatece la Gelmini”.

Pietro Grasso, encomiabilmente, ho postato il powerpoint; è a disposizione, ora e non prima, non dei tweet che parlano di Salvini=Hitler (ahimè lo scrive anche la Cioni che bontà sua sostituisce Hitler col Mussolini meritorio per la  palude pontina risanata o il Colosseo quadrato) ma di tutti quelli che vogliono farsi un’idea delle colpe punite con una sanzione che è prevista per comportamenti gravi e connessi con mancanze non lievi rispetto ai propri doveri.

Ma fare l’insegnante è il dovere primo, il censore, eventualmente e per chi lo intendesse come connesso alla propria professione di docente, viene dopo.

Ed ora sospendete anche me. Perché se volete posso fornire prove a iosa del fatto che insegno ai miei studenti il pensiero critico, quello che sta pomposamente scritto nelle scartoffie che compiliamo.

Sono vicino a Rosa Maria, senza se e senza ma anche prima di aver letto la riservata che ha avuto ed anche prima di aver valutato il suo curriculum come storica. Perché in ballo c’è altro e sono sicuro che pesa di più.

§ https://www.ilsussidiario.net/news/educazione/scuola-prof-sospesa-quando-la-costituzione-va-a-farsi-benedire/1886336/

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Prof sospesa. “Salvini come il Duce”: scatta l’indignazione, ma i fatti?

Il caso della prof sospesa a Palermo per un contenuto multimediale anti-Salvini. Tutti dicono la loro ma nessuno ha visto le carte
18.05.2019 – Emanuele Contu
Ancora una volta uno spunto di cronaca scolastica ci sollecita a proporre alcune riflessioni. La vicenda è quella della docente siciliana – Rosa Maria Dell’Aria – sospesa dall’insegnamento per 15 giorni, a quanto parrebbe per non aver vigilato sui contenuti di un video in cui alcuni studenti associavano le leggi razziali al decreto sicurezza e all’immagine del ministro Salvini.

La riflessione che ce ne viene non riguarda tanto l’episodio in sé, quanto i modi della narrazione pubblica: che cosa sappiamo veramente di questa vicenda? In realtà molto poco. I fatti sicuri sono minimi e in dubbia relazione reciproca. Di certo abbiamo la sospensione della docente: quindici giorni, con stipendio dimezzato. Un provvedimento in sé molto grave che – norme alla mano – dovrebbe essere comminato per mancanze ben più rilevanti di quella attribuita alla docente. Tutto questo sempre ammesso che esista, nell’ipotesi di mancato controllo dei contenuti di un prodotto didattico, un qualche profilo di responsabilità disciplinare (cosa di cui dubitiamo fortemente): di norma infatti quando si parla di “vigilanza” si fa riferimento a un’attività di controllo volta a garantire l’incolumità fisica degli studenti, non la correttezza o l’opportunità del contenuto di elaborati e produzioni didattiche.

Ma torniamo ai fatti noti che, come dicevamo, sono ben poca cosa. Per il resto, infatti, le cronache menzionano il tweet di un attivista di destra che tirava in ballo direttamente il ministero (“Una professoressa ha obbligato dei quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler perché stermina migranti. Al Miur hanno qualcosa da dire?”), una dichiarazione via Facebook in cui il sottosegretario ai Beni culturali Lucia Borgonzoni chiedeva il licenziamento della professoressa, e poco altro.

Quale sia il nesso tra queste dichiarazioni e la sospensione della docente, non lo sappiamo: a dire la verità, non sappiamo neanche se un nesso esista o se invece la decisione di avviare una verifica ispettiva sulla professoressa Dell’Aria fosse dovuta ad altre motivazioni, slegate da tweet e post. Le scarne dichiarazioni rilasciate alla stampa dal dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di Palermo, infine, nulla aggiungono sul merito della vicenda: né avrebbe potuto essere diversamente, perché gli atti delle verifiche ispettive e i provvedimenti disciplinari sono documenti riservati, il cui contenuto non può essere divulgato, e proprio a tutela dei diretti interessati.

E veniamo quindi al punto della questione: la scarsa o nulla propensione di chi ha raccontato mediaticamente questa vicenda a separare i fatti dalle opinioni. La narrazione giornalistica si è incanalata verso una rappresentazione omogeneizzata, in cui la docente è la vittima e poteri non meglio determinati sono gli oppressori. Una scelta narrativa funzionale non a una comprensione piena dei fatti – che nessuno si è preoccupato di approfondire –, ma a suscitare interesse nella pubblica opinione tramite la facile molla dell’indignazione.

