“Soldi a paritarie in contrasto palese con la Costituzione” o no? – Mini dossier 

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Troppo lavoro sommerso e incostituzionalità dei finanziamenti pubblici: l’affondo dei cinquestelle contro la scuola paritaria

di Eleonora Fortunato – 29 gennaio, 2014 

Il movimento più giovane della politica italiana prende netta posizione contro i finanziamenti alle paritarie con una proposta di legge ad hoc. L’idea è che i soldi così risparmiati possano servire per la copertura dei costi per il reclutamento di personale docente ed educativo nelle scuole. Che fine farà la loro iniziativa?

Proprio a inizio anno, nei suoi commenti a caldo sulla legge di stabilità, il Senatore cinquestelle Fabrizio Bocchino ci aveva portati dritti dritti proprio a discutere di finanziamenti alle scuole paritarie. Segno, ci eravamo accorti già allora, che per il movimento che si raduna intorno a Grillo il tema non è affatto secondario.  E non si tratta di proclami e basta: porta infatti la firma dei deputati Cinquestelle Gallo, Brescia, Marzana, Vacca, Simone Valente, D’Uva, Di Benedetto la proposta di legge n. 1857 per l’abolizione della concessione di contributi pubblici alle scuole private paritarie presentata alla Camera dei Deputati il 27 novembre scorso.

L’iniziativa affronta senza mezzi termini una questione dibattuta da anni nel centro-sinistra e mai giunta a una soluzione e ripercorre alcuni momenti significativi della storia dei contributi pubblici alle scuole privare. Tra questi, si sottolinea giustamente che è il Governo D’Alema-bis nel 2000, con la legge n. 62, a stabilire che le scuole private entrino nel sistema nazionale dell’istruzione, meritandosi lo stesso trattamento economico delle pubbliche e prevedendo l’ applicazione del regime fiscale riservato agli istituti senza fini di lucro, lo stanziamento di ‘buoni scuola’ e altre forme di finanziamento.

L’anima cattolica del centro-sinistra segna così un punto importante a favore dell’interpretazione non restrittiva dell’articolo 33 della Costituzione, in cui si afferma la legittimità degli istituti privati purché essi non gravino sulle cassa dello Stato sotto forma di ‘oneri’ (non si dice, per l’appunto, ‘finanziamenti’)).

In sintesi, ricordano i deputati firmatari della proposta di legge in un dettagliato excursus, le scuole paritarie ricevono denaro pubblico sotto forma di

  • sussidi diretti per scuole dell’infanzia e primaria;
  • finanziamenti di progetti per il miglioramento dell’offerta formativa delle secondarie;
  • contributi alle famiglie denominati ‘buoni scuola.’

Entrano poi  nel vivo della questione quando affermano che a tante ‘attenzioni’ per la scuola privata sono corrisposte “pari disattenzioni per la scuola pubblica, che ha assistito a un crescendo rossiniano di privazioni, tagli […] umiliazioni per il corpo docente”. Lo spirito del documento sembra essere: la scuola privata può esistere perché lo dice la Costituzione, ma non possiamo assistere al paradosso per cui i cittadini pagano attraverso le loro tasse una scuola privata che non vogliono e due volte (sempre attraverso le imposte e con contributi diretti per l’acquisto di materiali) la scuola pubblica. La preoccupazione è che lo Stato così facendo renda sempre più debole l’azione dell’ultima e quindi diminuiscano le occasioni perché sia affermi davvero nella vita civica la libertà e l’uguaglianza tra i cittadini.

Ci sono anche altre argomentazioni? A parte il solito leit-motiv dell’incostituzionalità dei finanziamenti a partire dall’art. 33 della Costituzione (la scappatoia filologica proprio non convince) e la migliore preparazione impartita ai ragazzi delle scuole statali rispetto alle paritarie così come certificato dalle rilevazioni internazionali Ocse-Pisa, ci sembra degno di nota il paragrafo sulla diffusione del lavoro sommerso nelle scuole private, di cui troppo poco o affatto si parla: l’Istat – viene sottolineato – ha rilevato tra il 2008 e il 2009 un incremento significativo, di oltre il 10 per cento, del numero dei lavoratori irregolari, passato da 17200 unità a 19000.

