Stagiste abusate, l’alternanza scuola-lavoro crea manodopera ricattabile e senza diritti

Scandalosa la reazione della ministra Valeria Fedeli, che ha parlato del caso delle ragazze monzesi (si ipotizza non le uniche ad aver subito violenza) come di qualcosa che non la riguardi direttamente. Il caso (ma dai?) sarebbe di «enorme gravità». Ha inoltre dato sostegno alla decisione annunciata dall’assessore regionale lombardo all’Istruzione, Valentina Aprea, di «volersi costituire parte civile contro l’indagato». «È inammissibile che le nostre ragazze e i nostri ragazzi possano essere oggetto di simili violenze, mentre stanno svolgendo un pezzo della loro formazione». Già, è inammissibile. Come è inammissibile che non ci sia mai un’assunzione di responsabilità; ad esempio: chi ha autorizzato l’imprenditore a entrare nell’albo? Le domande sarebbero moltissime. Ad esse difficilmente qualcuno darà risposte e – soprattutto – da parte di un ministero ridicolo e ridicolmente guidato da una signora che sbandiera il suo passato di sindacalista e sostenitrice delle lotte per i diritti delle donne, ma non riesce nemmeno a garantire l’incolumità fisica, psichica e etica dei e delle giovani che ogni giorno si affidano alla pubblica istruzione.

——-

 

Stagiste abusate, l’alternanza scuola-lavoro crea manodopera ricattabile e senza diritti

 

Stagiste abusate, l’alternanza scuola-lavoro crea manodopera ricattabile e senza diritti

Dopo la notizia che alcune scuole hanno fatto svolgere ai propri studenti l’alternanza scuola lavoro presso le parrocchie, violando il principio di laicità della scuola pubblica; dopo aver registrato i più fantasiosi e sconcertanti abomini, da attività presso le grandi catene come Mc Donald’s (ad onta dell’educazione alla salute di cui tanto si parla e che molti vorrebbero inserita come disciplina curriculare nelle scuole), alla pulizia dei gabinetti degli autogrill, oppure ai tentativi di compensazione, facendo fotocopie o compilando scartoffie di ogni tipo, delle carenze di organico in alcuni uffici pubblici; dopo tutto ciò e molto altro, la notizia delle quattro ragazze di Monza abusate dall’imprenditore presso il quale svolgevano il proprio periodo obbligatorio  di alternanza scuola lavoro configura un punto di non ritorno rispetto a qualsiasi possibilismo, ragionevole attesa, cautela relativa forse al più scandaloso provvedimento della sedicente Buona Scuola: giudizio drasticamente negativo e senza appello.

La legge 107/15 ha infatti introdotto l’alternanza obbligatoria tra studi ed esperienze lavorative per gli studenti degli ultimi tre anni delle secondarie di secondo grado, che, dall’anno scolastico 2018/9, è anche prevista come materia dell’esame di Stato. Un piano da200 ore per ogni studente dei trienni del liceo e da 400 ore per quelli degli istituti tecnici e professionali: la risposta, Renzi’s style, alla presunta dipendenza dell’elevata disoccupazione giovanile in Italia dall’incapacità della scuola di formare competenze adeguate per le imprese; la ricetta del semprepresente ex premier fu: meno scuola, più esperienza di lavoro; qualche crocetta ai test Invalsi, un lavoro decontrattualizzato. Ecco come spegnere per sempre qualsiasi velleità di approfondimento, sapere critico analitico e cittadinanza consapevole. Ce lo chiede (anche questo) l’Europa.

Non esiste e non è mai esistita alcuna seria motivazione razionale alle forzature sull’alternanza scuola-lavoro. La legge ha subito causato molti problemi agli istituti e ai docenti, con gare tra scuole per piazzare centinaia di studenti, talvolta su territori limitati: nel primo anno di attuazione della norma erano coinvolti 653 mila alunni; e dall’a.s. 2018/9, quando si andrà regime, il processo riguarderà un milione e mezzo di studenti. È estremamente difficile proporre a ciascuno studente un percorso qualificato e qualificante, coerente con il percorso scolastico, non in conflittocon l’orario di lezione. Queste tre condizioni difficilmente riescono a combinarsi, tanto che spesso si tratta di esperienze, quando non inutili e lesive del tempo scuola e dello studio pomeridiano (come accade sovente per i percorsi proposti ai liceali), ai limiti della legalità, come si è verificato in molte situazioni, soprattutto a carico degli studenti dei professionali; o tragicamente illegali, come nel caso di Monza. A fronte di casi di eccellenza – che fanno registrare, però, ancora una volta, un divario considerevole tra Nord e Sud – il mondo dell’alternanza presenta infinite zone d’ombra, che non è più possibile tollerare. Gli arroganti dilettanti allo sbaraglio del Miur hanno giocato alla “modernità” sulla pelle dei nostri figli: nel registro nazionale per l’alternanza (in cui compaiono i soggetti certificatori) c’è di tutto, come dimostrano tristemente le violenze di Monza.

