I test Invalsi non danno ‘giudizi oggettivi’ / Andrea Ichino recidivo: Invalsi = termometro

“I migliori giovani italiani se ne stanno andando verso Paesi nei quali le competenze sono misurate con tutta la precisione possibile e per questo sono riconosciute e premiate”. Ichino su questo ha ragione, se ne vanno i migliori cioè quelli che il modello scolastico italiano, seppur svilito da scriteriate riforme, ha prodotto. Cioè quelli che formati da un sistema scolastico sempre più imperfetto, ma ancora esemplare, si sono stancati di dover costruire la loro esistenza su test sbagliati.

Immaginate di essere visitati da un medico che vi misura la febbre con un termometro, poi senza guardarlo lo butta via e, dopo avervi toccato la fronte con una mano, vi comunica la sua diagnosi. [Andrea Ichino è ancora recidivo – dopo anni! – con il paragone del termometro (*)]

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I test Invalsi non danno ‘giudizi oggettivi’ sugli studenti. A volte li rovesciano

di  – 13 marzo 2017

Risultati immagini per test crocette

“Il giudizio complessivo, ma soggettivo, dei professori è importante. Altrettanto importante, però, è poter disporre di un giudizio oggettivo, ancorché parziale, per comprendere in modo comparativo il livello di competenze acquisite”. Per Andrea Ichino, professore universitario ed economista, non esistono dubbi: se la richiesta della Commissione Cultura del Senato di eliminare l’esito delle prove multiple dall’attestazione finale per la terza media e la quinta superiore verrà accolta, si commetterà un errore grave.

“Le università sono, purtroppo, piene di studenti che dopo il primo anno si accorgono di aver fatto scelte sbagliate”, spiega Ichino. A suo dire ci sono “studenti che con voti di maturità stratosferici si iscrivono a corsi di Ingegneria, Fisica e Matematica dove non riescono a superare neppure gli esami iniziali”. Ma “è lecito ipotizzare che esistano studenti con elevate competenze logico matematiche, osservabili in un test Invalsi, i quali a causa di un basso voto di maturità ottenuto in licei stretti di manica, rinunciano alla carriera universitaria che sarebbe ideale per loro”. Perché questo accade e dovrebbe continuare a verificarsi è presto detto. “Nel resto del mondo è normale che prove nazionali multiple, analoghe a quelle Invalsi, vengano usate dagli atenei per decidere quali studenti ammettere. Questo perché l’università non è la scuola di don Milani. E’ il luogo in cui i giovani più competenti di una nuova generazione prendono il testimone dalla generazione precedente”.

Le motivazioni utilizzate da Ichino per supportare la sua tesi, confesso che mi disorientano. Non credo che il test Invalsi costituisca un “giudizio oggettivo”. Non lo è, a mio parere, per la scelta della facoltà, come sostiene Ichino. Non lo è neppure per l’iscrizione alla scuola superiore, per la quale si potrebbe far ricorso anche ad uno strumento, nella maggior parte dei casi, inutilizzato: il consiglio orientativo. Sul fatto che questo “suggerimento” offerto dagli insegnanti del triennio, possa risultare viziato mi permetto di esprimere alcune perplessità. Perché mai un consiglio di classe dovrebbe “consigliare male” un alunno? Per quale motivo insegnanti che generalmente hanno osservato e aiutato la crescita di un ragazzo per l’intero corso di studi dovrebbero penalizzarne le aspirazioni? Questo, naturalmente, non può significare che non si possa giudicare e consigliare in maniera erronea. Ma confido che si tratti di una percentuale esigua di casi e non di un trend, generato da valutazioni oggettive.

Conoscenza e capacità, potenzialità e naturali predisposizioni non si possono valutare sic et sempliciter con dei test. Ed il fatto che essi siano largamente utilizzati “nel resto del mondo… dagli atenei per decidere quali studenti ammettere” non credo possa costituire un elemento al quale fare riferimento. Non lo credo neppure per la scelta della scuola superiore. Non infrequentemente i test Invalsi piuttosto che far emergere i reali valori, livellano. Non di rado rovesciando giudizi. Chi abbia avuto una qualche esperienza nel mondo della scuola avrà sperimentato direttamente casi di alunni meritevoli penalizzati dalle prove Invalsi. E non per una mancanza di esercizio, ma piuttosto per una difficoltà a misurarsi con prove difformi come impostazione da quelle svolte nel corso di studi.

