L’espressione si trova nella Memoria di dirigentiscuola-Di.S.Conf. CODIRP, a pagina 5 del testo, a conclusione del paragrafo “Mantra sgretolati e alibi implausibili”, per l’incontro “conoscitivo” – si, “incontro ‘conoscitivo’” – “con la ministra Valeria Fedeli e sottosegretario De Filippo per l’esame delle principali tematiche d’interesse dell’(ex) area V”, del 7 febbraio 2017, a Roma, presso la sede del Ministero di viale Trastevere, 76/a, secondo piano, Salone dei Ministri…

Incontro al quale erano stati convocati anche i Segretari Generali dei maggiori sindacati rappresentativi dei dirigenti scolastici rispetto al dirigentiscuola-Codirp (ultimo dei sei convocati, e peraltro, facendosi riferimento alle 462 attuali deleghe, pari al 5,4%, riconosciute dall’ARAN al 31.12.2014, quindi a molto prima della revoca dell’adesione da parte di tutti i soci cofondatori (ad eccezione di uno, in Puglia) – e le revoche avvengono sempre, o quasi sempre, per insanabili contrasti interni, magari di linea politica e di gestione – della Campania, del Lazio, della Basilicata, della Sicilia e della Calabria, regioni dalla consistenza significativa rispetto alle altre regioni, e quindi con notevoli revoche di adesione). Pertanto, se le revoche sono state parecchie prima e durante i sei-otto mesi precedenti al 7 febbraio 2017, potrebbe trattarsi, il dirigentiscuola-Codirp (peraltro un recente imbarco dopo lo sbarco di sei-otto mesi prima), di un “sindacatino” di qualche centinaio di soci. All’incontro del 7 febbraio 2017 con la ministra Fedeli erano stati convocati anche i Segretari Generali ANP CIDA (3.292 deleghe, 38,40%), FLC CGIL (1.587 deleghe, 18,51%), CISL SCUOLA (1.523 deleghe, 17,77%), SNALS CONFSAL (714 deleghe, 8,33%), UIL SCUOLA (656 deleghe, 7,65%).

A Polibio, come ormai da molto tempo avviene, vengono inviati documenti, fonti primarie, dal confronto dei quali emergono stranezze e talvolta addirittura bufale, tali da portare anche a ricerche tipiche del giornalismo d’inchiesta. Nella “memoria” di dirigentiscuola-Codirp ha avuto l’occasione di leggere, tra tante altre notizie delle quali riferirà, la straziante lamentela del segretario di dirigentiscuola, a nome e per conto dei d.s. soci del “sindacatino”, di non essere i dirigenti scolastici  retribuiti come i dirigenti delle università e degli enti di ricerca, che, a parere di Polibio, rispetto ai presidi sono tutt’altra cosa. Nelle università (ciascuna, comunque considerando l’esistenza di quelle con valori intermedi, con 15.000, 20.000, 25.000, 30.000, 40.000 a Palermo, 45.000 a Catania, 58.000 a Padova, 60.000 a Milano (190.000 considerando gli altri atenei), 76.000 a Napoli Federico Secondo, 78.000 a Bologna, fino ai 100.000 studenti di Roma La Sapienza; con 800 o 1.200 o 2.000 o 2.800 o più di 3.000 docenti e con 1.000 e fino a 3.500 o 5.000 tecnici-amministrativi), il rettore e i direttori di dipartimento, tutti professori ordinari, vengono eletti una sola volta, restano in carica per non più di sei anni, non sono del tutto esentati dallo svolgere attività didattica (a poter chiedere limitazione dell’attività didattica sono il rettore, che è responsabile della didattica e della ricerca, il pro rettore, i direttori di dipartimento, i presidenti dei Consigli di corso di studio, limitazione via via ridotta dal rettore alle altre cariche), e al rettore potrebbe essere concessa un’indennità di circa 1.000 euro al mese (che per alcuni può anche raggiungere i cinquantamila euro all’anno, ovviamente nelle università con parecchie decine di migliaia di studenti aumento stipendiale di alcune centinaia di euro) e ai direttori di dipartimento un’indennità di 400 euro al mese.

