A partire dal 1 settembre potranno andare in pensione tutti i ‘Quota 96’ del 2012. A prevederlo è  un emendamento al ‘Decreto PA-EXPO’ approvato nella tarda serata di ieri dalla Commissione Affari costituzionali. Lo stanziamento prevede l’erogazione di 416mln di euro.

Secondo quanto si apprende dal testo il ricalcolo della pensione per le lavoratici avverrà secondo il sistema contributivo. A questo però fa da contro altare la rinuncia ad una liquidazione immediata del TFS, che i lavoratori percepiranno secondo i requisiti raggiunti con la legge Fornero.

Possibile il pensionamento anticipato per motivi di organizzazione mentre non sarà più permesso rimanere in servizio oltre l’età pensionabile.

Tra le misure comprese nel provvedimento c’è la possibilità di procedere a pensionare d’ufficio il personale, inclusi i dirigenti purchè però abbiano superato determinate soglie d’età. Esse sono 62 anni per il complesso dei lavoratori pubblici e 65 per medici e professori. La misura invece non si applica ai magistrati, per loro la soglia restano i 70 anni. Sono stati posti paletti precisi per evitare penalizzazioni e un’uscita troppo anticipata, soprattutto per coloro che possono riscattare tanti anni di studio. Di converso non sarà più possibile rimanere al lavoro oltre il limite di età massimo previsto dalla legge.

Notevoli ed immediate le ripercussioni sull’occupazione giovanile.

Dovrebbero infatti essere 4 mila i posti che andranno a supplenza già dal prossimo anno scolastico, ma che potrebbero anche essere destinati ad immissione in ruolo già da quest’anno. La decisione come sempre spetta all’amministrazione centrale.

Vicenda lunga e travagliata quella inerente la cosiddetta quota 96.

Essa fino a pochi anni fa indicava i parametri minimi per andare in pensione; questi erano dati dalla somma dell’età anagrafica con i contributi versati, ciò permetteva quindi di andare in pensione a 60 anni avendo versato 36 anni di contributi.

La svolta c’è stata con la riforma Fornero.

Il sistema di calcolo in questione è saltato perché di fatto è stato impedito agli insegnanti di utilizzare la quota per accedere alla pensione. Il provvedimento ha coinvolto un numero molto elevato di lavoratori, secondo alcuni  tra i 120 mila e i 140 mila individui.  Molti erano vicinissimi alla pensione e nonostante ciò hanno dovuto rinunciarvi.

La legge Fornero di fatto cancella la possibilità di accedere al sistema pensionistico tramite le quote, pertanto anche chi possiede i requisiti della quota 96 dovrà attendere quanto verrà deciso con la nuova riforma previdenziale.

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