A proposito di «Buona Scuola», questa «riforma» va superata e come?
Serve una presa d’atto che è stata un fallimento. Sui contratti ci sono norme che hanno ridotto il potere negoziale e la partecipazione. Questa riforma ha ridotto la scuola a un problema manageriale concentrando il potere nella figura del dirigente senza risolvere alcun problema, ma creandone di nuovi. Le assunzioni di Renzi sono state fatte in un modo scollegato dalla programmazione e non hanno rispettato gli obiettivi che si proponeva. Ci siamo trovati con cattedre scoperte perché il piano di assunzioni non rispecchiava le reali esigenze delle scuole.

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Il dietro-front della Flc-Cgil sui licei brevi: ecco la spiegazione

 – Venerdì, 11 Agosto 2017

Un post su Facebook di Maurizio Lembo, dirigente sindacale di spicco della Flc-Cgil (quando se ne andò Pantaleo se ne parlò come di un suo possibile successore), chiarisce il piccolo giallo del cambio di rotta sulla questione dei percorsi quadriennali.

Maurizio Lembo apre il suo post riportando il comunicato a firma di Francesco Sinopoli con cui si chiede il ritiro del decreto e aggiunge: “Qualcuno aveva frainteso la posizione della FLC. Noi eravamo e siamo semplicemente contrari a questa sperimentazione. Cambia il ministro ma non la linea della FLC”.
Ma c’è subito chi osserva che le dichiarazioni precedenti un po’ attendiste non erano molto chiare.
E qui Lembo chiarisce: La linea della FLC è quella espressa dal segretario generale nel suo comunicato e mi pare che più chiara non poteva essere: ritiro del decreto” e poi aggiunge “Ci dovrebbe essere maggiore sintonia, ma l’importante è che Sinopoli abbia chiarito”.
Si tratta di una spiegazione interessante che sembra in qualche modo avvalorare una ipotesi che avevamo azzardato in un precedente articolo: il “cambio di rotta” potrebbe essere legato ad un chiarimento interno fra le diverse anime che da sempre convivono nella Flc (così come peraltro anche in altri sindacati); chiarimento conseguente magari anche alle proteste che si sono diffuse in rete subito dopo la pubblicazione del decreto.
Il primo comunicato, evidentemente era stato scritto avendo come riferimento più la posizione mantenuta dalla FLC all’interno del CSPI (il parere di cui abbiamo già dato conto era stato approvato all’unanimità e quindi anche dai rappresentanti della FLC) che il dibattito interno al sindacato.
Si tratta comunque di un piccolo giallo ferragostano che sta appassionando gli addetti ai lavori ma che fra pochi giorni nessuno ricorderà.
Per capire cosa davvero che fine farà la proposta della Ministra bisognerà attendere l’apertura dell’anno scolastico e sapere se e quante scuole vorranno cimentarsi nella sperimentazione.

http://www.tecnicadellascuola.it/item/32054-il-dietro-front-della-flc-cgil-sui-licei-brevi-ecco-la-spiegazione.html

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Percorsi quadriennali: accolte quasi tutte le osservazioni del CSPI

 – Venerdì, 11 Agosto 2017

Anche se siamo in piena estate, la polemica sulla sperimentazione dei percorsi quadriennali prosegue senza sosta.

Su Facebook è l’argomento del giorno e le proposte si sprecano: c’è chi propone di presentare ricorso al TAR Lazio, chi suggerisce di convocare assemblee sindacali in tutte le scuole a partire da settembre e chi lancia l’idea della “obiezioni di coscienza” e invita i collegi dei docenti a non deliberare nulla.
Per ora, fra i sindacati rappresentativi si è sentita la voce della Flc Cgil e della Cisl Scuola; sono poi intervenuti USB e Unicobas, mentre per il resto non si sa con precisione quale posizione intendano assumere le altre organizzazioni.
Ma, se si sta ai fatti e agli atti di cui abbiamo conoscenza in questo momento possiamo prevedere che il decreto ministeriale non dovrebbe incontrare resistenze particolari.
Per capire la situazione basta mettere a confronto la bozza di decreto che la Ministra aveva inviato al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, i rilievi del CSPI stesso e il testo definitivo del decreto.
Ci si accorgerà che quasi tutte le osservazioni svolte dal CSPI, dove la Flc-Cgil vanta una presenza massiccia e dove il presidente è Francesco Scrima, ex segretario nazionale della Cisl-Scuola, sono state accettate.
Per esempio al comma 2 dell’articolo 1 è stato eliminato il riferimento alla necessità di sperimentare percorsi quadriennali anche “per adeguarsi agli standard internazionali”; il 4° comma sempre dell’articolo 1 è stato cancellato e sostituito con il testo che – nella sostanza – riprende la propososta di modifica del CSPI (riguarda la garanzia del raggiungimento in 4 anni degli obiettivi di apprendimento).
E’ stata accolta la tesi del CSPI di non autorizzare ulteriori classi laddove l’esito della sperimentazione venga giudicato negativo dal Comitato Scientifico Nazionale previsto dall’articolo 9.
Il CSPI aveva anche chiesto di esplicitare che le scuole che intendono candidarsi per la sperimentazione devono acquisire la delibera degli organi collegiali e la proposta è stata inserita nel testo definitivo del decreto.
Nella bozza iniziale del provvedimento si parlava di organizzare le classi coinvolte nella sperimentazione anche mediante gruppi di livello degli studenti; il CSPI aveva bocciato questa ipotesi che nel testo finale è sparita per lasciare posto proprio alla proposta del Consiglio stesso: “articolazioni diverse del gruppo classe”.
C’è un punto sul quale però il Ministero è rimasto fermo sul testo iniziale ed è quello relativo al Comitato scientifico nazionale: il CSPI avrebbe voluto che i progetti delle scuole rispondere ad apposite linee guida del Comitato, ma il Ministero non ha accolto la proposta (è probabile che il Miur non abbia voluto limitare in qualche modo l’autonomia delle scuole).
Il decreto definitivo, insomma, sembra aver accolto buona parte delle proposte del massimo organo collegial della scuola.
Ma evidentemente la Flc-Cgil, che ha già detto che il provvedimento va ritirato, la pensa molto diversamente. Vedremo quale posizione assumeranno gli altri sindacati presenti nel Consiglio.