A questo punto non resta che domandarsi quale sarà l’epilogo dell’iter di questa iniziativa legislativa: i più ritengono del tutto irrealistico un appoggio dal nuovo PD di Renzi. Ma i cinquestelle forse un po’ ci sperano.

http://www.orizzontescuola.it/news/troppo-lavoro-sommerso-e-incostituzionalit-dei-finanziamenti-pubblici-l-affondo-dei-cinquestell

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“Soldi a paritarie in contrasto palese con la Costituzione”, a colloquio con Osvaldo Roman

di Eleonora Fortunato – 13 maggio, 2014

I finanziamenti alla scuola non statale sono costituzionali o no? Come va interpretata la legge 62/2000? Un passo a favore dei finanziamenti o un tentativo per porre fine agli abusi contro il dettato costituzionale?  Queste e molte altre domande al centro del volume “La scuola privata non è scuola pubblica” appena pubblicato da Osvaldo Roman, esperto di istruzione e consulente dell’ufficio legislativo del Pd alla Camera.

Una raccolta documentaria puntuale ed esaustiva che se anche non metterà un punto definitivo all’annosa querelle avrà il pregio di avere impostato il dibattito al di fuori delle strumentalizzazioni ideologiche della destra e della sinistra.

Roman, partiamo ab ovo. “Senza oneri per lo Stato” che cosa vuol dire?

“Quando i Padri Costituenti scrissero nell’articolo 33 della Costituzione, precisamente al comma 3, che “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato” volevano proprio dire questo, che non è compito dello Stato finanziare canali di istruzione alternativi a quelli statali. Non ci sono altre interpretazioni possibili, chi dà letture diverse si allontana dall’interpretazione corretta dell’assunto costituzionale. Chi rivendica con ostinazione contributi alla scuola non statale, insomma, sa di violare la legge, ma preferisce fare così invocando l’idea della scelta educativa. Come se nelle scuole statali italiane si sconfessassero i principi della religione cattolica, quando siamo l’unico paese in Europa che ne prevede l’insegnamento facendosi carico anche degli stipendi dei docenti”.

Però per alcuni quel “senza oneri” significa “senza oneri” per l’organizzazione e il funzionamento, che in effetti è un’altra cosa. Come si è arrivati, allora, alle centinaia di milioni all’anno stanziati in favore della scuola paritaria? Siamo nell’incostituzionalità?

“Esatto, per oltre cinquant’anni abbiamo fatto norme in contrasto palese con la Costituzione”.

Poi è arrivata la legge sulla parità, la 62/2000, che a detta di molti rappresenta proprio la legittimazione dei finanziamenti alla scuola privata. Lei nel libro, invece, sostiene una tesi contraria…

“Spesso coloro che ne parlano la legge 62/2000 non l’hanno nemmeno mai letta. Nessuna norma dello Stato può giustificare stanziamenti statali a sostegno della scuola privata. Il fatto che spesso, invece, sia avvenuto il contrario non dipende da una lettura del testo costituzionale, diciamo pure, capziosa – l’articolo 33, lo ripeto, è chiarissimo – né all’applicazione della legge 62/2000, come invece alcuni dicono per ignoranza o per provocazione”.

Ultimamente anche la sociologa Nadia Urbinati ha portato avanti una dura requisitoria contro i finanziamenti alla scuola non statale partendo però da presupposti differenti dai suoi…

“La Urbinati non è una delle detrattrici più agguerrite dei finanziamenti, e comunque da poco ha ricevuto dalle mie stesse mani il libro di cui stiamo parlando, potrebbe essere interessante sentirla dopo che lo avrà letto”.

Quindi, tornando al punto, qual è la lettura più corretta dell’articolato contenuto nella legge 62/2000?

“Per leggere e interpretare correttamente questa legge bisogna tenere presenti tutti i grandi cambiamenti intervenuti in quegli anni nell’organizzazione non solo della scuola, ma di tutti gli apparati della Pubblica Amministrazione, verso una progressiva maggiore autonomia dal centralismo, diciamo così, delle origini. Dobbiamo leggere la nascita di questa legge come il tentativo di porre fine alle letture distorte e agli abusi che i governi della Democrazia Cristiana o di coalizione hanno sempre fatto non preoccupandosi di dare forma al comma 4 dell’articolo costituzionale 33, che così recita: “La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”.

Quindi la legge 62/2000 ha fissato dei paletti per regolamentare i finanziamenti e impedire che venissero elargiti a iosa…

“La legge 62 ha avuto il merito fondamentale di mettere nero su bianco il fatto che i contributi possono essere elargiti in cambio di prestazioni ove il sistema statale non riesca a soddisfare con la sua offerta i bisogni dei cittadini”.