Nelle università, i dirigenti, tali rispettivamente alle fasce di appartenenza, svolgono quel lavoro che nelle singole scuole viene svolto dal dsga (direttore dei servizi generali e amministrativi) con conseguita laurea in Giurisprudenza o in Scienze politiche o in Economia e commercio. Dsga, pertanto, assolutamente competente a gestire l’istituto scolastico (e quindi a essergli riconosciuto un maggiore stipendio rispetto a quello attuale), mentre il preside eletto (mantenendo la retribuzione al livello già maturato, e semmai aumentato di alcune centinaia di euro durante la permanenza in carica) svolgerebbe la funzione di coordinatore della didattica e della ricerca. L’incompetenza del d.s. – in quanto ex docente, in uno  dei diversi ordini e gradi di scuola, di una o di più delle diverse discipline d’insegnamento (italiano, greco, latino, storia dall’antichità all’età contemporanea, storia dell’arte, disegno, musica, educazione fisica, discipline alberghiere e di agraria, discipline tecniche, filosofia, pedagogia, psicologia, ecc. ecc. – nella gestione di un istituto scolastico (di 1.000-1.200 studenti  e di 100-150 tra docenti e ata), soprattutto per quanto concerne gli aspetti amministrativi, economici e giuridici, così come potrebbe esserlo per il rettore dell’università e per molti direttore di dipartimento, è ampiamente nota. Lo è pur riconoscendo a moltissimi presidi – quelli che non sono presidi-padroni o presidi-sceriffi, arroganti del potere, presidi “poverelli” (per finta) che preparano, facendosi pagare (magari in nero, peraltro non potendolo fare, e pertanto, se scoperti, da essere sottoposti a procedimento disciplinare e da essergli inflitta la sanzione della sospensione dalla funzione e dalla retribuzione, e addirittura quella del licenziamento) per il concorso a preside “poverello” – impegno e correttezza nei rapporti con gli insegnanti, col personale ata, con gli studenti e con le famiglie degli studenti, assolutamente incorruttibili e i primi a dimostrare il rispetto dei propri doveri e dei diritti degli altri. Lo stipendio di un dirigente scolastico supera, al netto, di diverse centinaia di euro quello di un/una docente al massimo della carriera, e pertanto di parecchie centinaia di euro quello di un/una docente a inizio carriera. E a tutti è ampiamente noto che ai  docenti e agli ata sono stati “sottratti” circa 28 miliardi di euro durante gli ultimi sette anni (nel 2016, da 2.000 a 3.250 euro, e almeno altrettanti saranno sottratti a ciascuno di loro durante l’anno in corso). Chi è dirigente scolastico, quindi, si schieri con i docenti e con il personale ata nel rivendicare il diritto dei docenti e degli ata ad avere restituito ciò che gli è stato sottratto nei sette anni precedenti e continua a essergli sottratto, restando comunque gli stipendi dei docenti e degli ata parecchio inferiori di quelli dei d.s., caratterizzati da una forbice che continua ad allargarsi.

Pertanto – a parte la presunzione di qualche ossessionato del potere assoluto, che addirittura rivendica la non applicazione del contratto nazionale di lavoro del personale docente e ata (contratto che dai giudici, come è reso assolutamente evidente dalle sentenze del giudici del lavoro, giurisprudenza costante, è legittimamente ritenuto intangibile), le esasperate rivendicazioni stipendiali da parte di chi, preside-poverello, addirittura aggiungendo altro alla retribuzione mensile, già alquanto maggiore di quella di un/una docente che dopo 30-40 anni conclude, andando in pensione, il suo lavoro –, sarebbe un bene abolire la dirigenza scolastica, passando all’elezione del preside, non rinnovabile, per un massimo di sei anni, naturalmente di permanenza nella stessa scuola, rimanendovi da docente negli anni scolastici successivi. Ovviamente, gli attuali d.s. rimarrebbero in carica fino al collocamento in pensione, mantenendo l’attuali stipendio, già maggiorato rispetto a quello del preside elettivo e da aumentare nel decorrere degli anni con riferimento al Contratto collettivo nazionale del comparto scuola, inserendovi la funzione specifica di preside. Nelle università vengono eletti i “rettori”, negli istituti scolastici verrebbero eletti i presidi, che invece di essere denominati “presidi” potrebbero essere “rettori” degli istituti scolastici.