E’ come se ci si addestrasse per anni ad andare in bici. In pianura, ma anche in presenza di considerevoli dislivelli. Pedalando per strade asfaltate e per sterrate. Al caldo e al freddo. Allenamenti su allenamenti per prepararsi alle gare. Ma poi che succede? Accade che alla fine ci si confronti anche in gare indoor, sulla velocità. Accade che il risultato di queste competizioni incida sulla classifica finale, al pari di altro. Accade che ottenga dei buoni piazzamenti finali anche chi nelle gare su strada è sempre rimasto nelle retrovie, mai lanciando la volata. Proprio per questo i test Invalsi producono troppe volte risultati complessivamente “falsati”. Perché introducono valutazioni che, proprio per la loro natura, selezionano secondo criteri particolari.

“I migliori giovani italiani se ne stanno andando verso Paesi nei quali le competenze sono misurate con tutta la precisione possibile e per questo sono riconosciute e premiate”. Ichino su questo ha ragione, se ne vanno i migliori cioè quelli che il modello scolastico italiano, seppur svilito da scriteriate riforme, ha prodotto. Cioè quelli che formati da un sistema scolastico sempre più imperfetto, ma ancora esemplare, si sono stancati di dover costruire la loro esistenza su test sbagliati.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/13/i-test-invalsi-non-danno-giudizi-oggettivi-sugli-studenti-a-volte-li-rovesciano/3447890/

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Rottamare i test invalsi sarebbe un errore grave

La Commissione cultura al Senato ha chiesto di eliminare l’esito delle prove multiple dall’attestazione finale per la terza media e la quinta superiore

Ma sono uno strumento fondamentale per valutare il merito

di Andrea Ichino – 10 marzo 2017
Immaginate di essere visitati da un medico che vi misura la febbre con un termometro, poi senza guardarlo lo butta via e, dopo avervi toccato la fronte con una mano, vi comunica la sua diagnosi. Rimarreste perplessi e chiedereste al medico perché non abbia nemmeno guardato il termometro, soprattutto dopo averlo utilizzato. Analoga perplessità suscita il parere espresso dalla Commissione Cultura del Senato sulla bozza di decreto in tema di riforma degli esami di terza media e maturità. Il Governo proponeva, opportunamente, di tenere separati i risultati delle prove Invalsi (il termometro) e i voti delle commissioni di esame (la mano sulla fronte), in modo che chiunque avesse interesse a conoscere quegli esiti (primo fra tutti lo studente) potesse disporre di un insieme esauriente di informazioni oggettive e soggettive in base alle quali prendere decisioni. La Commissione invece, sorprendentemente, ha chiesto di eliminare l’esito delle prove Invalsi dall’attestazione finale sia per la terza media sia per la quinta superiore, esito che quindi non sarebbe comunicato nemmeno allo studente. Viene addirittura chiesto di non consentire alle università di avvalersi dei risultati Invalsi, oltre che dei voti scolastici, per decidere chi ammettere ai loro corsi.

Si fa davvero fatica a trovare una logica in questo parere. Le università sono, purtroppo, piene di studenti che dopo il primo anno si accorgono di aver fatto scelte sbagliate. Per esempio, studenti che con voti di maturità stratosferici si iscrivono a corsi di ingegneria, fisica e matematica dove non riescono a superare neppure gli esami iniziali. Per altro verso, è lecito ipotizzare che esistano studenti con elevate competenze logico matematiche, osservabili in un test Invalsi, i quali a causa di un basso voto di maturità ottenuto in licei stretti di manica, rinunciano alla carriera universitaria che sarebbe ideale per loro. Il giudizio complessivo, ma soggettivo, dei professori è importante. Altrettanto importante, però, è poter disporre di un giudizio oggettivo, ancorché parziale, per comprendere in modo comparativo il livello di competenze acquisite. Come nella valutazione diagnostica di un medico: servono misure strumentali (termometro, pressione, esami del sangue), almeno quanto il fiuto del bravo clinico.

