L’altro punto caldo su cui si dovrebbe concentrare la vertenza legale è il potere del dirigente scolastico, che metterebbe a rischio – questa sarebbe la tesi da dimostrare – la libertà di insegnamento.

A settembre 50 mila supplenti e un ricorso in tribunale

La denuncia dei sindacati: la riforma in via di approvazione alla Camera rischia di far iniziare il nuovo anno scolastico con una serie di disagi pesantissimi

di Valentina Santarpia – 8 luglio 2015 | 10:27

(Omniroma)

Ben cinquantamila supplenti- a fronte dei 10 mila che erano stati stimati dal ministro dell’Istruzione Giannini -, 2200 collaboratori tecnico-amministrativi in meno, e un ricorso che pende sulla testa di tutti: ecco come rischia di cominciare il nuovo anno scolastico sotto la luce della riforma. La denuncia arriva dai sindacati, che hanno convocato i propri uffici legali – che si riuniranno mercoledì – per definire i punti su cui concentrare l’attenzione giuridica per poter bloccarel’iter di attuazione del disegno di legge in approvazione alla Camera. Ma andiamo con ordine.

I «buchi» del sistema

«L’illegittimità del provvedimento è sotto gli occhi di tutti- denuncia Francesco Scrima, segretario della Cisl – Ci avevano annunciato un inizio anno senza supplenti, e invece ne avremo 50 mila per coprire posti che i precari delle Graduatorie ad esaurimento non sono in grado di coprire: e saranno affidate proprio a quei precari di seconda fascia a cui è stata negata la stabilizzazione, ma a cui viene concesso di continuare a lavorare anche se in molti casi hanno già più dei 36 mesi previsti dalla sentenza della Corte di giustizia europea». Altro nodo, per Scrima, è quello dei bidelli e degli impiegati: «Ne mancano oltre 2 mila, per colpa dei tagli: si rischia di non riuscire ad aprire i cancelli, a garantire i servizi essenziali».

 I nodi della vertenza

E questo è solo il primo capitolo. L’altro è quello- più delicato- che sta prendendo forma in questi giorni è quello del ricorso al tribunale amministrativo e al giudice del lavoro: un ricorso collettivo dei sindacati, che si dovrebbe concentrare su due punti. Il primo è quello delle assunzioni e delle procedure adottate per effettuarle, con il rischio della «disparità di trattamento» tra diverse categorie di precari: i primi, quelli che potranno scegliere i posti vacanti e disponibili; i secondi, quelli che saranno chiamati in seconda battuta e che potranno scegliere dove andare sulla base delle vecchie regole, che prevedevano la possibilità di essere chiamati anche in diverse province; i terzi, quelli che saranno chiamati sull’organico di potenziamento e che invece paradossalmente si troveranno a poter scegliere su base provinciale, e quindi ad essere favoriti da un punto di vista territoriale rispetto ai secondi. «Sarà un vero Sudoku, in cui si rischia di scatenare uno scontro tra poveri e di generare ingiustizie palesi- sottolinea Massimo Di Menna, della Uil scuola, che intanto ha provato a stilare un vademecum delle assunzioni – Con i precari di seconda fascia, quelli chiamati per le supplenze nonostante abbiano già superato i tre anni, che potrebbero ricorrere per contratti reiterati: un’ipotesi presa in considerazione già dal governo, che si è tutelato infatti prevedendo una copertura finanziaria ad hoc». L’altro punto caldo su cui si dovrebbe concentrare la vertenza legale è il potere del dirigente scolastico, che metterebbe a rischio – questa sarebbe la tesi da dimostrare – la libertà di insegnamento.