Non è affatto tollerabile – e a parere di Polibio non può essere tollerato da un Ministro democratico di un Paese nel quale il vaglio delle leggi appartiene al Giudice delle leggi – che qualcuno, capo di sindacato dai moltissimi iscritti o addirittura di un “sindacatino”, possa impunemente diffondere, in documenti ufficiali di pubblica lettura, dopo l’espressioni “La misura è colma. Non è tollerabile che un dirigente scolastico nonostante le inconfrontabili responsabilità e competenze, percepisca una retribuzione pari alla metà di quella degli altri dirigenti di prima fascia”, un “E’ ora che la Politica intervenga prima che la categoria, esasperata, reagisca anche in modo violento”. “Anche in modo violento”!? Cosa ne pensano i Segretari Generali di Anp Cida, Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Confsal Snals e i Segretari Confederali di Cgil, Cisl e Uil? Da parte sua, la Flc Cgil ha pubblicato sul sito nazionale, nella rassegna stampa del 10 febbraio 2017, un articolo che riguarda il segretario di dirigentiscuola-Codirp, postato in Albo sindacale online, comunicato sindacale per il dirigente scolastico, presente, tra gli altri, nel sito del Polo Bianciardi, Istituto di Istruzione superiore di Grosseto. Articolo pubblicato dalla testata “l’Immediato”.

Il 20 febbraio 2017, un comunicato stampa di dirigentiscuola-Codirp, nel quale è scritto che la Segreteria nazionale adempie al mandato del Consiglio nazionale che ha proclamato lo stato di agitazione per ottenere i d.s. il riconoscimento della perequazione retributiva, accusando Cgil, Cisl e Uil di avere barattato con l’accordo del 30 novembre 2016, accettando gli 85 euro lordi mensili messi a disposizione dal Governo per la perequazione retributiva interna alla categoria e tra la stessa e gli altri dirigenti di pari fascia. E dopo avere invitato, così nel documento del Consiglio nazionale (Roma, 11-12 febbraio), Cgil, Cisl e Uil a ritirare “la firma della suddetta intesa entro l’1 marzo 2017”, l’avvertimento che “dirigentiscuola adotterà azioni di lotta anche eclatanti” – questa volta non si tratta di reazioni “anche in modo violento”, quindi per fortuna siamo tutti salvi – “per costringere il Governo al rispetto della categoria” (anche questa volta un “perbacco” di Polibio!, e un ridete, ridete, docenti e ata). Figuriamoci cosa potrebbe accadere da parte di chi disconosce l’intangibilità del contratto quale fonte normativa e, di fronte alle sentenze dei Tribunali del lavoro, tutte in accoglimento della domanda proposta dai docenti, qualificandole deciso inizio “di una montante, e stravagante, giurisprudenza che vuole il dirigente scolastico focalizzato, nei confronti dei docenti, alla sola irrogazione dell’avvertimento scritto e della censura”, pretende “un urgente intervento legislativo che ponga in capo al Dirigente il potere disciplinare nella sua interezza ponendo fino al garantismo ad oltranza e all’imperante impunibilità”. Ma forse si riferiva a qualche d.s. rimasto impunito perché nei suoi confronti l’Ufficio scolastico regionale di competenza non aveva avviato nei suoi confronti, e invece avrebbe dovuto farlo, il procedimento disciplinare e decretare la conseguente sanzione. Insomma, si potrebbe trattare di un’ossessione, soprattutto se è palese l’impreparazione giuridica da parte dì chi “pretende”, stravagantemente, pieni poteri per agire nei confronti degli altri.

