“Il dato incontrovertibile, confermato anche da uno studio OCSE, è che la scuola statale italiana ha performance migliori della non-statale sul piano dell’apprendimento” e perciò “non si vede il motivo di finanziare con fondi statali un servizio parallelo ad uno già erogato dallo Stato stesso, per giunta di qualità più bassa”.

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Scuole paritarie, lo Stato “costretto” a risparmiare 6 miliardi

di Vincenzo Pascuzzi – 10 febbraio 2019

Ancora una volta il “gruppo di pressione pro-paritarie” rispolvera lo slogan propagandistico “lo Stato risparmia sei miliardi di euro all’anno, per merito delle scuole paritarie”, coniato più di dieci anni fa!

Infatti fu l’Agesc nel 2007 a quantificare in un suo dossier la somma di 6 mld; più precisamente 5.878 mln, calcolata su dati Miur del 2006; aumentata poi a 6.334 mln, nel 2009, quando gli studenti delle paritarie raggiunsero il 12% del totale, grazie ai guasti e ai tagli della riforma Gelmini-Tremonti.

È dai dati del dossier Agesc 2007, poi aggiornati nel 2012, che scaturisce e poi si appoggerà l’idea dell’escamotage del “Costo standard”.

Già dal 2007 e poi anche in seguito allo slogan del risparmio dei 6 mld sono state rivolte osservazioni e critiche che conviene richiamare e riassumere brevemente.

La prima osservazione è che mai lo Stato ha stipulato o formalizzato nessun accordo o patto, né con l’Agesc, né con le scuole paritarie, né con lo Stato Vaticano. Perciò la pretesa di un ristorno pari al risparmio imposto è infondata, contraddittoria, ai confini dell’assurdo e del ridicolo, né ha potuto avere seguito finora.

Ancora, conviene precisare che non sono le scuole paritarie  a far risparmiare, o meglio a causare una indiretta riduzione di spesa, ma sono invece le famiglie che scelgono liberamente le scuole private, rinunciando alle statali; e le famiglie lo fanno per loro propri motivi, tra i quali anche l’ambiente elitario, le valutazioni più favorevoli e le  promozioni senza rischi; caratteristiche privilegiate che potrebbero venir meno con la parità economica, cioè con finanziamenti statali pari alle rette di frequenza.

Riguardo all’ammontare del risparmio, va considerata l’osservazione di Andrea Gavosto (FGA) in ordine a “quanto costerebbe allo Stato inserire un allievo in più nelle proprie strutture: questo è quello che andrebbe riconosciuto alle scuole paritarie. Infatti, non avrebbe senso rimborsare alle scuole paritarie le componenti di costi fissi di sistema che lo Stato già sostiene”. Così Gavosto ridimensiona anche l’affermazione che, scegliendo liberamente le paritarie, “le famiglie sostengono il doppio costo”.

Altra contraddizione del “gruppo di pressione pro-paritarie” consiste nel fatto che mentre vanta le virtù e l’efficienza delle paritarie, rispetto ai vizi e all’inefficienza delle statali, contemporaneamente lamenta le proprie difficoltà economiche causate dallo Stato (?!), l’imminente collasso, addirittura l’ecatombe!

Per concludere, può essere utile al dibattito riportare la seguente citazione da un articolo relativamente recente (2016): “Il dato incontrovertibile, confermato anche da uno studio OCSE, è che la scuola statale italiana ha performance migliori della non-statale sul piano dell’apprendimento” e perciò “non si vede il motivo di finanziare con fondi statali un servizio parallelo ad uno già erogato dallo Stato stesso, per giunta di qualità più bassa”.

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