Nessuno (e forse il sindacato, da questo punto di vista, avrebbe dovuto dimostrare la massima sensibilità) si sta occupando del fatto che, oltre che un bacino di potenziale sfruttamento, per lo più ai danni di studenti minorenni (quelli del terzo e quarto anno delle superiori), e di uno svuotamento del concetto di cultura emancipante, l’alternanza scuola-lavoro configura, in perfetta continuità con il Job’s Act, la costruzione intenzionale di un lavoratore acritico, totalmente inconsapevole dei propri diritti e dei propri doveri; per il quale contratto e decenni di lotte per la dignità del lavoro non rappresentano assolutamente un riferimento, né un vincolo imprescindibile.

Il caso di Monza, con le ragazze (tra i 15 e i 17 anni) ridotte in uno stato di soggezione psicologica per il fatto che l’imprenditore doveva redigere e inviare alla scuola la valutazione finale, dalla quale dipende l’esito dell’intero anno scolastico, dimostra quali siano le caratteristiche dei futuri lavoratori modello Job’s Act: demansionatiacquiescentiinconsapevolisuccubiricattabili.

Scandalosa la reazione della ministra Valeria Fedeli, che ha parlato del caso delle ragazze monzesi (si ipotizza non le uniche ad aver subito violenza) come di qualcosa che non la riguardi direttamente. Il caso (ma dai?) sarebbe di «enorme gravità». Ha inoltre dato sostegno alla decisione annunciata dall’assessore regionale lombardo all’Istruzione, Valentina Aprea, di «volersi costituire parte civile contro l’indagato». «È inammissibile che le nostre ragazze e i nostri ragazzi possano essere oggetto di simili violenze, mentre stanno svolgendo un pezzo della loro formazione». Già, è inammissibile. Come è inammissibile che non ci sia mai un’assunzione di responsabilità; ad esempio: chi ha autorizzato l’imprenditore a entrare nell’albo? Le domande sarebbero moltissime. Ad esse difficilmente qualcuno darà risposte e – soprattutto – da parte di un ministero ridicolo e ridicolmente guidato da una signora che sbandiera il suo passato di sindacalista e sostenitrice delle lotte per i diritti delle donne, ma non riesce nemmeno a garantire l’incolumità fisica, psichica e etica dei e delle giovani che ogni giorno si affidano alla pubblica istruzione.

E’ ora di invertire la marcia. E adesso occorrono parole chiare e definitive. Sindacati, ministero e governo devono esprimersi inequivocabilmente e dalla società civile deve partire una richiesta intransigente.

di  | 15 luglio 2017
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/15/stagiste-abusate-lalternanza-scuola-lavoro-crea-manodopera-ricattabile-e-senza-diritti/3731599/#_=_
++++++++
Violentate durante l’alternanza scuola-lavoro. In manette un imprenditore di Monza
http://www.ultimora.news/Violentate-durante-l-alternanza-scuola-lavoro
+++++++

 

Related Posts

Obbligo sino a 18 anni e dispersione scolastica

Obbligo sino a 18 anni e dispersione scolastica

Pittoni (Lega): niente nuovi Presidi fino all’a.s. 2019/20

Pittoni (Lega): niente nuovi Presidi fino all’a.s. 2019/20

Renzi come un intruso / sale il Pil, aumenta la disuguaglianza

Renzi come un intruso / sale il Pil, aumenta la disuguaglianza

Bersani: “Renzi, Lotti e Boschi fregati dalla loro questione morale”

Bersani: “Renzi, Lotti e Boschi fregati dalla loro questione morale”

Boschi dà i numeri sulla scuola. Speso solo un terzo dei fondi

Boschi dà i numeri sulla scuola. Speso solo un terzo dei fondi

Piazza Sicilia festeggia (a metà): la preside fantasma trasferita Levi

Piazza Sicilia festeggia (a metà): la preside fantasma trasferita Levi

Su Vincenzo Pascuzzi

Vincenzo Pascuzzi: è stato docente precario per quasi venti anni prima del ruolo. Ha insegnato Matematica, Elettrotecnica, Fisica in vari licei, istituti tecnici e professionali di Roma. Segue le vicende dei precari e della scuola. Interviene con note e articoli su vari siti, blog, ml. Partecipa al gruppo Iuas (Insiemeunaltrascuola) e al gruppo facebook Invalsicomio.

Nessun commento ancora

Lascia un commento