http://www.tecnicadellascuola.it/item/32051-percorsi-quadriennali-accolte-quasi-tutte-le-osservazioni-del-cspi.html

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Università, sciopero degli esami a settembre. Sinopoli (Flc-Cgil): «Allarghiamo la mobilitazione»

di Roberto Ciccarelli – 12 agosto 2017

Una mobilitazione inedita. Cinquemila docenti universitari protestano per il blocco degli stipendi e faranno saltare la sessione degli esami. Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil: “Va bene questa vertenza ma bisogna costruire una mobilitazione generale”. Sulla scuola servono risorse aggiuntive, mentre i bonus previsti da Renzi devono tornare a far parte del contratto

A settembre 5 mila docenti di 79 università sciopereranno per il blocco degli stipendi e faranno saltare gli esami. Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil (scuola e università) sosterrete le ragioni di questo sciopero?
In questo paese esiste una questione salariale drammatica che riguarda milioni di persone. Dunque va bene questa vertenza ma bisogna costruire un movimento che tenga dentro tutte le componenti dell’università a cominciare dagli studenti, dai precari e dal personale tecnico-amministrativo che soffre per lo stesso blocco degli stipendi. A questi aggiungerei anche gli enti pubblici di ricerca dove i precari del Cnr stanno conducendo una battaglia per i diritti e la stabilizzazione. Serve costruire una piattaforma ampia che permetta di canalizzare insieme queste vertenze. In autunno bisogna assumersi la responsabilità di un’iniziativa collettiva. Esistono le basi per una mobilitazione generale nell’istruzione e nella ricerca. Si può iniziare dall’idea che bisogna investire in maniera massiccia a partire dai salari.

Ammesso che esista un governo disponibile a farlo. Non ritiene che il problema dell’università sia anche quello del sistema di valutazione dell’Anvur?
Questo sistema è funzionale ai tagli che l’hanno colpita in maniera sanguinosa, come la scuola. Hanno danneggiato molti atenei del Sud, e non solo, favorendo il drenaggio delle risorse altrove. Abbiamo subito la più ideologica delle valutazioni, ora bisogna mettere radicalmente in discussione il suo approccio politico regressivo.

Il problema salariale riguarda anche la scuola dove gli insegnanti hanno gli stipendi più bassi d’Europa. Basterà l’incremento di 85 euro lordi medi mensili dal 2018?
Dopo nove anni senza contratto non basteranno nemmeno a recuperare il potere di acquisto perduto. Tra l’altro gli 85 euro devono essere confermati nella legge di stabilità di fine anno. Al momento le risorse concordate sono presenti solo in parte e il resto dev’essere confermato.

Questi soldi si aggiungeranno al bonus da 80 euro?
C’è il rischio che gli uni escludano l’altro e ancora non è stata trovata una soluzione. Il bonus è strutturato per fasce retributive e interessa molti lavoratori della scuola e della ricerca. Percepire un aumento da 85 lordi può significare perdere il bonus. Ma è impensabile percepire un aumento di 85 euro per poi perderne 80.

Per la ministra Fedeli gli insegnanti dovrebbero avere 3 mila euro di stipendio ma oggi è impossibile un aumento per i vincoli di bilancio. Tra un aumento di zero e un totale di 3 mila euro non esiste una mezza misura dignitosa?
La ministra dice il vero, ma oltre a rilasciare dichiarazioni condivisibili bisogna che il suo governo faccia uno sforzo maggiore prevedendo un investimento aggiuntivo di risorse. La card per la formazione degli insegnanti da 500 euro dovrebbe inoltre tornare nel contratto, così come il bonus premiale da 200 milioni di euro. Il rinnovo di un contratto dopo nove anni non basterà a recuperare ciò che è stato perso, ma deve servire a mettere le basi per andare nella direzione giusta.

A proposito di «Buona Scuola», questa «riforma» va superata e come?
Serve una presa d’atto che è stata un fallimento. Sui contratti ci sono norme che hanno ridotto il potere negoziale e la partecipazione. Questa riforma ha ridotto la scuola a un problema manageriale concentrando il potere nella figura del dirigente senza risolvere alcun problema, ma creandone di nuovi. Le assunzioni di Renzi sono state fatte in un modo scollegato dalla programmazione e non hanno rispettato gli obiettivi che si proponeva. Ci siamo trovati con cattedre scoperte perché il piano di assunzioni non rispecchiava le reali esigenze delle scuole.

https://ilmanifesto.it/universita-sciopero-degli-esami-a-settembre-sinopoli-flc-cgil-allarghiamo-la-mobilitazione/

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