Si può prevenire la dispersione nei tecnici e nei professionali?…(da Tuttoscuola)

 

 

L’alta dispersione scolastica registrata soprattutto negli istituti statali dell’istruzione tecnica e professionale (due terzi della complessiva dispersione nel Paese per il settore statale della secondaria di II grado) costituisce l’anticamera dei Neet (Not in Education, Employment or Training), quei giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano, non fanno formazione o apprendistato.

Perché proprio negli istituti tecnici e professionali si registra tanta dispersione? La questione meriterebbe un’approfondita ricerca nell’intento di fornire utili elementi per la prevenzione e il contrasto del fenomeno.

Per parte nostra ci permettiamo di svolgere alcune osservazioni (non esaustive), rimandando al dossier “Dispersione scolastica nella scuola secondaria superiore statale” (disponibile sul portale www.tuttoscuola.com o che si può richiedere a tuttoscuola@tuttoscuola.com indicando nome, recapiti e professione) per approfondimenti e per ulteriori, articolate, proposte.

Chi sono i ragazzi che scelgono i tecnici e i professionali? Prevalentemente provengono da famiglie di estrazione sociale non elevata e di cultura media, con redditi medi o medio-bassi. Molti di loro hanno alle spalle un rendimento scolastico non eccellente, contrassegnato spesso da insuccessi scolastici.

Ovviamente vi sono tra loro eccezioni sia per quanto attiene al rendimento scolastico che all’estrazione sociale, ma il profilo medio del ragazzo che accede a quei tipi di istituto è, salvo smentite oggettive, quello sopra descritto.

Cosa può fare la scuola per loro, soprattutto in termini di prevenzione?

Personalizzare precocemente gli interventi, ben prima che si attui la dispersione (scuola media, elementare?).

Riservare più tempo scuola per loro per attività non necessariamente ‘scolastiche’.

Ripensare ai contenuti del curricolo scolastico, dando più spazio a laboratori.

Incentivare i rapporti con il mondo del lavoro e la conoscenza delle esperienze lavorative, riservando maggiore spazio all’alternanza scuola-lavoro.

E altro ancora. Ad esempio, sul fronte della formazione dei docenti.