Chiudono le scuole oltre la Manica ed è tempo di bilanci anche da quelle parti. The Guardian, infatti, pubblica  lo sfogo di un maestro delle elementari britannico, che elenca le «10 cose che gli insegnanti vorrebbero dire ai genitori ma non possono».

Si tratta, quasi sempre, di temi attualissimi anche sulle nostre sponde e più di una volta affrontati da Scuola di Vita. Ecco quali:

1- I figli non sono amici.
A forza di avere un approccio informale con i bambini, magari parlando del nuovo fidanzato di mamma o dei problemi economici di casa o simulando complicità relazionali, il rischio è quello di raccogliere, a posteriori, i cocci di una qualche forma di alienazione sociale, oltreché confrontarsi con problematicità varie nei banchi

2-Dare il tempo a figli e insegnanti di capirsi.
Il maestro, infatti, racconta l’ossessione di incontrare i genitori di bambini conosciuti ancora da poche settimane e sentirsi torturare da domande come “si è ambientato/a bene?”, “in classe è felice?”. Bisognerebbe, invece, dare il tempo ad entrambi per superare le reciproche diffidenze, considerare l’aspetto relazionale e aver fiducia nella capacità dell’insegnante nel tirar fuori quanto prima le propensioni dello studente.

3- Lasciarli andare.
A chi capita prima, a chi dopo e a prescindere dalle capacità scolastiche, gli anni delle scuole elementari sono quelle in cui i bambini iniziano a sperimentare con maggiore forza il senso di indipendenza. Capire quando accade e dargli la massima fiducia può portare a risultati sorprendenti alla breve e rimanere a bocca aperta quando a 10 anni dimostreranno di ricordarsi i compiti da fare, di fare lo zaino e di portarsi la merenda a scuola.

4-Videogiochi.
Va a finire che nei temi o nelle discussioni in classe piombino ragazzini alienati ancora convinti di dover combattere contro un cartello di narcotrafficanti colombiani o di doversi fingere morti per evitare che da una macchina ti sparino dei mafiosi. Ecco, a sei o sette anni, come dire, bisognerebbe evitare di metamorfosare i bambini in un joystick, alla ricerca di qualche ora di quiete. Banale, ma … repetita juvant.

5-John Terry non è un modello.
Facendo riferimento al celebre calciatore inglese, famoso anche per il suo esagerato gesticolare e i piagnistei quando ripreso in campo, viene ricordato ai genitori l’importanza di educare all’essere sgridati. In fondo, fare chiasso in classe può essere normale e fa parte del mestiere dell’insegnante il rimbrotto. Il problema nasce quando i bambini, manco fossero in uno stadio, si mettono a contestare con acrimonia l’ “arbitro”. E chi altri può fare qualcosa se non mamma e papà?

6- Fidanzati a otto anni?
Spesso i genitori, quando vedono e raccontano la (pur transitoria) tristezza del loro bambino, finiscono per concludere che è perché si è preso una “cotta” per un coetaneo dell’altro sesso. E ne parlano come se davvero non riuscissero a vedere che il codice di comportamento, a 8 anni, è ancora basato su un terreno di gioco o di diversa natura relazionale. Insomma, bisognerebbe consentire ai bambini di essere dei bambini, senza infliggergli necessariamente categorie adulte.

7 -I genitori che aiutano la classe
Ben vengano, soprattutto nelle ore pomeridiane o ricreative, i genitori che danno una mano agli insegnanti. Chi invece non è benvenuto è chi lo fa per ficcare il naso  per giudicare l’insegnante, il suo lavoro, la classe. In quel caso, da risorsa a zavorra, il genitore finisce spesso per rovinare i risultati ottenuti dal gruppo.
8 – Pigri e «sattuttoni»
Già è difficile insegnare a chi non vuole imparare, ma impossibile è insegnare a chi pensa di sapere già tutto. Sintomo, molto spesso, che si accompagna a quella che spesso viene confusa dai genitori come “stanchezza”. In realtà, nell’esperienza del prof inglese, molto spesso si tratta solo di “pigrizia”, un atteggiamento che andrebbe disincentivato in famiglia, magari sollevando gli spettri del “poi alle superiori sono guai”.

9 -Compiti a casa.
Q
uestione spinosa, al centro delle più violente guerre tra genitori e insegnanti. Comunque, fin tanto che i programmi ministeriali li prevedono, i compiti verranno assegnati, punto e basta. Per il resto, scrive in sostanza il Guardian, citofonare al Governo.

10 -Educazione Fisica
E’ una materia di importanza pari alle lettere o alla matematica; peccato che i genitori si spremano spesso in giustificazioni grottesche per esonerare i figli dal fare sport e, in via di fatto, non gli facciano portare tuta e scarpe da ginnastica così da risolvere a monte il problema. E poi, anche qua, è una materia di studio, perché combatterla?

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