Per quale motivo, poi, impedire alle università di osservare i risultati delle prove Invalsi, costringendole a utilizzare una parte rilevante delle loro (scarse) risorse per organizzare test di ingresso alternativi? Ha senso lamentarsi dei tagli ai fondi degli atenei, per poi sprecarli in questo modo? Nel resto del mondo è normale che prove nazionali multiple, analoghe a quelle Invalsi, vengano usate dagli atenei per decidere quali studenti ammettere. Questo perché l’università non è la scuola di don Lorenzo Milani. È il luogo in cui i giovani più competenti di una nuova generazione prendono il testimone dalla generazione precedente per far progredire la ricerca scientifica nell’interesse dell’intera collettività. Aprire a tutti le porte dei corsi di medicina vuol dire avere medici peggiori. Se chi non è portato per la matematica va a fare l’ingegnere, saranno a rischio i ponti, le case e gli aerei che quell’ingegnere costruirà. Per altro verso, il timore che i meno abbienti siano svantaggiati da test uguali per tutti, come quelli Invalsi, è ingiustificato. Se mai vale il contrario: in questi test si compete ad armi pari, perché non contano le circostanze e neanche gli opportunismi che possono condizionare il giudizio dei professori. I giovani italiani lo hanno capito bene: i migliori tra loro se ne stanno andando verso Paesi nei quali le competenze sono misurate con tutta la precisione possibile, e per questo sono riconosciute e premiate. Qui rimarranno solo quelli che hanno da guadagnare da un sistema in cui tutti i gatti devono apparire ugualmente grigi.
10 marzo 2017 (modifica il 10 marzo 2017 | 18:35)
http://www.corriere.it/opinioni/17_marzo_11/rottamare-test-invalsi-606d9ad4-05b6-11e7-882a-48a6b14b49a6.shtml
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(*) L’ Invalsi e il falso termometro dell’Inquizsizione

di Vincenzo Pascuzzi – 27.12.2013

Paragonare i test Invalsi al termometro o è una svista macroscopica e imperdonabile oppure è un inganno voluto di proposito. Assunto per buono un simile paragone (che ripetiamo è improponibile!), è poi facile giungere alla conclusione voluta, ma questa risulta anch’essa errata. Perché si usano sì passaggi logici e suggestivi ma a valle di una premessa inconsistente e falsa.

«Rinunciare ai test significa fare come quel malato che butta via il termometro per non sapere se ha la febbre oppure no» così ripropone Piero Cipollone intervistato da Lorenzo Salvia per il Corriere della Sera. Intervista probabilmente sollecitata dalla …. lobby pro-Invalsi, entrata in panico a seguito del decreto Miur n. 985/28.11.2013.
Senza invertire l’onere della prova, che rimane tutto a carico di chi propone il paragone, osserviamo che il termometro associa un numero a una temperatura. Il numero viene letto su una scala graduata costruita in un certo modo. La temperatura rilevata può essere confermata con una seconda lettura (dopo averlo “abbassato” se è un termometro clinico) oppure da un altro termometro. Il termometro ha un costo relativamente basso, può essere prodotto in diversi esemplari, non varia nel tempo, può essere facilmente usato da chiunque e quando occorre. Non serve il costruttore del termometro per decidere l’uso o per leggere la temperatura.
Invece i test Invalsi hanno caratteristiche e modalità d’uso differenti. Non esiste una soglia che indica la febbre, non esiste una scala di riferimento. I test vengono usati a tappeto (modalità censuaria) come una specie di screening coatto applicato anche a chi non ha sintomi di febbre, per restare nel paragone.  L’Invalsi elabora poi del livelli medi di valutazione per cui – se fosse davvero possibile il paragone col termometro – risulterebbe che metà della popolazione testata ha sempre la febbre, né sarebbe possibile determinare se si tratta di febbricola o di febbrone. I test variano di anno in anno, e l’Invalsi non fa una seconda tornata di test per confrontare i risultati della prima e così verificare anche se stesso.
Quella che abbiamo indicato, forse esagerando, come lobby pro-Invalsi sfugge al confronto, non risponde alla concretezza delle critiche e di chi non è d’accordo, ma spinge sul terreno ideologico e ripropone ostinata le sue solite tesi di sempre, crede di possedere verità rivelate, dogmi. E lo stiamo ancora vedendo con la sua mobilitazione mediatica di questi giorni.
D’altra parte, non possiamo certo dire che l’azione del ministro Carrozza brilli per efficacia e riscuota diffusi consensi. Il riferimento è all’iniziativa del c.d. liceo breve, alle dichiarazioni imprudenti sui compiti delle vacanze, solo per citare le ultime cose. Anche il decreto sopra citato (n. 985) ha dei punti critici importanti, acuiti da chi tifa per l’Invalsi attuale. Il decreto infatti non indica né le linee operative da seguire, né le risorse da destinare all’Invalsi, né i tempi, né i punti critici da risolvere. Sarà tutto a carico, discrezione e responsabilità del presidente che verrà scelto dal ministro?