Una legge che però non può andare a genio a chi è contrario ai finanziamenti tout court, anche se, come afferma giustamente lei, ha il merito di fare luce finalmente sulla distinzione tra scuola privata e scuola paritaria…

“Sono paritarie solo quelle scuole che dimostrino di possedere una serie di requisiti, assai numerosi e chiaramente individuati e descritti negli articoli 4 e 5, e la legge 62, dopo anni di silenzio normativo in materia, ha finalmente reso operativo questo assunto. Il comma 9 dell’articolo 1 possiamo leggere: “Al fine di rendere effettivo il diritto allo studio e all’istruzione a tutti gli alunni delle scuole statali e paritarie nell’adempimento dell’obbligo scolastico e nella successiva frequenza della scuola secondaria e nell’ambito dell’autorizzazione di spesa di cui al comma 12, lo Stato adotta un piano straordinario di finanziamento alle Regioni e alle Province autonome di Trento e di Bolzano da utilizzare a sostegno della spesa sostenuta e documentata dalle famiglie per l’istruzione mediante l’assegnazione di borse di studio di pari importo eventualmente differenziate per ordine e grado di istruzione…”. Lo Stato non finanzia scuole, quindi, ma provvede a sostenere famiglie.

Quanto è avvenuto dopo in materia di finanziamenti pubblici alle scuole private, laddove si sono verificati, non è imputabile alla legge 62, ma a provvedimenti, soprattutto a livello di legislazione regionale, che l’hanno violata”.

http://www.orizzontescuola.it/news/soldi-paritarie-contrasto-palese-costituzione-colloquio-osvaldo-roman

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“I finanziamenti alle scuole paritarie rispettano la costituzione”

Riceviamo e pubblichiamo la replica all’intervista realizzata dalla nostra Eleonora Fortunato ad Osvaldo Roman, dal titolo “Soldi a paritarie in contrasto palese con la Costituzione”, inviataci dall’Avvocato Massimo Vernola.

di Massimo Vernola (avvocato amministrativista e consulente giuridico Assoscuola Puglia e FISM Puglia) – 20 maggio, 2014 

“Senza oneri per lo Stato”: intorno all’interpretazione di questa formula, che chiude l’art.33 della Costituzione sul diritto di enti e privati di istituire scuole paritarie,  si sviluppa la battaglia do chi è contro i finanziamenti pubblici alle scuole paritarie, emblema di una non facile ricerca di sintesi tra pluralismo e libertà della scuola.

Noi condividiamo, invece, l’opinione secondo cui l’esclusione di oneri per lo Stato non sia ‘assoluta’, e non impedisca allo Stato di adottare discrezionalmente  l’opzione di sostenere finanziariamente (in diverse forme) anche la scuola privata. D’altronde la Costituzione va letta e interpretata nella sua globalità e non per estrapolazioni di singole parole o di singoli commi fuori del loro contesto.

Lo stesso art. 33, al comma successivo, usa parole impegnative per definire il ‘mandato’ affidato alla legge di costruire il sistema pluralistico dell’istruzione: essa infatti “deve assicurare alle scuole non statali “piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”. L’immagine è quella di una collaborazione   di tutte le scuole (statali e non) alla piena realizzazione del disegno costituzionale incentrato sul pluralismo scolastico, e sulla libertà di scelta delle famiglie come riflesso del diritto-dovere dei genitori di educare e istruire i figli.

Tanto è vero che, nonostante molti ricorsi di incostituzionalità del finanziamento pubblico delle scuole paritarie, la Corte Costituzionale non ha mai espresso una sentenza in tal senso, affermando di contro che dal carattere gratuito dell’istruzione obbligatoria, comunque garantita dallo Stato, è necessario spostare l’attenzione sull’adempimento dell’obbligo scolastico, riguardante la generalità degli alunni e realizzabile anche attraverso istituti non pubblici o non abilitati. Proprio ai fini di consentire l’assolvimento di questo obbligo si garantisce direttamente agli alunni questa provvidenza. La Corte quindi ha interpretato i concetti  posti dall’art. 33, 3° comma, Cost., argomentando che si tratta “di una prestazione pubblica che ha come destinatari diretti gli alunni e non le scuole” (in Giur. Cost., 1994, 3936)

Ciò  è una garanzia di democrazia e di libertà,  e la democrazia e la libertà hanno un valore che non può essere messo mai in discussione da nessuno e per nessun motivo in nessuna società che considera preminente e fondativa la persona umana e la sua dignità.

