Giuseppe  Tuozzo, su Blasting news, ci aggiorna sulla protesta dei supplenti all’annuncio della “riforma epocale”…

Per qualcuno è una riforma epocale, per altri significa non lavorare più con le supplenze.

Indignazione, rabbia e paura di non poter lavorare più o lavorare 36 ore a settimana ma gratis (o quasi). Sono le primissime reazioni del mondo della Scuola sui vari social network, soprattutto Facebook, alla “riforma della Scuola” messa in cantiere dal Min. Giannini e dal sottosegretario Reggi. Un primo dossier sul futuro dell’istruzione italiana che il 15 Luglio sarà presentato in una conferenza stampa dal Presidente del Consiglio Renzi. “Dieci giorni ancora e la nostra proposta diventerà una legge delega”, dice il sottosegretario Roberto Reggi, autore del piano. Prima della pausa estiva il governo vorrebbe approvarlo in Consiglio dei ministri.

Dossier Scuola, 36 ore settimanali (gratis?)

Il nuovo calendario prevede 36 ore di lezione, 22 giorni per i recuperi e apertura delle scuole fino alle 10.00 di sera! Premi solo ai docenti che si assumeranno delle responsabilità e/o metteranno a disposizione delle specifiche competenze.

Addio supplenze

Una importante novità prevista dal piano Scuola in oggetto sarà la cancellazione delle supplenze brevi, fino a 6 ore settimanali, che saranno assegnate ai docenti di ruolo a parità di stipendio. Il tutto si tramuterebbe nel licenziamento, immediato, di 120mila supplenti.

Il muro dei sindacati

I progetti del Ministro Giannini trovano subito la netta opposizione di molti sindacati della Scuola. “I docenti italiani – tuona Rino Di Meglio della Gilda degli insegnanti – lavorano quanto i loro colleghi europei e in alcuni casi anche di più, basta considerare che le ore di insegnamento sono di 60 minuti e non di 45 o 50 come in altri Paesi Ue. Non è possibile annunciare una riforma di questa portata partendo da dati falsi” “E se il ministero intende ‘spremere’ ulteriormente gli insegnanti, sulle cui spalle gravano incombenze burocratiche che nulla hanno a che vedere con la professione docente, noi ci opporremo fermamente – chiude – invitando tutta la categoria a scendere in piazza”. Nelle prossime ore sentiremo anche il parere dei sindacati di base della Scuola, certamente più battaglieri dei confederali.