Una “bella addormentata” ironica e coraggiosa al Bellini di Catania

Una nuova ennesima rilettura della Bella addormentata di Pëtr Il’ic Cajkovskij ?Ebbene sì. Il Teatro Bellini ha messo in scena in questi giorni il capolavoro del grande musicista russo riletto da Matteo Levaggi con una produzione del Teatro Massimo di Palermo e l’orchestra locale diretta da Mikhail Agrest.

Ed è stata una prova convincente, se guardata in un’ottica non tradizionale:  un balletto solo a tratti vistoso ( basti pensare al Gatto con gli stivali interpretato da Diego Maria Mulone e realizzato con un accattivante boa di piume bianche), drammaturgicamente essenziale, con  ballerini di buona qualità (la compagnia ha assolto  a un compito arduo  con onore) per un’opera oggi considerata un capolavoro assoluto, seppur accolta con freddezza al suo esordio.

La bella addormentata catanese ha affidato la resa scenografica al sapiente gioco di luci di Fabio Sajiz e all’essenziale scenografia di Antonino Di Miceli; convincente la prova dell’orchestra, ben diretta da Agrest,  che ha interpretato con un’esecuzione fedele allo spirito del compositore una partitura difficile, elegante e raffinata, ricca di celeberrime melodie.

In uno scintillante abito fuxia, Romina Leone nei panni di Aurora  è apparsa una donna forte e precisa, senza troppo indulgere alla tradizionale femminilità del personaggio e dotata di una solida tecnica, esegue con sufficiente sicurezza le difficili sequenze coreografiche previste dal difficile ruolo. Il principe Désiré  interpretato da Michele Morelli si è atteggiato a partner tecnicamente adeguato e dolce.

Tra gli altri ballerini hanno colpito gli spettatori il Cappuccetto rosso di Michaela Colino incalzato dal Lupo mannaro di Giuseppe Rosignano con un motociclistico chiodo in pelle nera, a testimonianza della voluta originalità dei costumi di Andrea Viotti. Per concludere il tocco più eclatante: giganteschi leccalecca a forma di cuore che hanno disorientato parecchio gli spettatori e siglano la storia d’amore dei due protagonisti.

Una mossa ardita che colloca la messa in scena catanese in una dimensione alternativa e ironica. Destinata, come tutto ciò che è alternativo e sapientemente ironico a interpretazioni opposte, che confermano comunque una lettura coraggiosa di un balletto simbolo della danza classica.

Silvana La Porta

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