L’11 febbraio 2017, quattro giorni dopo l’incontro con la Ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, presenti i Segretari Generali di Anp Cida, Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Confsal Snals, un improvviso Congresso nazionale dirigentiscuola, a Roma, tra i presenti la d.s. Laura Biancato, distaccata al ministero, Ufficio VI (Innovazione digitale) della Direzione generale per interventi in materia di edilizia scolastica, per la gestione dei fondi strutturali per l’istruzione e per l’innovazione digitale. Resi pubblici i risultati del Congresso (peraltro, Polibio ha ricevuto a tal proposito alcuni documenti), balza in tutta evidenza un singolare aspetto: Oltre al segretario generale nazionale, anche tre dei quattro componenti la segreteria nazionale sono della Puglia e il quarto è della Campania. Della Puglia sono anche i due responsabili settori incarichi specifici, rispettivamente, formazione-ente di formazione e contrattazione organici-soci pensionati (il responsabile di questo settore fa parte della segreteria nazionale), e sempre della Puglia, ovviamente, è il segretario regionale, che è anche uno dei 5.pugliesi componenti la segreteria nazionale. Fatta eccezione il sesto, il campano. In un “comunicato sindacale” pervenuto a Polibio, al quale sembrerebbe che gli sia stato inviato dalla Sicilia o dalla Calabria, tanti interrogativi: sul perché un congresso straordinario “fatto in fretta e furia”, su quanti erano i presenti e i delegati, sul perché “il sito nazionale non fornisce alcuna informazione”, sull’avere “certificato il ridimensionamento definitivo del sindacato nazionale a sindacatino regionale della Puglia”.

Infine, Polibio è stato destinatario di due documenti: uno su carta intestata Athena disconf, Ente di formazione; l’altro su carta intestata Dirigentiscuola Codirp e Athena disconf. Dalla lettura del primo, ha appreso che le due associazioni (quella professionale e quella sindacale), in collaborazione, hanno organizzato un corso di formazione per la preparazione al prossimo concorso per dirigenti scolastici. E che il costo d’iscrizione per la partecipazione alla prima fase è di euro 500,00 (oneri compresi) da versare con bonifico bancario intestato alle due associazioni, e che, conclusa la prima fase, l’iscrizione per la partecipazione alla seconda fase, preparazione alla prova scritta e orale, è di euro 350,00 (oneri compresi). Tra i preparatori (team esperti), la d.s. Laura Biancato, distaccata al Ministero, Rosa Manella, incaricata ministeriale formazione e gestione Pon e Fesr. Modalità di pagamento: bonifico su conto corrente bancario. Le due associazioni sostanzialmente “convivono” con sede legale a Foggia, stessa via e stesso numero civico, stesso numero di telefono e fax. Non è dato sapere chi è il proprietario della sede, quanto costa l’affitto e a carico di chi. Informazioni che dovrebbero essere di pubblica conoscenza, trattandosi della sede sindacale ufficiale di dirigenti scolastici, a mezzo delega, tuttora in servizio oppure già in pensione.

Resta da aggiungere che – a parte l’autorizzazione, su richiesta dell’interessato/a dipendente pubblico, o addirittura dirigente scolastico, a svolgere corsi di preparazione a qualsiasi concorso, a maggior ragione al concorso per dirigenti scolastici, la cui iscrizione è a carico degli iscritti prima dell’inizio del corso, o per qualsiasi altra attività retribuita da esterni, che deve essere chiesta ed essere concessa dall’Ufficio scolastico regionale di appartenenza – sono certamente essenziali, per la massima trasparenza, la correttezza e l’imparzialità nelle fasi concorsuali, alcune disposizioni. Tra le quali: che nessun dirigente scolastico può essere nominato commissario d’esami nella regione dove si svolgono prove del concorso; che tutti i dirigenti scolastici debbono dichiarare di avere o di non avere svolto preparazione al concorso nemmeno con semplice conferenza; che i partecipanti al concorso debbono dichiarare se hanno o non hanno partecipato ad attività di preparazione o a semplici conferenze svolte da dirigenti scolastici in servizio..

Polibio                                                                                                                                             polibio.polibio@hotmail.it