Una presenza bella, coinvolgente e ricca di spirito solidale si è rivelata quella di Monica Guerritore il 10 agosto, nel magico scenario del Teatro Greco di Taormina. La presenza di un’attrice disinvolta, in cui ormai arte e vita magicamente s’intrecciano e che ha regalato al folto pubblico due spettacoli diversi, ma legati dal medesimo fil rouge: il racconto interiore e la discesa nell’anima del mondo.

Dall’alba al tramonto Taormina si è così vestita d’Arte, con la A maiuscola. All’alba con una Monica Guerritore in veste casual: appuntamento alle 5.00 per assistere al sorgere del sole, accompagnati dai versi dei maggiori poeti di ogni tempo. E’ ancora buio, una musica suggestiva si leva e dall’oscurità appare l’attrice, autrice del testo dello spettacolo, volto a restituire l’essenza dell’animo umano attraverso gli immortali versi di Dante, il Sommo Poeta, i cui versi, nell’interpretazione della Guerritore, sono stati prima musica che parola. Perché Dante è suono, ora dolce ora aspro, a seconda che racconti l’amore tra Paolo e Francesca o la tragedia del Conte Ugolino.

E mentre la Divina Commedia trovava corpo e voce, il cielo si faceva via via più chiaro, compariva il profilo maestoso dell’Etna e dall’Inferno il passo all’Infinito è stato davvero breve: Pasolini, Flaubert, Hugo, Patrizia Valduga, Elsa Morante, le loro parole eterne, accompagnate dalla musica di Wagner, Sakamoto, Bernstein, hanno segnato la fine dell’oscurità della notte e l’arrivo del nuovo giorno fino al gesto decisivo di Monica Guerritore, che, letta la splendida “Dove avevo la testa” di Sergio Claudio Perroni, ha rivolto un applauso al teatro in cui si era appena esibita.

Perché l’Arte si ricrea ogni volta e ogni volta i luoghi sopravvissuti ai secoli segnano e accompagnano la rinascita dell’uomo. Ma soprattutto l’Arte può ( e deve) aiutare i più deboli, gli ultimi del mondo.

E così la Guerritore si è ripresentata al tramonto con uno spettacolo dedicato proprio alla poetessa degli ultimi, Alda Merini, insieme a un compagno d’eccezione, quel Giovanni Nuti che musicò le sue poesie, istituendo con lei un grande sodalizio umano e artistico. Accompagnati dai bravi Josè Orlando Luciano al piano, fisarmonica e tastiere; Tommaso Lega alla chitarra, Simone Rossetti Bazzarro al violino ed Emiliano Oreste Cava a percussioni e batteria, i due artisti hanno saputo coinvolgere gli spettatori, in una girandola di emozioni, allegria e riflessioni. Perché Alda Merini “rubava alla vita”, strappava pezzi di felicità alle sue tragedie personali, sapeva ridere di sé e del mondo; era lei quella che, come ha simpaticamente raccontato il musicista, era capace di andare in vacanza in un albergo a 400 metri da casa.

Ospite attesa è poi giunta la cantantessa Carmen Consoli, che ha donato al pubblico una delle ultime poesie della Merini, quell’”Amore irripetibile” interpretata con grande intensità in una serata all’insegna della solidarietà il cui ricavato sarà devoluto al progetto #oltrelefrontiere per la protezione dei rifugiati vulnerabili che si trovano in Libia. Solidarietà, accoglienza, valori civili: è giunto infine il momento più emozionante in cui la Guerritore,  da sempre sensibile alle cause umanitarie, ha recitato “Una volta sognai di essere una tartaruga” dedicata a Lampedusa e alla tragedia dei migranti, suscitando lunghi e calorosi applausi.

Mattatrice dall’alba al tramonto, creatrice di piacevoli quanto necessarie finzioni, Monica Guerritore. “Ma cosa saremmo senza il soccorso di ciò che non esiste”? Aveva ragione Paul Valery e perciò ben vengano spettacoli così ispirati al Bello, fiore all’occhiello della Fondazione Taormina Arte.

Silvana La Porta