Con ciò, non stiamo dicendo che le cose non si siano svolte come raccontato da testate e siti web: stiamo solo dicendo che nessuno ci ha dato abbastanza informazioni per elaborare un giudizio. In effetti, sulla base di quanto è possibile evincere dai tanti articoli pubblicati negli ultimi due giorni, nessuno ha letto il dispositivo che sospendeva la docente dall’insegnamento; nessuno ha letto la relazione ispettiva che è alla base del provvedimento disciplinare; nessuno ha conoscenza diretta delle motivazioni che hanno portato alla decisione dell’ufficio scolastico provinciale di Palermo. In buona sostanza, nessuno ha strumenti a sufficienza per valutare se la decisione sia stata fondata e doverosa, oppure arbitraria o peggio intimidatoria.

Colpisce, in tutto ciò, il fatto che nessuno dei giornalisti che ha intervistato la professoressa Dell’Aria le abbia chiesto di vedere copia del provvedimento disciplinare per poter verificare, carte alla mano, le ragioni della sospensione: tutti si sono invece limitati a raccogliere il punto di vista della docente e del suo avvocato. Un punto di vista di parte, come è giusto che sia: ma che proprio perché di parte avrebbe dovuto essere verificato in maniera puntuale, per distinguere i fatti dalla rappresentazione che ne viene proposta e mettere in condizione l’opinione pubblica di formarsi un giudizio fondato su dati di realtà il più possibile saldi.

È difficile dire se le cose siano andate effettivamente come sostiene la professoressa Dell’Aria. Di certo, sarebbe drammatico se davvero un’insegnante avesse ricevuto un provvedimento disciplinare, anche molto meno grave di quello a lei comminato, per le ragioni fin qui emerse. La speranza è che qualche bravo giornalista provi a scavare un po’ di più e ci aiuti a comprendere meglio questa vicenda, prima che – troppo rapidamente – noi tutti si passi alla prossima indignazione.

§ https://www.ilsussidiario.net/news/educazione/prof-sospesa-salvini-come-il-duce-scatta-lindignazione-ma-i-fatti/1883999/

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Prof sospesa.Verità distorte, reticenze, ideologia: tutto nasce (sempre) sui banchi

Dopo il caso della prof. Dell’Aria sospesa a Palermo dovremmo domandarci quale storia studino i giovani a scuola
19.05.2019 – Laura Cioni

Purtroppo quei ragazzi, lodevoli per aver realizzato qualcosa di originale, subiscono l’influsso di un modo di fare cultura che è troppo spesso manicheo e di conseguenza approssimativo. Tutto il bene è da una parte, tutto il male dall’altra. Siamo proprio convinti che la complessità dei fatti umani stia dentro uno schema così rigido?

Prendiamo l’esempio dell’architettura del Ventennio. Un tempo biasimata come celebrativa del regime, oggi viene rivalutata, sotto il nome di architettura razionalista e ne viene riconosciuta la bellezza, la solidità, la purezza delle forme. Per fortuna si distingue ora ciò che è frutto di un’epoca e l’idea del bello che supera ogni potere politico. Quante case popolari, scuole, ospedali costruiti in quegli anni hanno resistito al passare del tempo e, con opportuni interventi, sono ancora funzionali? Non tutto di quegli anni tristi è da buttare via; meglio sarebbe guardare le scuole costruite nei successivi anni Settanta, con le pareti di cartongesso e le scale così strette da non consentire alle scolaresche di usarle in sicurezza.

Ma, anche considerando la sola storia politica, come si fa a fare di ogni erba un fascio, ignorando per esempio la riforma Gentile, il Concordato con la Chiesa, la tutela del lavoro operata dalle Corporazioni, le bonifiche? Invece no, tutto è schiacciato da una damnatio memoriae che giustamente incrimina le leggi razziali, la limitazione delle libertà e l’intervento nella seconda guerra mondiale. Ciò non giova per nulla all’Italia.

La professoressa siciliana potrà riprendere a insegnare, per fortuna. Ma resterà per molti anni ancora, almeno fino a quando la storiografia si sarà liberata dall’ingiusta ideologia che ne ha minato l’onestà intellettuale, il peso di una verità detta a metà che continua a privare gli studenti di informazione e di esercizio del senso critico. Esattamente come da quarant’anni almeno fino a oggi.

§ https://www.ilsussidiario.net/news/educazione/scuola-prof-sospesa-quando-la-costituzione-va-a-farsi-benedire/1886336/

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