Come mai succede questo? E’ da anni che me lo domando, ma non so dare altra risposta se non che la responsabilità di questa situazione è di noi insegnanti. Siamo noi insegnanti a chiudere gli orizzonti, a ridurre la scuola ad una somma di interrogazioni e di verifiche.

Ma i primi a dover cambiare passo siamo noi insegnanti, perché che vi sia ansia e ripiegamento su se stessi dipende dalle domande che noi poniamo. E’ a noi insegnanti, ultimamente, che non interessa la realtà. Quando diventeremo capaci di riconoscerla?

[Bugiardino. 1) Sarebbe opportuno che Gianni Mereghetti – come chiunque altro, e in prima battuta – parlasse solo per se stesso e non si appropriasse di un “noi insegnanti” che non gli appartiene! 2) Ancora una volta, c’è chi parlando dei mali della scuola – del sistema scuola, occorre precisare – scavalca, assolve e ignora del tutto le responsabilità, le omissioni e gli errori dei decisori politici e tecnici (dal ministro ai presidi, per essere chiari) e scarica gratuitamente il suo alto, imperioso, inappellabile, odioso, gratuito, scontato e, per lui stesso, liberatorio “crucifigge” sui soliti “noi insegnanti” che insieme agli studenti sono le prime e solitarie vittime (infatti anche studenti e famiglie li colpevolizzano e a volte aggrediscono fisicamente!). 3) Incomprensibile e assurdo che l’articolo sia scritto da un docente: richiama alla mente i riti di auto-flagellazione religiosa che sopravvivono in qualche paese del Sud Italia (v. i “vattienti”) v.p.]

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 “Di particolare impatto emotivo è ‘l’incontro’ dei penitenti con la Statua della Pietà, che i noceresi definiscono ‘Madonna Addolorata’: una bellissima scultura lignea che si fa risalire al 1300. Dinnanzi a Essa il vattiente si inginocchia, prega, si autoflagella e scioglie o rinnova il voto fatto”

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Scuola. Un prof: se non è più un’avventura è solo colpa nostra

In queste ultime settimane la scuola è spesso uno spazio soffocante. Manca la volontà di sollevare lo sguardo e fare un lavoro diverso. Perché?

di Gianni Mereghetti – 26 maggio 2018

La scuola è ormai arrivata alle ultime incombenze. Fra poco vi sarà il nuovo ministro (che in realtà non è necessario). Ma che vi sia una guerra in Siria, che a Gaza siano morti 60 palestinesi e che vi sarà un nuovo ministro dell’Istruzione sono cose di cui nei corridoi scolastici e nelle aule non si parla; non solo da parte degli studenti, ma nemmeno dei professori. Questo restringimento degli orizzonti è certamente un’anomalia, il risultato di qualcosa che non va.

Eppure la realtà che si incontra in queste ultime settimane a scuola è proprio quella di spazi stantii, soffocanti, dove studenti e insegnanti si affannano per chiudere l’anno con le ultime interrogazioni e le ultime verifiche. E’ una corsa affannosa, senza un attimo di pausa, e il nervosismo da una parte e dall’altra è alle stelle. Esito di questa tensione quasi nevrotica è che la realtà non esiste più o meglio è ridotta alle scadenze della scuola, appiattita a quello che si deve fare per chiudere l’anno scolastico al meglio. Ma così la scuola è più un’avventura entusiasmante, è una camera opprimente.

Come mai succede questo? E’ da anni che me lo domando, ma non so dare altra risposta se non che la responsabilità di questa situazione è di noi insegnanti. Siamo noi insegnanti a chiudere gli orizzonti, a ridurre la scuola ad una somma di interrogazioni e di verifiche. E non perché, come dicono molti, ci dovremmo organizzare meglio, ma perché non abbiamo ancora capito che cosa significhi fare le ultime interrogazioni e le ultime verifiche che pure è giusto fare. Non abbiamo ancora capito che le ultime interrogazioni o le ultime verifiche non devono essere sull’ultimo argomento spiegato il 15 maggio, quando un ragazzo o una ragazza non ha più le energie per apprendere qualcosa di nuovo. E’ assurdo questo modo di procedere, che vuole ragazzi e ragazze che sappiano tutto, anche il particolare più minuto; è assurdo e capace solo di produrre ansia in quantità industriale.

E’ ora che gli insegnanti capiscano che le ultime interrogazioni e le ultime verifiche devono avere un’impostazione del tutto diversa, devono identificare i passi di un cammino di conoscenza compiuto insieme e aiutare studenti e studentesse a prenderne coscienza. Questo è il compito che noi abbiamo a fine anno, non di fare interrogazioni in cui è in gioco la promozione o la bocciatura, né di vedere se sia stato appreso l’ultimo argomento spiegato, ma di valorizzare insieme a studenti e studentesse il percorso fatto e di fissarlo, così che ognuno lo faccia definitivamente suo.

Fare così però è un modo diverso di concepire la scuola, è riconoscere la positività di un cammino e credere che questo valga e costruisca la maturità di ognuno o di ognuna. E’ tempo che nella scuola si cambi passo, è tempo che si abbia a cuore ogni studente e studentessa e lo si aiuti a prendere coscienza di ciò che ha imparato. Solo così la scuola è un’avventura, una novità che accade passo dopo passo, un’apertura che dilata gli orizzonti.

Ma i primi a dover cambiare passo siamo noi insegnanti, perché che vi sia ansia e ripiegamento su se stessi dipende dalle domande che noi poniamo. E’ a noi insegnanti, ultimamente, che non interessa la realtà. Quando diventeremo capaci di riconoscerla?

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2018/5/26/SCUOLA-Un-prof-se-non-e-piu-un-avventura-e-solo-colpa-nostra/822445/

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L’irriducibile rito dei Vattienti a Nocera Terinese: i retroscena inediti di un evento secolare

http://www.storie.it/ditalia/lirriducibile-rito-dei-vattienti-a-nocera-terinese-i-retroscena-inediti-di-un-evento-secolare-guarda-il-video/

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