Si è aperta davvero alla grande, con una struggente pagina mozartiana, il celeberrimo Requiem per soli, coro e orchestra, K 626, la Stagione sinfonica 2019 del Teatro Massimo Bellini. Una pagina dal sapore scuro e patetico, che ha lasciato incantato il foltissimo pubblico degli ascoltatori, una scelta di certo non casuale, decisa, quanto mai azzeccata, che tocca il genio di Mozart in un momento decisivo, quando il grande compositore, giunto alla fine della sua vita,  era orientato alla ricerca laica del senso del sacro, dominata da una trascendenza grandiosa e ineluttabilmente distante.

Un capolavoro incompiuto di Mozart, dunque, un vero e proprio testamento spirituale dal quale, come ha spiegato benissimo qualche tempo fa Don Giussani, attraverso la musica, che rende vivo il testo, emerge “la scelta tremenda dell’uomo che rifiuta Dio, dentro il riverbero della Sua misericordia.”

L’esecuzione,  affidata alla bacchetta di Gianluigi Gelmetti. dall’autunno del 2017 direttore principale ospite del “Bellini”, è apparsa convincente e ricca di carisma, impetuosa a tratti e abile nel sottolineare l’esatta geometria del contrappunto, soprattutto nelle splendide battute finali dell’Osanna e nella sezione finale del Sanctus e del Benedictus. Molto attenta la direzione anche nel sottolineare le parti maggiormente descrittive sia dal punto di vista psicologico che pittorico come nel magnifico Recordare o nell’emozionante Lacrimosa.

Splendido poi il fruttuoso duettare del coro delle quattro belle e convincenti voci soliste (il soprano Elena Galitskaya, il contralto Veta Pilipenko, il tenore Giovanni Sala e il basso Karl Huml), che hanno ben interpretato lo spirito più vero dell’intento mozartiano, con una linea vocale pulita capace di sottolineare il focus sulla dimensione individuale e profondamente umana.

Anche il coro,  ben istruito da Luigi Petrozziello, ha fatto egregiamente la sua parte, con una prova adeguata e molto attenta ad esprimere tutta la varietà dei sentimenti dello splendido Requiem, frutto di una pulsione mistica che colse il grande genio salisburghese dinanzi al mistero della morte e dell’Eternità.

Un grande inizio che promette ancora tanto affascinante Mozart, in attesa dell’inaugurazione della stagione lirica con Il flauto magico il 20 gennaio…

Silvana La Porta