Al Bellini di Catania”Andrea Chenier” convince e commuove

Una suggestiva, gigantesca statua di Marat sulla scena ad inneggiare alla Rivoluzione francese con le sue luci e le sue ombre;  e tante belle voci, come l’opera di Umberto Giordano voleva nella sua più genuina ispirazione.

Così ha debuttato il 30 ottobre Andrea Chenier al Bellini di Catania, con un ottimo cast e la convincente regia di Giandomenico Vaccari, molto attenta a un ragionevole equilibrio tra sfondo storico e rilievo sentimentale dei personaggi, capace di dare ai vari quadri una loro peculiarità, in piena sintonia con le intenzioni del famoso librettista Illica.

L’orchestra del Massimo, diretta Antonio Pirolli con grande piglio, è riuscita a sottolineare la più vera ispirazione del dramma,  inteso a fondere elementi del Grand Opéra francese con moduli wagneriani,  scavando nella raffinata orchestrazione di Giordano e addentrandosi perfettamente nei variegati colori  di un dramma che va dai paludati palazzi aristocratici alla babelica confusione della Parigi rivoluzionaria. Il coro, diretto da Luigi Petrozziello, ha fatto egregiamente la sua parte, senza sbavature e con un grande afflato.

Azzeccato anche il rilievo dato ai personaggi comprimari, che dell’opera sono parte integrante ineludibile. Splendida su tutti Lorena Scarlata nel ruolo della Madelon (oltre che in quello della Contessa di Coigny), la madre popolana cieca che, dopo avere perso marito e figlio, manda il nipote adolescente a combattere per la Francia: è stato il momento più commovente e toccante dell’intera opera per la capacità di coinvolgimento emotivo dell’intero uditorio.

Bravi anche i cantanti che si sono cimentati nelle parti principali, che necessitano, come sappiamo di voci possenti, soprattutto il tenore cha ha l’ingrato compito di passare dal recitativo e dal “chiacchierar cantando” ad ariosi fino ad acuti in “do maggiore” senza una sosta. Il tenore armeno Hovhannes Ayvazyan ha espresso un buon registro di centro e una voce calda e corposa, facendo adeguatamente il suo ruolo; Maddalena è stata una  Amarilli Nizza con la voce del giusto spessore, ma non sempre costante nella giusta emissione; Francesco Verna,  nell’impervio ruolo di Gérard, è stato davvero convincente, pieno di sfumature vocali e con una ottima capacità attoriale, volta a rendere un personaggio dalla psicologia complessa fin dalla sua  aria iniziale, Son sessant’anni o vecchio, al duetto Io t’ho voluta allor che tu piccina.

Repliche fino al 7 novembre per chi vorrà godersi un dramma istorico condito di bella musica e belle voci…

Silvana La Porta

 

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