L’eguaglianza personale, in sostanza, tra alunni di scuole statali e non statali oggi, con buona pace di tutti, è un dato di fatto anche se ha dovuto imporsi a livello giurisprudenziale con non poche difficoltà.

Pertanto è patrimonio comune oramai la consapevolezza che le scuole paritarie private  fanno parte a pieno titolo del sistema nazionale di istruzione e svolgono a tutti gli effetti -e con indubbio merito- un servizio pubblico,  e che  per questa ragione è assurdo continuare a discriminarle e danneggiarle economicamente, atteso che è diritto delle famiglie e degli studenti scegliere in piena libertà, e senza aggravi di spesa, il percorso scolastico desiderato, sia che questo si realizzi presso una scuola statale o comunale sia presso una scuola paritaria privata. Di conseguenza le risorse destinate all’istruzione costituiscono, particolarmente in questo periodo di crisi, il primo e più grande investimento per la ripresa economica e sociale, e pertanto appare contraddittorio e controproducente una limitazione dei contributi comunali previsti nei confronti dell’istruzione non statale e comunale.

Pertanto deve ritenersi un dato acquisito l’attribuzione ai privati di un “vero e proprio diritto soggettivo ad istituire scuole e istituti di educazione”, così come  il principio della libertà d’insegnamento (art. 33, primo comma, Cost.); e l’aver figurato lo Stato come Stato di cultura (art. 9 Cost.) e rifiutato l’imposizione di qualsivoglia educazione di regime con il conseguente impegno a promuovere tutte le iniziative pubbliche e private che contribuiscono al progresso formativo, con il conseguente  il riconoscimento dell’istruzione dei figli come diritto dei genitori fondato sull’autonomia originaria della famiglia (art. 29 Cost.). Pertanto il diritto di scelta della scuola costituisce una premessa per un ragionamento (giuridico) che conduce all’affermazione della necessità costituzionale della scuola paritaria e della pari dignità di questa con la scuola statale e comunale. Si può di conseguenza dare per pacifico che gli interventi in materia di diritto allo studio spettano non solo agli alunni della scuola statale, ma anche a quelli della scuola paritaria privata.

Insomma, il  modello costituzionale ‘vivente’ in tema di istruzione sembra rifiutare quella rappresentazione oppositiva tra scuola pubblica, come unico baluardo del pluralismo e dell’eguaglianza, e scuola privata come luogo di privilegi, che invece emerge sullo sfondo della iniziativa di chi è contrario a tali finanziamenti”. La scuola ‘secondo la costituzione’ poggia, invece,  sul duplice binario del pluralismo e dell’autonomia delle istituzioni scolastiche:  Il tema della qualità dovrebbe essere il fulcro di ogni politica scolastica; qualità della scuola privata come della scuola pubblica.

Questo lo spiega la stessa Corte costituzionale nella sentenza 42/2003: “Il principio della esclusione dal sistema scolastico nazionale che si pretende di introdurre in via referendaria rende attiva una connotazione discriminatoria a carico delle scuole private, pur a fronte di una disciplina dettagliata che realizza un sostanziale regime di parità”.

Si ricorda, inoltre, come le scuole private contribuiscono altresì all’efficienza del sistema, e la loro presenza può produrre anche vantaggi economici pari al risparmio negli stanziamenti e nell’impegno finanziario a favore delle scuole statali, i cui costi presentano un livello di complessità e di rigidità molto più elevato.. Un “posto bambino” nella scuola dello stato costa ai cittadini circa 6.500 euro l’anno e il contributo dello Stato per le scuole paritarie è di 425 euro.

Pertanto diffondere l’idea che i finanziamenti pubblici alle scuole paritarie  sarebbero sufficienti, se diversamente orientati, a coprire l’intera utenza “pubblica”, significa dire una cosa non vera!

Ciò che fa molta paura, ed è che di questa ideologia siano vittime i bambini, di cui non si parla mai nei proclami di chi è contrario ai finanziamenti pubblici per le scuole paritarie e che  paiono strumentalizzati per motivi che poco hanno a che vedere con il discorso educativo.

