Teatro Bellini: Gianna Fratta dirige un Faurè dolce e senza dolore e uno Stravinskij ostinato

Si é conclusa con un concerto d’eccezione venerdì 16 giugno la stagione sinfonica del Teatro Bellini di Catania. Eccezionale il programma, l’insolito Requiem op. 48 di Gabriel Faurè e la sempre meravigliosa Sagra della primavera di Igor Stravinskij; eccezionale la direzione affidata a una maestra come Gianna Fratta, che suona e dirige nei più importanti teatri del mondo e cha incantato tutti con la sua bacchetta solare e fantasiosa…

Requiem aeternam dona eis, Domine. Una messa in musica per i morti come tante ne sono state composte, eseguita per la prima volta il 16 gennaio 1888 nell’Eglise de la Madeleine a Parigi. Eppure quello di Faurè, non a caso contemporaneo di Debussy e Ravel, ha un altro spirito, un’altra concezione. Non a caso nel 1902, a distanza di quindici anni dalla prima, Fauré confidò a un giornalista: «È stato detto che il mio Requiem non esprime il terrore della morte, qualcuno l’ha definito una ninna nanna. Ma è così che io sento la morte: come una liberazione, un’aspirazione alla felicità dell’aldilà, piuttosto che un passaggio doloroso.”

 E Gianna Fratta ha saputo davvero interpretare l’ispirazione più nascosta del compositore francese, quella di creare una sorta di “berceuse”, dunque una ninna nanna, funebre, senza dolore e senza atmosfere cupe.

L’orchestra del Bellini si è dispiegata, sotto l’energica guida della direttrice, in un’esecuzione ariosa, che ha suggerito al pubblico una visione di pace e di bellezza. Bravo il baritono Salvatore Grigoli nel Libera me, dove ha rivelato doti interpretative notevoli, con una vocalità profonda e carnale, ma mai pesante in accordo con  lo spirito dell’intera opera; aereo e convincente anche il soprano Jennifer Barrington; sempre ben istruito da Ross Craigmile il coro, che ha abbinato la potenza sonora a parti dominate da crescendo teneri e melodici, col pregevole risultato di un raffinato gioco timbrico tra coro e orchestra.

La Sagra della primavera Di Stravinskij, uno dei testi chiave della musica del Novecento, è legata a una data,  il 29 maggio 1913, in cui si scatenò un putiferio passato alla storia per la memorabile insurrezione degli spettatori: la musica di Stravinskij toccò allora i nervi scoperti di un uditorio sensibile, rompendo un orizzonte d’attesa consolidato.

Musica nuova e difficile che è stata eseguita dall’orchestra del Bellini con particolare attenzione alle proiezioni sonore discontinue, ai contrasti timbrici paradossali, allo strapotere ritmico di questa partitura in cui i valori del movimento e del corpo sono esaltati da una musica dalla fisicità travolgente e dal ritmo incalzante, anche attraverso l’uso frequente dell’ostinato. Particolarmente curate le sovrapposizioni politonali, che hanno contribuito a trasmettere agli ascoltatori un marcato senso drammatico (massimamente nel Gioco del rapimento, culmine anche di un crescendo dinamico di forza esplosiva)

Una musica assoluta e bellissima ha, dunque, concluso una pregevole stagione di musica sinfonica, contraddistinta dalla varietà delle proposte musicali e da nomi prestigiosi in ambito internazionale. Il Teatro Bellini, grazie al suo lungimirante sovrintendente Roberto Grossi e al suo direttore artistico Francesco Nicolosi, si conferma punto di riferimento ineludibile del panorama musicale italiano e vanto orgoglioso di tutta una città.

Silvana La Porta

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