Serata dalle intense sonorità russe, sabato 9 febbraio (con replica il 10) al Teatro Massimo Bellini per l’ennesimo appuntamento della stagione sinfonica, che ha visto come protagonista indiscusso, oltre al valente direttore d’orchestra Eckerard Stier, il primo violoncello dell’orchestra catanese Vadim Pavlov, che, dopo il delizioso valzer di apertura tratto dall’ Evgenij Oneghin, ha eseguito con superba maestria le Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra op. 33 di Pëtr Il’ic Cajkovskij, un brano di notevole impegno virtuosistico, più vicino a un concerto per violoncello che a semplici e nude variazioni.

Pavlov ha offerto un fraseggio morbido, dialogando con raffinatezza con l’orchestra, portando a perfetto compimento la suadente scrittura per violoncello del grande compositore russo e mostrando grande abilità nei suggestivi passaggi dai legni agli archi e quindi al solista e nei cambiamenti di tono di cui è costellata la partitura, che strizza spesso, senza reticenze, l’occhio a Mozart, il compositore tanto amato da Cajkovskij.

E’ stata dunque davvero una gradita sorpresa la scelta, da parte della direzione artistica, di questa pagina musicale, che rappresenta una singolare sintesi tra sensibilità armonica settecentesca e inquietudine compositiva moderna; l’anima russa è stata poi perfettamente interpretata dal violoncellista, anche grazie ai suoi natali. Non a caso, il maestro Pavlov ha offerto due belli bis con lo Studio da concerto n. 4 in fa minore di Mikhail Bukinik e una Gavotta di Johann Sebastian Bach, che hanno concluso degnamente un’esibizione lungamente e calorosamente applaudita.

Altrettanto azzeccata la scelta musicale della seconda parte del concerto: un inno alla libertà dalla dittatura e una critica corrosiva in musica al regime sovietico. Così può essere considerata la Decima Sinfonia  in mi minore di Šostakovic,  la prima partitura del dopo-Stalin, rivoluzionaria nello stile e nella tessitura. Il maestro Stier ha diretto la brava orchestra del Massimo con grande piglio, valorizzando incisività ritmica e violenza fonica in alcuni tratti e accompagnando e sottolineando dolcemente la melodia là dove si è fatta lunga e sinuosa.

La grande Madre Russia con tutte le sue sonorità è stata davvero protagonista di un bel concerto. Speriamo di risentirle presto.

Silvana La Porta