L’Armenia, una terra tormentata, schiacciata tra Est e Ovest, dominata da persiani, ottomani e sovietici, teatro del primo grande genocidio del XX secolo. A lei e alla sua suggestiva musica il Teatro Massimo Bellini ha dedicato un originale concerto sabato 7 aprile (con replica l’8), sicuramente anche con l’obiettivo di ricordare l’orrendo e sistematico sterminio del suo popolo, iniziato la notte del 24 aprile 1915 nei territori dell’Impero ottomano…

Musica suggestiva, dunque, ed evocativa, radicata nella tradizione popolare, come quella di altre famose aree europee, una su tutte quella ungherese magistralmente immortalata da Bela Bartok. Il programma, eseguito con maestria dall’orchestra, ha spaziato dagli Studi di Erevan op. 30  di  Spendjarov alla Suite da Masquerade  e la Spartacus Suite di Chacaturjan, melodie soavi dirette con grande piglio dal maestro Paolo Paroni, direttore d’orchestra di talento in Europa e America, che ha mostrato grande sensibilità musicale, una tecnica perfetta dominata da trascinante espressività e un gesto chiaro e duttile che ha conquistato il pubblico.

Il vero fiore all’occhiello della serata poi  è stata l’esecuzione del Concerto per tromba e orchestra in la bemolle maggiore di Arutiunian, che ha visto come protagonista un giovanissimo trombettista, appena sedicenne, Alessandro Rosi: davvero una stella promettente, che ha dato vita a una performance da musicista provetto, senza sbavature e di grande carattere nella resa delle splendide melodie armene. Non resta che augurargli ad maiora nunc et semper, con un plauso al nostro bel teatro catanese che non esita a promuovere i nuovi talenti con uno sguardo rivolto alla grande storia del Novecento e vigoroso impegno civile.

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