La conclusione è che bisogna porre al centro della questione l’alunno con i suoi diritti: la scuola è funzionale all’alunno e non l’alunno alla scuola; lo status giuridico della scuola (statale o non statale) è secondario, molto secondario, rispetto alla priorità assoluta, la qualità del servizio erogato e l’assolvimento del mandato educativo della scuola.

http://www.orizzontescuola.it/news/finanziamenti-alle-scuole-paritarie-rispettano-costituzione

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Berlinguer: “Paritarie, le rette non bastano per pagare l’Ici”

di Rosalba Carbutti – Intervista pubblicata su QN il 27 luglio 2015

Luigi Berlinguer, cugino di Enrico, ex Pci ed ex ministro dell’Istruzione con Prodi, è il padre della riforma del 2000 che diede pari dignità alle scuole gestite da privati.

Ora sulle ‘sue’ paritarie è arrivata la stangata dell’Ici.
«Le sentenze della Cassazione si rispettano, non sono mica come quei talebani che urlano e basta».

Quindi è giusto che i due istituti religiosi di Livorno paghino l’Ici arretrata?
«La sentenza si basa sulla legge tributaria di fine anni ’90. L’assunto è: chi frequenta queste scuole paga una retta, cioè ha un corrispettivo economico, ergo deve pagare l’Ici».

Lineare.
«Sì. Ma non è scontato che una scuola paritaria guadagni grazie alla retta. E non basta la retta per liquidare la finalità dell’istituto come commerciale».

Soluzioni?
«Non far pagare l’Ici in automatico alle scuole paritarie. E valutare che ci sia effettivamente un guadagno. La retta non basta per un’imposizione fiscale».

La sentenza di Livorno ha scatenato il classico polverone.
«È la solita guerra ideologica…».

Il centrodestra difende le paritarie e dice che la legge è di un ex comunista…
«Una legge che permette la parità d’istruzione è una legge di sinistra. Altro discorso è l’estremismo di sinistra che combacia con la destra. Io ho sempre combattuto questa malattia infantile del comunismo».

C’è anche chi dice che la sua legge, la 62 del 2000, sia incostituzionale.
«C’è chi provò ad abrogarla con un referendum. Ma la Corte costituzionale giudicò la richiesta illegittima».

I laici citano l’articolo 33 della Costituzione in cui si dice che le scuole private non devono pesare sullo Stato.
«È condivisibile. Ma l’articolo 33 va interpretato correttamente: gli oneri per lo Stato non sono obbligatori. Ma se lo Stato vuole ‘aiutare’ le paritarie è legittimo».

Laici e cattolici, però, continuano a scornarsi.
«In tutta Europa gli insegnanti delle scuole non statali sono pagati dallo Stato, solo in Italia non è così. Il fatto è che la maggior parte delle paritarie in Italia fa riferimento al mondo cattolico e una parte dell’opinione pubblica polemizza con la chiesa su temi come l’aborto, l’omosessualità… estendendo lo scontro ideologico alla scuola».

Sbagliato?
«Secondario. Gli studenti italiani che frequentano le paritarie dalle elementari alle superiori sono appena il 4,2%, cifra statisticamente insignificante».

Ma le scuole paritarie restano un costo per lo Stato.
«Macché. Basti pensare al referendum bolognese perché il Comune chiudesse i rubinetti alle scuole paritarie: un flop».

Motivo?
«La scuola ha ben altri problemi. Senza contare che in alcune zone, come il Veneto, se chiudessero le paritarie, si dovrebbe trovare una soluzione per il 70 per cento dei bambini».

Il ministro Stefania Giannini calcola che con le paritarie lo Stato risparmia 6,5 miliardi. E, se chiudessero, i Comuni dovrebbero sborsare 150 milioni.
«Ragionamento corretto, ma vale prevalentemente per le scuole per l’infanzia».

Nella Buona scuola di Renzi c’è anche lo sgravio fiscale di 400 euro all’anno per chi manda i figli alle paritarie.
«Una cifra insignificante che vale 80 euro in busta paga all’anno. I problemi, suvvia, sono altri».

Riforma sufficiente?
«Spesso ambigua. Ma dobbiamo darci una mossa, basta posizioni conservatrici. Un esempio? Le assunzioni: si parli di chi entra e non solo di chi resta fuori. I presidi-sceriffi: evitare gli abusi…».

