A scuolacon MilaPer chi si è perso la prima puntata: la succursale della mia scuola ha “qualche problema”. La  Dirigente ha alzato la voce, ha battuto il pugno sul tavolo, ha chiamato chi di dovere e ha deciso di non aprire i battenti: i ragazzi qua non entrano, cari prof, assemblea sindacale e organizziamoci. Fino a quando non la rattoppano ci toccano i doppi turni, in centrale.

 

 

 

 

A scuola con Mila

di Mila Spicola

Ceci n’est pas une pipe. Diceva Magritte. Questa non è una città. Palermo. Dicono in tanti. Questa non è una scuola. Concludo io. Siamo finiti ai doppi turni. Per chi si è perso la prima puntata: la succursale della mia scuola ha “qualche problema”. La  Dirigente ha alzato la voce, ha battuto il pugno sul tavolo, ha chiamato chi di dovere e ha deciso di non aprire i battenti: i ragazzi qua non entrano, cari prof, assemblea sindacale e organizziamoci. Fino a quando non la rattoppano ci toccano i doppi turni, in centrale Nelle righe di sopra si nascondono quattro o cinque eufemismi.

La scuola è iniziata. Tra i calcinacci e le bombe metaforiche delle proteste in corso. E’ ormai un doppio lavoro: occupazioni, assemblee scolastiche, di quartiere, cittadine, incontri, dibattiti, manifestazioni. E la mattina a scuola. Sì, la scuola: quella dei banchi (rotti e spigolosi), delle sedie (scheggiate, quando ci sono), dei vetri rotti e degli atti vandalici. Ma anche la scuola dei sorrisi, del “oddio come ti sei fatto alto”, delle facce curiose e nuove, come di quelle note e stranote e complicate. La normalità da fingere a fronte di un assurdo sempre più difficile da combattere. Ci vorrebbe un miracolo. Come nell’ultimo film di Roberta, Torre, ambientato a Librino, Catania. Anche lei parla di ragazzi inascoltati, di miracoli, di sordi e di ciechi. Ceci n’est pas une pipe. “La prof Spicola quest’anno è stata inserita sua sponte nella commissione regolamenti con la prof. Saladino. Siete contente?” declama la dirigente sorridendo. Ecchilà là.

Uffa: mi è sempre più difficile dar pene ai miei ragazzi più di quelle che già hanno. Da circa una settimana dunque quattro occhi sono chini a spulciare codici etici del docente “il maestro ha il dovere di essere un maestro”, regole, sanzioni, orari, tabelle, “comportamenti”. Dei delitti e delle pene. Come dire: glielo puoi pure scrivere nero su bianco che “la vita è un gioco serio: e ogni gioco ha le sue regole”, i ragazzi lo capiscono al volo. Il problema poi è spiegargli   un mondo intorno senza regole, oltraggiate da quanti poi si affannano a raccontargliela la legalità, l’onestà, lo sviluppo. Mi guardano, mi osservano, vedono il compagno disabile lasciato solo, l’immondizia che affiora in ogni angolo, il padre che non lavora o peggio,  i pazzi che in tv ne fanno una al giorno e sorridono beffardi, il mio settimo motorino dopo i sei rubati. Il nostro “patto formativo” diventa uno sguardo complice e amaro. “Su tutti i stissi, proessorè”. A tredici anni. No, tesoro mio, tu sarai diverso. Mi sono imposta di parlare al futuro semplice. Semplice. Futuro.

21 settembre 2010

http://www.unita.it/news/scuola/103709/a_scuola_con_mila