http://www.pavonerisorse.it/riforma/valutazione/termometro.htm

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♦ La petizione promossa da adiscuola.it – 15 dic. 2013
http://www.adiscuola.it/adiw_brevi/?p=11312

♦ A chi giova dire il falso? Israel (comitato Invalsi) risponde alle critiche – Giorgio Israel – 15 dic. 2013
http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2013/12/15/SCUOLA-A-chi-giova-dire-il-falso-Israel-Comitato-Invalsi-risponde-alle-critiche/452336/

♦ Andrea Ichino: Invalsi, perché la Carozza ancora tace? – Andrea Ichino – 16 dic. 2013
http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2013/12/16/SCUOLA-Andrea-Ichino-Invalsi-perche-la-Carozza-ancora-tace-/452514/

♦ INVALSI, la piccola élite e la “rivoluzione dall’alto” – Alberto Baccini – 19 dic. 2013
http://www.roars.it/online/invalsi-la-piccola-elite-e-la-rivoluzione-dallalto/

♦ Chi ha ancora paura dell’Invalsi? – Pasquale Almirante – 19 dic. 2013
http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=50920&action=view

♦ INVALSI: lettera ad un Presidente ancor non nato – Giovanni Salmeri – 20 dic. 2013
http://www.roars.it/online/invalsi-lettera-ad-un-presidente-ancor-non-nato/

♦ Invalsi, a scuola è scoppiata la «guerra» dei quiz – Massimo Adinolfi – 23 dic. 2013
http://azioneparallela.wordpress.com/2013/12/23/invalsi-a-scuola-e-scoppiata-la-guerra-dei-quiz/

♦ Gelmini, l’Invalsi e le bucce di banana… – V. Pascuzzi – 25 giugno 2011
http://www.idocentiscapigliati.com/2011/06/gelmini-linvalsi-e-le-bucce-di-banana.html

♦ La risposta del prof. Andrea Ichino… – A. Ichino –  26 giugno 2011
http://www.idocentiscapigliati.com/2011/06/gelmini-linvalsi-e-le-bucce-di-banana_27.html

♦ L’Invalsi e le scuse non richieste – V. Pascuzzi – 30 luglio 2012
http://www.orizzontescuola.it/news/linvalsi-e-le-scuse-non-richieste

♦ “Se non ti piace obbedire, cambia lavoro” – 25 nov. 2013
http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2013/11/25/vivalascuola-155/

♦  Perché l’Invalsi è tutto da rifare – V. Pascuzzi – 25 nov. 2013
http://www.orizzontescuola.it/news/valutazione-esterna-e-sistema-perch-l-invalsi-tutto-rifare

♦ Filastrocca dell’Invalsi – 27 dic. 2013
https://www.facebook.com/groups/invalsicomio/permalink/577125879025284/

 

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