Rosalba Carbutti

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Scuola. Paritarie e Imu, quattro “sì” che cambiano la partita

di Roberto Pasolini – venerdì 7 agosto 2015

Con il passare dei giorni, più leggo le reazioni e le prese di posizione più mi convinco che la sentenza della Corte di Cassazione, incontestabile, come ho chiarito nel mio recente articolo, sia l’occasione di una grande svolta verso una nuova consapevolezza dell’importanza che possono assumere le scuole paritarie nel nostro sistema scolastico di istruzione e formazione.

Ogni attore della situazione, istituzioni, associazioni di settore, esponenti della Chiesa, si è “messo in discussione” per capire come agire e cosa proporre per trovare una soluzione che eviti un’ulteriore penalizzazione ad istituzioni scolastiche già in sofferenza, come è ben noto a tutti.

Una preoccupazione nasce dal fatto che non prendono ancora corpo proposte innovative, ma appaiono ancora “vecchie” idee, lette anche su queste pagine nel libero dibattito dei giorni, scorsi, che puntano ancora a seguire la vecchia strada, dimostratasi fallimentare, di come poter dare alle scuole la condizione di “non commerciali” e di come fare in modo che i vantaggi vadano alle scuole con gestione no profit, come se non ci fosse la sentenza dell’8 luglio o non se ne fossero lette con attenzione le motivazioni che, rammento, sottolineano che per definire un ente “commerciale” “è irrilevante l’eventuale bilancio in passivo, la natura no profit o lo scopo di lucro dell’Ente, ma sufficiente l’idoneità a conseguire ricavi anche al solo fine di pareggio di bilancio”.

Le posizioni espresse su queste pagine da Pierluigi Castagneto nel suo articolo, che condivido, evidenziano quanto questa sentenza ponga anche governo, ministro e mondo politico di fronte alla necessità di mettere allo studio una strategia d’uscita dall’empasse, tanto da aver convocato un tavolo di confronto con le associazioni di settore (speriamo tutte) per un confronto (speriamo aperto e costruttivo).

Ecco perché parlo di “svolta”. Ritengo che la partita in gioco sia più ampia e non si limiti alla sentenza, ma potrebbe essere in gioco “il principio di parità” sancito sì dalla legge 62/2000, ma spesso dimenticato anche dal legislatore, come nell’ultima legge 107 detta della “Buona Scuola”.

Il quadro è ormai chiaro: esiste un unico sistema nazionale di istruzione e formazione? Ne fanno parte con pari diritto scuole statali e scuole paritarie gestite da enti e privati? Tutte le scuole del sistema erogano un servizio pubblico? La Stato ha il dovere di agire con equità e nel caso di agevolazioni in funzione dell’esercizio di un servizio pubblico trattare tutte le istituzioni sullo stesso piano?

I quattro “sì” che rispondono a queste domande portano alla logica, giusta, equa soluzione: nessun distinguo, nessuna discriminazione, nessun favore, ma un trattamento su un piano di pari dignità: tutti gli immobili utilizzati per erogare il servizio pubblico di istruzione e formazione sono esentati dal pagamento Ici, ora Imu, indipendentemente dall’ente che lo utilizza, statale o paritario.

Una decisione in tal senso significherebbe applicare a pieno “il principio di parità” nel rispetto della legge 62/2000 che, ricordo, all’art. 1 (“Il sistema nazionale di istruzione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 33, secondo comma, della Costituzione, è costituito dalle scuole statali e dalle scuole paritarie private e degli enti locali”) non fa nessun distinguo sulla natura giuridica dell’ente gestore.

Invito tutti coloro che hanno a cuore la scuola paritaria ad unirsi su questo principio, tralasciando differenze e possibili tentazioni di interessi di parte. La vittoria di questo principio sarebbe la vittoria di tutti per tutti e potrebbe aprire una nuova stagione di speranza per tutte le nostre scuole.

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2015/8/7/SCUOLA-Paritarie-e-Imu-quattro-si-che-cambiano-la-partita/630332/

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‘Veto delle private sulle pubbliche’: Piemonte valuta costituzionalità della norma

La Regione ha chiesto al suo ufficio giuridico approfondimenti dopo il caso di Bibiana, dove una scuola paritaria ha impedito l’apertura di una comunale. In attesa del parere, l’assessore all’istruzione Gianna Pentenero ha affermato che la regola verrà rivalutata in vista dell’anno scolastico 2015-16

di Andrea Giambartolomei | 1 agosto 2014

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/01/le-private-possono-bloccare-le-pubbliche-piemonte-valuta-costituzionalita-del-veto/1078946/